IL DISTINTO, di Riccardo Schiroli / NON DEVE ESSERE FACILE ESSERE PAOLO MALDINI
(Riccardo Schiroli) – Non deve essere facile essere Paolo Maldini. O meglio, non deve neanche essere difficilissimo. Nato bello e ricco, è diventato ancora più ricco grazie al talento che madre natura gli ha donato largheggiando (magari, è stata più avara con l’umiltà; ne riparleremo), poi ha sposato una donna bellissima e ha vinto tutto con il Milan.
Questo è il Maldini dagli 0 ai 40 anni. Poi la sua carriera di calciatore è finita. E nemmeno nel migliore dei modi, visto che si è addirittura beccato una contestazione (diciamolo: molto ingenerosa) dagli ultras. Ai loro occhi era reo di non aver accettato il confronto dopo la finale persa a Istanbul con il Liverpool dopo aver chiuso il primo tempo sul 3-0. Quella di dirigente, in compenso, ha stentato ad avviarsi. Disse il Geometra Galliani: “A Maldini ho offerto tutti i ruoli. Tranne il mio.”
Paolino, proprio quello, avrebbe voluto: diventare il nuovo Galliani. Tanto che disse, con una sincerità che gli farebbe onore, se non fosse figlia di un culto della personalità (la sua) anche un po’ patologico, che “Galliani sbaglia, non può essere lui a scegliere i giocatori”.
Io, da milanista atipico, penso tutto il male possibile del Geometra come dirigente. Quindi a suo tempo fui impressionato dalle dichiarazioni del Paolo.
Nel 2018 Paolo Maldini compie 50 anni. Dopo non aver lavorato in vita sua neanche un minuto, riceve da Leonardo, nominato alla guida del settore tecnico del Milan dalla proprietà del Fondo Elliott, la chiamata a far parte della sua squadra. Lo stesso Maldini dirà, anni dopo, “mi sentivo inutile”.
Questa considerazione non lo porterà a cercare di aumentare il suo bagaglio di conoscenza. Paolo, da buon italiano, ritiene che quel che conta siano le conoscenze, al plurale. Quando Leonardo si toglie di torno, Maldini pensa di sapere tutto. Convince Elliott a chiamare al posto di Leonardo Zvonimir Boban.
Che gran coppia, mi dicevo ai tempi. Poi succede che il Milan (che ha scelto Giampaolo come allenatore) parte malissimo. Boban, che vuole a tutti i costi spendere per rinforzare la squadra, dà di matto quando gli vengono contestate alcune operazioni e pensa bene di dire tutto in una intervista alla Gazzetta dello Sport. Così si fa cacciare.
Maldini diventa il responsabile tecnico. Si lega al dito la dichiarazione di Ivan Gazidis, un suo superiore: “Maldini è perfetto per convincere i giocatori a venire al Milan”. Che è come dire che, se sta al suo posto, è anche utile.
Alla fine, salterà Gazidis. Al quale Maldini dà lezioni non di calcio (che ci starebbe anche), ma su come si gestisce un’azienda. Aivan ha studiato nelle migliori università. Paolino ha la terza media. Non ha nemmeno fatto il corso da direttore sportivo.
Nel frattempo, Maldini e il Milan, con Stefano Pioli in panchina, vincono lo scudetto numero 19. Maldini dichiara che con 3 rinforzi, quel Milan aprirà un ciclo. Ne prende 2: DeKatelaere e Origi. Ma c’è di più: rilascia una discutibile intervista alla Gazzetta dello Sport in cui, sostanzialmente, chiede alla proprietà di lasciarlo lavorare (“devono rispettare la storia del Milan”).
Noi tifosi siamo strani. Se la dirigenza ci fa vincere, che il responsabile tecnico sia Barbablu, non è mica un problema. Ma se non si vince, si pensa tutto il male possibile anche di Madre Teresa di Calcutta. Pensate ad Andreino Agnelli: ha incenerito un miliardo di euro, dall’acquisto di Cristianone Ronaldo a quando lo hanno cacciato. Un miliardo di euro, messo in lire, fa ancora più impressione. Parliamo di 1936 miliardi. Una sfilza di zeri da fare paura. Eppure per gli juventini è un eroe…
Paolino, a sua volta, diventa un eroe per i tifosi del Milan, perché si è “messo contro quelli là per il bene del Milan”. Peccato che “quelli là” siano “i padroni” e Maldini un loro dipendente. E neanche pagato poco… Con la terza media, Paolino porta a casa 4 o 5 volte lo stipendio del Presidente della Repubblica. E non so voi, ma se io avessi un dipendente strapagato che mi sputtana sui giornali, un po’ me la prenderei…
Veniamo a oggi. Maldini accetta la proposta del neo presidente della Federazione Giuoco Calcio Giovanni Malagò di diventare “direttore tecnico” della Nazionale e presidente del Club Italia.
