NELLA TANA DEL PONGONAZZO / CHI DORME NON PIGLIA PESCI. GOL INVECE…
(Ale Pongonazzo) – Sembra proprio che queste due prime giornate di campionato siano caratterizzate dal dormire, dal sonno, lo straniamento da se stessi nonostante il catino di uno stadio, la bolgia e l’adrenalina della partita che dovrebbero mantenere ben distanti da queste condizioni. Forse solo casualmente, o forse no, gli episodi più eclatanti di sonno profondo sono stati osservati nel medesimo soggetto, il povero Konate, da tutti riconosciuto come uno dei giocatori più promettenti della passata formazione Primavera, distintosi peraltro in tutto il pre-campionato. Di certo non saranno, o non dovrebbero esserlo, due ronfate come quella col Cagliari ed ancor più quella di Torino a modificarne il valore ma, la percezione, invero, potrebbe patirne mutamenti.
Pur valutando la possibilità che il pallone fosse intriso di zopiclone (farmaco sedativo-ipnotico) sembra sensato valutare anche il passaggio ricevuto come propedeutico per determinate situazioni. Non tanto per dividere una responsabilità col portiere, solamente per evidenziare che quel tipo di strategia, il voler cocciutamente costruire dal basso, ha una propria utilità solo quando i rischi sono molto contenuti. Responsabilità questa che non riguarda chi è in campo nell’essere meri esecutori delle indicazioni di chi sta in panchina. Tuttavia, qualche volta, un po’ di libero arbitrio da parte di chi calza i tacchetti sarebbe gradito. Rimane sempre il dubbio si agisca solo in ossequio delle direttive del Carlos o se effettivamente il livello di creatività e capacità di assumere decisioni in autonomia sia davvero così limitata. Forse entrambe.
Purtroppo nonostante le dichiarazioni di sostegno e stima verso Corvi rilasciate da Cuesta nel dopo partita sembra che il portiere di Felino regali prestazioni alterne nel medesimo incontro: interventi puntuali se non eccellenti alternati ad occasioni in cui nemmeno viene abbozzato il gesto tecnico, presenza in area a rassicurare il reparto mescolati a momenti di assenza in cui sembra che quella zona sia senza padrone. Non si mette in dubbio la riconosciuta funzione di guida ed esempio all’interno dallo spogliatoio e nemmeno le qualità per poter stare in campo, servirebbe invero, anche da parte sua, proprio perché più di altri faro per orientarsi, quella determinazione che talvolta pare lasciar spazio ad una serena rassegnazione di fronte agli eventi. Non serve gridare, fare sceneggiate o esporsi con modi plateali, ma nemmeno trasmettere una sorta di impassibilità che può facilmente essere scambiata per acquiescenza.
Questi singoli giocatori, creativi o meno, dotati di pensiero decisionale o completamente asserviti all’eseguire i dettami dell’allenatore, dipendono da colui che ha l’onere di gestirli e, se la decisione di costui è mandare in campo in un momento cruciale dell’incontro proprio il giovane ragazzo che già aveva caratterizzato in modo non positivo il precedente match, sorgono quantomeno dubbi sull’opportunità della scelta. Un nuovo mood impone che, come frequentemente accade all’estero, i giovani debbano poter sbagliare e per questo serve armarsi di pazienza. Nondimeno ultimamente si confondono contesti, errori e prospettive. Al di là del “vede lui meglio di noi” e della possibilità che i sostituiti non avessero più forze per continuare (contro il Cagliari fu proprio Bernabè ha chiedere il cambio) rimane indicativo il fatto che la scelta cada su chi poi non la avvalora.
La panchina non fornisce sicuramente molte alternative ma ad esempio, pur non invocandolo beninteso, ci si potrebbe domandare perché colui che spesso è stato schierato nella passata stagione non raccolga minuti in nessuna misura. Oliver Sørensen Jensen, scomparso in una lunga estate calda, ricordando come anche al suo arrivo si espresse nel evidenziare la differenza con la Danimarca proprio sotto questo aspetto: al cäld. In realtà, probabilmente il caldo c’entra meno di quel che si possa pensare e sono altre situazioni, tipo quelle ipotizzata da Guglielmo Trupo, a suggerire alcune valutazioni ma, se come si legge nella missiva, nonostante i tentativi di alienarlo il ragazzo rimarrà in Crociato per assenza di richieste, sarebbe meglio cercare di farne buon uso.
Un vero peccato non aver saputo mantenere il risultato in bilico. Dormite evitabili: sul primo gol nessuno ha accorciato consentendo un tiro da ottantasei metri, subito ripetuto dalla distanza di settantanove, sulla seconda rete il pisolino generato da le contingenze di cui sopra.
