mercoledì, Ottobre 14, 2026
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUALE PROPOSTA NUOVA CI SARA’?

(Gianni Barone) – Appurato che non si è trattato di dimissioni e nemmeno di rescissione consensuale, rimane in piedi solo la certezza che siamo di fronte, tecnicamente parlando, a proposito di quello di Cuesta, ad un esonero come tutti gli altri, né più e né meno, con motivazioni generiche che, però, non scavano nel profondo per sapere cosa sia effettivamente successo tra le parti.

E anche sulle motivazioni di natura tattica circa il non impiego della difesa voluta dalla società, e il reintegro di quella a 3 operato dal tecnico per rimediare a danni tipo l’eliminazione in Coppa Italia, non mi pare siano motivi plausibili visto che si è provveduto all’ingaggio di Alberto Gilardino – ufficializzato dal club nel pomeriggio odierno, martedì 29 settembre 2026 – che nella sua breve storia di allenatore ha quasi sempre scelto di far giocare le sue squadre con il classico 3-5-2, mai disdegnato dallo stesso Cuesta.

Quindi, all’origine del distacco, dovuto a divergenze di vedute, cosa rimane in campo per farsi persuasi che insieme non potevano più andare avanti per davvero? C’è un motivo di ordine strategico forse? Circa il modo di far giocare la squadra, oppure la mancanza di una proposta di gioco comune che potesse andare bene ad entrambi? Eh sì, la famosa proposta di gioco che non c’è che, quasi per caso, avevamo tirato in ballo in un nostro “direttone”, per la precisione quello post sconfitta di Como…

…e che diventa dirimente, scompigliando le certezze in campo e mandando a carte e quarant’otto quella flebile intesa, leggi anche “Pace armata”, che era stata sancita in estate e che aveva permesso un tranquillo ritiro precampionato in cui era balenata l’idea che si potesse giocare con tre punte e un difensore in meno rispetto all’assetto del campionato scorso, finito con una salvezza tranquilla, che forse non era bastata, a soddisfare gli appetiti di chi pretendeva e pretende sempre qualcosa in più sul piano del gioco, anche se ancora non si è capito di che cosa si tratti effettivamente nella realtà.

E’ singolare constatare che, mentre si stava consumando il divorzio tra Cuesta ed il Parma, nella stessa domenica e quasi alla stessa ora del comunicato, un po’ criptico e sibillino, per non dire altro, mi era capitato di scrivere un pezzo, non passato al vaglio della direzione, che esprimeva quanto segue che mi sembra opportuno riproporre a posteriori:

“In un mondo, come quello del calcio, in cui tutti o quasi si considerano grandi esperti, non si sa per quale oscuro motivo, o per quale assordo titolo che ognuno si auto attribuisce, chi veramente ne sa un po’ più degli altri, anche oggettivamente, fa una fatica enorme a fare, non dico analisi, ma anche a dire la sua in mezzo a tante banalità e a tanti luoghi comuni sparati a razzo nell’etere dei social e nelle intercapedini dei tubi catodici da parte di influencer dotti e cotti, creator digital e compagnia cantante e sparante cazzate a più non posso.
Francamente, io, dopo aver superato a pieni voti un corso allenatori UEFA, due corsi istruttori FIGC per scuole calcio e settore giovanile ed una decina di aggiornamenti, non sono in grado di poter valutare, come fanno tutti, coloro in possesso di
zero tituli ad analizzare la qualità della rosa del Parma e metterla in rapporto con quella dello scorso anno: sarà un mio limite, sarà perché ho studiato troppo e forse male, sarà che posso vantare tanti anni di esperienza di campo e di direzione tecnica e sportiva, ma non riesco a competere con i milioni di esperti improvvisati che sparano sentenze il più delle volte assurde e strampalate.
Io cerco di analizzare, in maniera lucida e semplice (sempre
miga tant alla n) quello che il Parma, è riuscito a proporre a livello di “proposte di gioco” (noto con piacere che anche altri, sul mio esempio, usano gli stessi termini: la famosa carta copiativa o carbone che non tramonta mai) in queste prime giornate alquanto incongrue per ciò che attiene alla “tattica di squadra” che ha messo in mostra un gioco, molto “slegato” fra i reparti, al punto che l’unica cosa che ha permesso di ottenere la prima vittoria per i colori Crociati è stata “la giocata individuale” vituperata un tempo, l’ “ l’uno contro uno”, nello specifico, che ha mandato in gol, con il Genoa, due giocatori come Romero e Almqvist, diametralmente opposti come caratteristiche e come appeal nei tifosi super esperti di calcio, quasi per ispirazione divina, visto il loro digiuno conclamato in termini di didattica teorica e applicata, ma che ha accomunato in un solo istinto i due che hanno messo in mostra, in maniera più o meno involontaria, nascondendo, quasi ad arte, o d’incanto, le magagne di un gioco collettivo che non c’è e di una proposta di gioco latitante, e di sicuro, ad oggi insufficiente.
E non basta dire che occorre cambiare
metodo e sistema per migliorare, perché quello è già stato fatto ampiamente, ricorrendo ad ogni tipo di assetto possibile immaginabile, senza risultati evidenti, a quanto pare, e nemmeno che sia solo “questione di rosa” e di qualità della stessa che non soddisfa perché non eccelsa o elevata, come si vorrebbe, perché non è assolutamente, questo il punto, checché se ne dica e se ne discuta.
Il punto è di sicuro altro, ma quale sia, pare che lo stesso Cuesta non lo abbia individuato, perché altrimenti non si spiegherebbero tutte le incongruenze finora emerse in fase di scelta del
“piano gara” più adeguato e finora ignorato o non scoperto e valutato per niente.
E’ inutile parlare di processi relativi ad un
“gioco di posizionamento”, che non sboccia e non decolla; è inutile parlare solo di riaggressione alta, quando la stessa, nell’arco di una partita, viene portata solo una o due volte al massimo, per non tacere della vituperata “costruzione dal basso”, che fa rizzare i capelli, solo a sentirla nominare, anche a chi come me i capelli li ha persi ai tempi del militare, indossando l’elmetto d’ordinanza.
No, niente di tutto questo è stato sperimentato e metabolizzato a dovere e non parliamo dell’endemica idiosincrasia per il
gioco di rimessa, che sembra mai stata in agenda, nella preparazione, praticamente da sempre.
Cosa resta allora da fare nella nuova gestione tecnica se mai ci sarà
(quella di Gilardino che sta per iniziare n.d.a. a posteriori) per ricavare certezze da acquisire, dopo questa logorante ed inutile pausa? Niente. Nessuno che sappia indicare o dare il giusto verso ad un cammino tortuoso, in cui il classico ragno da buco, oltre a non essere cavato, non si riesce neppure a sognarlo o immaginarlo.
E discutere di
ruoli e di posizioni quando manca l’idea della proposta risulta difficile se non impossibile, al pari del disquisire di singoli nel solito eterno e sterile dibattito fra chi sono i buoni e chi, non i cattivi, ma i meno buoni prosaicamente i balordi, volgarmente i brocchi.
Un Parma sterile che deve trovare un linea di confine tra ciò che può fare e ciò che riuscirà a fare, qualora si riesca ad imboccare una strada convincente, dopo aver imboccato, dalla preparazione in avanti (inutile più che mai, stando ai fatti) tutte quelle che si sono rivelate sbagliate e non percorribili in base alle caratteristiche e alle qualità degli interpreti a disposizione.
Si ricade sempre lì, nello stesso errore che si fa adesso nell’analizzare le prestazioni della Nazionale: non è che si gioca male perché a centrocampo non c’è nessuno che ragiona o ragione di esserci, e su chi si sperava fosse già un nuovo Pirlo, cioè Romano del Cagliari, che sbaglia e viene messo in croce, ingiustamente e impietosamente, da pubblico e critica, per non parlare dei social, solo perché in un ottica di un
calcio collettivo, organizzato, che non c’è e che non viene predisposto da un tecnico mediocre che non dovrebbe stare dove sta, nessuno è stato capace di rimediare ad un errore veniale, che di fatto, per inedia altrui è diventato fatale.
Non si può ragionare e giocare per compartimenti stagni: il gioco nelle fasi va legato e collegato e se nel calcio arabo non viene insegnato neanche da chi percepisce ingaggi immeritati e non proporzionati al merito, alle nostre latitudini occorre individuare chi potrebbe essere in grado di garantirlo e di realizzarlo pur non avendo un nome o una raccomandazione altisonante.
“La Carrarese ai Carrarini”, urlava tempo fa Silvio Baldini che si è dovuto far da parte per far posto ad uno meno bravo di lui, come sarebbe da urlare: “il calcio va insegnato da chi ne sa e da chi sa guidare con umiltà e preparazione e non da chi ha ricevuto in dote rendite di posizione che non gli spetterebbero solo se fossimo non in un Paese non speciale, ma semplicemente normale”.
Tutto ciò che manca anche a livello di club, è questo, altro che rosa che non va o che non è adatta: il calcio andrebbe restituito, anche a livello di commenti e di analisi, a chi ne abbia titoli (poco più di zero) e a chi ne sappia un poco più della media o del normale. Tutto questo in paese ideale, in quello reale, invece, no: tutto è possibile per dare spazio anche in tv a chi non ne capisce un tubo, non solo catodico. Ahinoi!!!