Premesso che, come ha fatto notare Dino Zoff, non è tanto chiaro cosa sia il “direttore tecnico” della Nazionale (che i giocatori li prende “a prestito” dai club, quando serve),e che ancora meno chiaro appare il ruolo dell’Advisor Leonardo, sarebbe interessante sapere cosa si sono detti Maldini e Malagò in tutte le loro call. Perché Maldini pensava di avere un incarico da plenipotenziario e io dubito che Malagò glielo abbia potuto offrire. Nello statuto delle Federazioni, il Presidente è il responsabile della Nazionale. Quindi, la nomina del CT spetta a lui. Che comunque, ha necessità, per qualsiasi atto, di un passaggio in Consiglio Federale. Che non è una formalità, sia ben chiaro. Se si dimette il Consiglio, il Presidente salta, la Federazione viene commissariata e si fanno nuove elezioni.
Se Maldini queste cose non le sa, vuol dire che siamo messi male. Perché la guida della FIGC ha pensato di dare un incarico così rilevante a un quasi sessantenne inconsapevole. Se le sa, viceversa, ci deve dire a che gioco sta giocando…
Sono stati, quelli della sua gerenza, 15 giorni surreali. Maldini si è presentato in conferenza stampa per dichiarare che era aperta una trattativa per Pep Guardiola. Nella migliore delle ipotesi, parliamo di una suggestione. Nella peggiore, di una balla clamorosa.
Poi c’è stato il teatrino su Pirlo. Che non si capisce che titoli avesse per guidare la Nazionale. A parte quello di aver vinto con la maglia azzurra un Mondiale da calciatore. Ma, gli avrà spiegato l’Advisor, pensa io, che ho allenato il Milan e poi l’Inter e senza essere neanche un allenatore…
Il commento più gettonato è “Questi non vogliono il cambiamento”. Ma a me la vicenda sembra sinceramente meno tragica. Che sia, viceversa, anche un po’ ridicola, lo dimostra la conferenza stampa con cui Malagò ha annunciato che come CT della Nazionale sarebbe tornato Roberto Mancini e che il Direttore Tecnico sarebbe stato Claudio Ranieri. Malagò è riuscito a dire “Nazionale Italiana Giuoco Calcio” e ad affermare che Ranieri aveva accettato senza sapere quali deleghe avrebbe avuto. Siamo a posto, insomma…
Su una cosa, però, mi sento di dare ragione a Paolo Maldini, sempre che il Corriere della Sera abbia riportato le sue parole correttamente. “Alla Federazione vogliono qualcuno che si prenda delle responsabilità senza dargli l’autorità di decidere”, avrebbe detto (le virgolette sono per comodità di lettura; non c’è nessuna certezza che Maldini si sia espresso con quei termini precisi).
Nello sport italiano funziona così. Si riempiono gli organigrammi di dirigenti e segretarie. Quindi si fanno gran riunioni e si redigono fior di verbali. Quelli che parlano delle cose da fare, insomma, sono tanti. Quel che poi manca, è qualcuno che le cose le faccia… Paolino si è ben guardato dall’interpretare lui il ruolo. Si è ben guardato dall’incontrare la stampa per presentare le linee guida della sua azione. Lui voleva scegliere l’allenatore della Nazionale. Voleva, insomma, comandare.
Nell’epoca dei social, ovviamente si sono formati in modo rapido i partiti “pro” e “contro” Maldini. Il partito del “pro” ha già sentenziato: non gli si voleva consentire di cambiare. La verità è che Maldini rappresenta “il vecchio” del calcio. Lui è uno di quelli che, come diceva Italo Allodi, “da muratori si trasformano in architetti dalla sera alla mattina”. Il calcio italiano ha bisogno di competenze, di duro lavoro e basso profilo. E di meno chiacchiere… Riccardo Schiroli (foto in evidenza da figc.it)
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Complimenti, bell’articolo che rispecchia in toto i miei pensieri al riguardo.
Ci ha rubato traore ciak un peccato , ma è stato peggio per lui dico per traore ‘
Ottimo articolo per travisare un’intervista( si mette persino in dubbio la veridicità delle parole rilasciate da maldini a un giornalista del corriere della sera ).Complimenti!!!
Gentaglia come lei è la perfetta esemplificazione di ciò che diceva, e le categorie che aveva creato, Leonardo Sciascia.