21 ANNI DOPO RIECCO GILARDINO. CUESTA, ERA GIA’ TUTTO DECISO PRE-GENOA?
(Vincenzo Bellino) – L’esonero di Carlos Cuesta arriva dopo appena cinque giornate e quattro punti, ma sarebbe riduttivo leggerlo soltanto attraverso la classifica o come conseguenza di un avvio negativo. Il comunicato del Parma ha parlato di «decisione condivisa» e di condizioni venute meno per proseguire il progetto sportivo; successivamente, diverse ricostruzioni hanno parlato invece di un esonero a tutti gli effetti, con il tecnico ancora sotto contratto fino al 30 giugno 2027.
Il punto è capire perché un progetto che aveva portato alla conferma di Cuesta in estate sia arrivato così rapidamente al capolinea. Il Parma aveva scelto lo scorso anno un allenatore giovanissimo (ventinovenne al momento della nomina), esordiente, chiedendogli, dopo una prima annata conclusa con una salvezza anticipata, nella quale aveva costruito una fisionomia soprattutto organizzata nella fase difensiva, di completare il proprio percorso di crescita e di cambiare pelle alla squadra. Il problema è che, mentre si pretendeva un’evoluzione, il tecnico perdeva alcuni dei pezzi più importanti della struttura precedente: Suzuki, Pellegrino e Circati hanno rappresentato cessioni pesanti, mentre la rosa è stata profondamente rinnovata. Il risultato è stato un paradosso tecnico: chiedere al giovane allenatore di alzare il livello del gioco proprio nel momento in cui veniva costretto, per il secondo anno consecutivo, a ricominciare quasi da capo.
Non è casuale che già prima della sfida con il Genoa si parlasse apertamente dei problemi del Parma. La squadra appariva sospesa tra ciò che era stata nella passata stagione e ciò che sarebbe dovuta diventare. Il passaggio dal 4-3-3 al ritorno alla difesa a tre, racconta proprio questa difficoltà. A Como, poi, la scelta di schierare tre attaccanti e soltanto due centrocampisti aveva accentuato la fragilità dell’impianto, mentre la vittoria sul Genoa, arrivata grazie soprattutto alle iniziative individuali di Romero e Almqvist, aveva soltanto rinviato una decisione evidentemente già maturata.
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Per questo l’esonero non può essere spiegato soltanto con i risultati. Cuesta aveva dato al Parma un’identità, soprattutto nella fase difensiva, ma non era riuscito a completarla con quelle ripartenze che avrebbero dovuto rappresentarne il naturale complemento. Il problema, quindi, non era semplicemente giocare a tre o a quattro, né tantomeno una contrapposizione ideologica tra «calcio champagne» e difesa. Il problema era la distanza tra il progetto dichiarato e quello effettivamente visto in campo. È in questo spazio, più che nei quattro punti, che sembra essersi consumata la frattura.
A rendere ancora più difficile la lettura c’è poi la lunga estate che aveva preceduto l’inizio del campionato. La conferma di Cuesta non era stata automatica: per circa 40 giorni il futuro dell’allenatore era rimasto sospeso, nonostante la stagione precedente fosse terminata con una salvezza conquistata con largo anticipo. Quel tempo avrebbe potuto essere utilizzato per programmare il nuovo corso, definire con maggiore chiarezza la rosa e accompagnare l’evoluzione tattica. Invece, il compromesso raggiunto ha lasciato sul tavolo aspettative differenti: da una parte la necessità di valorizzare giocatori da rivendere, dall’altra la richiesta di una squadra più ambiziosa e spettacolare; da una parte l’autosostenibilità della proprietà, dall’altra l’esigenza di consegnare al tecnico gli strumenti necessari per trasformare il progetto in campo.
Al posto di Cuesta è arrivato lunedì sera Alberto Gilardino, soluzione diversa per età, esperienza e percorso. Per l’ex attaccante biellese si tratta di un ritorno, ventuno anni dopo l’ultima rete in maglia crociata nello spareggio con il Bologna del 2005: 50 gol in 96 partite da calciatore nella città ducale in cui nacque l’esultanza del violino, ideata durante una cena con Marco Marchionni e poi resa celebre al Mondiale 2006, dopo il gol agli Stati Uniti.
Da allenatore, invece, la carriera di Gilardino è iniziata dal basso, come lui stesso ha rivendicato con orgoglio di recente in un’intervista concessa ai microfoni di Cronache di Spogliatoio: Rezzato, Pro Vercelli, Siena, quindi il Genoa, dove nel 2022 ha conquistato la promozione in Serie A e successivamente ha ottenuto una salvezza valorizzando diversi giovani. L’esperienza ligure si è interrotta nel novembre 2024, mentre quella successiva al Pisa, iniziata nell’estate 2025, si è chiusa il 1° febbraio 2026 dopo 23 giornate, con 14 punti, una sola vittoria e il penultimo posto.
Dal punto di vista tattico, il passaggio da Cuesta a Gilardino non significa necessariamente una rivoluzione estetica. Anzi, potrebbe esserci una continuità proprio nell’utilizzo della difesa a tre: il 3-5-2 è stato il modulo più utilizzato da Gilardino negli ultimi anni, alternato al 3-4-2-1. La sua idea è piuttosto concreta: «Le distanze nel calcio sono tutto, sia in difesa che in attacco. Mi piace avere una squadra compatta e corta, portare tanti uomini nell’area avversaria». Non calcio champagne, dunque, ma organizzazione, compattezza, capacità di occupare bene il campo e soprattutto di ribaltare rapidamente il fronte quando si apre lo spazio.
La grande incognita, dunque, sarà capire quanto rapidamente il nuovo tecnico riuscirà a trasformare queste caratteristiche in punti, perché la sosta offre una finestra preziosa ma non infinita: alla ripresa ci sarà subito Inter-Parma, a San Siro. Vincenzo Bellino
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Se ne è andato rinunciando agli 800 euro che avrebbe dovuto dargli la società se fosse stato esonerato?
Mi sembra strano davvero.
Per me è stato esonerato
Non 800 ma 800.000 euro.
Ovvio
Fa parte dello staff di gilardino anche Francesco valiani, toscanaccio simpaticissimo, ex anche lui
Vero
Il ritorno del Pistapocì, come lo aveva definito Michelotti.
La grinta non gli mancava, se la sa trasmettere sarà una buona cosa per il Parma
Non ricordavo questa definizione di Michelotti per il Gila…
Second mi era il valium ,va bè che par miclòt ieron tùti di pistapoci ,putost al dzeve sempòr in st’an andème zo cme na ciócaròle
Sempre attuale…
Era per Valiani…
Ahhh me pareva…
Siamo un circo…. e il ferramenta il domatore di leoni….