Ecco: tutto ciò scritto domenica 27 settembre 2026 alle ore 16.45, non pubblicato, ha dovuto subire il sorpasso da parte degli eventi dovuti al cambio sulla panchina Crociata, però un segno premonitore, a posteriori, lo si potrebbe anche individuare, sebbene gli argomenti addotti circa quello che non ha finora funzionato, inconsciamente, preannunciano il fallimento di un progetto che non è stato interpretato secondo quelle che erano le istanze e le proposte suggerite e forse anche vanamente imposte, e che bastano da sole a giustificare i motivi di un cambiamento di orizzonte così improvviso ancorché repentino e inatteso.

Ora, cosa Gilardino possa dare di più alla squadra, sembra anche difficile, oltre che prematuro, ipotizzarlo; però, qualche idea occorrerebbe farsela già adesso mentre ci troviamo all’inizio del cammino, in una sorta di nuovo inizio in cui occorre immaginare una nuova proposta di gioco che il nuovo tecnico dovrebbe presentare e garantire. Ma quale sarà? E nello specifico come giocherà, dal punto di vista tattico? Con la difesa a 3, anche lui rischiando gli strali di qualcuno?

Oppure, assodato che la questione non sia tattica, ma strategica, di mentalità e d’identità da ricercare, come potrà, in così poco tempo, rimediare ed imboccare una nuova strada che possa finalmente accontentare tutti, trovando soluzioni idonee alla manovra, in base alla rosa di cui dispone e forse non conosce direttamente o alla perfezione, che possa risultare più organica e meno slegata tra i reparti rispetto quella che messa in mostra dalla gestione precedente? Riuscirà nell’impresa difficoltosa di legare reparti in campo e di far collimare le sue idee con quelle della dirigenza che non ha esitato a dimostrare disdoro nei confronti dell’orientamento uguale allo scorso anno, che Cuesta stava cercando d’imporre?

Interrogativi che si affiancano a i dubbi che qualcuno potrebbe nutrire nei confronti delle capacità taumaturgiche di Gilardino che nel suo recente passato di tecnico, più a Pisa che non a Genova, non è mai stato in grado di garantire.
Finisce, dunque, l’era Cuesta, che avrebbe dovuto essere lunga e proficua, al pari del progetto, l’ennesimo andato in fumo di questa società, per continuare a navigare a vista, nel tentativo di imbroccare il verso giusto, almeno stavolta, ripiegando su un tecnico, meno scommessa del precedente, ma con incognite che dovranno essere risolte alla svelta, con una ripresa che incombe sotto ogni profilo e che non permette ritardi e distrazioni. Gianni Barone

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

8 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUALE PROPOSTA NUOVA CI SARA’?”

