TUTTI I SEGRETI DE KRAUSE GROUP SVELATI DA GIULIA BETTAGNO ALL’ARENA
(Gmajo) – Di Giulia Bettagno, StadioTardini.it se ne occupò il 23 aprile 2026, allorquando, un mese dopo la nota stampa diramata martedì 24 marzo 2026 da Melody Serafino della patinata della società di consulenza No. 29, riguardo gli aggiornamenti sulle nuove nomine nei consigli di amministrazione del Gruppo Krause, con la cooptazione in quello del Parma Calcio 1913 di Helen Aboah e Scott Munn, ci accorgemmo che era sparita dai board di Krause Italia e da quelli di Cantine Vietti, Cantine Enrico Serafino e Gentile Ospitalità, proprio lei, Giulia Bettagno che era la Head of Wine, nominata appena il 27 agosto 2025 con grande sfarzo sui media.
In quel contesto associammo, sulla scorta degli indizi raccolti, la sua fuoriuscita all’espansione della “Capa dei Capi”, nel frattempo fatta sedere dal founder sugli scranni principali delle sue aziende, col massimo dei gradi possibili (President e CEO): nei giorni scorsi, Giulia Bettagno, veronese di Soave, ha concesso una lunga intervista a Stefano Lorenzetto dell’Arena, per la rubrica “Verona racconta”, pubblicata domenica 6 settembre 2026, attraverso la quale apprendiamo che lo scorso aprile, di punto in bianco, Bettagno ha mollato di punto in bianco per restare vicino a un congiunto malato. Dimissioni volontarie.
Della lunga conversazione della manager 44enne, poliglotta (tedesco, inglese, spagnolo, russo, cinese, oltre all’italiano) bi-laureata (in lingue e culture per il management turistico all’Università di Verona e in lingue per la comunicazione internazionale alla Cattolica) con il giornalista scrittore – che ha scritto per decine di testate tra cui il Corriere della Sera e Il Giornale (di cui è stato anche il vicedirettore vicario di Vittorio Feltri) e che è famoso per esser entrato cinque volte nel Guinness World Records per la serie più lunga di interviste da un’intera pagina (la rubrica Tipi italiani) apparsa sulla stampa mondiale – ci permettiamo di estrarre e sottoporre all’attenzione dei nostri lettori i virgolettati integrali degli argomenti che più li possono interessare, appunto il Parma calcio e la casa-madre Krause Group.
«Era l’aprile 2025 – ricorda Bettagno, quando arrivò alla corte di Kyle Joseph Krause –. Suo padre William aveva co-fondato nel 1959 una catena di minimarket, Kum & Go, con oltre 400 punti vendita in 13 Stati americani. La sede si trova a Des Moines e al suo interno il pubblico può pranzare o cenare nel bistrot di Krause, Allora, dove servono solo piatti italiani: pomodoro e basilico, fagioli bianchi, minestrone di ceci, insalata di asparagi, polenta alle erbe aromatiche arrosto, lasagne al forno». Giova ricordare che l’azienda di famiglia era stata alienata due anni prima dell’arrivo di Bettagno, ossia nel 2023: il 21 aprile era stato annunciato ufficialmente l’accordo di acquisizione da parte degli ormai ex concorrenti di Maverik e della sua controllante FJ Management, mentre il 29 agosto 2023 la transazione è stata formalmente conclusa con il passaggio di proprietà definitivo (closing).
All’intervistatore che le domanda da dove nasce questo interesse per il nostro Paese da parte di Krause, Bettagno risponde così: «La bisnonna di Kyle era originaria di Alia, vicino a Palermo. La passione per i cibi tricolori è pari a quella per il calcio. Credo che la famiglia tifasse per la Juve, ma è solo una mia supposizione. Hanno offerto a Kyle di acquistare il Palermo e il Parma. E lui, per ragioni che non posso rivelare, ha scelto la seconda squadra e ha pure preso casa nella terra di Giuseppe Verdi». Che KK tifasse per la Vecchia Signora non è un segreto: resta nella memoria il celebre video in cui staccò l’adesivo dal suo laptop (“faccio un upgrade”) per sostituirlo con lo scudetto del Parma (con la voce di Marco Ferrari che approva: “Grande!”)
