FUORI I PIGNOLI di Fiore Di Feo / CARRI E ALTARINI
(Fiore Di Feo) – “…Ma il ragazzo col violino verrebbe di corsa”. Venti giorni fa – nelle chiacchiere da bar sono una vera e propria eternità – concludevo i miei appunti pignoli con questa considerazione, ritenendo Alberto Gilardino nome coerente da affiancare ad un’ipotesi panchina libera a Parma.
Dopo la vittoria col Genoa dell’ultimo turno, tuttavia, anch’io mi ero ormai rassegnato, credendo che Cuesta l’avesse sfangata anche a questo giro. Con un contesto esterno, chiamato investitura di Nevio Scala, posto a saldo rinforzo della propria figura. Il detto popolare cita come la bravura del diavolo stia nel far credere a tutti che non esista…
Questo è quanto domenica pomeriggio, 27 settembre 2026, mi è passato per la mente appena letta la notizia della separazione tra il club Crociato e la guida tecnica della prima squadra. Ero caduto anche io nel tranello. Quello di una proprietà che ostinava a distinguersi, a voler apparire diversa, per modi, strategie e visione. Negando l’evidenza tecnica di uno stallo crescente iniziato con la nuova stagione. Non parlerei di vere e proprie crepe nel progetto, piuttosto di bolle nel tinteggio delle pareti che fanno intuire come, al di sotto dei primi strati di passaggio della vernice, la muffa e l’umidità stessero avanzando. Per quanto è emerso finora, non pare siano volati stracci alla Paratici vs Grosso a Firenze (citando l’ultimo episodio conosciuto ai più). La consensualità formale nella risoluzione del rapporto è cosa rara da sentire.
Come ripreso dal direttore Majo, infatti, anche nel caso di Carlos Cuesta, nonostante le prime informazioni ricavate da un comunicato ufficiale della società gialloblù tra l’arruffato, l’equivoco e l’evasivo, il suo nome permarrà saldamente a libro paga fino a giugno 2027. L’impressione personale, per la rapidità della decisione di non ritenere opportuno proseguire assieme, è che lo spagnolo non rimarrà fermo fino a giugno prossimo. Troppo argento vivo addosso: è solo ottobre, l’Europa è piena di panchine. La Championship inglese in primis, ma anche una modesta Premier o la casalinga Liga potrebbero bussare alla porta del rampante iberico. Che ha messo Parma Calcio nel curriculum, che fa sempre la sua figura, il suo effetto, come una bella frase con soggetto predicato e complemento, che riempie l’atmosfera…
La prima settimana della lunghissima sosta per le nazionali ha offerto terreno alla fermentazione della decisione sul cambiamento. Quindici giorni da attendere, prima che il campionato riprenda, contribuiranno a fomentare i dibattiti sull’attribuzione delle colpe. In quel momento, tutti gli schieramenti in campo avranno le armi caricate a pallettoni. Qual è il rischio? Che da stallo tecnico si passi a quello alla messicana. Da una parte i cuestiani, caduti dal carro, pieni di lividi e con il veleno addosso da voler riversare su una dirigenza mai ben digerita. Pronti ad accusare chi ha allontanato l’illuminato, il piccolo Buddha, il prescelto. Colui che, dopo la miracolosa salvezza, avrebbe portato i gialloblù così avanti da planare nel futuro, ma quello anteriore. Dall’altra parte ecco gli anti-cuestiani, forse meglio dire i favorevoli al cambio tecnico, in missione per diffondere il messaggio evangelico che, giocando così, la permanenza nella massima serie non sarebbe stata ripetibile quest’anno, neanche con gli stessi uomini protagonisti del sorprendente campionato ultimo scorso.
Nel mezzo chi prova a far rinsavire un po’ tutti, cercando di calibrare l’analisi su come si sia sviluppata tutta la storia. Partendo dalla scelta iniziale del tecnico, fatta con chiari intenti d’azzardo, non mi vengano a raccontare il contrario. Sperando di aver fatto Bingo, Scopa e Sei al SuperEnalotto tutt’assieme, come o più del Como di Fabregas. Per poi ritrovarsi, dopo un anno, come il Milan quando scelse Pippo Inzaghi, schiacciato dal peso dell’essere ritenuto un predestinato in panchina, paragonato al giovane Pep Guardiola, riferimento dell’epoca.
