NELLA TANA DEL PONGONAZZO / FAMIGLIA: PASSATA, PRESENTE, FUTURA?
(Ale Pongonazzo) – C’era una volta la famiglia, il gruppo, il collettivo. C’è pure una nuova parente portoghese, il Casa Pia: sorella, cugina, zia, qualcuno auspicherà non si tratti di suocera, in tutti casi, ora, a pieno titolo (titulo, essendo portoghese) parte integrante della famiglia. Family… La coesione di un gruppo, diversamente da quello che in tanti pensano, sembra essere sempre più una caratteristica allenabile, non alla stregua di uno schema offensivo o un calcio piazzato ma, con la giusta sensibilità, può essere forgiata e plasmata.
Comunicazione sincera, empatia, senso d’appartenenza e piacere nel sacrificarsi gli uni per gli altri, ingredienti utili nella miscela. Coloro che non comprendono certe sfumature, evidentemente, si sono abbandonati al solo concreto, al materiale, al gol in più o in meno, alle famigerate plusvalenze, apprezzate o criticate a seconda delle occasioni, proprio come si fa con giocatori, dirigenti e proprietà.
Non ci si può concedere debolezze sentimentali, il calcio è una semplice attività privata: le persone vanno e vengono, le speranze impossibili sono alimento per menti stolte, i giocatori meri dipendenti e non figure a cui si affidano i propri colori. Allora, come mai non vi sono spalti, tribune e gradinate per tifare un’azienda metalmeccanica il lunedì mattina o una banca al mercoledì? Chissà, fra ‘n po’ rivaremma ànca a còllì.
Diversamente sarebbe sufficiente riconoscere che il calcio, una squadra, i giocatori che la compongono ed i suoi tifosi, sono tutte queste cose. Per questo, un club non deve, o quantomeno non dovrebbe essere, assimilabile ad una qualsiasi altra attività. Di appartenenza ed attaccamento ha raccontato il Football Director del Parma nell’intervista rilasciata al taccuino di Sandro Piovani per la Gazzetta di Parma, (testata che, a differenza di altri, gode del privilegio di poter disporre di questi indimenticabili momenti) eppure, del medesimo sentimento all’esterno di Collecchio v’è ne sempre un riverbero minore. Se davvero su quei campi ed in quegli uffici alberga generosamente questa atmosfera, perché non rendervi partecipi anche coloro che dovrebbero essere considerati il terreno d’elezione per questa comunione di valori?
Gruppo, famiglia, coesione: definizioni tanto retoriche quanto reali, a patto non le si utilizzi per dipingere e decorare un ambiente che resta proibito ed impenetrabile proprio per coloro che avrebbero più a cuore il poterlo vivere. Spazi, non solo fisici, riservati spesso a presunte nobiltà contemporanee che si credono espressione della gleba, quando, invero, non incarnano nemmeno gli scarti delle loro sensazioni. Sentimenti sicuramente poveri, incolti, disadorni di quel distacco che considera tutto accettabile, nell’intravedere in questa disposizione una forma di superiorità intellettuale se non intellettiva.
Spontaneità e semplicità, nutrimento che rende veri i rapporti anche quando i momenti sono meno felici, considerate ora ineleganti debolezze. Confortevole, approvare e riporre fiducia quando tutto scorre apparentemente senza sobbalzi. Gratificante, almeno in quei momenti. Sentirsi un po’ vincitori, incensando coloro a cui si appalta il proprio appagamento, praticando questa strada fin quando la piccola ricompensa non viene a mancare.
L’essere famiglia rimane concetto sfuggente, nonostante sia ora piuttosto di tendenza, non è infrequente, anche in altre piazze, ascoltare giocatori arrivati da pochi giorni che alla prima conferenza stampa raccontano di aver trovato famiglia e parenti, come se fossero in quel contesto da anni, con un radicamento degno di un solido albero. Poi, passa un castoro, ‘na rozgäda e la pjànta la da zò.
La famiglia, il medesimo concetto tanto presente, in questi ultimi due anni, nella narrazione ad ogni livello del Parma Calcio. Ad onor del vero, proprio durante la stagione passata, si sono potuti osservare momenti in cui questi moti famigliari si sono resi meno carbonari ed alcune conferme spontanee di questa armonia si sono notate. Tuttavia, il reiterato richiamo alla famiglia, quasi nel ricordarsi di non dover dimenticare il riferimento messo a verbale da parte di qualcuno e da eseguirsi nei modi e nei tempi stabiliti, è parso talvolta frutto di buone interpretazioni piuttosto che di cantautorato. Non siamo mica tutti Micah P. Hinson.
