IL GRAFFIO DEL LEONE / UN PUNTO PER INIZIARE A GUARDARE LONTANI
(Markness) – Con il pareggio interno col neopromosso Monza di Juric, arrivano il primo gol della stagione ed il primo punticino in classifica. Entrambi i “record” segnano la firma del giovanissimo Lontani, MVP dell’incontro, che appena entrato dalla panchina trova la giocata vincente per la rete del pareggio.
Sotto il sole cocente di un’estate che non vuole finire mai, il Parma si dimostra ancora alla ricerca della sua identità e, semplificando forse un pochino, la prestazione dell’ex Milan, potrebbe aiutare Cuesta a facilitare il lavoro futuro, registrando la squadra con modulo che preveda Lontani più altri dieci.
Analizzando la sfida con il Monza, emerge il ritorno alla difesa a tre, con le varianti di collocazione tattica della squadra tra il 5-4-1 in fase di non possesso, alternato al 3-5-2 del primo tempo che poi è diventato un 3-4-2-1 di spinta, nel secondo tempo.
Come avevamo molto dibattuto nei giorni precedenti, a me sembra un passo avanti decisivo per trovare la giusta collocazione delle pedine a disposizione dell’allenatore e mi auguro che non si ritorni più ad altre fantasiose applicazioni tattiche.
La partita ha visto l’ingresso dei nuovissimi acquisti, entrambi apparsi ancora spaesati e fuori forma, ma con prestazioni diverse. Molto negativo l’impatto alla gara di Diego Carlos, che ha sbagliato quasi tutti gli interventi e, francamente, ha trasmesso meno sicurezza del giovane Drobnic in questo suo debutto al Tardini.
Molto meglio l’impatto alla gara di Sierro, che ha dimostrato subito di essere un buon giocatore, con la personalità giusta per guidare il centrocampo del Parma e per alternarsi con i vari Nicolussi Caviglia e Bernabé, non appena saranno rientrati.
Complessivamente, la squadra è ancora molto indietro nella preparazione, molto lenta nella manovra, nei movimenti senza palla e nella costruzione di gioco.
Le prestazioni, decisamente insufficienti di Valeri e Britschigi, che faticano a superare gli avversari e a fare dei cross o dei filtranti degni di nota, dimostrano, ancora una volta, quanto avrebbero fatto comodo alternative sugli esterni.
In attacco, prova impalpabile di Romero, sul quale occorrerà trovare in fretta la giusta capacità di innesco, che non può essere la stessa utilizzata con Pellegrino per le evidenti differenze fisiche tra i due giocatori. Mentre El Bilal Turé, in campo per tutti i 90 minuti, pur avendo svariato per tutto il fronte d’attacco, giocando da prima punta, da seconda e pure da esterno, non è stato capace di fare una, e dico una, giocata che lo distingua da un qualsiasi debuttante non dico della Primavera, ma neppure degli Allievi.
C’è da augurarsi che l’attaccante maliano, sia ancora indietro con la preparazione, perché il giocatore visto a Parma in queste prime uscite, sembra un flop clamoroso, da far rimpiangere e di molto, l’aver lasciato partire in prestito il giovane Mikolajevski.
Vorrei spendere due parole anche sull’ottima prova di Corvi, che in barba ai suoi detrattori, ha salvato il risultato in almeno tre occasioni, fornendo un grandissimo contributo al risultato finale della gara e trasmettendo sicurezza a tutto il reparto. Daffara dovrà dimostrare in allenamento di essere davvero un predestinato, altrimenti sarà difficile scavalcare un Corvi così dalle gerarchie del mister.
In settimana si è molto discusso del pubblico del Tardini ed in particolare della Curva Nord, a seguito della protesta dei Boys per l’iniziativa “Andiamo al Parma”. Seppur non di fronte ad una sfida di cartello ed in un orario abbastanza infelice per le condizioni climatiche, lo stadio ha sostenuto la squadra per tutto l’incontro, alzando la polemica solamente per l’orribile maglia rosa-nero con cui il Parma è sceso in campo.
Rimane purtroppo, l’impatto visivo abbastanza triste di uno stadio mezzo vuoto, con una Curva Sud completamente deserta dal momento che i tifosi del Monza accorsi a Parma erano esigui. Ma anche le tribune sono sembrate semi vuote. Tutti aspetti su cui occorre interrogarci per capire quali sono le cause e se la società potrebbe intervenire per provare a risolvere o tamponare in qualche modo, ma anche ragionare se in una ipotesi di stadio nuovo, non certo all’orizzonte viste le ultime dichiarazioni di Cherubini al riguardo, la situazione cambierebbe in positivo oppure no.
A proposito, davvero complimenti alla Lega Calcio che allestisce un calendario davvero improponibile per la salute dei calciatori e dei tifosi proponendo orari decisamente sbagliati viste le mutate condizioni climatiche. Simonelli aveva stigmatizzato lo Stadio Tardini per le poche presenze tra gli spalti, ma sarebbero da elogiare i tifosi, che nonostante impianti fatiscenti e clima infuocato, ancora hanno il “vezzo” di andare allo Stadio.
La prossima gara col Como, in un contesto molto più sfidante, ci potrà dire se la squadra stia iniziando a ritrovare la china, ma uscire dal Senigallia con dei punti sarà davvero difficile perché questo Parma, seppure con la ritrovata difesa a tre dello scorso anno, è ancora, troppo indietro su troppi aspetti fondamentali per arrivare al cospetto di una squadra forte come il Como, con delle chance di fare risultato.
