mercoledì, Ottobre 14, 2026
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NELLA TANA DEL PONGONAZZO / GIOVANI: TENDENZA, NECESSITÀ O SEMPLICE ORDINARIETÀ?

(Ale Pongonazzo) – La parola giovani a Parma, in questi ultimi anni, ha significato molte cose: visione programmatica smerciata per assoluta novità, quando invece si trattava unicamente di una scelta e niente più; visione illuminata ed avanguardista, senza reali aspetti di genialità per cui si rendesse necessaria una certa ermeneutica; logorante costrizione secondo alcuni, nell’avvertire il non poter annoverare in rosa giocatori over qualche cosa. Supposizione, peraltro, smentita talvolta dai fatti, con acquisti, spesso nel mercato di gennaio, di ragazzi un po’ su d’età. Giovani del vivaio, della formazione Primavera, “i nostri ragazzi”. Coloro che devono giocare in prima squadra quando non vengono convocati, quando vengono dati in prestito o quando vengono addirittura alienati definitivamente, i medesimi che, se ipotizzati come “nuovi acquisti” per la stagione che verrà, spesso divengono motivo di delusione, simbolo di rinuncia a determinate ambizioni. Emblema del malefico player trading.

Parma, la Primavera produce talento: ma chi lo porta in Serie A?

Particolarmente ora, con le vicende legate alla nazionale, in realtà squadra di club capitolina, il “Mama Raniene” (Malagò – Mancini – Ranieri – Aniene) il tema legato alla corretta età in cui si dovrebbe poter iniziare a dimostrare le proprie capacità riscuote gran risalto. Abbondano dichiarazioni d’intenti, volontà radicate, intuizioni fantastiche e, soprattutto, le famigerate frasi fatte accompagnate da pensieri strafatti. Nostalgie di un calcio ed un sistema che si vorrebbe recuperare senza la certezza che il contesto attuale lo permetta. La costante necessità di incasellare tutto e tutti, il voler creare gruppi e categorie quando, per converso, vita, natura ed ogni condizione è caratterizzata da varietà, differenze e mescolanze. Ed in tutto questo, nulla c’entra la retorica a cui siamo abituati, legata ad inclusione ed inclusività e clà roba lì.

Si passa dal voler imporre i giovani oltre ogni ragionevole utilità (e questo non solo da parte del nostro Kyle Krause) ad impedirgli ogni tentativo di affermazione; si creano fenomeni, quando ci si trova di fronte a niente più che semplici giocatori; si frustrano carriere solamente per un numero scritto sulla carta d’identità, l’anno di nascita. Un massiccio ricorso ai giovani esiste non solo alle nostre latitudini e non è espressione di genialità. Giova ricordare che spesso e malvolentieri, alcuni fragorosi e frettolosi passaggi da La Masia (per chi vive a Barcellona), da canteras, academies o vivai sono stati e sono sovente condizionati da motivazioni economiche. Indebitamento o casse vuote, veri amici dei giovani.

Spesso, anche in Italia, si tende a far riferimento, come esempio luminoso per giovani importati in prima squadra, alla Masia del Barcellona, senza tener conto di due aspetti fondamentali: il radicamento sociale catalano da parte di molti ragazzi nati o cresciuti su quei campi e le imponenti difficoltà economiche del club che hanno caratterizzato i loro ultimi anni. Senza ombra di dubbio un Lamine (Yamal) come un Fermín (López) non avrebbero di certo patito ritardi nel decorso della loro carriera, cosi come un Cubarsì, che pure al Mondiale, da diciannovenne, ha mostrato una certa solidità, quella non sempre presente in blaugrana ove, anche in ragione di una linea difensiva spesso a due e posizionata al limite dell’area di rigore avversaria, si è dovuto spendere, in più di qualche occasione, in interventi non proprio utili al fine del risultato. Si è tuttavia sicuri di poter dire la medesima cosa di altri soggetti, catapultati in prima come se fossero sfere di pece infuocata durante l’assalto alle mura di un castello? Roony Bardghji (anni 20), Marc Bernal (anni 19), Marc Casadó (anni 22), Jofre Torrents (anni 19), tutti in forza al Barcellona, alcuni utili alla causa, altri meno. Unai Hernández (anni 21 ed ora al Al-Shabab), Mikayil Faye (anni 22, ora al Norimberga, in prestito dal Rennes): talenti considerati certezze per il futuro che sembra abbiano già imboccato un percorso non in linea con le aspettative.