Il precedente con Maresca rinforza l’impressione che anche lo scorso anno questa proprietà abbia tentato l’all-in estroso, considerando quasi fastidioso avvicinare il proprio nome a mestieranti dei bassi fondi. Ritrovandosi poi in mano ad un allenatore il cui gioco è stato entusiasmante quanto quello dell’ultimo Roberto D’Aversa. Porto ad esempio provocatoriamente l’artefice del doppio salto Lega Pro – Serie B – Serie A. Quando viene ricordato il suo periodo, tantissimi storcono la bocca, quasi nauseati al ricordo di un modo di giocare il cui miglioramento ipotetico, buongustai come sono, erano però disposti ad attenderlo a vedere, fossero solo stati consegnati a “Semolino”
Cuesta i famigerati, quasi epici, esterni di fascia… Curiosità, chi vi attendevate? Questa dirigenza quali nomi avrebbe potuto tirar fuori al punto da far tremare d’entusiasmo i polsi dei tifosi? Non vorrei pensare, ma il timore sovviene, che i supporter del Parma siano, negli ultimi anni, abbindolati dalla proprietà Crociata un po’ come i ragionieri Fantozzi e Filini dal geometra Calboni nella scena “al night L’ippopotamo” de “il secondo tragico Fantozzi”.
“Sono tutti giovani giocatori dall’alta aristocrazia borghese”, “C’è pure qualche grande nome di prospettiva, però in incognito, nessuno li conosce”.
Cosa ci si può aspettare dal nuovo allenatore, prima ancora che chiedergli qualcosa? Energia e reale compattezza del gruppo, recuperando la disponibilità a dare il proprio contributo da parte di tutti, considerando le voci che davano, per alcuni, il rapporto con Carlos Cuesta più da sopportato che supportato, soprattutto dai giocatori di lingua spagnola.
Cosa chiedere? La mia ambizione è che riesca a dimostrare che lui stesso e questi giocatori valgono la categoria.
Che riesca dove, chi prima di lui, non è riuscito a tradurre correttamente le potenzialità della rosa. In quante occasioni lo stesso Gilardino, ai tempi in cui indossava le scarpette chiodate, era stato considerato outsider, alternativa, seconda scelta.
La voglia, la fame di chi ha dimostrato sempre grinta, nel volersi conquistare un posto al sole, potrebbe essere la novità portata in dote dal “Gila”.
Il Parma ha chiamato. Il ragazzo col violino non se lo è fatto ripetere due volte… Fiore Di Feo
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“Che riesca dove, chi prima di lui, non è riuscito a tradurre correttamente le potenzialità della rosa” ecco, appunto, le potenzialità della rosa… Quella dell’anno scorso la peggiore della serie A e della storia del Parma FC e per questo in tempi non sospetti avevo chiesto, in caso di salvezza, la posa di un busto in bronzo del ragazzo spagnolo. Quest’anno, dopo aver venduto il vendibile e non aver confermato Strefezza, grazie all’acquisto di un centravanti di categoria, di uno scarto dell’Atalanta che per noi è quasi un lusso, di due buoni mestieranti del centrocampo e della difesa ed aver indovinato anche il giovane di prospettiva la rosa potrebbe essere lievemente migliorata. Rimango convinto che, considerata l’impresa dello scorso anno, a Cuesta andava concesso tempo. Mi auguro che invece abbia ragione lei e che l’allenatore, il Gila, faccia il secondo miracolo e venga riconfermato, o lo immoleremo comunque sulla giostra del player trading per il quale è necessaria una guida sempre ballerina ed aziendalista ?
Cuesta amico mio farà la “carriera” di Cioffi andrà a fare il secondo o il terzo da qualche parte e bon. Ricordo che è una scelta di Pettinà come Lovic, Sorensen, Kouda, Giù Giù, Diallo, Cremaschi, Ordognes, Bouaya Kialla, Indiaiè, Ondreica
Per me la scelta era di Cherubini che l’aveva scaricata su Pettinà. Del resto era un ex giovanili Juve quando il Plenipotenziario era il boss della Next Gen
Tornando indietro nel tempo, al momento in cui bisognava trovare il sostituto di Chivu, la scelta di Cuesta fu una vera e propria follia vista la sua giovane età e la sua inesperienza.
Ma Cherubini, non può certo nascondersi dietro la famosa battuta che lo aveva scelto Pettinà.
