IL GRAFFIO DEL LEONE / APOCALISSE PARMA
(Markness) – Il termine Apocalisse, spesso associato nel linguaggio comune ad indicare una catastrofe immane o la fine del mondo, rappresenta nel suo significato più autentico, derivante dal greco “apokálypsis”, una rivelazione o un disvelamento dei misteri divini.
Ebbene, il divorzio con mister Carlos Garcia Cuesta, rappresenta, a mio avviso, un episodio che segna definitivamente il corso del progetto di Krause a Parma e che ci rivela, senza più alcuna ombra di dubbio, l’incapacità di questa proprietà, di poter portare avanti un qualsiasi tipo di progetto sportivo.
Cuesta è arrivato a Parma, dopo il saluto di Chivu, ed è arrivato da perfetto “mister nobody”, nessuna esperienza significativa, nessun curriculum, una scelta decisamente sorprendente che aveva stupito tutti e che alla fine della stagione ha pagato bene. Con la sua gestione il Parma ha raccolto 45 punti che hanno significato una salvezza tranquilla e la valorizzazione della rosa che ha poi portato una grande plusvalenza nel mercato estivo.
A me non interessa in questo momento celebrare o denigrare il lavoro del mister maiorchino: non sono certo qui a fare la vedova di Cuesta, in quanto non ritengo che la questione principale su cui riflettere sia la perdita dell’allenatore spagnolo, quanto, piuttosto, le modalità gestionali della società Parma Calcio, sulla vicenda allenatore e in modo più esteso, sull’intera Area tecnico-sportiva.
Dopo tanti anni di saliscendi tra manager e allenatori, il Parma questa estate aveva l’opportunità di dare una svolta al proprio percorso societario, lavorando sulla stabilità e gettando quindi le fondamenta a quel consolidamento in massima serie, che è elemento imprescindibile per una società come la nostra, per lavorare con serenità e provare a costruire un percorso di crescita che, abbinato ad investimenti adeguati in ambito infrastrutturale, avrebbero potuto consentire al club, di crescere anche all’interno di una politica di autosostentamento.
Che piacesse o meno il suo gioco, Cuesta aveva tutti gli elementi per proseguire con profitto gli obiettivi societari, che non potevano essere troppo diversi da quelli della scorsa stagione, visto anche il livello di mercato effettuato in estate. Ed infatti, a luglio, la società lo aveva mantenuto al suo posto. Separarsi adesso, dopo appena 5 partite nelle quali sono comunque arrivati 4 punti in classifica, dopo una intera preparazione svolta senza centrocampo, visti gli infortuni di Bernabé e Nicolussi Caviglia e il tardivo ingresso di Sierro a mercato concluso, a me sembra una scelta senza senso logico.
Cosa voleva la società: andare in Europa? E allora perché a luglio non si è sostituito Cuesta con un allenatore di maggior spessore e non si sono investiti 100 milioni sul mercato? Voleva il calcio champagne? E con chi? Con Almqvist, Lontani e Diallo sulle fasce? Con Ordonez a guidare il centrocampo e Ndiaye ad impostare il gioco dalla difesa?
E adesso, cacciato Cuesta, chi arriverà al suo posto? Un allenatore dal curriculum importante che comunque si ritroverà una rosa incompleta, o una nuova scommessa ancora più rischiosa di Cuesta? Proviamo un attimo a ragionare sulle varie ipotesi (L’articolo ci è pervenuto prima che i principali operatori di mercato indicassero in Gilardino la scelta del club, nota di Majo)
Se arrivasse uno alla Pioli, tanto per dire un nome che sta circolando, allora a gennaio dovresti investire per rafforzare la rosa. Ma se avevi soldi da investire, perché non lo hai fatto ad agosto anche con Cuesta? Al contrario, se arriva il nuovo mister X, perché andare ad indebolire ulteriormente l’area tecnica di una rosa già debole di suo, smontando ad ottobre il lavoro fatto da un anno e mezzo, con il rischio concreto di peggiorare le cose?
E se invece fosse stato lo stesso Cuesta a buttare la spugna?
