domenica, Ottobre 11, 2026
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PARMA, COME UN ANNO FA: STESSO POSTO, STESSO STADIUM E LA “SOLITA” RIVOLUZIONE…

(Vincenzo Bellino, inviato a Torino) – A tratti è sembrata la stessa partita dello scorso anno: stesso punteggio (2-0), stesso parziale al termine del primo tempo (0-0), due gol nella ripresa e un minutaggio incredibilmente simile. Nella passata stagione David, sabato sera fischiatissimo dal pubblico dello Stadium, aveva sbloccato la sfida al 59′; Nico Gonzalez ha impiegato tre minuti in più, mentre Koopmeiners l’ha chiusa quattro minuti prima rispetto a quanto fatto da Vlahovic dodici mesi fa. Addirittura, il Parma ha attaccato nel primo tempo nella stessa porta dello scorso anno e ha subito le due reti nella medesima porta.

E sapete perché ci sono tutte queste coincidenze? Perché, esattamente come nella passata stagione, la rosa è stata profondamente rivoluzionata: allora gli addii di Mihaila, Man, Leoni, Bonny, Hainaut e Sohm, questa volta quelli di Pellegrino, Circati e Suzuki hanno imposto a Carlos Cuesta un’altra ripartenza.

Al tecnico spagnolo si chiede un’evoluzione sul piano del gioco, ma contemporaneamente lo si costringe a ripartire quasi da zero, inserendo nuovi elementi, favorendone l’ambientamento e cercando di trovare il prima possibile gli equilibri di una squadra profondamente rinnovata (magari stupirà nuovamente gli addetti ai lavori come lo scorso anno, però…). In conferenza stampa, rispondendo alla domanda del sottoscritto, Cuesta ha sottolineato come le dinamiche del mercato siano imprevedibili e vadano, in un certo senso, dribblate per riuscire a costruire una squadra competitiva nel minor tempo possibile.

Ma è altrettanto probabile che all’ex vice di Arteta qualche dinamica di mercato abbia fatto girare parecchio le scatole. Basti pensare a come è nata e come si è chiusa la cessione di Circati al Benfica: un’operazione definita in meno di 24 ore, a pochi giorni dall’inizio del campionato, con il giocatore ancora da rimpiazzare. E questo nonostante Drobnic abbia fatto un figurone all’esordio, peraltro non in uno stadio qualunque, ma all’Allianz Stadium.

Parma-Juventus
Parma-Juventus

Passiamo al campo, perché il Parma non ha affatto demeritato e, nel complesso, ha fatto la sua discreta figura. Avrebbe preferito difendere qualche metro più avanti, come sottolineato dallo stesso Cuesta in conferenza stampa, ma la Juventus lo ha obbligato ad abbassarsi. Eppure, nonostante il baricentro arretrato, i bianconeri non sono riusciti a far breccia con continuità nella retroguardia crociata, che si è disimpegnata bene per larghi tratti della partita. Drobnic è stato prezioso nei duelli aerei, Troilo ha retto il confronto finché ha potuto, mentre Delprato, in avvio, ha sventato di testa un traversone insidioso di Conceicao. Lo stesso portoghese è stato ben contenuto da Valeri, a volte con le buone, altre con le cattive. In mezzo al campo, al di là di una posizione non propriamente congeniale, ci si aspetta sempre qualcosa in più da Bernabè. Keita e Ordonez, invece, hanno svolto bene il lavoro sporco: l’argentino ha iniziato in sordina, sprecando anche una buona occasione nella prima fase di gara, ma ha poi garantito un contributo importante in termini di quantità, venuto meno con l’ingresso di Cremaschi.

El Bilal Touré, per quanto sia stato criticato per il poco apporto garantito in fase offensiva, ha offerto qualcosa di diverso sul piano fisico: sportellate, palloni difesi spalle alla porta e diversi falli conquistati. Va riconosciuto, però, che la Juventus è stata brava a concedere pochissimi spazi al Parma nelle fasi iniziali, così come i crociati sono stati altrettanto bravi a non concedersi ai bianconeri. Gara più complicata, invece, per Lontani e Britschgi, mentre l’ingresso di Romero ha dato nuova linfa al Parma.

L’esordio dell’argentino è stato più che positivo: personalità e fame da vendere, oltre a una conclusione a freddo, appena entrato, che ha costretto Vicario a scaldare i guantoni. Poco dopo, il portiere in prestito dal Tottenham è stato chiamato agli straordinari su un colpo di testa che Romero ha visto respingere sulla linea di porta. Al di là dei principi, delle tecniche e degli schemi di gioco, è proprio la personalità, quell’istinto che non si può allenare fino in fondo, a dover essere preservata in questi giocatori. Perché sono proprio i guizzi, le giocate inattese e la capacità di osare a spostare gli equilibri delle partite.