Insomma, ancora troppo poco per essere felici, ma almeno sembra muoversi qualcosa, con la speranza che il tempo, fattore spesso citato da mister Cuesta, possa lavorare al nostro fianco ed essere un nostro alleato. Certo, se magari si fosse ripartiti subito dal lavoro dello scorso anno senza perdere tutta l’estate ad inseguire le chimere del bel giuoco, chissà, magari potevamo anche essere più avanti e risultare fin da subito più efficaci. Markness
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Considerazioni del tutto condivisibili.
Lontani sa giocare a calcio ( cosa non comune in questo Parma ) e non averlo schierato dall’inizio è stato un errore da matita blu.
Per il resto si è vista la consueta ampia dose di confusione unita all’obiezione di coscienza a saltare l’uomo.
La modestia tecnica di questa squadra è disarmante, Cuesta potrà salvarla solo con una difesa stile bunker inespugnabile
Se se fosse stata una mossa proprio per sfruttarne le caratteristiche per rimettere le cose a posto a gara in corso, come poi sarebbe stato?
Non credo che sia stata una mossa di quel tipo, è altamente probabile che si sia trattato di un errore di valutazione da parte di Cuesta. Il Parma ha totale bisogno di un giocatore in grado di creare la superiorità numerica, perciò Lontani deve giocare sempre.
In caso contrario bisogna rassegnarsi a fare indigestione di passaggi all’indietro e cross sbagliati.
Non è un caso che le partite del Parma siano le meno viste in assoluto su Sky e Dazn…per guardarle occorre essere veri tifosi
Nel modulo del primo tempo io ho visto un 3-5-2 con la coppia Turè-Romero che doveva fungere sul modello della coppia Strefezza-Pellegrino dello scorso campionato.
L’esperimento è stato molto negativo sia perché tutto il Parma del primo tempo è sembrato molto molle e disordinato, sia perchè Turè non è stato in grado di gestire un pallone e Romero non ha le caratteristiche di far salire la squadra che aveva Pellegrino.
Nel secondo tempo, complice il gol da recuperare, a me è sembrato un Parma schierato con un 3-4-2-1 con Lontani e Frigan che agivano a ridosso di Touré che faceva da prima punta centrale.
L’esperimento ha funzionato grazie alla bravura di Lontani di trovare il jolly in una delle poche occasioni prodotte dal Parma.
Ma anche nel secondo tempo, il Parma ha faticato parecchio a produrre azioni offensive e bisogna ringraziare la stanchezza del Monza e gli interventi di Corvi, altrimenti avremmo rischiato di uscire nuovamente sconfitti.
Condivido sulla modestia tecnica della maggior parte dei nostri giocatori, specie nei ruoli chiave.
Nel gioco con la difesa a 3, gli esterni sono fondamentali.
Né Valeri tantomeno lo svizzerino rappresentano del giocatori affidabili nel ruolo e le alternative sono praticamente inesistenti (Carboni, Almqvist, Diallo).
Questo a mio avviso è un fattore determinante perché lo stesso vulnus era presente anche lo scorso anno (vi ricordate Lovik messo a giocare a destra?) eppure in questa finestra di mercato non si è neppure lontanamente cercato di trovare giocatori che almeno rappresentassero una valida alternativa ai seppur scarsi titolari.
Quello che emerge in più, è anche la forma atletica della squadra che a me è apparsa indietro rispetto a quella degli avversari fin qui incontrati.
Mi piacerebbe veder Almquivist 5° a destra, peggio di Britschi non farebbe
Corvi è plusvalenziabile? Direi iper plusvalenziabile non essendo costato un borro…magari a gennaio arriva un’offerta dalla Viola per lui Bernamèl sempre che da qui a sner 5/6 partite quel piplone lì ke giochi…solo la Viola o in Turchia possono prendere un cesso del genere mi spiaze per Kraus e Rugolotto niente plusvalenza sul Nico Paz nostrano
A gennaio arriva l’offerta per Keita
Tecnicamente sono entrambi plusvalenziabili in quanto entrambi “ingaggiati” a costo zero.
Per Corvi tuttavia, è impensabile che possa raggiungere un valore neppure lontanamente simile a quello di Suzuki, pertanto, vista anche la sua fede gialloblu, potrebbe diventare facilmente un giocartore “bandiera” restando a Parma ancora per molte stagioni, sia come primo che eventualmente come secondo portiere.
Per Bernabé il discorso è diverso. E’ ovvio che ci si attendeva dal ragazzo che potesse raggiungere i più alti livelli, ma purtroppo questo non è accaduto e sinceramente dubito che accadrà quest’anno.
Perderlo a zero dispiace, ma da un punto di vista esclusivamente finanziario non saremmo al cospetto di una perdita, ma semmai di un mancato introito a seguito di un investimento fatto anni fa. Praticamente lo stesso caso di molti altri giocatori passati a Parma in questi anni. Insomma poco male, sono cose che ci possono stare.
Questo significa che nei prossimi mesi, anche in base al suo rendimento, il Parma potrà scegliere se abbandonarlo al suo destino lasciando che vada altrove a parametro zero, cercare di piazzarlo a gennaio anche semplicemente con un prestito oneroso giusto per recuperare qualcosa (che sarebbe pur sempre una piccola plusvalenza) oppure rinnovare il contratto con la duplice opportunità di attendere una futura, remota, rivalutazione del giocatore in ottica di rivendita a maggior prezzo, o magari farlo restare a Parma a lungo termine, come uomo di esperienza e magari come quel giocatore in più da utilizzare nei momenti in cui la sua condizione è migliore in affiancamento agli altri.
Quest’ultimo caso, fatte le debite proporzioni, ricorderebbe i casi di Dybala o Pellegrini alla Roma, tanto per fare qualche esempio recente. Vedremo a breve come finirà per il catalano. Sempre che risolva i suoi problemi muscolari e torni a giocare.