Essendo lui il CEO, la scelta finale compete a lui, con l’avallo della proprietà.
Così come formalmente sua, è la scelta di confermarlo per la stagione in corso, nonostante i dubbi che hanno portato ai famosi 40 giorni di riflessione (manco fossero le celebri tentazioni di Gesù nel deserto) e così come, immagino, sia sempre sua, la decisione di allontanarlo adesso.
Cherubini si è spesso pavoneggiato davanti alle telecamere, parlando di progetto, di continuità, di atteggiamenti sbagliati di cambiare allenatore ogni 3 mesi. Ora che senso avevano quelle parole?
Il valore di Cuesta lo avevamo ben chiaro fin da inizio Maggio, quando con una salvezza in cassaforte, si poteva ragionare e decidere con tutta calma il futuro del Parma.
Possibile che abbiano dovuto aspettare la sosta di fine settembre e 5 gare di campionato per rendersi conto che non era l’uomo adatto a portare avanti il “Progetto” ?
Mi auguro che nella conferenza stampa di Gilardino (ho letto dovrebbe essere il 1 ottobre) sia presente anche Cherubini e mi auguro che la stampa presente, riesca a fare le giuste domande alla società per capire meglio, cosa sia successo.
Come Maresca, vehhh si andava ad Arzignano con Maresca, poi diiii le miga vera che le andè al Mancester to laaaa.
Beh hai colto nel segno “energia e compattezza del gruppo” ecco cosa chiediamo al Gila. I piedi buoni non c’erano prima e non ci saranno dopo, ma questa serie A il cui livello si è notoriamente abbassato negli anni, permette anche a loro di starci benissimo. Aggiungo, alla citata energia, anche un po’ di “idee chiare”. Troppo spesso i giocatori in campo sembravano spaesati con il pallone tra i piedi
Basta davvero poco per svoltare: convinzione e tornare a giocare un calcio semplice ma efficace.
Prendendo ispirazione dall’articolo intitolerei quello che segue: il futuro posteriore di Cuesta e il vaso di Pandora
L’ingaggio di un allenatore che non ha mai allenato è come un cuoco che ad un grande evento porta un piatto che non ha mai cucinato prima. Ma tornando al mio incipit posteriore è la parola guida di Cuesta per varie ragioni mentre il (suo) futuro è ormai altrove. Posteriore e Primitivo è stato il suo gioco che io lontano anni luce dai santoni della panchina e delle opinioni che vedono invenzioni anche quando non ci sono, (l’ultimo ad inventare davvero qualcosa, almeno dalle nostre parti è stato Arrigo) ho davvero apprezzato.
Mi è piaciuto il suo sistema di gioco essenziale, scheletrico e privo del non necessario (a conti fatti) contropiede (ps superfluo anche perchè non siamo stati capaci di proporlo..). E’ stato bellissimo mantenere la categoria con un meraviglioso calcio punk-parrocchiale (alla faccia degli allenatori-scienziati) e lo dico a tutta verità. Bene, ma in questa stagione, vista l’assenza di Suzuki (vero regista offensivo) e del gioco aereo (manovrato dal portiere o operato con corner, rimesse laterali o punizioni) con palle che andavano spesso a colpire la testa del Cannellone (scritto così solo per ingraziarmi… i troppo pochi estimatori di Pellegrino) che insieme ai difensori ha teletrasportato il Parma da una B virtuale alla permanenza in serie A, dicevo… in questa stagione bisognava cambiare.
Ma il concetto cambiamento va a braccetto con quello di futuro ma non con Cuesta.
Purtroppo, l’hombre posterior, non è riuscito (perchè per me non ne ha ancora le capacità) in 2 mesi di amichevoli, tornei, coppe, campionato a innestare la prima e partire in direzione del sol dell’avvenire.
Non sono d’accordo però con chi sostiene che non abbiamo una buona squadra anzi, sono un po’ invidioso di chi pensa che Bernabè, DelP, Tourè, Romero, Keità, Nicolussi, Fabbian, Troilo (molto migliorato soprattutto mentalmente), Valenti, Carlos, Valeri e ci metto anche Lontani, Almqvist, Drobnic, Sierro e Konate siano degli scappati di casa. Li invidio perché presto potrebbero stupirsi (se il Gila farà il suo) e provare meraviglia è la cosa più bella della vita.