Le immagini risalgono al 18 settembre 2020, allorché, come ricorda Lorenzetto a Bettagno, KK sborsò 100 milioni per veder subito retrocedere in serie B il Parma: «Non è il tipo da impressionarsi. La sua filosofia è migliorare il modo in cui la gente vive. Dal mio arrivo ha investito nel Parma non meno di 350 milioni di euro. C’era un passivo di 400. L’amministratore delegato Federico Cherubini, molto bravo, ha raggiunto il pareggio. Kyle sta anche pensando di rifare lo stadio Tardini». I milioni immessi da KK (a fondo punto perduto attraverso prestiti infruttiferi) in questi anni sono, in realtà, circa un centinaio in più rispetto a quelli indicati dalla eno-manager, mentre il break even point, sia pure per pochi spicci, non è stato centrato dal Ceo, nonostante l’esasperato Player Trading (e la straordinaria vendita, non programmata di Leoni), che poi avrebbe bissato nella stagione successiva, la presente, pur centrando solo 3/4 delle cessioni della ex colonna vertebrale della squadra (via Suzuki, Circati e Pellegrino, ma non Keita). Vedremo se questi sacrifici, nel nome dell’auto-sostenibilità, faranno passare il semaforo del bilancio dal rosso al verde…
Il curioso Lorenzetto, le domanda: Ma lei che esperienza aveva per prendere in mano il Parma? Forse, prendere in mano il Parma, è un tantino esagerato, soprattutto considerando chi è l’odierno capo-macchina… Questa, comunque, la risposta di Bettagno: «Negli Usa chi nasce nel vino non muore nel vino, ti mettono alla prova su tutto. A me il calcio piace fin da bambina. Tifavo Verona. Aggiungere il Parma non è stato difficile: ha la maglia gialloblù».
Il dialogo, poi, prosegue, sul rapporto professionale di Bettagno con il Gruppo Krause.
Come fece Krause a scovarla?
«Attraverso Key 2 People, cacciatori di teste milanesi. Dovetti sostenere la bellezza di 23 colloqui fra Italia e Stati Uniti. Mancava solo che mi chiedessero le radiografie».
Che differenze ci sono nel lavoro fra l’Italia e gli Usa?
«Abissali. A 42 anni io ero la seconda più vecchia in azienda. Solo la capa dello staff del presidente mi superava, ne aveva 43. Il responsabile amministrativo appena 40».
Puntano sui giovani.
«Quello che non sappiamo fare in Italia. E li pagano bene: almeno 3.000 dollari di stipendio iniziale».
Stando a Bettagno, dunque, l’ossessione gioventù di KK che abbiamo ben presente a livello calcistico (anche perché idealmente prodromiche alle plusvalenze), ci sarebbe anche a livello manageriale.
La chiacchierata procede sempre sul diverso modo d’intendere il mondo del lavoro in USA e in Italia.
Quando il mio amico Alessio Vinci fu assunto alla Cnn sul contratto si trovò scritto che era licenziabile «for any reason or no reason», per qualsiasi motivo o nessun motivo.
«Anch’io. Si può essere licenziati all’istante, con una stretta di mano, e hai poche ore per liberare la scrivania. Non esiste alcuna tutela sindacale. Non basta: si lavora 7 giorni su 7. Formalmente, per 8 ore al giorno. In realtà, nella mia posizione erano il doppio».
Un po’ disumano.
«L’ideale sarebbe avere un sistema che fosse a metà tra il nostro e il loro. Quello italiano è tutto diritti e niente doveri. Qui le prime domande che ti pone un candidato durante il colloquio sono: “Cosa guadagnerò? Si lavora di sabato o di domenica? Si fanno turni serali? Quanti giorni di vacanza mi spettano?”. Negli Stati Uniti si fanno solo due settimane di ferie l’anno. In Italia c’è il diritto a tutto: al posto fisso, al riposo, ai permessi retribuiti. Come profetizzò Sergio Marchionne, moriremo di diritti».