Invece di preoccuparsi di ste cazzate di plusvalenze sarebbe stai meglio pensare a mettere su una rosa presentabile in serie A come ha fatto il Cagliari dopo aver perso anche loro numerosi giocatori. Quest’anno Kraus ha finito chiuso il giochino con la retrocessione finisce. Ciao ciao plusvalenze e spero ciao ciao Kraus
E magari pure ciao ciao calcio a Parma.
Ah perché è calcio ⚽️ quello che si vede a parma con krause? Ma va là….
Di calcio fatto così possiamo farne tranquillamente a meno. Ed i numeri di presenze al Tardini lo dimostrano
Torniamo ad Arzignano senza Kraus!!!!!! E arriva il Babau
La gestione Krause è stata fin qui molto negativa ed io sono sempre stato il primo a criticare il suo operato, ma cerchiamo anche di essere razionali e renderci conto che alternative all’altezza non si trovano a buon mercato.
Abbiamo vissuto un fallimento epocale con Ghirardi a cui è succeduta l’epopea dei “Magnifici 7” che avrebbe dovuto rappresentare la vera svolta per la gestione del calcio a Parma.
Purtroppo i 7, al cospetto dei costi di gestione di una squadra di fascia media in serie A, si sono rivelato molto poco “Magnifici” e hanno preferito cedere la squadra ad un imprenditore made in USA che i soldi da spendere nel calcio ne aveva e ne ha a sufficienza.
Ora secondo voi, in un mondo post-globalizzazione in pieno subbuglio e con l’inflazione che galoppa a due cifre su tutto il Globo, se fallisce Krause, a Parma chi arriva?
Una squadra con una città ed una tifoseria che equivale alle vicine Reggio, Modena, Piacenza, non può certo vantare di diritto assolutamente nulla di più di quello che sta facendo Krause.
Mettiamocelo bene in testa, noi siamo quel che siamo. Punto.
Intorno a noi ci sono piazze come Genova che hanno una Samp in serie B ed un Genoa che con un monte ingaggi superiore al nostro, abbonati e posti stadio superiori al nostro, si gioca salvezza insieme a noi ogni anno.
Abbiamo il Torino che dall’alto della sua gloriosa storia, con una città metropolitana alle spalle ed uno Stadio da oltre 35 mila spettatori non ha un acuto da almeno 40 anni.
L’Udinese, con i conti in ordine, uno stadio nuovo ed una stabilità in serie A da almeno 30 anni, fa il nostro stesso campionato.
Il Palermo, con il City Group alle spalle, una piazza con un nome famoso in tutto il mondo, non riesce a staccarsi dalla serie B da molti anni,
E potrei continuare ore con esempi di realtà dove sarebbe molto più redditizio investire rispetto a Parma, se fossi un ultra miliardario interessato al calcio italiano.
Per cui smettiamola di fare questi discorsi da provinciali che rimpiangono gli anni 90, e storcono il naso perché all’evento di “Andiamo al Parma” era ospite la Polizia o perché la Terza maglia firmata PUMA (terzo brand al mondo in campo di maglie da calcio) ha utilizzato dei colori che non rispecchiano la nostra storia.
Godiamoci la serie A con Krause, perché il percorso che stiamo seguendo è assolutamente in linea con la nostra realtà e con quello che è diventato il calcio nel 2026.
E speriamo che la squadra possa darci delle soddisfazioni anche durante questo campionato e che possa restare in serie A.
Se un giorno Krause deciderà di vendere, ricordiamoci tutti, che è nel suo interesse quello di vendere una società che milita in serie A, con i conti in ordine e con un valore capitale il più elevato possibile, non è quindi pensabile in NESSUN CASO che Krause abbia interesse a retrocedere in serie B.
La narrativa che fai circa i Magnifici 7 non è storicamente corretta, e non posso accettare che un autore di StadioTardini.it, sia pure in un suo commento personale e non in un articolo, possa riportarla nel forum del quotidiano on line di cui sono direttore. Pertanto propongo sotto la corretta versione dei fatti, alla quale Ti prego di attenerti quando ne tratti qua.
Il club di amici riuniti sotto l’insegna di Nuovo Inizio – stimolati da Marco Ferrari, che ne sarebbe rimasto il collante – aveva come oggetto sociale il riportare il calcio a Parma, appunto dopo il fallimento Ghirardi. Si trattava di una start-up che non si prefiggeva la gestione a lungo del club, ma, appunto quello di renderlo appetibile per “imprenditori calcistici”, più idonei di loro (che non ne avevano l’intenzione, come ampiamente dichiarato in tempi non sospetti) a prenderlo in carico.
Non a caso, prima di Krause, cedettero le quote di maggioranza a Li Zhang, salvo, dopo le inadempienze dello stesso, tornarne in possesso. Con la loro gestione “sul breve” (di qui improprio anche il recente paragone fatto da Cherubini in Tv) hanno ottenuto le famose tre promozioni “Come noi nessuno mAi” e salvato la categoria, senza affanni, per altri due anni.
Siccome, però, il loro scopo non era gestire direttamente la società, ma metterla nelle mani di chi avesse intenzione (a differenza loro) di profondere risorse, ecco motivata la cessione a Krause (che superò Al Mana, contestualmente, o quasi, in corsa).
