NELLA TANA DEL PONGONAZZO / ÄTOR CHE EVOLUZIONE, IL RISCHIO È PURA INVOLUZIONE
(Ale Pongonazzo) – Nella passata stagione si è sovente ascoltato che il raccolto di punti in relazione al numero di reti segnate sarebbe stato irripetibile, anche in conseguenza del fatto che, in diverse occasioni, al di là della volontà messa in campo, della ricerca di una determinata sorte e di una certo disporsi alla causa, i fortunati eventi non sono mancati. Alcuni giocatori non sono più nella rosa della squadra, indipendentemente dal fatto che siano stati venduti, come molti ritengono, per accanimento nel player trading, oppure, come altri rimarcano, per l’impossibilità di trattenere chi, avendo ricevuto offerte valutate come migliorative, ha inteso andarsene.
Se la stagione scorsa appariva irripetibile sembra inutile volerla ripetere, invocando il replicare quello che si è fatto sperando di ottenere il medesimo risultato.
Giocatori nuovi, idee differenti, imposte o di propria matrice non importa, mancanza di tempo indicata come necessità finora apparentemente assente, per poter completare un percorso. Invero i punti contano alla prima come all’ultima giornata ed allora si pone sempre il quesito circa l’utilità di ritrovarsi a metà luglio per avere una squadra che sembra debba ancora iniziare a prendere confidenza con le nuove dinamiche, le stesse che nemmeno sembrano chiare a chi deve insegnarle. È proprio in questi casi che, tutti intenti alla ricerca della ormai famigerata EVOLUZIONE si rischia di rimanere intrappolati in una problematica INVOLUZIONE. Nell’incontro col Monza evoluzione assente.
Gli interrogativi su cosa accada a Collecchio in settimana, già indicati in altro pezzo, trovano sempre ragion d’essere nell’attualità. Tanti allenatori si trovano ad assumere la guida di una squadra durante l’estate ed il tempo è uguale per tutti. Fabio Grosso, a Firenze, sembra avvalorare le tesi del nostro allenatore con l’esempio di quello che può accadere anche a squadre con giocatori con un tasso tecnico non risibile ma, il nostro Carlos è accomodato sulla panchina Crociata da un anno e, seppur con una squadra modificata in alcuni elementi, ve n’è sono tanti altri che l’hanno accompagnato nel percorso passato.
La squadra appare slegata, trame di passaggi prendono corpo solamente nella propria metà campo, alcuni dei nostri provano a mettere in campo un’intensità non mostrata dall’intero collettivo (Keita), ma il fatto che ci si debba ridurre ad aggrapparsi a Simone Lontani, nell’essere un bel segnale per il ragazzo, è un pessimo segnale per la squadra nel suo complesso.
Diversi giocatori appaiono sotto alle aspettative e risulta sempre più difficile comprendere se per demeriti propri o collettivi, intendendo la collettività come emanazione di linee guida inculcate senza riscontri nella realtà che possano agevolarle. Alcuni giocatori lasciano l’impressione di essere poco convinti nell’interpretare la parte assegnata ma sembrano eseguire solamente per comparire nel lungometraggio e non sentirsi additati dal regista.
Una guida tecnica che talvolta pare la meno convinta di quel che si sta provando, forse nel non saper nemmeno cosa si stia provando. Forse la poca convinzione riguarda anche altri. Valeri lancia cross in ogni dove per un Pellegrino che non c’è, la misura dei bei tempi, peraltro durata solo pochi mesi, sembra ormai scomparsa. Corvi vuole dimostrare di aver la gittata del giapponese che difendeva la porta prima di lui nel rinviare alcune volte in mano al portiere avversario. Chi attacca (El Bilal Toure o Romero), il primo utilizzato in modo completamente alieno rispetto alle proprie caratteristiche, spesso si trova solo nella metà campo avversaria senza nessun sostegno. Ogni formazione e differente dalle precedenti ed ogni blocco di sostituzioni sembra proprio quello che è: prove tecniche di trasmissione, le medesime che dovrebbero caratterizzare il pre-campionato e non la stagione ufficiale.
A differenza di quello che molti ritengono, anche un calcio speculativo caratterizzato da intensità, abnegazione ed attenzione può essere, se non piacevole, quantomeno emotivamente coinvolgente. Quest’anno, non v’è traccia nemmeno di queste caratteristiche, le medesime che in alcune occasioni della passata stagione si sono notate anche con soddisfazione in termini di risultati. Questo non significa replicare quanto fatto, ma modulare determinate inclinazioni per quel che si intende fare.
Anche nella conferenza stampa post partita il rilievo dell’allenatore sottolinea: “Fa parte del processo. L’altro giorno parlavo con la squadra e penso che giocare da squadra sia molto importante. Nel creare le relazioni, conoscersi, condividere tempo e creare quella chimica che aiuti in campo... adesso quello che dobbiamo fare è avere una linea che si sviluppa, dobbiamo creare la connessione tra i giocatori per crescere ed essere ogni giorno più competitivi”. Soliti concetti che probabilmente saranno molto graditi dalla COO del gruppo Krause Helen Aboah, sempre incline a suggestioni intrise di metafisica ed esoterismo spicciolo.