Le cose cambiano, le supposizioni si modificano, purtroppo, molto spesso, la presunzione rimane. La giovane età si mostra mutevole nel confermare o smentire previsioni ed intuizioni, da un giorno all’altro. Ogni storia dovrebbe essere considerata singolarmente, la visione d’insieme rimane corretta per creare un sistema, poi ognuno deve vivere le proprie peculiarità. Far giocare i giovani dovrebbe essere differente dal voler imporre ipotetiche “quote giovani”, strumento mortificante in prima istanza per chi dovrebbe nutrire quelle quote, nel domandarsi se la propria presenza in determinati contesti sia figlia di merito o di quota. Ogni condizione che interagisce con un ragazzo giovane può cambiarne anche rapidamente il percorso.

Per questo, ad esempio, non sembra avere molta utilità l’attaccare e l’attaccarsi, al nuovo arrivato Ousmane Diallo, per rimarcarne preventivamente doti o difetti, come da consolidata abitudine dí pu fùrob. Un po’ come accaduto con Cuesta. Inizialmente, e durante la stagione, solo alla guida dell’autocarro, poi seppellito da un affollamento in carrozza da ritiro della patente.

Per il nuovo arrivo, l’inadeguatezza è servita in ragione del solo milione speso e del fatto che il Borussia Dortmund l’abbia lasciato partire senza colpo ferire, viceversa v’è chi potrebbe ipotizzare il suo arrivo come la possibile venuta di un nuovo Nico Williams, in quanto elemento che ha ben figurato nell’Under 19 iberica. As vedrà… Potrebbe stupire in positivo come passare inosservato, talvolta, soprattutto a quell’età, non è infrequente far bene in un luogo e meno in un altro. Per ora, appena arrivato ha attirato l’attenzione su di se, generando un certo fermento in diverse chat e social media, in seguito all’infortunio patito nel primo allenamento a Pinzolo. Gli infortuni, vero marchio di fabbrica del Parma Calcio 2026/27.

Ed è così che ci si può concentrare sull’outfit sfoggiato dallo spagnolo al suo arrivo in città che, come sempre, pare interessare al pari, se non più del resto. Il suo collega arrivato mesi prima è stato deriso perché arrivato in ciabatte, il diciannovenne spagnolo perché indossava bragoni da spiaggia rosa (apprezzati da un noto influencer amante di quella tinta) e le scarpe che, seppur non si possa negare ricordassero quelle di una volta quando ti mettevano il gesso, avranno avuto almeno il merito di essere comode. Ma come sarebbe dovuto arrivare? Giacca fresco lana color carta da zucchero, pantaloni bianchi, Panama tesa larga e cintura intrecciata… e po’ la bärca …al Marètt? Talvolta sembra che da noi nessuno abbia mai avuto 19 anni…

Come sembra prevenuto un giudizio negativo senza nemmeno concedere qualche prova sembra altrettanto mal riposto l’attribuire doti divine e divinatorie a certi ragazzi. Pafundi giocatore di 20 anni, che da circa 43 viene etichettato come il nuovo Messi (Perdonali perché non sanno quello che fanno – Luca 23,33-46). Quest’anno al Catanzaro, dopo il peregrinare fra Losanna e Sampdoria partito da Udine. I fratelli Vignato: Samuele (anni 22) ed Emanuel (anni 25), che fin dai tempi del Chievo sembrava dovessimo assistere alla genesi di due stelle di prima grandezza. Ora uno al Rijeka e l’altro in prestito, da gennaio 2026, dal Pisa al Akritas Chloraka, seconda divisione cipriota.