Secondo Bettagno (nella foto sopra con Kyle Krause in occasione della inaugurazione a gennaio 2026 della Serafino Lounge del Tardini, ultimo atto in cui la deposta Head of Wine ha presenziato), per una donna ci sono differenze abissali tra lavorare negli States o nella Penisola.
Le chiesero se intendeva sposarsi e avere dei figli?
«Sta scherzando? Può scriverlo a caratteri cubitali: in America nessuno all’atto di assumerti si permette d’investigare sulla tua vita privata. Qui, invece, alle donne vengono poste le domande più vergognose, che a un uomo non farebbero mai».
Se fosse rimasta incinta, l’avrebbero licenziata?
«Neanche per sogno. Però tre mesi dopo il parto devi tornare in ufficio. In compenso hanno un efficace sistema di welfare per famiglie e neomamme».
Le retribuzioni sono uguali fra i due sessi?
«Sì, anzi nelle posizioni apicali forse le donne negli Usa guadagnano pure di più. Da noi la parità di genere non esiste proprio. Se ti inseriscono in un board, è solo per fare numero. E non parliamo della meritocrazia. L’Italia è ultima in Europa, con il 27 per cento nella classifica che misura retribuzione e carriera in rapporto alle prestazioni individuali, anziché per anzianità o automatismi d’altro tipo. La Finlandia, prima nel meritometro, sta 40 punti più in alto».
Come ha contrattato i suoi emolumenti con Krause?
«Negli Usa ti fanno un’offerta. Tu puoi rispondere: è poco. E loro magari replicano: “Ok, quella è la porta”. Oppure no. Ho sempre ottenuto qualcosa in più. Sono un’abile negoziatrice di me stessa». Gabriele Majo
CLICCA QUI PER LEGGERE SULL’ARENA L’INTERVISTA COMPLETA DI STEFANO LORENZETTO A GIULIA BETTAGNO
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Mi scusi dottoressa ma il Kraus Group cosa sarebbe? Il Peeeeeeerma, il Casa Pia (nomen omen), 4 vigne e due hotel.
Il solito idiota
Domanda: questa oltre a parlare piu lingue di un traduttore….ma è del.mestiere? No perche Pantaleo Corvino parla il Dialetto Leccese e uno slang di italiano ma ne capisce parecchio di scrutini…..ecco questo e il nodo
Questa si occupava dei vini…
A quando risale questa intervista?
Come ho scritto nell’articolo, è stata pubblicata dall’Arena domenica scorsa 6 settembre. Non so poi quanto tempo prima ci sia stata la choacchierata. Cmq conferma la sua uscita dal gruppo ad aprile 2026
sembra comunque si siano lasciati bene da come parla di KK. Addirittura dice che KK vuole fare lo stadio, mi sa che non è però molto aggiornata. Per quello volevo capire di quando fosse la chiacchierata
Veramente anche su altre robe, diciamo così, non sembrava particolarmente aggiornata (poi non so se fosse il giornalista a non avere utilizzato al meglio i verbi), ma per esempio lei, entrata a 2025 inoltrato, parlava di Kum e Go che Kk aveva alienato due anni prima, parlandone al presente… Ma il mondo, per KG, è cambiato con la vendita di Kum e Go, ossia la “stamperia” di soldi liquidi quotidiani…
Cmq anche Cherubini aveva confermato a Tv Parma che lo stadio interessa ancora Krause, pur spostando le lancette avantj di 1,3 o 5 anni…
Anche a me interessa uscire con Kendall Jenner.
Si spera in un nuovo investitore..qua a parma abbiamo tanti imprenditori pieni di mezzi..ma nel calcio di oggi si rischia di mangiarsi tanti milioni..comunque mai dire mai..il como non penso che abbia avuto tutta questa attrazione..che storia a?.. eppure a oggi guardate i risultati …il problema attuale qua e’che si sono spesi camionate di soldi e male..questo e’ il risultato..e in futuro non si spendera’piu …
La farsa del laptop. A me risulta che sullo screen del pc compare ancora lo scudetto della rubentus. Poi quando è arrivato il Cheru gli ha portato il nuovo stemma strisciato.
