venerdì, Novembre 6, 2026
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / ITALIANISMO VS EUROPEISMO

(Gianni Barone) – Nel calcio più che nella vita di tutti i giorni e come nella politica emerge il contrasto sul come si gioca (si vive) o si giocava in Italia, e sul come si gioca altrove e come si dovrebbe giocare, a detta di molti, sullo stile Europa. E i risultati, a volte quasi tennistici, molto di più vicini al futsal (calcio a 5) che non al football (calcio a 11), che si continuano a ripetere nel nostro campionato, tranne rarissime eccezioni, sono davanti a nostri occhi per illustrare questa nuova tendenza a voler privilegiare la fase offensiva in luogo di quella difensiva, una volta vero punto di forza del calcio di casa nostra ormai destinato ad imboccare la via del tramonto. Triste abbandono della tradizione. Ma ragioni profonde di questa situazione affondano le loro radici su diversi aspetti di natura culturale su come affrontare filosoficamente questo nuovo modo di giocare e di interpretare le gare più in stile Europeo (talvolta scimmiottandolo male) per essere alla moda, a la page, o forse solo per non essere risucchiati da sentimenti un po’ retro che al giorno d’oggi non avrebbero, più ragione di esistere.

E ancor prima di affrontare e conoscere la profondità di queste ragioni che hanno portato a questo tipo di inversione di rotta – che superano l’ormai sterile e abbandonato confronto tra “giochismo” e “risultatismo”, perché in effetti tutti dovrebbero giocare per fare risultato cioè vincere, – occorre constatare che la maggioranza di tifosi e critici paiono voler gradire questo nuovo volto del calcio di casa nostra, a loro giudizio più spettacolare, e questa nuova piega che stanno prendendo le partite che, statisticamente, dal minuto 75 in avanti vedono un maggior numero di gol segnati rispetto a prima. Incuranti del fatto che parecchie volte le segnature arrivano su svarioni individuali o su errori di concetto collettivi in fase di marcatura non effettuata a dovere, quasi tutti o glissano l’argomento o sostengono con forza la bontà di tale atteggiamento che tende a rendere le partite più avvincenti e meno noiose. Però, qualcuno, oltre a noi, ritiene opportuno fare riflessioni più approfondite, frutto di analisi tecniche e non solo di sensazioni o suggestioni, circa i motivi che stanno alla base di questo cambiamento quasi repentino, e molti individuano nel “Nuovo Corso Orsato” volto ad eliminare le perdite di tempo e favorendo la velocizzazione del gioco in generale, la principale causa di questa “piacevole” (sic) nuova tendenza sui campi della nostra serie A.

Tuttavia, avendo negli occhi ancora la brillante vittoria del Parma (italianista) a Bergamo contro l’ Atalanta (europeista) di un Sarri sempre un po’ alieno alla tradizione italica, appunto in tema di pallone, ci sentiamo in dovere di cercare di capire ancor prima che spiegare come mai si è giunti a questo tipo di contrapposizione di pensiero e di gioco.

E, grazie a Tuttosport, sensibile più di altri all’argomento, prendiamo in esame i pro e i contro di ognuna delle due versioni/tendenze attraverso le parole di tre tecnici come Beretta, attuale Presidente del Settore Tecnico FIGC, De Biasi ex C.T. di Albania ed Azerbaigian, e Camolese Presidente Associazione Allenatori nonché docente settore tecnico FIGC.

Il primo Beretta, conosciuto a Parma e il terzo Camolese, entrambi che ho avuto l’onore di avere come docenti ai corsi di Istruttore Scuola Calcio, e di Allenatore UEFA B, sembrano essere in linea con noi e con chi avverte qualche dubbio sul nuovo modello di sviluppo di gioco, mentre, per De Biasi, in virtù della sua esperienza internazionale, “è un bene” questo nuovo fatto culturale, figlio del cambio di rotta internazionale, e lo considera un passaggio migliorativo, aggiungendo “vige la tendenza a non buttare via il pallone, privilegiando la costruzione dal basso al lancio lungo per determinare la superiorità numerica”. Per lui è cambiata la filosofia che voleva fino a qualche tempo fa (da noi a Parma con Cuesta e con Gilardino a Bergamo un po’ da meno) due linee di giocatori strette e ci si affidava al contropiede, non esattamente da noi, né prima e né ora, poiché al posto delle ripartenze vere e proprie, siamo stati e siamo in presenza, in qualità di contrattacchi, solo di buone transizioni positive. Secondo De Biasi giocare in Europa all’italiana non paga e non si va da nessuna parte se non si insiste sul possesso palla finalizzato alla fase offensiva che, se non attuato, costringe chi non ha la palla ad inseguire, non individuando nessun difetto nella fase difensiva di chi subisce valanghe di gol.

 

Viceversa Beretta è più analitico e centrato quando sostiene “si è persa l’arte del difendere. In allenamento si dedica più tempo alla fase offensiva, e questo aspetto andrebbe riequilibrato a favore della fase difensiva. Inoltre abbiamo trascurato la tattica individuale in marcatura, come si vede in tante situazioni da palla inattiva”. E non solo aggiungiamo noi. Lui individua come diffuso l’obiettivo di segnare un gol in più, dominando la partita con il possesso palla e il gioco propositivo.