Quindi è concettualmente errato ed anti-storico contrabbandare il loro (preannunciato) transito per quello che “avrebbe dovuto rappresentare la vera svolta per la gestione del calcio a Parma”, come annoti, erroneamente, Tu. Men che meno la frase successiva: “Purtroppo i 7, al cospetto dei costi di gestione di una squadra di fascia media in serie A, si sono rivelato molto poco “Magnifici” e hanno preferito cedere la squadra ad un imprenditore made in USA che i soldi da spendere nel calcio ne aveva e ne ha a sufficienza”, dal momento che, come già ribadito, non è mai stato nei loro piani la gestione nel lungo, per cui non è che se ne siano scappati dopo (balla colossale che qualcuno ha messo in giro, ma che non corrisponde al vero) al cospetto di costi che conoscevano già da prima, motivo, appunto, per il quale non avevano MAI considerato di restare di più. Anzi: i due anni successivi al cinese sono stati un’aggiunta doverosa, ma non prevista.
La difesa a oltranza Di Maio dei
Magnifici 7 è da elogiare . Visto che l hanno degradato (o demansionato chiamatelo come volete ) dalla prima squadra l hanno
Messo a seguire le giovanili e femminili , sostituendolo con un giovane alle prime armi , un plauso sentito per la correttezza pochi avrebbero il coraggio di difendere chi ti ha trattato così io non
L avrei
Quello “scherzetto” ovviamente non mi piacque affatto, ma a distanza di poco tempo chi me lo tirò riconobbe di essersi pentito. Probabilmente aveva agito d’impulso. Forse, ragionandoci meglio su, aveva capito che, pur desiderando ardentemente inserire altra figura professionale che stima assai in quello che era il posto che mi aveva assegnato, sarebbe stato più funzionale un percorso graduale, ma va pure riconosciuto che c’erano, illo tempore, determinati personalismi che avevano consigliato una netta divisione di ruoli.
Fatto sta che durante il quinquennio in cui mi sono occupato di donne e bambini ho profuso il medesimo impegno, professionalità e soprattutto entusiasmo (cosa non richiesta contrattualmente) di prima.
Questo, appunto, perché io sono fatto così, anche se mi rendo conto che la cosa non sia usuale.
La mia onestà intellettuale e la mia credibilità sono quanto di più prezioso mi rimane: motivo per cui, quando sono alla tastiera o ai microfono o dinnanzi una telecamera, sono scevro da qualsiasi sentimento positivo/negativo rispetto alle persone di cui parlo.
Nel caso specifico del mio intervento su Markness circa Nuovo Inizio, non si tratta di un rigurgito di fedeltà nei confronti dei miei ex datori di lavoro coi quali, per il demansionamento, avevo comunque raggiunto un accordo in sede sindacale, ma appunto di rispetto della verità dei fatti, di cui sono a conoscenza diretta.
Ma faccio altrettanto – nel rispetto della deontologia giornalistica, professione che amo – anche nei confronti di Krause e dei suoi dirigenti, nonostante ci possano essere state divergenze anche pesanti e persino di Ghirardi e Leonardi, coi quali avevo battagliato anche duramente, ma senza mai sferrare colpi sotto la cintura e senza infierire una volta caduti.
Direttore, grazie per l’intervento che mi permette di chiarire meglio il mio pensiero al riguardo. Probabilmente le frasi da me utilizzate nel commento di risposta precedente, possono aver lasciato intendere una velata critica a Nuovo Inizio, ma posso assicurare che non era affatto nei miei pensieri.
Ho sempre ritenuto, come mio pensiero personale, che un Parma Calcio gestito dall’industria locale, perlatro ben rappresentata dalla cordata di Nuovo Inizio, sarebbe stato il modo migliore per ripresentare un certo tipo di calcio a Parma, dopo il crack Parmalat.
Avevamo già avuto una gestione “esterna” nell’inter-regno di Ghirardi che era finita male, e il lavoro fatto da Nuovo Inizio nel riprendere la squadra, ormai fallita, dalla serie D fino a riportarla in serie A, è stato qualcosa di grandioso a cui vanno sempre rivolti i nostri più alti ringraziamenti a Ferrari e soci.
Tuttavia, è innegabile dire che quel percorso, quella risalita, si è interrotta non appena la società ha iniziato a maturare costi di gestione sempre più alti, dovuti appunto, al raggiungimento della massima serie.
Quando affermo che i 7 hanno deciso di lasciare il compito a qualcun’altro, non intendo criticare le loro scelte, ma è altrettanto logico, immaginare che hanno deciso di non volersi impegnare in un progetto oltremodo arduo da un punto finanziario, preferendo che qualcuno più interessato di loro, si prendesse carico dell’onere.
Mi sbaglio? Altrimenti perché lasciare la squadra di cui erano perfino tifosi in mano a dei cinesi o ad un americano?
Perché allora non fare come ha fatto Percassi a Bergamo che ha trovato un fondo americano disposto ad investire in quota, restando comunque a bordo nel determinare le scelte di gestione sportiva del club?
Va bene, loro avevano fin dall’inizio immaginato di vendere a qualcuno più interessato al Parma, ma perchè il Gotha dell’imprenditoria parmigiana, non dovrebbe essere interessato alla squadra della propria città, dopo averla gestita nel momento più tragico della sua storia, per vederla in mano a degli imprenditori che non sapevano neppure dove fosse Parma sulla cartina geografica?
Magari sbaglio io, ma l’unica giustificazione logica è appunto quella di non volere o non potere investire ulteriori somme all’interno di un club che ambisce a stabilizzarsi in serie A.
Per cui non vedo come questa ricostruzione possa in alcun modo offendere qualcuno.
Cosa c’è di male a dire che hanno ceduto perché non si potevano permettere un Parma in serie A nel lungo periodo o non volevano impegnare risorse oltremodo difficili da recuperare nel mondo del calcio?
A mio avviso, un Parma in mano ai parmigiani, avrebbe potuto godere di una gestione sportiva più vicina alla mentalità italiana e al modo di fare calcio a Parma e magari fare meglio di quanto fatto da Krause.
