mercoledì, Ottobre 14, 2026
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90 IDEAS IN 90 MINUTES, OPPURE: “90 PROCLAMI IN 90 ANNI?”

(Ale Pongonazzo) – Nella giornata del primo ottobre 2026, ideato e presentato da Business Record, testata giornalistica con sede a Des Moines (Iowa), va in scena “90 ideas in 90 minutes”, evento annuale che, secondo quanto si legge qua e là, registra sempre il tutto esaurito, ma questo sembra accada anche in certi cinema in cui si proiettano pellicole di respiro commerciale.

Trattasi di simposio, conferenza, meeting, chiamatelo come desiderate, ma non tavola rotonda: Re Artù non ha dato la propria disponibilità. In ogni caso, cavalieri presenti e dame, saranno accolti nel castello Krause Gateway Center ove, come indicato dai promotori della manifestazione: “il primo ottobre, nove leader dell’Iowa condivideranno 10 delle loro migliori idee, grandi e piccole, applicabili a qualsiasi organizzazione. In una discussione dinamica.” Per fortuna che le peggiori le tengono per sé.

Chissà se il castello firmato Renzo Piano verrà, per l’occasione, concesso gratuitamente o la sua occupazione per l’evento rimarrà vincolata al pagamento di un temporaneo affitto, come da post promozionale datato quasi un anno fa rivolto a chiunque volesse disporre della struttura per… ispirarsi in momenti che contano.

Una platea variegata di professionalità: chi si occupa di assistenza pediatrica specializzata, chi di strategia della comunicazione, chi di arte e mecenatismo, presente in questa edizione il titolare di negozi di alimentari e macellerie e perfino chi produce salse; cosa altrimenti, j’americàn ja mettón dapartùtt.

Idee volte migliorare la vita delle persone, il mondo, l’universo intero. Viviamo aggrappati ad una sfera che, ruotando velocemente, fagocita i propri ospiti, talvolta parassiti, imponendogli spesso la medesima andatura; un pianeta sempre meno a misura d’uomo ma, per questo, servirebbe prima conoscere quale sistema di misurazione sia in uso nella contemporaneità e soprattutto chi siano coloro deputati al rilevare le misurazioni. Ma basta con ‘sta retorica, pensi di averla domata o addirittura schiacciata cmé ‘n sensòs, quando ti accorgi sia già con l’addome colmo di lamentose parole.

A noi di questa manifestazione cosa interessa? Njenta. L’interesse arriva dalla presenza, come relatore, alcuni anni or sono, esattamente nell’anno 2020, di Tanner Krause, figlio classe ’87, di Kyle J. Krause. Figura non coinvolta nelle vicende del Parma calcio ma di cui possiamo apprezzare un iconico estratto dal proprio contributo del 2020 che, a quanto parrebbe, riassume il di lui intervento di novanta minuti al forum: “Due cose da non delegare: selezione del personale e comunicazione chiara della propria visione. Possono essere dispendiosi in termini di tempo e noiosi, ma sono fondamentali per il successo. La cosa più importante che un leader può fare è costruire una grande squadra. E che sia internamente o esternamente, la tua voce ha un valore incredibile. Comunicare autenticamente con il proprio pubblico. Collabora con i tuoi team di assunzione e comunicazione, ovviamente, ma gioca un ruolo di primo piano in queste aree.“

Un vero e proprio manifesto che sembra accoppiarsi perfettamente con le suggestioni ascoltate alle nostre latitudini prima dal papà e poi dalla COO, Helen Aboah, assunta dal papà.

“Il nostro obiettivo in Italia è costruire organizzazioni durature, allineate ai nostri valori e alla nostra visione di lungo periodo. Una leadership forte e una governance solida sono fondamentali per raggiungere questo traguardo, consentendo una crescita disciplinata, la creazione di valore nel lungo termine e un impatto significativo nelle comunità in cui operiamo.” Queste le parole di Kyle Krause in occasione dell’ingresso di Helen Aboah nel CdA del Parma calcio (Puarmua calciuo).

Armonie e solfeggi non discostati da quanto espresso a Davos, in occasione del World Economic Forum: “Il progresso richiede fiducia, leadership forte e un impegno verso l’esecuzione, non solo l’ambizione... Lo sport è emerso ripetutamente come una potente piattaforma di opportunità, soprattutto quando gli investimenti a lungo termine ampliano l’accesso sia negli sport femminili che maschili... Investire in team, luoghi e persone con una visione a lungo termine può portare sia prestazioni che un impatto duraturo.“

L’estasiata adesione a questi proclami si trova facilmente nelle suggestioni, sempre allineate, divulgate in diverse occasioni da Helen Aboah, in particolare quelle dei fantastici giorni a Davos: “Un ringraziamento speciale a Kyle J. Krause per l’invito e per aver guidato con l’esempio, sostenendo le donne nella leadership non solo con le parole, ma attraverso azioni concrete su sport, vino, immobiliare e ogni settore che tocchiamo a Krause Group. Questo è il tipo di leadership che crea un cambiamento duraturo.”

Anni sono trascorsi da quell’ormai lontano 2020 in cui Tanner indicava la strada: è il figlio che illumina il padre o il padre che guida la discendenza? Entrambi condividono la visione, oppure è la visone ad attrarre entrambi? Miraggio comune che non si dissolve nemmeno da una generazione all’altra. E poi v’è da attendere i nipotini, pensa ti.

