IL GRAFFIO DEL LEONE / NASCITA DI UNA TRAGEDIA
(Markness) – La serata del 1° settembre 2026 resterà nei cuori dei tifosi gialloblù a lungo come una delle serate più amare degli ultimi tempi.
Nello stesso momento, esattamente allo scoccare delle ore 20:00, mentre sulla città cadeva una pioggia battente di fine estate che inzuppava i pochissimi tifosi presenti in Curva Nord – che avranno rivolto parole al miele rivolte al CEO Cherubini, ripensando alle sue recenti dichiarazioni in merito alla ritrovata bellezza dello Stadio Tardini – il Parma veniva eliminato dalla Coppa Italia ad opera della Cremonese, con un perentorio 0-2, e vedeva chiudersi il mercato estivo 2026, senza nessun acquisto dell’ultima ora.
Sono molti i temi di cui discutere dopo una serata come questa, e proveremo a farlo, analizzando i principali aspetti che hanno portato il Parma, ed i suoi tifosi, a vivere una serata simile, che già denota i primi sintomi della tragedia in atto.
Iniziamo dalla fine, ovvero dalla partita di Coppa Italia che ha visto un Parma davvero inguardabile, con una formazione che definire sperimentale è persino un complimento. Una banda di scappati di casa che sembravano messi lì per caso, senza un minimo di ordine tattico, né un briciolo di carattere e con evidenti limiti tecnici su cui non credo possa bastare qualche settimana per metterci una pezza.
Di fronte a noi, una Cremonese che, seppur giocando in serie B, con molte riserve e con un allenatore già esonerato de facto, al cospetto dei nostri sembrava il Real Madrid dei Galacticos, potendo contare su un ordine tattico che dalle nostre parti non si vede nemmeno col binocolo e su giocatori che hanno al tempo stesso qualità tecnica, volontà e pure esperienza. Ne è venuto fuori un passivo di 0-2 che poteva perfino essere più alto, con il solito Parma incapace di reagire e di creare azioni da gol reali.
Ma come siamo arrivati a questo punto?
Il Parma ha chiuso la stagione raggiungendo l’obiettivo salvezza, confermando Cuesta che aveva chiuso il campionato con una squadra che aveva trovato la sua dimensione e la sua identità. Questa sessione di mercato serviva a proseguire il progetto già avviato lo scorso anno e, possibilmente, cercare di rendere la squadra più prolifica da un punto di vista realizzativo, alzando l’asticella.
Purtroppo, bisogna constatare dal mercato appena concluso e dai primi risultati ufficiali che non sta accadendo nulla di tutto ciò.
Il Parma visto in queste prime uscite, non sembra affatto una squadra al secondo anno di percorso, ma al contrario appare più come una squadra che affronta il campionato a seguito di una rivoluzione totale.
Questo è a mio avviso, la cosa più grave ed intollerabile. Se si è scelto di proseguire sulla strada della continuità, perché vediamo una squadra che sembra essere ripartita da zero?
Che bisogno c’è di stravolgere tutto, peraltro con metodi alquanto incomprensibili e per niente assimilati dai giocatori in campo, nonostante il mese e mezzo di preparazione alle spalle, quando bastava ripartire dalla solidità raggiunta sul finire dello scorso campionato, cercando di migliorare quello che aveva funzionato meno?
Il vantaggio di ripartire con lo stesso allenatore e con la stessa base del gruppo dello scorso anno stava proprio in questo. Se, al contrario, si deve ripartire da zero, allora tanto valeva cambiare allenatore e metodo di gioco, magari cercando qualcuno che proponesse un calcio diverso e che abbia anche una maggiore esperienza al riguardo.
Come dicevamo all’inizio, la serata del 1° settembre 2026 ha visto anche la chiusura del mercato ed è quindi arrivato il momento di tirare le somme ed analizzare cosa è accaduto.
Abbiamo già ampiamente dibattuto circa le necessità di vendere alcuni dei pezzi pregiati, e pertanto non intendo tornare sulle vicende che hanno visto le cessioni di Suzuki, Pellegrino e Circati. Cessioni che tutti, più o meno, abbiamo ben metabolizzato e che possiamo perfino accogliere positivamente, considerando i prezzi più che adeguati di vendita e le più che lecite ambizioni personali dei ragazzi coinvolti.
Il punto, quindi, non è la strategia societaria che punta, come fanno tutti del resto, alle plusvalenze e al player trading. Il punto è la strategia con cui vai ad affrontare il mercato, tenendo conto della visione di squadra che intendi realizzare per raggiungere i tuoi obiettivi.
Qui bisogna dire che le scelte del Parma sono risultate molto confuse e in alcuni casi prive di logica, perché il Parma non è riuscito per niente a coprire i buchi dello scorso anno e continua anche quest’anno a giocare con alcuni ruoli fondamentali scoperti.