Nonostante una certa disinvoltura non notata durante la partita col Cagliari e una tenuta atletica, seppur di poco, migliorata rispetto a sette giorni fa, pur considerando che il tirare in porta resta un gesto non ottemperato dal dipanarsi della gara, non si può trascurare che un attaccante, un attaccante vero, sia presente in rosa: David Romero. Per niente spaesato, volitivo e, almeno in questa prima uscita, oltremodo volonteroso, caratteristiche che in molti temevano di non rivedere dopo la partenza di Pellegrino, unitamente alla capacità di essere efficace in diversi fondamentali. Cuesta giustifica il suo ridotto utilizzo in termini di minutaggio con la necessità di portarlo ad un livello di condizione adeguato e questo sembra ragionevole, anche perché, non avendo il polso della situazione, il voler obbiettare sostenuti da sensazioni o presunzioni sarebbe quantomeno singolare. Tuttavia vedremo in seguito se questa rimarrà una giustificazione passeggera o se presto vedremo una formazione schierata come in tanti ipotizzano fin d’ora. Giocatori nei ruoli più adatti alle loro caratteristiche e senza esperimenti di giornata che non conferiscono quella solidità e quell’affiatamento che in una squadra spesso si rivela essere il vero valore aggiunto.
Il povero El Bilal Touré continua a raccogliere biasimo per le proprie prestazioni e questo è quel che accade quando uno si rende disponibile a far anche quello che non rientra nelle proprie corde. Corde come quelle di Valeri, incensato ed ammirato per i chirurgici traversoni per la testa di Pellegrino nella passata stagione, in realtà molti meno di quelli che poi sono stati realmente efficaci. In questo primo scorcio di campionato sembrano sempre meno utili, nell’essere scagliati, almeno apparentemente, quasi come capita, più un esercizio di stile che la reale ricerca del rendere possibile ad un compagno il finalizzare l’azione.
Il mercato terminerà martedì primo settembre definendo finalmente chi è dentro e chi è fuori, gli esperimenti probabilmente continueranno, si spera sorretti da una sempre miglior condizione atletica e dall’inserimento di coloro che sono sembrati o lasciano intendere l’essere più adatti per inseguire quella evoluzione che ad ogni parola siamo soliti inquadrare nei racconti di allenatore e figure societarie. L’evoluzione come cammino collettivo, anche nella giornata in cui il Parma affronta la Juventus a Torino, smaschera il fatto come questo percorso possa essere condizione influenzata dal singolo, attraverso le proprie attitudini nel cercare di toccare qualcosa di differente e nella estraneità ad un qualcosa che talvolta appare solo zavorra. Romero ha fatto in pochi minuti più tiri in porta o verso la stessa di quanti il Parma abbia fatto i diversi incontri, anche valutandone il grado di pericolosità.
Attendiamo quindi questi giorni in cui il CEO Cherubini racconta a DAZN: “Noi abbiamo delle idee che vogliamo portare a fondo in questi giorni. Cerchiamo un difensore centrale dopo l’uscita di Circati, dopo valuteremo con calma se poter fare altro. C’è spazio per gli investimenti, la proprietà lo ha sempre dimostrato. Lo faremo se troveremo la giusta condizione di mercato, io credo che stiamo facendo il massimo per coniugare sostenibilità, giovani e competitività“. Difficile dall’esterno comprendere il concetto di calma, ma forse questa è una mancanza di chi non è inserito nel contesto e non comprende come in determinati ambienti lo spazio-tempo possa dilatarsi nel rendere giorni fugaci momenti e solo poche ore interminabili tempistiche. L’importante nonostante i tempi, i metodi e le intenzione l’è lasär lì ‘d dormir. Ale Pongonazzo
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Direttore….ma lei è ancora sicuro che Keita vada via?
Sì
E non solo,io tifo furgone catering 🤞
E che plusvalenza facciamo? Markness, Beletti e Rugolotto hanno già la bava alla bocca dall’eccitazione
#plusvalenziamoecaroselliamo
#corvièfunzionale
#senzaKrausetorniamoadArzignano
#autostenibilità
#ilnostromercatocominciail1febbraio2027
P.S. per non fare la fine del Pisa dell’anno scorso forse servirebbe un portiere vero, anche non di Felino per noi poveri ignoranti va bene lo stesso basta che pari e non passi la palla ai due all’ora a un piplone nella nostra area di rigore.
Come mai tanta sicurezza? Qualche spiffero?
No, semplice ragionamento dovuto al fatto che si trova (Cherubini) a tre quarti dell’opera che non credo lascerà incompiuta
Non credo proprio. Keita resterà perché non metti in discussione una categoria con una plusvalenza. Dai direttore siamo seri.