Suggestioni contagiose, considerando come anche il COO Helen Aboah, estranea alla cerchia famigliare, sia stata fin da subito in sintonia con questa linea di pensiero. Evidentemente le figure professionali che sono rimaste all’interno della struttura per poco tempo non erano attori capaci di abitare il medesimo miraggio, nonostante la sua peculiare caratteristica fosse proprio il lungo ed indefinito tempo in cui affermarsi. Invero, in momenti in cui si è assetati non è sufficiente intuire uno specchio d’acqua, serve dissetarsi anche solo con poche gocce.

Forse ad essere inadeguate, se non del tutto assenti, sono proprio alcune caratteristiche distintive, cacofonicamente descritte, in questi reiterati incanti: leadership forte, visione chiara, team solido ed affiatato, impatto significativo nella comunità. Di tanto in tanto è bello lasciarsi andare ad un’astrazione che sembra elevarci, a patto poi, di ricongiungersi con la terra e la polvere e, qualche volta, anche con campi di verde erba accuratamente tagliata e adorni di quelle strane reti alle estremità. Comode opportunità per differire in modo indeterminato il peso di pensieri che sembrano apparire vuoti. Auguriamoci almeno siano a rendere.

In una delle ultime esternazioni del papà di Tanner si percepisce il rimarcare l’aspetto temporale come vera e propria condizione imprescindibile. Repentini ed improvvisi interventi, ambizioni senza confini, adattamento e responsabilità; eventi possibili indicati su mappe scritte solo per tracciare un percorso verso mete di cui nemmeno si ha certezza della loro esistenza. “90 proclami in 90 anni?”. Ale Pongonazzo

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4 pensieri riguardo “90 IDEAS IN 90 MINUTES, OPPURE: “90 PROCLAMI IN 90 ANNI?””

  • C’è una categoria di persone (le chiamano imprenditori, manager, visionari) che amano presentarsi come pionieri del nuovo mondo. Parlano di innovazione come fosse una religione, di leadership come fosse un destino, di motivazione come fosse una virtù morale. Ma spesso, dietro la retorica, resta un gesto antico: prendere ciò che era di tutti e farlo diventare di qualcuno.

    Lo sport, per esempio. Era un rito popolare, un appuntamento di massa, un modo per stare insieme senza biglietti d’ingresso né abbonamenti premium. Poi arrivano loro, gli imprenditori, e la prima cosa che fanno è mettere un prezzo. Se vuoi vedere ciò che prima era libero, ora paghi. Se vuoi seguire la tua squadra, paghi. Se vuoi goderti un evento che apparteneva alla comunità, paghi.

    Le autostrade, costruite con le tasse di tutti, diventano un servizio privato che si paga due volte: quando le si finanzia e quando le si percorre. Il cinema, che era un luogo di cultura popolare, diventa un catalogo digitale dove ogni emozione ha un costo. La televisione, che un tempo entrava nelle case come un ospite, oggi bussa come un esattore.

    La logica è sempre la stessa: sovrapporsi con la forza della finanza.

    Una finanza che, paradossalmente, si alimenta dei risparmi di chi poi deve pagare per riavere ciò che era suo. I soldi depositati in banca diventano prestiti per acquistare infrastrutture pubbliche, servizi comuni, beni collettivi. È un gioco di prestigio: tu metti i soldi, loro comprano ciò che tu non puoi più permetterti.

    E allora l’imprenditore moderno, quello che si racconta come un benefattore del progresso, somiglia più a un abile scippatore. Non ti strappa il portafoglio in strada: ti prende un pezzo di vita alla volta, con un contratto, un abbonamento, una tariffa. E lo fa con un sorriso, dicendoti che è per il tuo bene, per offrirti un servizio migliore, più efficiente, più moderno.

    Biagi avrebbe detto che il problema non è il mercato, né il progresso. Il problema è quando il mercato si sostituisce alla comunità, quando il progresso diventa un pedaggio, quando la libertà si misura in mensilità. Quando ciò che era un diritto diventa un prodotto. E soprattutto quando ci convincono che sia inevitabile.

    Perché lo sport, quello vero, non è un pacchetto premium. È una fuga dalla pesantezza della vita, un modo per credere che la vittoria sia possibile, che la maglia significhi qualcosa, che l’immedesimazione non sia un lusso ma un bisogno.

    E se qualcuno ti dice che sei fatto per il quattordicesimo posto, che devi accontentarti, che devi pagare per sognare, allora non sta parlando di sport. Sta parlando di industria.

    E l’industria, si sa, non sogna.

    Incassa.

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    • Ale PongonazzoAutore articolo

      Dai, Ugo…forse allora siamo fortunati, di tutte le aziende che non sognano siamo riusciti a beccarci proprio l’unica che lo fa…considerando il tenore di certe esternazioni…le tue riflessioni sono amare quanto giuste, in un epoca in cui le bibite sono sempre più stucchevolmente dolci. Un tempo esisteva la ribellione, oggi impera l’accettazione. Il dissenso, se non sapientemente organizzato ed indirizzato, è considerato estratto finissimo di ignoranza. Rivolte e rivendicazioni, un tempo motore sociale, ora motorino con a bordo professionisti del nulla. Sognare e pornografico e non si addice ad un certo livello socio culturale, è pure infantile, nonostante il mood che va per la maggiore: “devi credere nei tuoi sogni”…ma, possibilmente realizza quelli degli altri. Forse si ha torto su tutto, parli di diritti che divengono prodotti, ma siamo certi che ad esempio il beneficiare del Parma degli ultimi anni sia un diritto, e non piuttosto un gravoso dovere? Un impegno assunto e rispettato solo da sognatori.

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  • Bell’articolo, bel commento e altrettanto bella risposta. Bravi.
    P.S. L’Aboah l’ho vista, èbbona, e secondo me Kyle fa dei giri in giostra. Così per la cronaca ..

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