Mi riferisco principalmente alla mancanza di laterali validi, al netto di Delprato e Valeri, e l’assenza di centrocampisti di qualità o di registi che dir si voglia.
Qualunque idea di costruzione di gioco, che sia dal basso o in verticale, necessita di centrocampisti dai piedi buoni e dal cervello pensante, così come da esterni che sappiano correre sulla fascia, superare gli avversari e mettere dei cross al centro dell’area avversaria.
È mai possibile che siamo ancora appesi a Bernabé che è più fragile di un soffio di vento e che ha pure il contratto in scadenza, ed in sua assenza, visto anche l’infortunio di Nicolussi Caviglia, si è costretti a schierare Konaté della primavera, che peraltro nemmeno lì giocava come regista?
È mai possibile che sulla fascia, come alternativa a Valeri (mica Maicon, eh…) abbiamo confermato Carboni, nonostante sia chiaro perfino a lui che quel ruolo non è roba sua?
Passiamo poi all’attacco, dove la partenza di Pellegrino e la mancata conferma di Strefezza, hanno visto gli ingressi di Romero e di Touré. Giocatori che, sulla carta, possono anche fare bene, a patto però di essere messi nelle condizioni a loro più congeniali, ovvero quelle di farli giocare in coppia e magari di ricevere palla sul piede o in profondità. Cercare di utilizzarli nello stesso modo con cui utilizzavi Pellegrino, non sembra proprio il modo migliore di sfruttare le loro capacità.
A me sembra molto chiaro che sia alquanto improbabile schierare questa squadra con il fantomatico 4-3-3 dichiarato per tutta l’estate e mai visto in campo, neppure nelle amichevoli. Invece di mascherare la squadra con dei moduli posizionali improbabili che vorrebbero una specie di 5-5-5 in stile Oronzo Canà, mi sembra sarebbe molto più semplice riproporre la difesa a 3 e adeguare il resto della squadra sui sistemi conseguenziali che possono spaziare dal 5-3-2 al 3-5-2 fino al 3-4-2-1.
A tal proposito, non scarterei affatto la possibilità di pescare qualche jolly dagli svincolati che potrebbero aiutare a sistemare la rosa, soprattutto sulle fasce. Mi viene in mente Darmian che potrebbe dare il cambio sia a destra che a sinistra, ma anche un El Sharawy, che giocava largo a sinistra nella Roma di Gasperini, tanto per fare alcuni nomi.
Questa sessione di calciomercato doveva darci il metro di quello che il Parma di Krause vuole fare da grande. Dopo anni di rivoluzioni tra serie A e serie B, quest’anno il Parma aveva la possibilità di ripartire all’insegna della continuità e con le intenzioni di migliorare la propria rosa per stabilizzarsi in serie A e continuare a crescere come club e come squadra.
Le modalità con cui è stato gestito questo mercato estivo, deludono tutte le aspettative.
Questo Parma è riuscito incredibilmente a ripartire da zero, pur restando uguale a quello dello scorso anno. Non sono stati affrontati e risolti i principali problemi della rosa che avevano mostrato lacune già nello scorso campionato e neppure sono stati fatti investimenti in grado di aumentare particolarmente la capitalizzazione del parco giocatori.
Tolti i tre che sono appena usciti, l’unico che ad oggi, può avere un mercato interessante è Keita, per il resto mi pare che ci siano ancora più incognite dell’anno scorso.
Se aggiungiamo il totale silenzio sulle opere infrastrutturali cui Krause aveva puntato in passato per rilanciare la sua immagine di Re Mida a Parma, c’è da chiedersi cosa voglia fare a questo punto, il tycoon americano. Ha ancora senso continuare così all’infinito, stagione dopo stagione, sempre alla ricerca di un qualcosa che non arriva mai, senza mai veramente cercare di alzare l’asticella?
Che senso ha perseguire questa mediocrità all’infinito, avendo come unica speranza quella di trovare tre squadre peggiori della tua per non tornare in serie B?
Se non si è riusciti a lavorare bene neppure dando continuità ad un anno positivo come quello scorso, quando dovrebbe iniziare a dare i suoi frutti questo progetto?
Purtroppo non riceveremo alcuna risposta da parte della società a queste domande, per cui non ci resta che affrontare la stagione, consapevoli della tragedia in atto, che potrebbe abbattersi su di noi, per l’ennesima volta. Markness
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Di sicuro non dovremmo avere tutti questi problemi, visto il tempo che c’è stato per preparare questo campionato. L’impressione è che la società sappia programmare bene a livello giovanile, ma che per la prima squadra le cose vadano diversamente.