Dal momento che si è ceduto ad un uomo venuto dall’Iowa, è ovvio che poi ci si è dovuti sorbire tutta una serie di “americanate”, soprattutto nella scelta del management, che solamente di recente, con l’arrivo di Cherubini, si è provveduto, solo in parte, a correggere.
Il mio intervento di prima, come poi ho spiegato al Signor Puntini che mi elogiava per aver difeso Nuovo Inizio, nonostante durante la loro gestione fossi stato degradato, era, appunto, non per un tradivo moto di fedeltà nei loro confronti, quanto per ripristinare la verità oggettiva (e non putativa, in questo caso) dei fatti. Non è mai stato nei piani di Nuovo Inizio, infatti, gestire a lungo termine il rifondato Parma Calcio, ma, come si conviene ad una start up (e ricordiamo che l’ideatore-collante del club di amici, Marco Ferrari, è uno specialista della materia, appunto uno startuppista), una volta avviata passa di mano a qualcun altro che creda nel progetto e lo sviluppi.
Da questo punto di vista Nuovo Inizio, individuando Krause, non aveva sbagliato, dal momento che, con 100 pali l’anno per i primi cinque anni aveva trovato un ottimo investitore. Lasciamo poi perdere come sono andate le cose, dal momento che, con quel profluvio di soldi, era lecito attendersi risultati (sia sportivi che corporate) decisamente migliori.
Lavorando per il Parma Calcio dei 7 soci, personalmente avevo a lungo auspicato rimanessero a lungo alla guida del club – e non nascondo che dentro di me avevo goduto che fossero stati costretti, dal contrattempo LiZhang, a prolungare la loro gerenza di un altro paio d’anni – però sapevo benissimo che era una pia illusione, anche se in cuor mio speravo che ci potesse essere una soluzione differente, rispetto all’alienazione, ossia che uno dei big della compagnia facesse il grande passo di accrescere la propria quota e mantenesse il fardello. L’unico che avrebbe potuto/voluto farcela era Pizzarotti Senior: peccato, però, che poi le congiunture lo fecero scappare dall’altare quando il matrimonio sembrava ormai cosa fatta. Purtroppo, infatti, proprio in quel mentre, l’azienda stava vivendo il momento più delicato della propria storia ultracentenaria. E così la virata sul “forestiero” fu inevitabile.
Ma ci tengo ancora a sottolineare come Marco Ferrari, che era la vera ed unica guida, sapesse alla lira quanto costasse il Parma in anticipo, senza dover fare consuntivi dopo. Non ci fu nulla di casuale in quella gestione, inclusi gli acquisti “pronti all’uso” (che oggi fanno storcere il naso a Cherubini che – male! – dimostra di non conoscere bene la storia del Parma, che non coincide certo con il suo arrivo fisico e manco con i consigli che erogava prima dall’esterno) necessari per perfezionare la grande scalata (Come noi nessuno mAi) e relativo consolidamento, perché il prodotto doveva restare valorizzato per poterlo vendere ad una cifra decente. Quindi non è affatto corretto sostenere che loro abbiano mollato spaventati dal “debito sportivo” spalmato negli anni successivi di circa 70 milioni (che gente come Barilla, se solo ne avesse voglia, potrebbe sputtanare in un attimo, senza che il suo impero vacilli) che comunque i venditori hanno sottratto al valore stimato del bene, accontentandosi di soli 100 milioni (ossia rientrando, senza lucrando, di quanto profuso).
Quindi: nessuna paura, nessuna fuga: BASTA con questa favoletta!
Anche perché, se non fosse saltato fuori Krause (a parte che era appena uscito di scena Al Mana), avrebbero cercato un ulteriore candidato, continuando a fare la propria parte (senza farsi compatire) come avevano fatto prima, inclusi i dispendiosi anni di serie A (dove, peraltro, i ricavi erano evidentemente superiori a quelli delle serie inferiori).
Ed è qui che si inserisce una spiegazione alla famosa conferenza stampa – probabilmente, a posteriori, eccessivamente “sincera” di Marco Ferrari, il quale, poco prima che KK acquistasse, ovviamente non avendo la sicurezza matematica di chiudere l’affare (“non dire gatto se non è nel sacco”), considerata la volontà dei suoi soci di non arrischiare ulteriori disavanzi (perché ovviamente anche i costi sono superiori in A, non solo i ricavi), riferì di quello che sarebbe stato il loro programma per quella stagione (senza un acquirente, appunto: la stagione era ormai al via), ossia vendere i pezzi migliori e largo ai giovani nel quadro di una sorta di auto-sostenibilità. Poi seguì a breve il closing…
Quindi, il mio intervento non era perché erano state mosse critiche velate o senza veli a Nuovo Inizio, quanto, appunto, perché vorrei che attraverso il quotidiano on line di cui sono direttore responsabile escano notizie vere e certificate e non illazioni.
Anche l’affermazione “i 7 hanno deciso di lasciare il compito a qualcun altro” poiché tu immagini che abbiano deciso di non volersi impegnare in un progetto oltremodo arduo da un punto finanziario, preferendo che qualcuno più interessato di loro, si prendesse carico dell’onere è corretta sino a mezzogiorno. Loro avevano ceduto prima della promozione in serie A a LiZhang: se questi fosse stato adempiente, loro non avrebbero dovuto tornare forzatamente in campo per il biennio successivo. E, ribadisco, i conti, a parte saperli fare, li conoscevano anche prima: non sono certo degli avventizi spaventatisi per passi più lunghi della gamba, che si erano ben guardati dal fare (Inglese a parte).