Qui allora ci dovrebbero spiegare scenari ancora più gravi, perché, se il mister avesse avuto dubbi sull’operato della società, avrebbe potuto lasciare già dopo la sconfitta con la Cremonese o andarsene direttamente a luglio. Perché andarsene una settimana dopo la vittoria con il Genoa che rappresentava l’inizio del ritrovato entusiasmo e dopo le belle parole ricevute da una leggenda assoluta come Scala?
Cosa è successo nelle ultime ore che ha cambiato tutto?
Io credo che l’unica cosa che possiamo dire oggi con assoluta certezza, è che Krause a Parma ha dimostrato di non essere un imprenditore all’altezza della piazza. L’episodio di Cuesta ci deve aprire definitivamente gli occhi sulla totale incapacità di questa società di portare avanti una qualsiasi progettualità sportiva degna della storia della maglia Crociata e della sua gente (Come già chiarito nel mio pezzo e nello spazio commenti, non ritengo corretto addossare questa specifica responsabilità a Krause, in quanto la scelta è più facile sia stata di Cherubini, con sola presa d’atto del patron, e non un ordine da lui impartito, nota di Majo).
Su queste pagine, abbiamo spesso provato a fare l’avvocato del Diavolo e comprendere le esigenze tecniche e finanziarie che sono presenti all’interno della gestione di una società di calcio del livello del Parma Calcio.
Abbiamo apprezzato perfino i sacrifici delle cessioni che potevano trovare una logica funzionale perfino benefica, se contestualizzate all’interno di un certo percorso societario. Ma ormai siamo ben oltre qualsiasi logica di gestione aziendale e provare a comprendere le motivazioni di determinate scelte è sempre più difficile e perfino inutile.
Il Re è Nudo, ed è ora che il popolo, quindi i tifosi, si apprestino a muoversi di conseguenza, magari manifestando civilmente il proprio dissenso. Parma merita qualcosa di diverso, qualcosa di più serio. Markness
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Il problema è che viene criticato sui social ma poi viene applaudito allo stadio. Non appena si manifesta di persona, nasce nella curva la paura del ” senza di lui si torna ad Arzignano ” . Parma è l’ ambiente ideale per personaggi del genere.
Quando hai ragione ,hai ragione ,subito ho pensato ma proprio il Gila è cascato nella buca di parma per traghettarci in serie b ? Ma poi mi son detto se non gliene frega un cazzo a lui figurati a me ,sariss ora ed quaterla CLA busa li ahn ?
Direttore,
sto aspettando il suo articolo ….
Penso sia chiaro che il buon Cuesta abbia abbandonato la nave…
Questo è ancor piu grave… non ci facciano credere che è stata una scelta societaria….
Siamo ai titoli di coda
Il mio articolo è già uscito ieri sera…
Circa il presunto abbandono di Cuesta mi pare ci siano info contrastanti… Sicché prima di esprimermi cerco di avere elementi utili per farlo. Ma che ci si tirino gli stracci parlando di esoneri/rescissioni…
Poi vorrei capire di quale apocalisse vai parlando che mentre cuesta veniva “suicidato” assistito ,il diversamente presidente postava la sua trepidazione il suo orgoglio per il debutto del casia pia uimen ,tu chiamale se vuoi emozioni…
Total.,…..kaos…..preludio ad una b…quasi certa…..naturalmente si spera sempre di no..ma non prevedo un chivu bis…mancano le condizioni tecniche della scquadra che allora era moltonna molto meglio..in piu la societa e’ mal organizzata e non ha nessuna ambizione..ma come e’ possibile incassare 80 mil..e fare una scquadra del genere. ..e a settembre l allenatore..va.. ?
Arrivare almeno quart’ultimi non è impossibile, non è che le avversarie per la salvezza siano inarrivabili.
Certo che il caos non aiuta.
La tempistica è tale da fare supporre che il divorzio sia stato determinato da un litigio estemporaneo.
L’auspicio è che Gilardino prenda subito le redini del gruppo e che lo compatti.
Ampollini darà del tu a gilardino?