  • Remo Gandolfi

    Buonasera Gianni,
    Tante cose condivisibili. Tante. Ad iniziare dai “soloni” che sparano sentenze sulla “presunta” forza della rosa attuale, fatta con 47 milioni di utile, con l’acquisto di ragazzini di belle speranze con un pugno di presenze nei campionati maggiori e due esuberi di Fenherbace e Getafe. Speriamo certo, ma al momento sono vere e proprie scommesse. Quello che però ad uno del tuo spessore e della tua competenza ti “contesto” 😉 è continuare a chiamare la difesa del Parma “a tre”. Sono in 5 sulla stessa linea quando si difende e quando i due quinti sono due terzini è a 5. Cosa che ormai và di moda solo nel nostro campionato dove la TATTICA viene considerata più importante della tecnica, dell’approccio e si, dalla “proposta di calcio”. Io la difesa a 3 vera l’ho vista fare solo da BIELSA, VAN GAAL e GASPERINI. Per il resto… Prendere un Mister che gioca praticamente come Cuesta (probabilmente verticalizzando anche di più) si presta a parecchie considerazioni… Che magari faremo più avanti! Ciao Gianni. Un abbraccio. Remo

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    • Ciao Remo,

      Ti rispondo io, a nome di Gianni, poiché lui, per sua scelta personale, non tiene corrispondenza nello spazio commenti. Tuttavia mi prega di ringraziarti per la lettura del suo articolo e per il messaggio che gli hai lasciato. Circa l’appunto che gli hai mosso sui 3 o 5 difensori, mi prega di specificarti che lui parla sempre di 3, riferendosi ai centrali: se poi in campo a destra gioca Almqvist e a sinistra Valeri i quinti sono offensivi come quelli di Bielsa e Van Gaal. Buona serata da entrambi…

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      • Almqvist ha giocato con il lumicino l’anno scorso. Se però vogliamo considerare Valeri offensivo, consideriamo allora difensivi i due mediani davanti alla difesa

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  • Ma di Kouda che entra in campo col Burkina Faso 🇧🇫 per gli ultimi minuti di partita non ne parla nessuno? Veeeeeehhhhhh questa società Friiiiiigaaaaaaaaaannnnnnnnnnnnnnnnn il progetto Cremaschi veeeeehhhhhhh Bernamèl loro lo avevano in mano veeeeeeeeehhhhhhhhhhhhhhhhh Mamo Notari Pettinà il gioco di Cuesta veeeehhhh

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    • Siberianhusky

      Kouda era da tenere a Parma perché ha tecnica e visione di gioco. Il suo passaggio in verticale per Mikolajewsky nell’amichevole con l’Iraklis è stato finora il gesto tecnico migliore fatto da un giocatore del Parma quest’anno assieme alle due reti segnate al Genoa.
      C’era tutto il tempo per inserirlo nelle rotazioni.

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  • VELENOSO

    Scrivete scrivete e poi ancora scrivete ma non sapete dare una RISPOSTA PRECISA a questa mia domanda.
    Cuesta è stato esonerato
    oppure si e’ dimesso ?
    L’ esonero e le dimissioni non stanno MAI INSIEME né in cielo né in terra caro il mio Gianni Barone
    Non penso che Cuesta abbia dato un calcio a 800.000 euro per cui…..

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  • Se mi posso permettere a proposito del Pisa di Gilardino, vorrei ricordare Moreo, Meister, Nzola a gennaio rispedito alla Fiorentina, Durosinmi arrivato a gennaio, Lind, Stojikovic, questi gli attaccanti a disposizione, il problema del Pisa a detta dei Pisani e addetti ai lavori, non è stato lo sviluppo del gioco, ma la finalizzazione delle azioni.

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  • ForzaParma

    Spero sarete presenti all amichevole di venerdì… così il buon Barone potrà spiegarci le prime mosse del nuovo mister…

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