mercoledì, Ottobre 14, 2026
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / NEL CALCIO NON ESISTE GIUSTO O SBAGLIATO

(Gianni Barone) – Fa un certo effetto passare da un giovane esordiente, sconosciuto, per la prima volta in assoluto su di una panchina di Serie A, ad un ex Campione del Mondo, che ha fatto la gavetta da allenatore partendo dai dilettanti: si è passati dall’incredulità e dallo scetticismo per un Carneade, dall’aspetto di studente dell’Erasmus, ad avere un volto noto, a cui tutti danno del tu, perché lo ricordano come grande attaccante con la maglia Crociata sotto la guida di Prandelli prima e Carmignani poi (attraverso il dimenticato Silvio Baldini, esonerato al principio della stagione dello Spareggio).

Ma quello che Gilardino potrà dare e come potrà cambiare il modo di giocare del Parma, al momento rimane avvolto in un alone di mistero, in quanto, pur incalzato da domanda specifica sull’argomento tattico, il neo tecnico gialloblù, non ha fornito elementi tali da poter capire quali saranno le situazioni che intenderà cambiare, rispetto a quelle che aveva fatto vedere Cuesta sul piano tattico, cioè a dire, in soldoni sarà ancora 3-5-2 o 5-3-2 come preferisce si scriva Remo Gandolfi, cambiando tutto per non cambiare niente, “gattopardescamente”, oppure ci sarà una svolta sotto questo aspetto passando alla difesa a 4, con due centrali e due esterni? E, a tal proposito, mi è parso di cogliere qualcosa di importante e “possibilistico” in materia, allorché parlando di Ndyaie – al momento unico centrale mancino disponibile dopo l’infortunio di Drobnic e la conferma (per voce dell’AD Cherubini) della messa fuori rosa di Valenti – ha affermato che può giocare sia da terzo (o braccetto mancino) nella difesa a 3 centrali, e sia da terzino sinistro in un’ipoteca difesa a 4.

Quindi, pare non voglia chiudere nessuna possibilità, sotto questo aspetto, lasciando la strada aperta sia ad un 3-5-2 che ad un 4-3-3, anche se ha ammesso di non credere nei numeri, al contrario la sua idea di fonda sul cambiare il modo di giocare, di conseguenza la strategia, sempre in base all’avversario e alle situazioni di gioco che via via si presenteranno nel corso della partita.

In particolare, non credendo nei numeri, per trovare il “vestito migliore da indossare” (parole sue) servono i principi che ogni giocatore saprà ritagliarsi in campo in fatto di aggressività e mantenimento del baricentro alto, con distanze rispettate e corte in lungo e in largo. E, in tema di spirito, affermando che nel calcio non esiste giusto o sbagliato: bisogna avere, come priorità, quelle caratteristiche di foga e cattiveria agonistica, da lui riscontrate a livello di dna, nella squadra che lo scorso anno aveva affrontato il suo Pisa.

“Cambierò determinate situazioni e determinate cose”, ha voluto farci capire, senza specificare cosa e come, in una squadra che, secondo lui, ha doti e qualità non solo tecniche, ma anche fisiche, alle quali andranno aggiunti mattoni per migliorare, tutti assieme, per giungere ai risultati utili e necessari per la salvezza, alla quale non ha mai fatto cenno in tema di obiettivi, dando il tutto per scontato.

Parlando di singoli, poi, si è soffermato su Bernabé, che per lui ha giocato in molti ruoli (persino troppi), finanche da terzino, ma per lui ne può ricoprire solo due. Quali? Non si sa, lasciando a tutti la libertà di scoprirli. Da ex attaccante, bravo e forte qual è stato, non si è certo dimenticato di sottolineare il buon impatto che ha avuto Romero in un campionato difficile come quello italiano, dimostrandosi subito efficace e sarà suo compito portarlo al top dei movimenti per poter sfruttare il gioco della squadra.

Si è detto favorevole anche al nuovo corso che su input del designatore Orsato, del calcio di oggi, in cui viene privilegiata la velocità d’azione sulle palle inattive a scapito delle inutili pause o perdite di tempo in generale.

Dopo un rapido cenno a Nicolussi Caviglia, che ha solo nominato, ma che in cuor suo spera di recuperare presto, ha parlato di un centrocampo che ha corsa, gamba e qualità da sfruttare nel migliore dei modi.

Non ha tralasciato nulla, tranne quello che tutti avrebbero voluto sapere: se sarà un Parma più offensivo rispetto a quello di Cuesta, ma ha ribadito, per non tradire l’iconografia del suo personaggio dopo i gol segnati col Parma che da primo violino dovrà diventare, ora un “grande maestro” (e non direttore) d’orchestra di una squadra intraprendente che ha già dimostrato, nei singoli presenti, in attesa dei 6 impegnati nelle Nazionali che torneranno martedì, grande disponibilità e grande voglia di dimostrare, tutti assieme, l’ambizione di esserlo con umiltà, senza nessun tipo di presunzione con l’obiettivo di migliorare il rendimento individuale di tutti e quello collettivo della squadra.

Un manifesto completo che è seguito alle parole di Cherubini che lo ha definito, dopo i ringraziamenti di rito a Cuesta per quello che ha saputo fare e dare alla squadra, “persona migliore” per raccogliere l’eredità di chi lo ha preceduto e che ha ottenuto risultati non certo da dimenticare.

Ora vedremo se l’allineamento in termini di unità d’intenti e condivisione, sempre trovata in precedenza, ma venuta meno in occasione degli eventi che hanno fatto precipitare la situazione, sarà ritrovato anche con la nuova gestione tecnica che già da domani è chiamata a chiarire, dopo il reintegro nello staff, di Paletta, quale nuova proposta sarà presentata a livello di gioco.

Sì, però: che Parma sarà? A 3 a 4 o a 6 ? A 5 no? Lo ha già detto: a lui come a me non piacciono i numeri, ma piacciono i principi da rispettare in campo, che portano a scegliere le soluzioni piu opportuna al gioco di squadra. Modulo? Tiè!!! Non ne ha parlato, per niente o per fortuna, così tutti si abitueranno a non considerarlo più determinante, o consideralo per quello che è: una scatola vuota da riempire con soluzioni, proposte, scelte e principi di gioco da assimilare e rispettare. Perché, quello giusto per alcuni è sbagliato per altri e non esiste in natura quello migliore se non nei discorsi del “senno di poi” che ha sempre ragione. Gianni Barone

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

Un pensiero su “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / NEL CALCIO NON ESISTE GIUSTO O SBAGLIATO”

  • Per me il cambio era assolutamente necessario.
    Non si può mai tirare in porta.

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