Cosa ci si aspettava dalla partita col Genoa , non abbiamo più Strafezza , Pellegrino Circati , Suzuki , infortunati Bernabe e Nicolussi , chi poteva costruire del bel gioco data la evidente scarsità tecnica dei giocatori in campo Cuesta intelligentemente ha protetto la difesa con un centrocampo robusto e con la muraglia cinese di keita , a Cuesta bisogna fargli un monumento a Parma sia per la scorsa stagione e per l’inizio di quest’anno, con il materiale a disposizione, cioè la rosa a disposizione ha fatto i Miracoli , Cuesta oer me è un grande allenatore e sicuramente farà una grande carriera.
Gilardino pessimo acquisto , buon attaccante da giocatore , da allenatore penso non sia adeguato ( vedi Pisa ) .
Quest’anno la vedo male per il Parma , spero di sbagliarmi.
Cuesta è un allenatore che sapeva mettere in campo bene la squadra in base agli avversari alla squadra da incontrare e la contrastavq facendola giocare male , è un ottimo allenatore.
Peccato sia stato esonerato , mi sarebbe piaciuto vederlo di più a Parma con giocatori più tecnici e capaci.
Buongiorno, personalmente credo che la partita col Genoa non abbia minimamente influito sull’esonero (o rescissione?) di Cuesta, se no, il medesimo (la medesima) sarebbe arrivato/a al fischio finale, indipendentemente dall’esito e non la domenica successiva, con una delle tre settimane della inedita mega sosta mandata alle ortiche. Non ci sono elementi certi per affermarlo, ma probabilmente l’altro ieri ci deve essere stato un elemento scatenante, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso dopo mesi e mesi di reciproca sopportazione tra i divorziati.
Su Cuesta la penso come lei: perfetta organizzazione difensiva con relativa fisionomia della squadra, checché ne dicano quelli che blaterano di mancanza d’identità; nello stesso tempo, però, ha avuto il grave limite di non superare mai pagina 100 del manuale, ossia la fase offensiva, grave carenza alla quale ha supplito l’innesto di Strefezza che da solo aveva dato un senso alla manovra d’attacco, grazie alle sue qualità, come del resto per battere il Genoa erano state necessarie due invenzioni individuali di Romero ed Almqvist.
Su Gilardino preferisco non esprimermi preventivamente, anche perché il pregresso, sinora non confortante, potrebbe esser capovolto qua, qualora s’infilasse un’aura positiva creando la giusta alchimia.
Come ho provato a sintetizzare nel mio intervento, più che ragionare se sia più bravo Cuesta o Gilardino, a me ha fatto davvero cadere le braccia l’ennesimo ribaltone alla guida tecnica di una squadra che dovrà ripartire per l’ennesima volta da capo, faticando nuovamente nel trovare una sua dimensione ed una sua identità di gruppo.
Una dirigenza seria e capace, specie dopo tutto il trascorso movimentato degli ultimi anni di gestione Krause, tra serie B e serie A, avrebbe lavorato sulla continuità e sulla stabilità.
Invece si continua pepetuamente a ricominciare tutto da capo ogni 6 mesi.
Mi chiedo come si possa pensare di costruire un progetto sportivo lavorando in questo modo.
Il problema non è Cuesta o Gilardino o chi altri, il problema è che questa società non fa altro che dimostrare tutta la sua confusione e la totale assenza di progetti reali e concreti.
Per come la vedo io, se avevi come obiettivo un certo livello di classifica o di qualità di gioco, dopo l’addio di Chivu non andavi proprio a pescare Cuesta.
Puntavi direttamente un allenatore con altre caratteristiche e maggiore esperienza, magari costruendo una squadra con maggiore qualità ed esperienza.
Dopo una stagione di apprendistato come quella passata, ancora una volta, avresti potuto ringraziare Cuesta e prendere una figura diversa, se volevi puntare ad obiettivi superiori.
Ivece no, lo hai tenuto, facendo credere che ti stava bene il suo lavoro e che avevi un mister con il quale costruire un percorso di lunga durata, andando a migliorare la rosa laddove lo scorso anno aveva mostrato le principali lacune, per provare ad alzare un pochino l’asticella.
