NELLA TANA DEL PONGONAZZO / FEDE IN UNA ROSA… SFIORITA?
(Ale Pongonazzo) – “Credo nel capitale paziente. Non credo nella proprietà passiva. Nel mondo del vino, del calcio e dell’immobiliare, i progressi significativi non sempre si conciliano con i cicli di rendicontazione trimestrale“. Parole e suggestioni di Kyle J. Krause.
Altri racconti narrano di un tifo paziente che non crede, proprio come Kyle Krause, nella proprietà passiva. Mondi che collimano o che collidono? Il Parma non è questione di tifo, di appartenenza, non è lo svago della domenica, del sabato o di qualsiasi altro giorno, non è nemmeno una questione economica o finanziaria, è semplicemente FEDE. Sublimata in ogni suo aspetto, mimetica protagonista delle righe diffuse dal proprietario, nascosta fra obbiettivi e traguardi, difficoltà e scelte, visione infinita e rarefatta. Non serve riuscire, solo credere il poterlo fare. Non importa ottenere, è sufficiente avere la convinzione accadrà; quando? Un trascurabile riferimento. “Una prospettiva a lungo termine dovrebbe ampliare le nostre ambizioni, non abbassare le nostre aspettative“. L‘asse delle aspettative sembra non intersecare mai quella del tempo per raggiungerle. Un guardare oltre i traguardi che sembra spostare i traguardi oltre lo sguardo.
Squadra, giocatori, campo, bottiglie e mattoni, insulse distrazioni terrene per chi non percepisce la profondità di un’orizzonte fantastico. Alcuni lo chiamano: miraggio. Un distorto gioco delle tre carte, al posto delle tessere: calcio, vino e immobiliare.
I dilatati tempi necessari per la cura di una vigna si innestano e si confondono con quelli favorevoli al governare una squadra di calcio, i ritardi e le dilazioni che caratterizzano opere immobiliari infestano come parassiti vigneti e club, mutevoli decisioni imposte dal doversi adeguare ad eventi incalzanti ai quali una squadra di calcio espone, segnano ed increspano le interlocuzioni sempre positive, ma mai definitive, di un comparto immobiliare che appare più che altro ammobiliato. Una squadra che non ha il tempo per invecchiare ed affinarsi, magari in barrique.
Esiste un presente e, nonostante tutto, vi sono coloro che, audaci e dissennati, provano a viverlo con un po’ di fatalismo: “oggi ci sei domani non si sa“, e così, qualche volta, si prova anche a non dissolversi in programmi futuri, generazioni a venire ed ere geologiche possibili. Si pensa alla stagione della squadra, si prova a stimare il valore della rosa sovrapponendo previsioni ed ipotesi agli esiti e alle evidenze di quella passata. Facciamolo; sorretti da una convinzione universale che evidenzia carenze e vuoti in alcune posizioni del campo.
Una gran parte dei fedeli devoti alla professione Crociata vede una rosa inferiore alla passata stagione e per questo non in grado di garantire all’allenatore reali possibilità per esperire un calcio differente da quello che (non) si è visto fin ora. Vero o verosimile? Se si ritiene accettabile non sia possibile paragonare il rendimento osservato dei giocatori venduti durante l’estate alle potenzialità sub iudice di coloro da poco arrivati, dovrà necessariamente esser vero anche il contrario. Arduo sentenziare che chi si trova ora nelle fila del Parma, alla fine della stagione, avrà fornito prestazioni certamente peggiori di chi ha precedentemente occupato i medesimi spogliatoi.
Auspicabile che chi dovrà dimostrare l’essere all’altezza possa farlo con una forma fisica accettabile e senza dossi rallenta traffico sul proprio percorso, come accaduto a Sierro, gratificato per la convocazione della Svizzera ma intralciato nel proprio percorso di allenamento. Grazie al paese della croce bianca in campo rosso, potremmo ritrovarci, grazie a questa convocazione poco ragionevole, al veder sventolare dal nostro Sierro una bandiera con i medesimi tratti ma con colori invertiti.
Più di altri, alcuni colpi in uscita hanno caratterizzato i mesi estivi, veri e propri scolpi, gli stessi che hanno scolpito in molte menti quella che potremmo paragonare ad una reazione emolitica trasfusionale acuta per il player trading. Un po’ come se si donasse il gruppo A positivo ad un soggetto caratterizzato dal gruppo B, ma per queste sfumature, fra A e B, servirà attendere il 30 maggio 2027, o forse anche prima.