L’ostinazione con la quale si è cercato di fare cambiare a Cuesta l’impostazione del suo impianto di gioco doveva essere accompagnata dall’acquisto di giocatori funzionali al raggiungimento dello scopo. Cosa che non si è verificata e non si capisce il perché, visto che sul mercato nazionale ed estero la possibilità di reclutare giocatori con caratteristiche adeguate era possibile restando su cifre accessibili per il Parma.
Per fortuna Del Prato ha scelto di restare, ci sarà tanto bisogno della sua leadership in questa stagione
Io, comunque, non esalterei oltremodo la programmazione delle giovanili, perché è vero che a livello di risultati non c’è nulla da dire, essendo, da esordienti, risultati vicecampioni della Primavera 1, ma quel che conta è sfronare calciatori pronti all’uso per la prima squadra o la rivendita: da questo punto di vista, dello squadrone di Corrent mi pare di vedere trapiantati in prima squadra i soli Drobnic e Konate, quest’ultimo pagato non poco e giù Crocefisso dagli incontentabili tifosi dal palato fine. Voglio dire: anche nel vivaio sono stati investiti denari importanti, ma non sempre con soddisfazione (io ho sempre il mente un portiere polacco pagato uno sproposito…)
In prima squadra potevano esserci benissimo anche Cardinali e Mikolajewsky, nel roster ci sono alcuni giocatori che di certo non sono loro superiori.
Di altri giocatori promettenti è stato mantenuto il controllo mandandoli a fare esperienza in B e C.
Konate e Drobnic hanno i mezzi per essere inseriti nelle rotazioni, per essere al debutto in Serie A c’è di che essere soddisfatti.
Non sono loro che devono fare la differenza, è che in una squadra non performante i giovani non trovano il sostegno dei compagni che già sono in difficoltà per i fatti loro.
È quello che è capitato anche a Kouda contro il Cagliari.
I giovani vanno inseriti in una struttura funzionante, altrimenti si rallenta la loro crescita.
E soprattutto vanno incoraggiati
Trovo bellissimo inserire giovani della primavera in prima squadra e sono convinto che Konaté e Drobnic, come anche altri, per i quali si è deciso di farli giocare in prestito fuori, abbiano la possibilità di maturare ed essere dei buoni prospetti per il Parma del futuro.
Ma il loro inserimento deve essere ben calibrato ed inquadrato all’interno di ruoli ben definiti, rispettando le loro caratteristiche e le necessità della squadra.
Perché chiedere a Konaté di fare il regista, quando fino a qui non lo ha mai fatto e probabilmente non è il ruolo poiù congeniale alle sue caratteristiche?
Così come con Drobnic, perché chiedergli già la responsabilità di impostare il gioco dalla difesa, quando probabilmente sarebbe meglio farlo maturare in marcatura, affiancato da giocatori più esperti o magari all’interno di una difesa schierata a tre dietro, dove potrebbe rendere di più?
Non è detto che i ragazzi abbiano per forza quel tipo di qualità, magari possono emergere attraverso altre caratteristiche, che pure farebbero comodo alla squadra, ma che vanno sapute valutare per quelle che sono, non per quelle che si vorrebbe fossero.
Il mio timore è che Cuesta si stia incamminando sulla stessa strada di Pecchia, ovvero quella di non vedere le qualità della rosa per quelle che sono, ma per quelle che si vorrebbe che fossero.
Attenzione perchè Pecchia pagò caro questo atteggiamento, e seppure ci fosse stata una direzione da parte della proprietà a cambiare modo di giocare del Parma, io mi auguro che Cuesta, che ha già dimostrato essere persona intelligente, si renda conto molto rapidamente che un certo tipo di gioco, con questi giocatori è semplicemente impossibile.
Come fu lo scorso anno infatti, la rosa allestita a fine mercato presenta alcuni gravi buchi in ruoli specifici, che rendono molto difficoltoso il proporre un certo tipo di calcio.
Meglio quindi fare bene quello che si può fare, e indirizzare la squadra verso quell’equilibrio che si era raggiunto a Maggio, piuttosto che traballare così pericolosamente come visto in queste prime uscite.
Anche perché l’equilibrio ed i risultati positivi, sono gli unici ingredienti per valorizzare anche i giocatori della rosa. Vale per i giovanissimi ma anche per i più esperti.
E senza risultati positivi, addio anche plusvalenze.
A buon intenditor……
A me è piaciuto il fantasista della cremonese autore del secondo gol, davvero interessante. Come giustamente ricorda Markness, l’assenza di chi almeno se non considerato buono, usa la testa, tipo Bernabè, Nicolussi, lo stesso Strefezza, ha portato allo sfascio la compagine della piccola Parigi. Ahh no scusate Bernabè ha deluso, ha delusoo, ha delusoooo (Cit Nomadi).
