NELLA TANA DEL PONGONAZZO / IL MERCATO È FINITO, ANDATE IN PACE
(Ale Pongonazzo) – “Non mi permetto di dare giudizi“. Lapidario il commento di Gianpaolo, allenatore esonerato dopo (dopo?) l’aver eliminato il Parma dalla Coppa Italia a chi gli domandava, come riportato anche da Parmalive, se si fosse aspettato un Parma così poco organizzato. Limpido e chiarissimo con la più laconica delle risposte nel definire quella che sembra essere la percezione del Parma: non bene, non male, talmente incomprensibile dal consigliare il reato di omissione, temendo forse che al crearsi di una prima piccola breccia nella muraglia di quel che non funziona possa venir giù tutta la diga che per ora confina e contiene acque, detriti e chissà cos’altro. “Tanto altro”, esclamerebbe il conduttore di Bar Sport Alberto Dallatana, suggerirebbe il Tego (Luca Tegoni, depositario delle recensioni della trasmissione del lunedì).
Una risposta di prammatica per sottrarsi al non dover commentare quanto osservato, probabilmente nel non capacitarsi di determinate situazioni che pur l’hanno favorito, anche se solo per il respiro dell’incontro. Ora il mercato è finito, andate in pace e, nonostante vi siano le sagrestie degli svincolati con qualche chierichetto che potrebbe trovar parrocchia, armonia e serenità non sembrano l’orizzonte che ci attende. Giocatori hanno lasciato Parma altri sono arrivati ed altri rimasti, volenti, nolenti o bohlenti, considerando che le cause di certe permanenze sembrano più contingenze che reciproche scelte fra le parti.
Giudizi tranchant sulla loro idoneità al prestare opera nel campionato di massima serie italiana, ormai la minima europea secondo il parere di molti, caratterizzano di norma chi compone la nostra rosa. Elementi vengono ritenuti assoluti incapaci, altri accettabili pedatori, qualcuno portatore sano di speranza e purtroppo; non infettivo. Invero, come valutare e comprendere il reale valore di determinate figure quando disciolte in un marasma di nozioni, indicazioni e consegne la cui ermeneutica rimane probabilmente oscura pure a colui che ha impartito le medesime lezioni?
I luoghi comuni nel calcio scandiscono le stagioni, luoghi comuni per fuggire in non-luoghi straordinari, convinzioni pronte ad essere rinnegate ma con una certa circospezione, non per la reale solidità del pensiero alla base ma solamente per essersi abbandonati al pubblicizzarle con mal riposta enfasi. Speriamo che le dichiarazioni di Cherubini, CEO del Parma, non vivano di questa interpretazione nel diffondere una certa convinzione delle scelte fatte come ascoltato nell’intervista concessa al TGR Emilia-Romagna. L’auspicio è che siano davvero radicate ed affondino in una terra che possa effettivamente dare frutti. Almeno, dopo la mucca di Chivu che da latte, potremo gratificarci con la terra che da frutti, sperando di non trovarci a dover esperire altre metafore meno bucoliche.
D’abitudine il dito punta verso la guida tecnica, in questo caso, come in altre piazze, la figura dell’allenatore beneficia dell’avversione verso la società da parte di tifosi non convinti dalle politiche attuate, vedendo così ripartite le responsabilità. Proclami non sempre sintonici con le strategie poste in atto per raggiungere gli obbiettivi indicati e gestione di aspetti sportivi che, seppur condizionati da dinamiche imposte dal panorama complessivo, lasciano opache alcune interpretazioni, nello svelare a questo punto della stagione una squadra farraginosa e caotica sotto ogni aspetto.
Senza la presenza di una società che entra di diritto nel mirino delle critiche l’unico ad aggiudicarsi il dito puntato sarebbe proprio lui, l’allenatore. Una banalità, forse. Alcuni giocatori denotano atteggiamenti e caratteristiche che smascherano una condizione e attitudini non proprio entusiasmanti, ma se pure alcuni compagni di costoro, generalmente considerati quantomeno accettabili, appaiono anch’essi in una posizione non poi sì differente, forse; in questo caso, la banalità si trasforma in semplice realtà.