Posto che la categoria non te la garantisce Keita (inteso come un aingolo qualsiasi), se l’obiettivo è centrato per 3/4…
Comunque lo stesso Krause, sui social, elogiando Cherubini [in risposta a un utente] ha sancito che ha ancora cose da fare… E non penso si riferisse al completamento della rosa, quanto, appunto, al raggiungimento di quota 100…
Che il Parma, da anni, sia più attento alla plusvendibilita’ che alla competitività non penso di asserirlo solo io.
Circa la serietà, penso mi abbia sempre contraddistinto.
Poi se Keita dovesse restare sarei il primo ad esserne lieto, ma sarei altrettanto stupito
Però Direttore, per fare una buona plusvalenza con Keita serve un offerta sui 35 mln, altrimenti è una svendita.
Faccio fatica a immaginare, oggi, un offerta del genere che sarebbe dovuta arrivare prima come nei desiderata della società.
A questo punto credo sia più probabile la sua permanenza, ma fino all’ultimo mai dire mai.
è uno dei pochi da serie A rimasti in rosa, probabilmente il migliore quindi il più vendibile. Dopodichè RIP per il nostro centrocampo
Sì va in cittadella
Speriamo che vada via keita ! Un rallentatore del gioco cronico …. se ce ne liberassimo sarebbe meglio se poi però arrivano i nuovi e carols non
Li fa giocare vedi romero o fabbian ( meglio dell americano ex maiami di cui manco so il cognome tanto è balordo che non so perché lo fa giocare ! ) allora tanto vale non comperare nessuno cherubino spenderà a completargli un ala tanto poi ci metterà british ! Per cui soldi buttati basterebbe mandare via cuesta e la squadra si salverebbe alla grande
Tu sei fuori
Pietro qui ognuno dice le sue opinioni puoi essere d accordo o meno ma sei fuori lo dici a tuo padre
Le colpe dei figli non ricadano su padri. Quindi eviti. Grazie
Ma mi faccia il favore ! . se a lei va bene che qui si offenda senza motivazioni a me no sta bene … io non ho offeso nessuno o solo dovuto precisare che non si offende senza motivazioni e si può esporre le proprie idee senza offendere altri … dicendo di dirlo a sua madre o padre e ‘ solo un consiglio educato ( io non dico nulla alla madre del maleducato cerchi di comprendere gli ho detto che lui lo deve dire se vuole a suo padre non a me le chiaro ??? e’ anche una risposta usuale e automatica ai maleducati è un consiglio , lei cosa interviene ? il signorino è maggiorenne se lei vuole fare il direttore responsabile il
Proprietario del sito e menate varie eccc doveva intervenire prima e reguardire chi di dovere non certo me che ho subito , non dico altro …..
Beh, ma sei fuori era riferito alla frase a Keita che rallenta il gioco, non volevo offenderti.
Se diamo via anche Keita ci facciamo il segno della croce, dai.
Caro Pietro sei fuori vuol dire sei matto … Comunque keita quest anno mi sembra demotivato non lo vedo sul pezzo . L anno scorso abbiamo migliorato il gioco quando ha giocato nicolussi caviglia che era più pulito nel palleggio e sapeva cercare i compagni in profondità . Keita è e rimane un gran intenterditore ottimo per il gioco dell anno scorso ma rallenta la manovra il
Contropiede doveva iniziare con lui invece passava la palla dietro dopo averla conquistata ! perché più del
Passaggio in appoggio non sa fare . E il classico mediano da interdizione alla Benetti o furino o Gattuso se lo metti come fulcro dell azione non va bene ,come mezzala è un pesce fuori d acqua l abbiamo visto con il Cagliari . In più alle volte dorme e perde palle sulla ns trequarti . Per me lo soppravalutate infatti nessuno ha fatto offerte per lui e guarda forse rende di più in premier league . poi se va via lui mi aspetto un sostituto magari uno che fa anche qualche goal o lancio lungo e velocizza il gioco a scapito di un po di interdizione ( poi era molto falloso )
è necessario un ottimo oculista.
Keita poteva partire ad inizio mercato con l’offerta giusta che però non è arrivata.
Farlo partire oggi sarebbe un bel problema, con chi lo sostituisci con Konate?
Non credo comunque che andrà via, dubito possa arrivare l’offerta che il Parma cercava proprio alla fine del mercato.
Su Cuesta, io ritengo sia stato positivo continuare con lui per dare continuità alla squadra.
Ma in queste prime partite si fatica a capire quale dovrebbe essere il gioco del Parma.