Camolese, invece, parla di ricerca di equilibrio tra le due fasi, come nel caso del Como di Fabregas, migliore difesa e secondo miglior attacco lo scorso anno e migliore difesa, adesso, dopo dieci turni. Mentre come variabile sull’aumento dei gol individua (e come non dargli torto) la costruzione dal basso (ma vah…) adducendo “se ti vengono a pressare si creano tanti spazi se superi il primo pressing (si ma chi ci riesce più a farlo ?), se sbagli a centrocampo è un conto, a pochi metri dall’area, un altro (di questo il Parma ne sa qualcosa). Il terzo aspetto, sempre per Camolese è da considerare la partecipazione dei difensori alla fase offensiva non solo su calcio da fermo: centrali che diventano attaccanti quando si sta perdendo e esterni vere e proprie ali.

 

Sì, va bene tutto, ci sarà anche più fantasia sulle soluzioni che si moltiplicano, ma se chi deve difendere non lo sa più fare non si tratta di un problema? Poi tutti plaudono al “fattore Gasp” che ha insegnato a giocare “uomo contro uomo” a tutto campo, producendo un pressing asfissiante, ma i termini della questione restano altri, e cioè dove andremo a finire? Anche se De Biasi afferma che la nuova tendenza è favorevole alla crescita dei giovani azzurri, e lavorare sulla qualità aiuta l’emersione di giocatori tecnicamente validi, ci chiediamo: ma a formare i difensori forti chi ci pensa? In Europa si pensa a fare sempre un gol in più, ma in Italia, come ha confermato il Parma di Gilardino che, unica Italia, a non aver subito gol in due partite di seguito, subirne sempre uno di meno non sarebbe meglio? Il progressismo non sempre paga e Sarri, che ha dominato per venti minuti, per poi trovarsi con il serbatoio di energie e di idee svuotato, ne sa veramente qualcosa… Italia batte Europa tre a zero questo a Bergamo l’altra sera, con solo tre tiri in porta, di più cosa si potrebbe pretendere se non critiche, vuote, di speculativa conservazione del risultato che andrebbe difeso con maggior ardore e veemenza anche dai modernisti che se ne sbattono della tenuta della fase difensiva dell’equilibrio a loro rischio e pericolo. Gianni Barone

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Laprimaradiolibera.it, sito un-official, indipendente dall’attuale proprietà, dedicato a Radio Parma, la prima emittente libera italiana, nata il 1º Gennaio 1975. Supplemento di Stadiotardini.it, testata giornalistica registrata c/o tribunale di Parma nr 10/2011, direttore responsabile Gabriele Majo

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

13 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / ITALIANISMO VS EUROPEISMO”

  • Ahahhahahah il Como veeeeeehhhhhhhhh ahahahahahahah il progetto i giovani Mamo Notari Friiiiiiiiiiigaaaaaaaaaaaaannnnnnnnn!!!!’ Ahahhaha il
    Como veeeehhhh ci è stato dietro due anni ahahhahahhaa abbiamo speso uguale ahahahahhahahha le città metropolitane veh non si può mica fare calcio nelle città piccole vehhh la piazza il bacino di utenza ahahhahaha vuoi mettere Bari e Palermo???? Ahahhaha vinci solo 9 a 1 in Cempion ahahhahahahha

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    • Parma col Bologna devi fare capire ai tifosi che siete tornati dopo una lunga vacanza.
      Dovete fare capire che siete bravi e non zombie come ultimamente eravate.

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  • Non voglio propendere per una tesi piuttosto che un’altra, ma dove non mi trovo per niente d’accordo è parlare del Parma di Gilardino come di una squadra che se attenta alla difesa (perché per 2 partite non prende gol) ottiene risultati. Come si fa sostenere questo per 2 partite mi sfugge. Secondo la tesi dell’articolo secondo me emerge, se si prende il Parma come esempio, che la famosa tradizione sarebbe che se hai c..o la sfanghi. Gli altri ti fanno 10 tiri, anche con il giocatore solo davanti al portiere ma sbagliano e la buttano fuori, tu al primo calcio d’angolo vai in vantaggio e sei un genio. Guardiamo l’azione di De Ketelere dopo 15 minuti, va via a due del Parma senza che neanche provino minimamente a contrastarlo entra in area si presenta solo davanti a Daffara e la mette a lato. Dove sarebbe la pragmatica attenzione difensiva? Se segna buona notte suonatori e addio filosofia.