Pensieri che, pur ritrovano radici nella realtà, non tengono conto del fatto che il tempo perso anche e soprattutto per “meriti della società“ nell’allestire tardivamente una rosa almeno in parte definita, non può, dopo la terza giornata di campionato, essere una motivazione che giustifica quanto si vede in campo, soprattutto in termini di atteggiamento. Lasciare un tempo completamente non giocato è inaccettabile, soprattutto alla luce del fatto che non è la prima volta che accade il giocare solo frammenti dell’incontro. Contro il Monza buoni i cambi nella seconda frazione di gara, forse anche a causa del fatto che non serviva poi tanto per far meglio di coloro che sono stati sostituiti. Il Gianni nella diretta post partita definisce Scierro un giocatore quadrato. “Gianni, ma alóra Scierro l’è arzàn?”
Proprio quando non si può contare su un certo affiatamento, su una certa armonia fra i giocatori perché ancora con pochi allenamenti assieme, sono proprio atteggiamento, voglia ed intensità ad arrivare in soccorso per compensare determinate carenze. In Crociato queste caratteristiche sono ora deficitarie ed assopite, almeno fin quando risvegliate dai primi accadimenti negativi (reti subite) durante l’incontro. Sembra inverosimile che un atleta professionista sia emotivamente funzionante solamente dopo l’aver patito uno smacco.
In alcuni casi, quando le cose sembrano non andare nel solco desiderato, si ipotizza che la squadra non segua l’allenatore, ora, forse, questa immagine potrebbe essere prematura per quello che sta accadendo, tuttavia la sensazione che diversi elementi seguano con poca convinzione e con un po’ di sopportazione, sembra trasparire. Del resto non sarebbe una novità, almeno stando a quanto riferito nelle ultime esternazioni da chi a lasciato la squadra.
Una sorta di mal riposta spavalderia alternata a momenti di risentimento da parte dell’allenatore non lasciano comprendere se sia lo stesso Cuesta a credere non convintamente nel percorso intrapreso. Forse nell’intuire di non potere e non riuscire a realizzare quanto osservato ed appreso in altri luoghi, un po’ per mancanza della medesima qualità ed un po’ nel doversi confrontare con dinamiche e contesti molto differenti, così come differenti sono le teorie studiate sui libri.
Senza ipocrisie l’orizzonte di molti guarda alla sosta che, fra due giornate (Como in trasferta e Genoa in casa), definirà questa prima parte del campionato. Si intravede quella che alcuni fin d’ora iniziano a valutare come una soluzione: l’esonero dell’allenatore. Lo zucchero nella coda ed il veleno in testa. Carlos Cuesta, tanto amato sul finire della passata stagione, posto all’indice in queste prime poche giornate, forse a causa del non aver dimostrato il sapersi evolvere, proprio quello che ci viene indicato nel racconto settimanale. Ale Pongonazzo
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… ahimè oggi ero come al solito nei distinti, e la mia postazione è esattamente sull riga del centro campo.
Per molte azioni, vedevo Brisla, VetrilFabbian(per via della trasparenza) , il volenteroso Romero e l ‘inutile Bilal sulla stessa riga ad aspettare Godot (la palla).
In mezzo il nulla. La terra di nessuno .
Il lato comico era che il povero cristo col pallone, sia fosse il letargico Ordonez o il senior Brasileiro, NON SAPEVANO A CHI DARLA, anzi più volte il neo arrivato si sbracciava e catechizzava un po’ tu tutti (capitano compreso).
E forse adesso si sta facendo due domande se non fosse stato il caso di restare sul Bosforo.
Sicché guardavo la panchina pensando per un attimo di rivedere (DON) Pecchia, ma invece vedevo il povero Carlos che col camicino blanco mi pare più l’uomo in ammollo della famosa pubblicità (anche metaforicamente).
Infatti applaude molto ma molto meno.
Sembrava di vedere quelle partite tutti contro tutti dei campetti in via Zarotto.
Una squadra scarsa, come no, ma dove nessuno da l idea di sapere cosa fare e come farlo.
Sorvolo sul far giocare a 35 gradi due giocatori che non si allenano da mesi….
Poi dobbiamo retrocedere, e va be’, ma facciamolo con dignità, con un allenatore che sia un allenatore, una squadra che abbia titolari e fisionomia. Che magari giochi anche a calcio, ed una società che magari ci mette la faccia , senza raccontare che Gesù è morto dal freddo dei piedi com ho dovuto sentire .
E che la smettesse di farci giocare con la maglietta di oggi : un insulto.
Senza se e senza ma.
Il rischio di cecità nel non vedere il c.d. “progetto” come un rischio di involuzione porterà prima o poi a cannare clamorosamente e di conseguenza al “the end”. L’americano, che non capisce una mazza di calcio (ma non gliene può fregar di meno), sta scardinando tutta la mia pazienza ma probabilmente non la pazienza di chi di calcio ne capisce, ma purtroppo ci campa. Bell’articolo, da vero Pongonazzo.
Lele, ti ringrazio…delle volte sarebbe bello poter scrivere di realtà meno deprimenti…ma m’ sa che pär ‘n ätor po…
Se ti ricordi, avevamo previsto gli ultimi acquisti al gong della chiusura del mercato. Quest’anno gnàn cój lì…sempre meglio.
…sarà rassegnazione…ma per ora sarebbe sufficiente veder meglio utilizzati quelli che ci sono…almeno per essere, se non certi, un po’ più consapevoli delle possibilità dell’uno e dell’altro…poi certo, di qualcuno… a j èmma vist a basta
Ahhhhh, leggo una leggerissima polemica con il Mister…chi ha sbagliato? Pagliuca?