Troppi esperimenti con i giovanissimi, troppe bocciature inaspettate (penso a Valenti, Sorensen e Frigan) ed un gioco offensivo che non arriva nonostante i numerosi innesti nel reparto a fronte di una solidità difensiva che appare incrinata, anche a seguito della cessione di Circati.
Ma è presto per un giudizio forte, aspettiamo la fine del mercato e l’inserimento di alcuni giocatori nuovi.
Per me il peccato originale di questa squadra è la conferma di mancanza di alternative valide a Valeri e Britschgi sulle fasce.
Andavano fatti investimenti su quel ruolo e invece nulla.
La cessione di elementi importanti e le relative plusvalenze ottenute fanno parte della politica societaria, solo che perché il meccanismo deve autoalimentarsi per funzionare e occorre non sbagliare a reinvestire quanto ottenuto.
Purtroppo nella scorsa sessione estiva di mercato non è stato così e ora ci si è trovati ad avere dei punti interrogativi anziché certezze.
Dovremo tornare all’impostazione difensivista dello scorso anno in stato di necessità, manca però un giocatore come Pellegrino che era l’elemento fondamentale per renderla efficace
Mi sembra un fritto misto. Mentre tutti pensano (pensate) a plusvalenzizzare, c’è un povero Cristo che di nome fa Carlos Cuesta Garcia, il quale deve pensare (unico) alla competitività, peraltro dando un contentino a chi si trastulla col bel gioco, quando, con certi chiari di luna, dovrebbe esser ben chiaro che l’imperativo è salvarsi. Il precipitoso tornare al 5 3 2 (sempre ammesso lo fosse nel quadro di un processo in essere verso il posizionale) va inquadrato nel tentativo di badare al sodo, ché i punti sono la prima cosa, specie oer lui, che sa perfettamente che al di là della valorizzazione dei giocatori a fine plusvalenza, la prima cosa è garantire la categoria (anche perché col cavolo plusvalorizzi se vai in B…)
La politica societaria del Parma è stata chiaramente enunciata da anni. Non è un mistero che con le plusvalenze generate annualmente si vogliano coprire i costi di gestione economica e sportiva del club. Se si sbagliano le scelte di mercato, come è successo nella scorsa sessione estiva, il meccanismo si inceppa.
Chi arriva ad allenare il Parma sa bene che la società ragiona a quel modo e si adegua. L’anno scorso Cuesta lo ha fatto con successo.
Nell’immediato l’unico obiettivo a livello sportivo è il mantenimento della categoria, non è che si abbia nel mirino qualcosa di più.
A me, da tifoso, dà fastidio l’approssimazione con la quale si è arrivati a disputare questa stagione. Non è giustificabile, dopo essersi salvati con mesi di anticipo, cominciare il campionato con una squadra incompleta.
Come noto, conosco piuttosto bene la politica societaria del Parma Calcio, avendo avuto l’onore di lavorare per loro, fin quando han pensato di rottamarmi. La politica societaria, in questi 6/7 anni non è stata la stessa immutabile, anzi, ha avuto diverse varianti, la principale delle quali è quella, finito il periodo di avviamento, della fine degli investimenti da parte del proprietario Kyle Krause e l’avvento, con Cherubini, della politica dell’auto-sostenibilità
Io non sono così convinto che la sessione estiva della passata stagione fosse così fallimentare, magari sul piano tecnico per qualcuno, ma sul piano delle plusvalenze è/era tutto da vedersi, tipo Sorensen, che magari tra un anno ce lo ripagheranno (forse) a peso d’oro.
Il meccanismo, insomma, non si è inceppato per eventuali arrivi fallati della scorsa stagione estiva (semmai ce ne accorgeremo più avanti), dal momento che, sul piano delle plusvalenze, si è continuato a vendere, eccome!, sui calciatori trovati dalla banda Lacome/Pederzoli…
Che l’unico obiettivo sportivo sia il mantenimento della categoria, mi pare palese, anche se mi pare si stia cercando di tirare un po’ troppo la corda con la buona sorte, lo scorso anno particolarmente benevola.
Sul fatto di aver cominciato il campionato con la squadra incompleta, penso pesi, appunto, il voler fare affari, anziché mettere al primo posto, come dovrebbe essere, la competitività. Sul fatto del mese d’anticipo, poi, come dimenticare quei 40 giorni con Cuesta sulla punta del badile, perché si sognava qualcosa di meglio, poi naufragato quando la proprietà ha evidentemente fatto capire che non avrebbe inteso rilanciare, rimanendo ancorata alla politica inaugurata l’anno scorso dell’auto-sostenibilità
#plusvalenziamoinserieB
Sorensen e Frigan sono plusvalenziabili?
#plusvalenziamoecaroselliamo
#plusvalenziamoenontorniamoadArzignano