“Perché lasciare la squadra di cui erano perfino tifosi in mano a dei cinesi o ad un americano?”, chiedi tu: ma perché era già scritto fosse così trattandosi di una start-up, di una ripartenza con coinvolti una compagnia di vecchi amici che non certo per business, ma per ragioni sociali-morali, si sono impegnati nel cercare di riportare (riuscendoci) il Parma là dove gli compete (che poi gli competa davvero è un altro discorso…), ossia in Serie A. Dunque la cessione non era improvvisata, ma programmata, voluta. Il restare alla guida del Parma non era voluto né programmato. E, come detto sopra, anche la supplenza a LiZhang fu una situazione straordinaria, alla quale ha fatto fronte (anche grazie ad accordi e clausole all’uopo fissate).
La permanenza in minoranza con LiZhang ci fu, tanto è vero che seguì il ribaltone per rimettere le cose alla prima inadempienza; con Krause le cose andarono diversamente: forse a loro sarebbe anche piaciuto continuare a gestire facendogli cacciare la pila a lui: peccato che il nuovo compratore (giustamente avendo messo lui i soldi) non volesse scomoda compagnia vicino e decidere tutto lui, con tanto di immediata estromissione di ogni rappresentante dal Cda. Forse gli avrebbe anche fatto piacere restare comunque a bordo nel determinare le scelte di gestione sportiva del club?, ma l’altro, magari anche sull’attenti dopo aver visto cosa era successo a LiZhang, ha preferito far da solo. Sbagliando e parecchio. Ma di suo. Gli altri sarebbero rimasti, ma fu lui a metterli alla porta. E ci sta…
La tua ricostruzione – ribadisco: errata – non è che offenda qualcuno, è semplicemente falsa, non veritiera. Poi, che loro, specie i due grandi, avessero le potenzialità per andare avanti è pure vero, ma non rientrava – e non è mai rientrato – nei loro piani, gestire il Parma definitivamente. Accettarono l’invito di Ferrari, magari senza neppure credere che ci si arrivasse in serie A: un conto era erogare la modesta quota del circolino, un altro iniziare a considerare il Parma Calcio come un investimento che nessuno di loro ha mai calcolato di fare e non gliene si può fare certo una colpa, anche perché sono sempre stati molto chiari al riguardo.
Scrivere “che hanno ceduto perché non si potevano permettere un Parma in serie A nel lungo periodo” è una boiata pazzesca, perché potrebbero permettersi (potenzialmente) anche squadre più maggiorate del Parma: ma il fatto che non lo vogliano, perché non è nei loro piani è un altro discorso che va accettato, perché è errato avere pretese al riguardo, né hanno mai inteso illudere alcuno. Sicché: capisco che avrebbe fatto piacere una loro gestione (a me pure!), ma non è mai stato in programma e deo gratias abbiano fatto questa ripartenza dal basso, peraltro assai disturbata anche dalla parte più marcia del nostro ambiente attiva sui social.
Possiamo dire, mettendo un pò tutti d’accordo, che siamo stati sfortunati a trovarci un Parma in mano ad una persona che di calcio non ne capisce una mazza, che del calcio non interessa certo il risultato sportivo, ma soprattutto che del calcio “omen”, gliene frega di meno rispetto al calcio “women”? Purtroppo i magnifici 7 non potevano certo prevedere una roba del genere…avrebbero potuto annusare, ma nessuna colpa sia chiaro!
E come l’annusavano?
Sotto il profilo degli investimenti lo avevano anche azzeccato come dimostrano i quasi 500 pali profusi in fase d’avviamento…
Direttore, da parte mia non mi sembra nei miei interventi di aver puntato il dito verso nessuno e non ho parlato di FUGHE o PAURA di investire, ma semplicemente di scelte dettate dalla volontà, dalla possibilità o da entrambe le cose, a proseguire la gestione del Parma Calcio nel lungo periodo.
La tua puntuale ricostruzione storica che io non intendo in alcun modo smentire, indica appunto, tra i vari aspetti, la doppia anima dei membri di Nuovo Inizio, dove da una parte Ferrari e Pizzarotti che magari avrebbero voluto ma forse non potuto e dall’altra Barilla che certamente avrebbe potuto ma forse non voleva.
Credo sia innegabile che al secondo anno di serie A, con 70 milioni di debiti accumulati e con una rosa dal basso valore capitale, l’alta età media e l’elevato costo degli ingaggi rapportato al valore della rosa, i soci di Nuovo Inizio, per restare alla guida del Parma, avrebbero dovuto negli anni a venire, investire oltre 100 milioni di nuovo capitale per aggiornare il progetto sportivo della squadra, cercando di non retrocedere nuovamente in serie B e vanificare tutto il lavoro fatto in precedenza.
Non ci sarebbe quindi da biasimare nessuno, se di fronte a tale impegno non si volesse fronteggiare un simile rischio.
Nuovo Inizio è nata come startup, con l’intento di riportare il calcio professionistico a Parma, eppure nel corso degli anni successivi alla vittoria del campionato di serie D, devono averci preso un po la mano, dal momento che si sono staccati dal “calcio biologico” di Scala e Apolloni, per trasformare la loro creatura iniziale in uno schiacciasassi capace di vincere ancora e ancora fino al ritorno in serie A.
Sempre in quegli anni, i soci hanno lavorato al progetto di ristrutturazione dello Stadio Tardini, ad oggi, ancora l’unico progetto degno di nota nonostante i proclami e le conferenze dell’epoca krausiana.
Peraltro, normalmente, una startup di successo o la si vende ad un grande gruppo con l’intento di guadagnarci molti soldi, oppure si cerca un socio finanziatore disposto a mettere il capitale di cui non si dispone in prima persona, per far si che il progetto creato possa svilupparsi secondo le idee di chi lo aveva creato.