E cosa fai a settembre, dopo un mercato, nel quale le principali lacune sono rimaste intatte se non addirittura peggiorate? Metti in discussione il mister, peraltro proprio nel momento in cui sembrava aver ripreso le redini della squadra dopo la vittoria contro il Genoa, andando poi a prendere quello che rimaneva libero su piazza, ovvero Gilardino, il quale non rappresenta neppure una scelta molto più affidabile di Cuesta nè in termini di gioco nè in termini di risultati, dal momento che il suo curriculum di allenatore è assimilabile a quello del giovane spagnolo.
Tutto questo è difficile, se non impossibile da inquadrare all’interno di una logica societaria.
Sembra puro Kaos, una follia che non si capisce più dove dovrebbe portare e che credo stia iniziando seriamente a stancare la tifoseria crociata, che dopo tutti questi anni, meriterebbe per lo meno maggiore maturità e serietà nelle scelte del proprio club.
“Follow the Money”, dicevano: a Krause sono rimaste attività economiche, compreso il Parma, perennemente in perdita e di scarsa rilevanza. Per tenere il Parma in piedi deve attingere continuamente al suo patrimonio personale, che con le centinaia di milioni di euro spesi deve aver subito una bella botta. Se non vuole diventare povero deve tirare a campare come sta facendo. Auguri…
Non è precisamente così: vero che ha venduto la stamperia di soldi senza rimpiazzarla, sicché in caso di necessità deve andare attorno al gruzzoletto (che nel caso specifico, checché se ne dica, è comunque ragguardevole), ma, appunto, attraverso l’attuale gestione in auto-sostenibilità, il Parma Calcio (non seguo l’andamento delle altre aziende del gruppo) non fa più registrare le mostruose perdite dell’inizio dell’era Krause, il quale, per l’avviamento, ha bruciato ben 500 milioni di euro (circa). Con la governance di Cherubini, il Parma, nel 2025, ha fatto registrare un sostanziale pareggio di bilancio (sempre in perdita, ma di pochi spiccioli) e con le vendite dell’ultimo calcio mercato quello del 2026 potrebbe replicarlo o migliorarlo, benché la colonna vertebrale delle cessioni top – (Suzuki-Circati-Keita-Pellegrino) sia stata conclusa solo per 3/4 e non 4/4 (intero): sicché non è corretto asserire di attività perennemente in perdita, anche perché, il Parma Calcio, dei due ultimi esercizi è lontanissimo parente di quello della fase di avviamento. Non so dove questo player trading spinto ci potrà portare, anche perché non sempre si potrà avere merce di prim’ordine da rivendere, soprattutto se, come accade, si mette al primo posto la valorizzazione del singolo per plusvalenza a differenza della normale e naturale competitività che andrebbe riportata al centro del villaggio.
Probabile che Cuesta, messi insieme diversi pezzi del puzzle, sia arrivato alla stessa logica conclusione a cui siamo giunti tutti: ossia che a Parma non esiste nessun piano sportivo o almeno non c’era quello che gli era stato prospettato, ne ha tratto le conclusioni e ha accettato di buon grado la fine del rapporto, con la richiesta però di essere pagato fino a giugno, dato che per rimanere qui aveva rifiutato in estate alcune proposte
Sulla parte conclusiva del ragionamento non ne sarei così certo: uno dei miei mantra (che Pongonazzo mi riferisce mi abbia mutuato il buon Dallatana ieri sera a Bar Sport – segno che sono bandito io fisicamente, ma non le mie idee) è che la scorsa estate fosse mancato il Marotta della situazione, ossia colui che, come accaduto con Chivu, salvasse l’imbarazzo del Parma (e di Cherubini) che non aveva intenzione di confermare l’artefice della difficile salvezza e che poi avrebbe fatto fortuna all’Inter. Per Cuesta, in realtà, di offerte decenti, non credo ce ne fossero proprio, al di là del fatto che – ma questa è una mia ipotesi non suffragata da certezze – Krause non abbia avallato la proposta “europea” di Cherubini che intendeva aumentare lo step anche magari con un tecnico nuovo, proposta ambiziosa che, però, andava a cozzare con quel regime di auto-sostenibilità che sta caratterizzando il periodo post avviamento da parte della presente proprietà.