“Hanno offerto a Kyle di acquistare il Palermo e il Parma. E lui, per ragioni che non posso rivelare, ha scelto la seconda squadra”……
Eh, infatti: la ciarliera Bettagno sarebbe stato bello avesse svelato (tra i vari segreti) il motivo della scelta del Parma in luogo del Palermo… Ecco spiegata la maglia Cracoliciana che tanto ha fatto discutere in questi giorni: al Pres piace il rosanero… Scherzo, ovviamente…
Nel calcio moderno, dove il risultato immediato sembra l’unico metro di giudizio accettato da tifosi, media e addetti ai lavori, il Parma ha scelto una via diversa: costruire, investire, credere nei giovani. Una filosofia che richiede pazienza, che a volte scontenta chi vorrebbe vedere il club spendere subito per blindare la rosa, ma che nel lungo periodo è l’unica capace di garantire una crescita solida e sostenibile.
INVESTIRE SUI GIOVANI prospetti significa accettare rischi, tempi di adattamento, qualche stagione di transizione. Ma significa anche costruire un progetto identitario, dare un’anima sportiva al club, e soprattutto creare valore reale: economico e tecnico. Non è un caso che diversi calciatori cresciuti o rilanciati a Parma abbiano poi trovato spazio in palcoscenici più prestigiosi, portando al club risorse fondamentali da reinvestire.
C’è una DIFFERENZA SOSTANZIALE tra “svendere” e “valorizzare per reinvestire”. Quando un club individua un talento, lo fa crescere, gli dà minuti e fiducia, e poi lo cede a un prezzo superiore a quello di acquisto, non sta impoverendo la squadra: sta finanziando il proprio futuro. Ogni cessione importante, se gestita con criterio, permette di attrarre nuovi profili interessanti, di rinforzare l’area scouting, di consolidare infrastrutture e settore giovanile.
È comprensibile che una tifoseria voglia vedere subito la squadra competere ai massimi livelli. Ma la storia del calcio, anche recente, è piena di esempi di club che hanno bruciato risorse rincorrendo il risultato immediato, indebitandosi o restando prigionieri di rose costruite senza una visione, per poi pagarne le conseguenze nel giro di poche stagioni. Il modello sostenibile, al contrario, protegge il club dai rischi finanziari e gli permette di programmare con serenità, senza dipendere da un singolo campionato o da una singola cessione “disperata”.
Il vero banco di prova per un progetto come quello del Parma non è la singola annata, ma la capacità di ripetersi nel tempo: continuare a scoprire talenti, a farli crescere, a competere con dignità pur rinnovando costantemente l’organico. È una strada meno appariscente, meno spettacolare nel breve, ma è quella che negli anni costruisce club solidi, credibili, capaci di stare stabilmente nel calcio che conta senza dipendere da proprietà miliardarie o debiti insostenibili.
Difendere questa filosofia non significa rinunciare all’ambizione: significa scegliere un’ambizione più intelligente, quella che guarda al domani senza ipotecare l’oggi.
CREDO CHE SOLO IL VERO TIFOSO LA DIFENDERA’
Ciao Cavallo Pesto,
sottoscrivo in toto quanto hai scritto. Però, da quello che mi è parso di vedere in questi anni, noi stiamo facendo tutt’altro.
Bello e giusto il progetto basato sui giovani, ma è mai possibile che siano stati “promossi” in prima squadra solo due giocatori di tutta la primavera? Parliamo di una delle migliori formazioni giovanili di tutta Italia. Mi sto convincendo sempre di più che Konate e Drobnic siano in prima squadra più per assenza di offerte pervenute, che per meriti. Impressioni mie, spero di essere smentito il prima possibile…
Ma passiamo alle noti dolenti; secondo te, è normale aver speso nella precedente sessione estiva di mercato: (cifre trovate su TransferMarkt)
7,35 mln per Ndiaye;
8,10 mln per Sorensen;
9,75 mln per Ordonez;
Mi limito a questi tre, ma la lista è veramente lunga.