In conclusione l’anno scorso ci siamo salvati grazie alla difesa, quest’anno potremmo ripeterci grazie all’attacco ma ci vuole più velocità e almeno 1 regista in campo
Ps L’ho fatta un pò lunga e vado contro al proposito che nel titolo mi ero proposto ed evito di scrivere sul vaso di Pandora che si aprirebbe rispondendo alla domanda cosa ci faceva Cuesta a Parma…
Commento condivisibile in tutto.
Dispiace solamente la tempistica della scelta che dimostra per l’ennesima volta, purtroppo, la difficoltà di programmazione da parte della società.
Si poteva procedere allo stesso modo ma con i tempi giusti.
Fermo restando che, al netto di fatti non a nostra conoscenza, non abbiamo alcuna certezza che Cuesta non avrebbe trovato nel corso della stagione, magari con il ritorno di Nicolussi e la miglior forma di Sierro, il modo giusto giusto di far giocare la squadra.
Così come non abbiamo alcuna certezza, che Gilardino riesca a fare meglio con gli stessi interpreti.
Vedremo
Ciao Markness, visto che non posso risponderti: certo che non ci sono certezze..(o finirei in un simpatico paradosso) direi che si può esprimere solo un parere su quello che sarebbe successo basato su quanto visto finora… Personalmente penso che Cuesta avrebbe impiegato mesi prima di trovare qualche risposta/soluzione alle domande in sospeso (che sono più di una…) Faccio solo qualche esempio…ha lasciato con: Brischi e Bernabè cold cases… Almqvist in panca con Fabbian ed una costruzione (o distruzione) dal basso in corso.
Io avrei però forse scelto Corrent per la conoscenza della squadra e dei giocatori ma il Gila ha sempre fatto il massimo e bene con le squadre che ha avuto a disposizione come faceva in campo; e lo farà anche questa volta.
PS è bello sapere che in curva ritroverà vecchi “amici” con i capelli bianchi…che erano a Bologna… o che ancora ricordano con affetto e orgoglio che con noi è stato 2 volte (se non sbaglio) vicebomber nazionale e sempre con grande carattere (perché non era nè un super-dotato nè un super-sponsorizzato)…
Ciao Triple-sec, per quanto riguarda i singoli, da te citati, non saprei dirti se con il nuovo allenatore possano rigenerarsi.
Cuesta mi pare che abbia concesso spazio sempre a tutti.
Bernabé mi dispiace, ma non ha mai mostrato nulla in serie A non certo per colpa dell’allenatore, quanto semmai, a causa della sua precaria condizione fisica che non saprei dire possa guarire così all’improvviso.
Brischi ha sempre giocato nel suo ruolo facendo vedere di avere doti fisiche ma scarse qualità tecniche, oltre che poca esperienza.
Almqvist, pure lui spesso fuori per infortunio, è stato sempre preso in considerazione da Cuesta per i finali di gara. Ma anche lui ha fornito ben poca cosa, e paradossalmente, la sua migliore giocata è stata proprio quella contro il Genoa, schierato in posizione centrale da seconda punta e non da esterno (classica botta di culo insomma).
Che ora Gilardino, che riabbraccio a Parma con molto piacere ricordando i bei momenti vissuti da noi come calciatore, possa guarire tutti i limiti di questo Parma io me lo auguro ma non ci spero troppo.
Di sicuro mi sento di dire che la rosa del Parma non è in assoluto la peggiore del campionato come alcuni credono e, nonostante gli evidenti limiti (specie in alcuni ruoli fondamentali), possa tranquillamente portare a casa una nuova salvezza.
Ero convinto che la avrebbe potuta ottenere con Cuesta ma credo che l’obiettivo sia raggiuingibile anche con Gilardino.
Ciò non toglie, purtroppo, che le modalità di gestione da parte della società sulla vicenda, ci confermano che oltre alla salvezza non si possa ambire.
Ma questa evidenetemente è tutta un’alrta storia.
Credo che Corrent stia facendo benissimo con la Primavera, e visto anche il forte investimento sul settore giovanile di questi anni, è un bene che possa proseguire il suo lavoro lì. Poi in futuro si vedrà se vorrà o potrà ambire a palcoscenici più alti, che sia a Parma o altrove.
Al Gila dobbiamo tanto.
Spero in una grande accoglienza da parte del pubblico del Tardini
👍 Ben scritto. A discapito di tutto Cuesta non è mai stato in zona retrocessione in due stagioni di A.