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    • È esattamente ciò che sostenevo ieri in altri commenti. Molti tifosi e tutti gli opinionisti nazionali sono d’accordo sulla casualità del risultato. Ben venga la vittoria ma bisogna guardare le partite mettendosi davanti lo schermo, no dietro. La tenuta difensiva è da considerarsi solida quando non concedi situazioni chiare, riconducibili ad errori individuali e di reparto, o addirittura di filtro. Se l’Atalanta è arrivata a creare chiare occasioni, a ripetizione nei primi 30 minuti, vuol dire che c’è da sistemare ancora la tenuta. Allo stesso tempo, aver fatto 3 gol con 2 tiri in porta non significa essere diventati il Barcellona ma sono frutto degli episodi. Per come vedo io il calcio, ben venga l’idea di Gilardino di provare a fare entrambe le fasi, a differenza di Cuesta che difendeva azzerando la fase offensiva ( la cosa difficile è difendere attaccando, no se rinunci all’altra fase) , dico solo che il malato non è guarito e spero che sia questione di tempo.

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      • Fino al primo gol nostro abbiamo giocato da schifo poi quel gol ci ha dato autostima, la forza di lottare e la partita è cambiata come il giorno cambia dalla notte.
        I giocatori bravi li abbiamo manca spesse volte la testa che va in’ altra dimensione.
        Nello staff tecnico del Parma ci vuole uno psicologo perché questi giovani che vengono da nazioni diverse non conoscono la lingua e il nostro campionato, hanno quindi bisogno di qualcuno come uno psicologo che li aiuti nei momenti bui
        Ecco perché son certo che col Bologna se i nostri daranno il 120% come nel secondo tempo con l’ Atalanta la vittoria non potrà sfuggire

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      • Non avete capito… il Parma è cambiato quando si è sbloccato mentalmente dopo il gol… fatto il gol l’Atalanta è stata totalmente annientata, non gli abbiamo più concesso nulla, siamo stati in grado di ripartire più volte facendo molto male. Nella prima mezz’ora eravamo una squadra timida, impaurita, troppo bassa, che è stata graziata da errori dell’Atalanta.
        Poi aggiungiamo che abbiamo finalmente visto (almeno in parte) il talento di Fabbian che unito a Lontani hanno fatto la differenza.
        Prossimi step per crescere sono inserire Caviglia per Sierro, trovare un interprete migliore di Britschi sulla destra (Cremaschi?), inserire Helphege perchè senza una punta fisica che tiene su la palla facciamo un’enorme fatica.
        E intanto godiamoci Lontani in nazionale maggiore (anche se non riesco a capire come si faccia a non chiamare Del Prato… un mistero).

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  • Ma noi non invidiamo mica il Como veeeehhhhhh tutti “invidiano” Kraus il progetto, i giovani Mamo Notari, Bernamèl, Diallo, Frigan, ahahahhahaha 9 a 1 in Chempions veeeeeehhhhhh ahahahhahaha che schifo!!!!!!!
    Intanto oggi di là dall’Enza si terrà un Consiglio di Amministrazione della il 25 aprile è nata Reggio M, Doria alè alè in cui Amadei formalizzerà la volontà di cercare un compratore. E ci sono svariati interessi, a riprova che il concetto di piazze e cazzate varie oggi 2026 è una colossale s….zata. Auguriamoci che come a Modena e come da tradizione vista la tristezza del luogo arrivi il solito straccione sfigato o ancora meglio la solita “cordata” di industrialotti con le pezze al culo tirata su dal solito ruffiano che cerca un pò di visibilità. Vogliano gli dei che per un caso non arrivi uno non dico come i tabaccai, ma uno cmq con un pò di soldi perchè se no in tre anni ce lo troveremmo a sfancularci viste le “prospettive” che abbiamo col gambe torte e l’avatar Pettinà, che non esiste, è un personaggio creato da chat gpt con le fattezze di una guardia di confine bulgara di fine anni ’70 per fargli fare le figure di merda sul mercato senza soldi.

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  • Trovo sempre istruttivo il compenso dichiarato come da tabella. Lo stipendio indica sempre la stima o meno della società, più è alto e più sei ritenuto in gamba.

    Gli stipendi annui netti dei calciatori del Parma 2026/27
    La tabella è ordinata dal compenso più alto al più basso e riporta l’ingaggio fisso netto annuo stimato per ciascun giocatore.

    Giocatore Ingaggio netto annuo
    Diego Carlos 2.000.000 €
    Giovanni Fabbian 1.600.000 €
    Enrico Del Prato 1.300.000 €
    Adrián Bernabé 800.000 €
    Emanuele Valeri 750.000 €
    Mandela Keita 750.000 €
    El Bilal Touré 750.000 €
    Matija Frigan 650.000 €
    Pontus Almqvist 600.000 €
    Lautaro Valenti 600.000 €
    Edoardo Corvi 500.000 €
    Christian Ordóñez 500.000 €
    Abdoulaye Ndiaye 450.000 €
    Hans Nicolussi Caviglia 450.000 €
    Mariano Troilo 450.000 €
    David Romero 400.000 €
    Giovanni Daffara 300.000 €
    Nesta Elphege 250.000 €
    Jacob Ondrejka 250.000 €
    Benja Cremaschi 250.000 €
    Simone Ghidotti 250.000 €
    Franco Carboni 220.000 €
    Simone Lontani 200.000 €
    Ousmane Diallo 180.000 €
    Abdou-Salam Konaté 150.000 €
    Dominik Drobnic 100.000 €
    Sascha Britschgi 80.000 €
    Thomas De Martis 80.000 €

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