Analisi lucidissima e condivisibile, almeno per me. Quello che stupisce è la sensazione di ripartire sempre da zero. Anni e anni di gestione USA e non abbiamo ancora capito quali siano le ambizioni, al di la dei facili proclami puntualmente contraddetti. Se ripenso ai primi anni, con acquisti ad effetto (ma risultati pessimi, come adesso) sembra di parlare addirittura di un’altra gestione. Altro particolare da non sottovalutare, come riportato da Markness, è la preoccupante mancanza di ” investimenti in grado di aumentare particolarmente la capitalizzazione del parco giocatori”. I pochi validi sono in prestito o in scadenza, poi ci sono Keita e Romero e poi… si aspetta lo “sbocciare” di Frigan e Ordonez? Speriamo bene.
La terza maglia di quest’anno ricorda in modo inquietante tra il fondo blu basico e i dettagli fluo la terza maglia della stagione 20 21 non aggiungo altro se non che il “gioco” di Cuesta ricorda Liverani
Diciamo che la programmazione non riguarda il raggiungimento di obiettivi sportivi ma solo quello di obiettivi finanziari e di cassa.
Sì, ma credo che, se a Cherubini sarà lasciata sufficientemente lunga la corda del collare, pian pianino questo tipo di disequilibrio (tra auto-sostenibilità e competitività) potrà esser ricalibrato, perché il Plenipotenziario è perfettamente consapevole che i miracoli non sono riproducibili eternamente e che la disgrazia di una retrocessione in B manderebbe a carte 48 quanto sinora fatto sotto il profilo di risanamento della gestione, dopo le “follie” dell’avviamento, allorquando si spese più del Como per esser retrocessi e rimanere tre anni in Cadetteria…
Certezze equilatere.
Kraus(e) che non casualmente fa rima con Zeus è la nostra divinità. Altre divinità sono Oliver (per discendenza) e l’Aboha (divinità libera). Cherubini invece è un semidio (cioè è solo parzialmente divino come le sue vicissitudini confermerebbero) incaricato dal padrone dell’empireo dei 9 cieli e della terra di far funzionare la baracca.
Il semidio sapendo le inclinazioni del divino (player trading ad oltranza e sviluppo del calcio femminile), non avrebbe mai potuto scegliere un allenatore di fama acclarata e personalità e così ha dovuto ripiegare su un ragazzo mortale e debuttante. Neanche il semidio poteva sapere se la scelta sarebbe stata vincente ma era certo che l’avrebbe governata, che avrebbe guidato gli eventi (governante ombra). E così effettivamente è stato e continua ad essere.
Qualsiasi altro allenatore AAA o anche solo A non avrebbe mai accettato di contare così poco nella costruzione della squadra. Non darei però troppo per scontata la fedeltà perpetua del mister e la sua prostrazione totale. Certamente però il metà-uomo e metà gobbo è assai scaltro e, consapevole che sono gli eventi improvvisi a far deviare il corso della storia, avrà sicuramente già disposto una nuova linea di discendenza (perché non credo proprio che il Cheru abbandoni il cayuco soprattutto adesso che il posto di Ausilio è già stato assegnato).
Cosa dovremmo sperare allora noi mortali tifosi? Sinceramente io continuo, nonostante il pessimo inizio a preferire l’infante di Spagna all’unto del Cheru, (Pirlo) a patto che come l’anno scorso si convinca che l’unica ambizione che si può concedere sta nella la nobile lotta per la salvezza, magari attraverso il gioco primitivo che era stato in grado di insegnare. Esiste però il rischio che lo spagnolo che ha frequentato le panchine buone creda di riuscire a replicare quel tipo di gioco che da vice del vice del vice ha visto praticare o addirittura potrebbe creare da solo i propri valori…(un oltreuomo).
Se però tutto questo, nonostante l’ambizioso titolo iniziale, fosse una fandonia.. e in un momento di crisi Zeus incattivito, suggerito dall’Aboha, nominasse Corrent, io organizzerei, Piantedosi permettendo, un pic-nic
Caro Majo, vedo sulla gazzetta dello sport di oggi che il Parma ha chiuso il mercato con un +55,5 milioni. Chiedo, non si è potuto o non si è voluto (KK) prendere l’esterno che serviva e quant’altro?
La mia sensazione è che Cherubini, che si era sbilanciato in Tv (ed ora tutti lo stanno crocifiggendo, ma il vero peccato originale era la piocionata e tintognata su Strefezza) sull’esterno alto, probabilmente già lo avesse in mano, ma poi – si sa come vanno le cose in ultimo – sia saltato per qualche intoppo. Non credo nel veto di KK, perché Cherubini è molto abile nel sapersi muovere tra l’ordinata auto-sostenibilità e la competitività, non tanto per la goduria dei tifosi, quanto perché sa perfettamente che in caso di serie B col cavolo che fa altre supervendite. Peraltro: quota 100 non l’ha raggiunta, limitandosi ad accontentare il 75% della richiesta…