Per me, comunque, non è normale. A queste cifre mi aspetto che il giocatore sia pronto, che sappia stoppare la palla, fare un lancio di 10 metri. Questi non sono in grado di farli. E sono stati pagati uno sproposito!!!
Allora è inutile continuare con questi discorsi sulla sostenibilità ed il player trading. Le sono scommesse vanno pagate poco, sennò parliamo di altro. Vedasi -come esempio- Corvino con il Lecce, D’Amico e Sogliano a Verona e ci butto dentro lo stesso Sartori che, a parità di spesa, a Bergamo, ha portato a casa giocatori rivelatisi “fenomeni”.
Stiamo continuando a puntare su giovanili e primavera; parrebbe che Scaglione dal Genoa sia stato pagato veramente tanto, ma, di questo passo, ho i miei dubbi di riuscire a vederlo in prima squadra in futuro. Non mi spiego, quindi, questi investimenti quando poi continuiamo imperterriti a preferir loro dei bidoni argentini, belgi pagati fior fior di milioni solo per avere una rosa più inclusiva.
Quest’anno, ahimè, alla cena aziendale di Natale, non vedremo più, sul mappamondo, ogni continente colorato.. 🙁
la filosofia è un conto, i possibili errori nella sua attuazione un altro.
Ricordiamoci che certe scelte sono fatte dai dirigenti avendo una serie di informazioni assolutamente ignote ai tifosi e alla stampa
No per cortesia, evitiamo le etichette di veri e falsi tifosi!!
Una serie di risposte desolanti e ispirate ad una retorica superficiale nel cavalcare certi luoghi comuni. Un estratt ed confusjon senza nemmeno accorgersi delle contraddizioni servite travolti da irrefrenabile entusiasmo. L’ammirazione per un mondo del lavoro in ragione della giovinezza dei suoi protagonisti, del efficace sistema di wellfare per famiglie e neomamme ed una adorazione del dio lavoro al di là delle esigenze della propria vita. Quindi, si potrebbe intendere che quando una persona capace nel proprio mestiere secondo criteri meritocratici dovrebbe occupare determinate posizioni viene discriminata perché è un poco più âgée, almeno quanto un’altra in dipendenza della propria giovane età viene favorita? …”Sul contratto si trovò scritto che era licenziabile «for any reason or no reason», per qualsiasi motivo o nessun motivo”. “Si può essere licenziati all’istante, con una stretta di mano, e hai poche ore per liberare la scrivania.” Però c’è il welfare.
Il dio Lavoro. Il lavoro rende liberi si leggeva sopra ad orrendi ingressi, e pur senza voler creare torbide assonanze, rende liberi fin quando non se ne diventa schiavi. Ma il meglio arriva quando si legge del passar dal vino al calcio, anche per far luce su come e perché vi siano tanti e differenti dirigenti, con quali utilità e competenze, all’interno del Parma Calcio: Negli Usa chi nasce nel vino non muore nel vino, ti mettono alla prova su tutto. A me il calcio piace fin da bambina. Tifavo Verona. Aggiungere il Parma non è stato difficile: ha la maglia gialloblù”. Specializzazione e competenze camminate con me.
Quando uno si scervella a cercar mille risposte e poi arriva una è ti spiega tutto con una frase semplice semplice. In effetti ha due lauree.
Scusate ma qualcuno risponde a una semplice domanda a cui io che sono del popolino, risultatista non pro plus e che odio il calcio femminile non so dare risposta. Oggi il fu Parma calcio a livello di percezione è una piccola società miserevole che si regge sul player trading e produce pure da anni un calcio di merda. Non è nemmeno una piccola simpatica anzi sta sul cazzo a tutti perché 4/5 dei pochi soldi spesi vengono spesi in Argentina ora e in Belgio prima. Qual’è il senso di avere come azionista un presunto “imprenditore” (ex in realtà) americano per avere raggiunto questo “status”? Per altro voluto visto che il main strim di regime sono anni che ha costruito questo story telling del non è alla nostra portata, prende troppo, Stefrezza chiede due milioni etc…. Mi spiegate che senso ha avere un americano per essere una società con le pezze al culo, che si fa soffiare giocatori dalla B e che fa di tutto per dare questa immagine? Per uno schifo del genere basta un Giulini che per altro spende più di Kraus
Sono convinto che se qualcuno si presentasse con il vil denaro Krause sarebbe ben felice di tirarsi fuori visto ciò che pensano di lui una parte dei tifosi ma tant’è visto che gli industriali di parma hanno già dato
Sul perché abbia preferito prendere il Parma e non il Palermo, credo di sapere quale sia il motivo
Ossia?