La vendita a Krause, ha invece fatto cadere completamente il disegno costruito dai soci per lasciare spazio ad altri progetti, quelli americani, e di cui ancora fatichiamo a capirne le intenzioni. Pure gli anni in cui Nuovo Inizio ancora deteneva una percentuale, mi pare che di fatto, non vi fosse più alcun supporto alla gestione sportiva del club.
Tutto questo per dire che, le mie saranno pure illazioni, ma non mi sembra di bestemmiare in Chiesa, nel pensare che, almeno da un determinato momento in poi, Nuovo Inizio, abbia gestito il Parma Calcio come un normale proprietario e non come un semplice incubatore di progetto. La sua cessione ai cinesi, poi andata malissimo per incapienza da parte del gruppo di Zhang e poi a Krause, non siano solamente figlie di un mandato presente fin dall’inizio ma anche una scelta, più che legittima, di cedere la società a qualcuno che avesse la possibilità e la volontà di gestire un club di serie A.
Se avessero avuto la possibilità o la volontà di farlo, magari sarebbero rimasti, o in quota di maggioranza o di minoranza, invece hanno scelto diversamente.
Con questo non c’è nessuno da incolpare, ma anzi, come ricordato anche nella tua ricostruzione storica dei fatti, vanno solo ringraziati per aver evitato che in quei momenti bui del dopo Manenti, il calcio a Parma finisse per sempre.
Comunque siano andate le cose, reputo un vero peccato per Parma e per il Parma Calcio, il loro addio. Forse con loro in sella, oggi, avremmo potuto vivere un progetto sportivo in uno stato più avanzato di quello attuale.
E credo che almeno su questo, siamo entrambi sulla stessa linea di pensiero.
Caro Markness, alle volte parlo a nuora affinché intenda suocera, anche perché questo carteggio virtuale tra noi non resta fine a noi stessi, essendo un dialogo pubblico, ma, appunto allargato a tutti coloro della nostra community interessati all’argomento. E, siccome tra costoro ci sono molti che, a proposito dell’uscita di scena dei 7, han scritto di Fuga o di Paura, ecco che li ho serviti… Del resto Tu, però, sia pure indirettamente con le Tue congetture, sia pure non volontariamente, potresti aver alimentato quei luoghi comuni che faticano a morire.
Dalla mia ricostruzione storica deduci – però erroneamente, anche in questo caso, come poi cercherò di motivarti – che sarebbero state presenti in Nuovo Inizio due anime: ossia, arguisci Tu, da una parte Ferrari e Pizzarotti che magari avrebbero voluto, ma forse non potuto e dall’altra Barilla che certamente avrebbe potuto ma forse non voleva. In realtà le anime di Nuovo Inizio non erano solo due, ma appunto sette, tanti quanti i membri del club di amici, ognuno dei quali aderenti alla proposta di Marco Ferrari per le motivazioni che lui, intelligentemente, ha saputo cogliere in ognuno di loro per la ripartenza dal basso che aveva prospettato. Ora, va da sé che un conto è se per iscriverci al circolino (a noi mortali) chiedono 15 euro/anno per la tessera, un altro conto 1.500. Il tutto considerando che nessuno – ripeto NESSUNO – di loro aveva l’intenzione di fare l’imprenditore calcistico, stupenda definizione che dobbiamo a Giampalo Dallara, che non è certo un signor nessuno, ma che appunto non aveva esitato a far capire che lui ci stava, ma senza esagerare. Diciamo che, un po’ penitenziere qual è, già la quota della serie D, sia pure esigua, gli sembrava un peccato capitale metterla a disposizione, poiché la intendeva come una sorta di concessione ad un suo stravizio che sarebbe poi il tifo per il Parma. Nondimeno è sbagliata la dicotomia Pizzarotti (Ferrari) e Barilla: in sede di avvio dell’impresa, la volontà di tutti i membri era quella di essere paritari, senza che alcuno emergesse. Erano i tempi, giustamente da Te ricordati, del Calcio Biologico di Nevio Scala, opposto a quello di un “padre padrone” alla Ghirardi, che avevamo appena finito di vedere dove ci avrebbe portato. Solo in un secondo momento Ferrari avrebbe provato a convincere ad un upgrade (ossia divenire socio di maggioranza, con gli altri, paritari, in minoranza) Pizzarotti, l’unico della company a poter spiccare tale volo, ma, come scrivevo ieri, purtroppo l’occasione sarebbe capitata nel peggior momento possibile della ultracentenaria storia dell’impresa che porta il suo cognome. Però, un conto, verso il quarto o quinto anno, provare a pensare alla soluzione interna, un altro conto ritenere che, in sede di partenza, ci potesse essere, anche solo lontanamente, un’idea del genere.
Giustamente Tu ricordi quella che è stata l’unica grande contraddizione di Nuovo Inizio, ossia il totale abbandono del progetto amarcord-romantico con il nucleo storico di chi aveva fatto grande il Parma degli Anni ’90 (Scala, Minotti, Apolloni, Pizzi e Galassi) con il ribaltone che avrebbe portato a Parma il sosia di Pietro Leonardi, Daniele Faggiano (che usava anche la medesima fragranza…) quasi a simboleggiare proprio la rivoluzione copernicana con un ritorno alla realtà del calcio normale, dopo l’utopia di quello biologico. Ricordo bene che, a quei tempi, appunto la “multiproprietà” era stata considerata l’antidoto al mono-proprietario, proprio al fine di evitare derive ghirardiane tipiche dell’uni-padrone. Il fatto, poi, che negli anni si sia cercato un nuovo padre-padrone – quale Krause – è appunto la più profonda contraddizione dell’idea iniziale di un club pluri-partecipato.