Equivoco sembra quanto risposto, diversi giorni fa, dal capitano Enrico Delprato in occasione di un intervento ai microfoni dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà di Bergamo e puntualmente riportato da Parma Live: “Credo che quest’anno abbiamo trovato un gruppo davvero molto unito, uno spogliatoio compatto. L’anno scorso, sotto questo punto di vista, abbiamo avuto qualche problemino in più, e infatti la salvezza è arrivata solo all’ultima giornata, dopo che era cambiato pure l’allenatore. Quest’anno, invece, abbiamo trovato un gruppo molto unito e credo sia stato questo il segreto…”. Collante di quel gruppo, in cui, proprio lui, Enrico Delprato, non merita di esser contrabbandato, per interposta persona, da mercenario…
Niente di strano, se non fosse che anche la stagione “con qualche problemino in più“, a cui fa riferimento il capitano, sia sempre stata punteggiata dai medesimi riferimenti alla famiglia ed al gruppo, praticamente nella stessa misura dell’ultima. Le verità passate sono meno dolorose di quelle contemporanee? Magari questa sincera ammissione, seppur postuma, potrebbe aver influenzato rigidità societarie nel vedere un componente della famiglia non completamente allineato a voci e silenzi che devono avvolgere Collecchio. A 10 Km verso sud-ovest dal centro di Parma la presenza di eventuali disaccordi deve essere considerata oltremodo inaccettabile, quando, invece, è la possibilità di gestirli con meno oscurantismo che infonderebbe la convinzione che la famiglia non sia solo l’ennesimo adesivo comunicativo. Un adesivo pronto a sgualcirsi, staccarsi e cadere. Come quello su un certo laptop…
Inclusione, sostenibilità, leadership, equità e appunto famiglia: una suggestione più latina, più mediterranea, meno globale, adatta anche ai più semplici, per una comunicazione che, in questo caso, rimane accompagnata da una controindicazione forse sfuggita nel leggere distrattamente il foglietto illustrativo: la prova dei fatti non può essere rinviata come accade per gli altri evocativi ed elusivi richiami.
Quando, poi, in questo istituto alla base della società, diversi componenti non disdegnerebbero abbandonare condivisione, abitudini, spazi e sfide comuni, la forza di questa tradizione orale sembra venir meno. Se poi coloro che possono essere considerati i pater familias non si spendono (non avendo incassato e non avendo necessità di vendere, così si racconta) per trattenere, mostrare affetto e riconoscenza verso i propri figli più volonterosi, la sensazione di armonia, inevitabilmente, svela crepe ed incrinature. Anche in questo caso si obbietterà che un club è solamente un’attività privata e le dinamiche da percorrere sono altre. Quindi niente più famiglia?
Per evidenziare l’intensità dei propri valori e dei propri rapporti, non è necessario rimanere nella medesima condizione immutabilmente, ma nemmeno essere facilmente arrendevoli al desiderio di far parte di una famiglia differente, magari con gli stessi colori sulla prima maglia, ma disposti in modo differente, proprio quelli della famiglia più detestata. Invero, la realtà impone che qualche componente sia accompagnato e sollecitato nel seguire una propria strada per liberare spazio fra le mura domestiche, così da poter adottare qualche altro figliuolo ed indicargli, successivamente, il medesimo percorso. Una famiglia a rotazione.
Esistono, poi, famiglie allargate e, soprassedendo sulla nuova parentela con Casa Pia, di cui vi sono in queste pagine numerosi approfondimenti sull’argomento, (del resto StadioTardini.it è stato il primo ad individuare le giuste tracce, dopo i precedenti fallaci tentativi del principe degli insider), talvolta sembra di scorgere questi legami di parentela, più o meno ostentati, fra Parma, Juventus, Fiorentina ed Inter, club che, grazie a membri dispersi nelle varie società e già riuniti attorno allo stesso focolare in altri momenti, forse non hanno dimenticato l’utilità di un determinato contesto familiare. Essenziale il guardarsi da parenti serpenti: esistono anche quelli…
L’augurio è che la famiglia, pur con le proprie ombre, incomprensioni e differenze d’opinione, possa resistere almeno a questa estate, senza perder troppi componenti fondamentali per la sua prosperità e senza che rimangano parenti insoddisfatti e delusi nel dover condividere ancora la stessa tavola. Confortante sarebbe una differente considerazione anche verso coloro che sembrano degni di attenzioni solo in specifici momenti di comodo oppure in occasioni idonee per essere nutriti con prodotti di consumo per le masse, senza che si colga quale sapore sarebbe davvero apprezzato. Un sapore di famiglia… Ale Pongonazzo
ARTICOLI E CONTRIBUTI MULTIMEDIALI CORRELATI
IL PETTINA’ (ORA PARLANTE), L’AMPOLLINI E LE IMPELLENZE DI MERCATO…
MEET & GREET CON ANDREA AGNELLI
OPERAZIONE CASA PIA, LA VERSIONE DELLA CAPA DEI CAPI
DELPRATO, CAPITANO SILENZIOSO. NON UN MERCENARIO!
LEGGETE E DIFFONDETE
Laprimaradiolibera.it, sito un-official, indipendente dall’attuale proprietà, dedicato a Radio Parma, la prima emittente libera italiana, nata il 1º Gennaio 1975. Supplemento di Stadiotardini.it, testata giornalistica registrata c/o tribunale di Parma nr 10/2011, direttore responsabile Gabriele Majo














“Allora, come mai non vi sono spalti, tribune e gradinate per tifare un’azienda metalmeccanica il lunedì mattina o una banca al mercoledì ?” Questa è bella, grazie Pongonazzo, ma considerato l’invaghimento di molti tifosi per autosostenibilità, plusvalenze e bilanci il terreno è pronto anche per questo scenario distopico. Credo che questi non abbiano mai trovato godimento nell’inseguire un pallone su un prato verde o all’ombra del campanile ed abbiano neuroni specchio che si accendono solo alla vista di una partita, quella doppia
Ormai c’è da tenersi pronti a tutto 😜