Perchè a Palermo non si fanno prendere per il culo
Palermo è una piazza molto più calda, e molto più “focosa”, tipico di praticamente tutte le piazze del mezzogiorno. In una piazza come Palermo diventa molto difficile applicare il “”””progetto”””” KK. Prova proporre ai palermitani “l’autofinanziamento”… KK rischierebbe serie conseguenze in una piazza come Palermo e lo sapeva (sa) benissimo
Qui a Parma storicamente c’è una tifoseria che non è mai stata troppo esigente, anzi… Puoi fare quello che vuoi senza che nessuno ti dica nulla. Se poi si conta che una buona fetta di tifosi è lobotomizzata dai 2 fallimenti nel giro 11 anni, a maggior ragione… (ricordiamoci le varie frasi “eh ma senza KK torniamo ad Arzignano” o robe così).
Infatti, in tutto questo, non è casuale la nascita del “tifoso ragioniere” o del “tifoso commercialista” (io li chiamo più semplicemente “tifosi del Krause group”, perché di base sembrano quelli). Ma perché non è casuale tutto ciò? Perché fare plusvalenze porta soldi dentro alle casse del club (nel nostro caso sono 2 anni che ne entrano parecchi) e così facendo il tifoso parmagiano (spesso lobotomizzato dal fallimento) è tranquillo perché sa che il rischio di fallire è estremamente basso. Ecco spiegato il tutto
Capisco, tuttavia il primo Krause, rispetto all’attuale, era uno che spendeva. Male, ma spendeva. Parecchio. E questo, in una piazza calda, avrebbe potuto cagionare entusiasmo. L’auto-sostenibilità è arrivata dopo 4/5 anni di investimenti
Sisi, però attenzione… Se si va a prendere la prima conferenza di KK del settembre o ottobre 2020, lui ad una delle prime domande (non ricordo chi la fece, forse Balestrazzi) rispose subito: “per me, per prima cosa è un business”. E ovviamente lo sanno anche i bambini che per “fare business” nel calcio italiano, al giorno d’oggi, bisogna fare player trading… Lui ha speso tanto (e male) il primo anno (quello della retrocessione) poiché ha cercato di applicare subito il suo modello, anche perché nel Parma dei 7 non c’era nessun giocatore oggetto di plusvalenza, era un instant team a fine ciclo (parlo da un punto di vista economico in Primis)
Poi finito in B ha continuato a spendere tanto e male per cercare di salire il prima possibile (il suo modello lo si applica solo in A, non in B), ma una volta tornato in A, lui è riuscito a mettere in atto il suo piano originario. Non mi stupirei se nemmeno avesse messo in conto di spendere quei fantomatici 400 mln per rientrare in A.
Perfettamente d’accordo con te
Perfettamente d’accordo con te, riferito a Luca
Grazieee
Ciao Direttore, scusa ma la tipa si è dimessa (come sostiene lei) o è stata deposta (come scrivi tu)? io non l’ho capito dal tuo articolo, sicuramente colpa mia.
E parlando del Palermo è in mano ad un fondo che possiede anche il City e che ha come scopo di far business…hanno speso e tanto in questi anni ma è una vita che sono in B…pagano stipendi da serie A altrimenti a Palermo non va alcuno a giocare. Bellissima città ma …tifosi un pò difficilotti da gestire. Credo che con Inzaghi che gli costa come Guardiola e gli ultimi acquisti, la proprietà abbia dato un ultimatum, o saliamo o molliamo e questi falliscono di nuovo.
Per me han favorito le sue dimissioni