L’equivoco su sistemi di gioco, posizioni e relazioni sembrano giustificazioni inefficaci per motivare l’utilizzo di giocatori non in modo da esaltarne le caratteristiche ma sempre più spesso asserviti allo svolgimento di un compito che non porta ad un risultato. Spesso nemmeno ad intuirlo, nel veder dissolvere qualsiasi disegno alla soglia degli ultimi trenta metri di campo. Non saper attaccare non dipende certo dal numero dei difensori schierati e nemmeno dal sistema di gioco attuato, altrimenti, avremmo tutto perfettamente codificato: difese a quattro, attacco prolifico, difese a cinque, attacco abulico. La realtà è un’altra in ogni paese in cui si gioca a calcio.
Non vorrei esserne frettolosamente scambiato per Pink Pongo ma, non sembra possibile che tutti i nostri siano davvero più scarsi di quelli degli altri. Perché oltre a poter puntare il dito contro allenatore e società si usa sempre più, in alcuni casi inevitabilmente, indirizzarlo verso i giocatori, creando una condivisione di colpe che, seppur giusta, giustificabile e giustificata, finisce per edulcorare le responsabilità di ognuno. Questa nutrita schiera di possibili colpevoli sembra così poter sperare in un finale aperto ed arrivederci alla prossima stagione, senza che il colpevole venga smascherato. Invero, capita che qualche serie televisiva venga drasticamente sospesa per mancanza di gradimento da parte dei telespettatori.
Un centrocampo con Bernabè, Keita ed uno tra Nicolussi e Fabbian non può essere indicato come inferiore a tanti altri della massima serie. Certo di ragazzi con lacune e sonno arretrato ne abbiamo…ma tutti? Cuesta è stato risibilmente additato quando andava aspettato con prudenza e rispetto, poi è stato acclamato sulla scorta di emotività ed empatie superficiali se non mal riposte, ora sembra il momento di render giustizia alla realtà, alle valutazioni semplici per soluzioni praticabili. La stagione passata il mood era la famiglia, quest’anno la parola d’ordine sembra essere evoluzione. Talvolta nelle famiglie in cui v’è un’evoluzione il risultato della trasformazione non sempre è migliorativo.
Il cercare di cambiare strada come il desiderare di ripercorrere quella passata, peraltro da tanti considerata tragitto non più ripetibile, probabilmente sono entrambe prospettive vane se è proprio chi indica la via a saperle percorrere solamente con un determinato passo ed è anche il primo a non conoscere percorsi alternativi comodamente e rapidamente praticabili ed interpretabili dalla comitiva. Nella sera in cui Pecchia ritrova una panchina, ovviamente modello IKEA, montata in proprio nonostante in t’al scatlón n‘gh éra miga ‘l vìdi, emerge come sia imprescindibile trovare uno sherpa che conosca altri sentieri, partendo da quelli adatti a tutto il gruppo per arrivare a quelli più severi solo in seguito. Già da inizio stagione si è notato un Pecchia sounding nelle conferenze post partita del Carlos, ora se dovesse per qualche motivo aleggiare il gelido spettro dell’avvocato di Formia anche a bordo campo, crepacci, canaloni e seracchi sembrano essere il destino del Parma. Ora mi sovviene un dubbio, non sarà che avendo suggerito la necessità di una guida consapevole per la camminata, nel caso, arriverà uno sherpa con la sjärpa? Ale Pongonazzo
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#forzacasapia
Ale co tè magnè….pà e disionèri? Magniloquente e ampolloso…
non saprei… secondo le tue indicazioni potrei aver mangiato…loquente e Ampolen… ciao nani
Ahahah
Sono già in coda per l’evento di andiamo al Peeeerma di oggi pomeriggio. L’entusiasmo della tifoseria dopo il roboante mercato del gambe storte e la forza della squadra sapientemente assemblata da Pettinà e Momo Notari hanno richiamato tifosi da tutto il mondo. Anche tifosi di altre squadre sono presenti per vedere dal vivo campioni di livello internazionale come Conate, Diallo, Frigan, Brusxhi, Bernamèl, Alcmvist, Corvi. Qualcuno mi porta una minerale e verso le 13 un panino che sono in coda?
Più consono un “il mercato è finito andate a fare in culo”
…finito con troppi interrogativi e scommesse..a rosa il parma e’ tra le ultime 5 6 squadre..questa se arriva alla sosta con in punto va esonerato.