Proprio come vi sono fenomeni presunti che falliscono, vi possono essere ragazzi che, sottovalutati, stupiscono e si impongono. Come peraltro non sempre una buona stagione in un campionato giovanile come la Primavera garantisce una positiva annata in altre categorie. Mikołajewski, diffonde un certo dispiacere nel vederlo far rotta verso la Svizzera: non va dimenticato, invero, l’aver già fatto una precedente esperienza in Polonia (Zaglebie Lubin), prima del suo ritorno fra le fila della Primavera stessa, con risultati probabilmente modesti rispetto a quelli attesi. Essere stato ottimo bomber, ma in una squadra che presentava un elevato numero di giocatori con età al limite della categoria non è un particolare da sottovalutare.

Poi vi sono elementi come Ludovico Varali (2009) e probabilmente anche a Luca Scarlato (2009). Proprio del primo, qualche tempo fa, quando ancora il ragazzo di Verona veniva convocato in Primavera solo saltuariamente, in ragione dell’età, riferivo al Majo di quanto fosse sorprendentemente solido, non tanto nelle giocate o nella prestanza atletica, ma nell’interpretazione del ruolo e nel lasciare intuire le caratteristiche tipiche da leader della linea difensiva (letture, senso della posizione, tranquillità nella gestione degli interventi). Purtroppo, anche quando una società lavora in modo proficuo e per tempo, deve sempre misurarsi con situazioni che possono frustrare in tutto o in parte le buone intuizioni avute ed anche l’impegno profuso nel accompagnare un ragazzo giovane lungo i passi della propria carriera.

Protagonista nella vittoria dell’Italia Under 17 nell’Europeo di categoria, Varali pare aver attirato su di se un certo interesse, come confermato dal portarle Transfermarkt e opportunamente riportato da Parmalive. Riuscirà il Parma a trarre i vantaggi sperati nell’aver intuito prima di altri determinate potenzialità?

Regole e contratti, forse, tutelano troppo poco chi rischia un investimento e si fa carico di problematiche tipiche di una determinata fascia di età. Contratti che, anche per giocatori adulti, nonostante mille clausole e cavilli, sono spesso regolati da un semplice: “non son più motivato”, oppure da un “preferisco trasferirmi altrove”, quand’anche, per utilità o necessità, la faccenda si capovolge ed allora si ascolta del “non vale la pene tenere chi vuole andarsene”. Inutile quindi arrabattarsi per trovare le giuste formule e gli equilibri necessari a finalizzare le interminabili trattative: sarebbe sufficiente un contratto mensile o anche settimanale, accordi in cui anche le società possano recitare la parte annoiata e capricciosa e salutare i propri tesserati, senza esborsi ulteriori, semplicemente manifestando la fine del proprio gradimento, magri in caso di scarso rendimento. Diversamente… l’è còmda… Ale Pongonazzo

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2 pensieri riguardo “NELLA TANA DEL PONGONAZZO / GIOVANI: TENDENZA, NECESSITÀ O SEMPLICE ORDINARIETÀ?”

  • #sorpassodelcagliarisulgiocatore
    #cosavuoianchelapensione?
    #nonsiamomicailcomo
    #autosostenibilità
    #nonsiamocostrettiavenderemavendiamotuttiquellichecichiedono
    #krausesolidomanonliquidoforsegassoso
    #frigaaaaaaaannnnnnnnnnnn

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  • Siberianhusky

    Ho coraggiosamente visto la partita contro l’Iraklis.
    Si è abbondantemente capito che se si gioca con il 4-3-3 e quali laterali difensivi vengono schierati Valeri e Britschgi, ne vedremo delle brutte. Se al posto dei greci ci fosse stata una squadra di centroclassifica della nostra Serie A, probabilmente saremmo andati all’intervallo sotto di tre goal.
    Credo che sarebbe meglio dare in prestito o cedere altri giocatori invece di Mikolajewsky e Kouda…che vanno tenuti e fatti giocare.
    Il lancio e la difesa del pallone prima della conclusione del pareggio sono stati i gesti tecnici migliori della partita.
    Lontani ha fatto vedere di avere un bel potenziale.
    Vedremo se domenica prossima ci saranno miglioramenti, magari la squadra era imballata per via dei carichi di lavoro e la prestazione grigia si spiega così

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