Zion Suzuki, dopo qualche tentennamento fra Juventus e Psg si accomoda fra i pali dell’Aston Villa. Portiere molto apprezzato nel Ducato non appena approdato in Premier, fin quando era fra i nostri pali, al di là di rilievi sull’impulsività nell’interpretare il ruolo e su potenzialità che avrebbero dovuto trovar concretezza, spesso, nei giudizi più diffusi, appariva niente più che un ragazzone con doti da dimostrare, grezzo ed eccessivamente istintivo nell’esprimerle. Alcuni interventi inappropriati, caratterizzati da movenze appariscenti, gli hanno valso l’essere accostato più ad un Manga giapponese piuttosto che ad un bravo estremo difensore. Essendo corpulento, potremmo declinare in un: “manganón“. Al manganón, in djalètt, non è altro che il sapone col quale si faceva il bucato ed il ragazzone giapponese, sicuramente ha contribuito ad un adeguato lavaggio rinfrescante, inondando le casse della società con i proventi del proprio trasferimento. In ogni caso in sua vece pratica ora il Corvi, colui che da molti, anche nella passata stagione veniva preferito al manganón.
Qualche metro più avanti sul campo si è perso Circati, di rosso vestitosi al Benfica. In sostituzione arriva Diego Carlos, il difensore esperto ed in grado di condurre la difesa che da tempo si invocava. La forma è quanto meno rivedibile ma, sulla carta, e sempre solo su quella, si potrebbe ipotizzare un saldo almeno alla pari; una volta recuperato una certo atletismo, beninteso. Si beneficerà pure del fatto di non aver un giocatore in rosa che, quando la nazionale chiama, il rispondere impone sedici giorni in volo. Adesso però non abbiamo nessun giocatore che rappresenti l’Oceania, anche questo aspetto potrebbe essere nascosto nelle considerazioni di Krause? Nessuna ermeneutica è per ora in grado di sciogliere dubbi. No more One Planet One club.
Afflizione diffusa per la partenza di Pellegrino che, considerando le dichiarazioni rilasciate in terra toscana, risulta difficile credere sarebbe rimasto di buon grado. L’impegno non è mai mancato, anzi, ma quando i propri desideri e le proprie ambizioni non riconoscono più una realtà come l’essere quella adatta per realizzarle, corpo e sentimenti possono ragionevolmente offuscarsi. Il sostituto è David Romero, nessun gol contro la Juventus come il predecessore ma, l’aver restituito determinate sensazioni, se non dimenticate, quantomeno nascoste nella memoria non più recente, dovrebbe regalare una certa fiducia pensando a questa stagione; ma solo a questa, e non a quella in cui sarà venduto per fare una plusvalenza, altrimenti si commette il medesimo peccato del proprietario: mettere, in un futuro indefinito, il carro davanti ai buoi, sperando pure che spingano.
Strefezza, non circuito sufficientemente dal Parma, ha diffuso delusione per il suo mancato ritorno, almeno quanto quello dello stesso giocatore nel ritrovarsi fin dalle prime giornate di campionato infortunato ed in modo non trascurabile. Se fosse arrivato ed avesse incontrato la medesima sorte avuta a Palermo ci troveremmo con un altro giocatore in modalità Inglese (Roberto), assieme a Nicolussi e Bernabè. Un infortunio che smaschera la condizione di un atleta che, anche nella passata stagione aveva palesato il non aver mai avuto i novanta minuti nelle gambe.
Se ne vanno Ondrejka e Sørensen, arrivano Lontani e Fabbian, la stagione emetterà le proprie sentenze ma, anche in questo caso, non sembra si sia praticato un downgrade rispetto alla passata. Peggio di quanto offerto dai nordici sembra impresa di difficile realizzazione. L’arrivo di El Bilal Toure e Sierro dovrebbe quantomeno significare la possibilità di diversificare le scelte. Se poi, si intende considerare forze indispensabili disperse senza motivo: Kouda, Joujou, Benedyczak e Balogh allora, probabilmente, ci troviamo in un altro campo che evitiamo di calcare.
Un conto è valutare la rosa come sguarnita in alcuni ruoli ed in alcune figure, un altro e ritenerla sicuramente inferiore a quella della passata stagione. Non andrebbe dimenticato come molti componenti dell’attuale roster possano vantare un anno in più di esperienza vissuta nel medesimo gruppo e, se questo non rivela nessun vantaggio, ne andrebbero cercate le cause. Purtroppo la rosa si trova intorpidita da elementi che sembrano essere ai margini dal punto di vista tecnico e tattico, spine da evitare per il rischio di pungersi, investimenti ora infruttiferi sia sul campo che sulle scrivanie. Dovranno essere coltivati e maneggiati da fioristi esperti.
Prospettive a lungo termine in cui la pazienza non è una scusa per rimandare decisioni difficili ove serve imparare da ciò che non funziona, adattarsi e assumersi le proprie responsabilità. Queste prospettive, indicate da Kyle Krause, sono amiche o nemiche dei sogni? Quelli con rendicontazione trimestrale, quelli che si tramandano nel sonno di generazione in generazione, quelli in cui prendi una decisione oggi ed il suo effetto lo si apprezzerà quando non si sa. Sogni in cui si è esposti a decisioni difficili: svegliarsi o non svegliarsi. Sogni o apnee notturne?
Fede e nient’altro. Fede stupenda guida. Fede intimo traguardo. Fede portami un caffè e una brioche, grazie. Il caffè con molto zucchero. Ale Pongonazzo
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