Il ribaltone, di cui celebriamo il decennale, avvenne dopo le prime problematiche emerse in Serie C, dopo la passeggiata da invitti in Serie D: le vecchie glorie fecero cartello tra di loro, unendosi con le catene, situazione che non piacque a Ferrari che prese la decisione difficile e scomoda di azzerare tutto, incluso lo storytelling amarcord che aveva riunito tutto l’ambiente, inclusi i tanti tornati allo stadio e in trasferta dopo anni e anni.
Diciamo, quindi, che l’idea di start up di cui scrivevo ieri, non era esattamente quella della prima ora, ma di subito dopo, ossia dalla C in poi, quando già qualcuno iniziava a far fatica a far parte dell’impresa sociale che aveva per oggetto il ritorno del calcio a Parma dopo il fallimento di Ghirardi (e che magari non aveva del tutto condiviso quel colpo di spugna, che si sarebbe rivelato poi determinante per la grande scalata Come noi nessuno mAi).
Mai, però, il disegno di restare proprietari a lungo del club è stato approvato o semplicemente vagliato dai 7, tanto è vero che la prima cessione, poi non andata a buon fine per le inadempienze del cinese, fu quella a LiZhang nell’annata che avrebbe portato alla promozione in A (da lui festeggiata alla Manenti, mi verrebbe da dire…). Le inadempienze del cinese indussero i Magnifici ad una gestione straordinaria, ossia non programmata o voluta, benché, tutto sommato, il bilino gli piacesse. Ma l’idea di poter continuare per sempre, o a lungo, non l’hanno mai avuta, proprio poiché consapevoli delle gioie e dolori degli imprenditori calcistici, che non intendevano in alcun modo provare.
Prendo atto della Tua spiegazione su come funzionino le start-up: ma, in questo caso, non stiamo parlando dell’avviamento di una società di tondini o della new economy, stiamo parlando di quella che era stata concepita ed intrapresa come impresa sociale senza fine di lucro, tanto è vero che la cessione a KK è stata al costo, con tanto di decurtazione sul prezzo di acquisto del debito sportivo nel frattempo contratto con l’acquisizione di calciatori pronti all’uso per ogni campionato da vincere (per forza di cosa con contratti lunghi, perché se no uno non avrebbe firmato, e quindi, alla fine, con gente a libro paga, benché non più utilizzabile) per centrare via via, a getto continuo i vari traguardi.
Dici Tu che avrebbero potuto trovare un socio finanziatore, per continuare a divertirsi loro nella gestione? Io penso che non ci sia nessuno al mondo che decide di buttare alle ortiche 100 milioni solo per comprare un club calcistico ed investirne 500 in cinque anni, lasciando che siano i vecchi soci a manovrare l’azienda da lui foraggiata. Del resto le intenzioni di KK sono state subito chiare con l’azzeramento del CDA e la proposizione di uno nuovo senza neppure un rappresentante della vecchia proprietà, che almeno inizialmente aveva mantenuto, comunque, una quota significativa.
Scrivi: “Non mi sembra di bestemmiare in Chiesa, nel pensare che, almeno da un determinato momento in poi, Nuovo Inizio, abbia gestito il Parma Calcio come un normale proprietario e non come un semplice incubatore di progetto”: è evidente che Nuovo Inizio, fin quando ha mantenuto le redini della società, con coscienza, l’ha gestita da proprietario non transitorio, ma parimenti (ed aggiungo: purtroppo) non aveva mai interrotto la ricerca di un compratore.
Oh ma la volete finire di volervi salvare ? 😂
L’obbiettivo è retrocedere ,siete de coccio ? 🤭
Sempre gli stessi mentecatti a dire sempre le stesse cose…. Da 6 anni… Che do bali…..
Quest’anno amici miei soffiapiffero farete molta molta fatica….siamo al vedo e il gambe storte farà la fine che merita chi gioca col fuoco…si ustiona. I mesi da maggio a settembre sono stati gestiti in modo improponibile e mi stupisce che uno come Cherubini abbia accettato di fare questa figura di merda che sta facendo
Quest’anno caro Markness il tuo idolo con le gambe secche l’ha fatta fuori dal vaso. E non ne esce. Gli è è andata di culo con Chivu, non contento ha rischiato ancora di più e gli è andata di culo ancora l’anno scorso. Non ha imparato la lezione anzi ha se possibile fatto ancora peggio e quest’anno ciao ciao. Basti solo citare Cremaschi, Diallo e De Matis. Ci riporta in B ma a quel punto hai voglia a plusvalenziare…
Ti assicuro caro Davide che non ho alcun idolo cui dover celebrare messa.
Tanto meno Kyle Krause, a cui, se leggi bene i miei interventi, non ho risparmiato critiche, seppur costruttive, nel corso degli anni.
Ma il campionato è appena iniziato, e vedremo a maggio come finirà.
L’anno scorso di questi tempi, si celebravano squadre che a conti fatti sono finite in serie B, o si sono salvate molto più a fatica del nostro Parma.
Per cui chi vivrà, vedrà.
Io di certo non sono abituato a tifare contro la mia squadra del cuore, mi auguro non sia il tuo caso.
Io tifo contro chi ha ucciso la mia squadra del cuore e non contento sta pure facendo scempio del suo cadavere.
I 500 pali in fase di avviamento bisognerebbe capire che cosa dovevano avviare. Quello che dovevano avviare lo hanno avviato. Non dovevano certamente avviare un progetto sportivo competitivo ma altro che poi è quello che stiamo purtroppo vivendo. Che per noi tifosi è diarrea in faccia ma per Kraus è esattamente quello che voleva