Le partite, però, cambiano anche grazie agli episodi. E, per quanto Spalletti abbia provato a girarci intorno con la sua arte oratoria ai microfoni di DAZN, l’intervento di Alajbegovic resta quantomeno discutibile. Non tanto per la brutalità del fallo, quanto per la zona di campo nella quale il giocatore sceglie di intervenire in scivolata. Un intervento probabilmente figlio anche della giovane età e dell’inesperienza, perché no: Alajbegovic frana infatti sulla gamba d’appoggio di Keita, che perde l’equilibrio e finisce a terra.

Stando alle nuove indicazioni del designatore AIA Daniele Orsato, un contatto del genere non sarebbe sufficiente per assegnare il calcio di rigore, ma i dubbi, inevitabilmente, restano. E forse è proprio questo il punto: al di là dell’interpretazione regolamentare, resta la sensazione di un episodio che avrebbe meritato almeno un’analisi più approfondita. Vincenzo Bellino

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14 pensieri riguardo “PARMA, COME UN ANNO FA: STESSO POSTO, STESSO STADIUM E LA “SOLITA” RIVOLUZIONE…”

  • Rigore si, rigore no….a parti invertite avrebbe fischiato o sarebbero tutti corsi a gridare allo scandalo.

  • #plusvalenziamoenontorniamoadArzignano
    #plusvalenziamoecaroselliamo
    #plusvalenziamoeretrocediamoconlabirrozzadoppiomaltoinunamano

  • Perché Petna non prende Sylla?Veeeeeeehhhhhhhhhhhhh ahahaha il Como ahahhahahhaa veeeeehhhhhh fanno il mercato in giugno ahahahahaha e spendono di più ahhahahahahha questa società fa il mercato il 1 di settembre ahahhaha il progetto mamo Noarti veeeeeehhhhhhh

  • Cosa ha fatto il Casa Pia? Plusvalenzano anche in Lusitania?

  • La mano magica del magnate con le gambe diversamente dritte non sbaglia un colpo…Direttore, mi scusi una domanda. Il taicun solidissimo ma non liquido ha già sperimentato nel 20/21 cosa significhi la retrocessione. Come mai le sta provando tutte per tornare in B? Da Stefrezza (mollato per 400 mila euro di ingaggio in più) a un mercato fatto il 31 agosto con salvezza ottenuta a maggio, dai soliti Piripò alla Diallo, al pervicace continuo non acquisto di terzini alternative a Valeri e quel pistolà di Bruschi, da un monte ingaggi degno del Frosinone a una totale assenza di ambizioni sportive che non siano le amate da Markness, Rugolotti e Beletti plusvalenze. Di solito chi conferma la guida tecnica parte avvantaggiato, noi non abbiamo vinto nemmeno una amichevole col Trento, non vinciamo una partita dal giorno del raduno. Il raffazzonato inseguire un centrale che poi come Sylla non arriverà, quando l’australiano anche i sassi sapevano che non vedeva l’ora di scheggiare faticando a anche a parlare in italiano è la prova di una totale assenza di programmazione, ambizione, tutto. Veeeeeehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh questa società, il progetto, Frigan, Mamo Notari veeeeeeeehhhhhhhh!!!!!

    • Abbiamo battuto il Catania in Coppa Italia.

      Per il resto, personalmente, non ho mai nascosto timori vari sulla presente stagione, non tanto per il mercato, quanto per i presupposti con cui è nata. Mi riferisco alla famosa stucchevole telenovela dei 40 giorni con Cuesta sulla punta del badile e la supposta virata ad un differente modo di esprimersi che possa appagare gli esteti.

      • Beh diciamo che un mercato raffazzonato al 31 agosto con salvezza a maggio dà la spintarella decisiva nel baratro…

      • anche l’anno scorso si avevano molti dubbi ad inizio stagione…forse più di quest’anno

        • Vero, perché l’anno scorso, si sommavano i dubbi circa la scommessa dell’allenatore esordiente, ma sul cui carro sarebbero poi saliti in tanti, inclusi quelli che ora sono tornati a criticarlo…
          Per quanto concerne la presente stagione, io sono abbastanza prepccupato per una serie di motivi più volte esposti, a partire dal fatto che quando hai over-performato la stagione precedente sovente paghi il fio in quella successiva per proseguire con il compromesso di mantenere l’allenatore tenuto sulla punta del badile per 40 giorni, prima di confermarlo e infine quelli classici sul fatto che i nuovi arrivi possano esser meglio di chi è stato ceduto, tutto questo in un club che mette al primo posto le plusvalenze e non la competitività (quando le plusvalenze è notorio che riesci a comcluderle col salvataggio della categoria).

          • Direttore se dovessimo retrocedere in serie b krause potrebbe togliersi definitivamente dalle balle o cercherebbe di farci retrocedere anche in c?

          • Perché pensare ad eventi funesti come una retrocessione? Serie B isn’t an option…

  • Per liberarmi del gambe storte va bene anche la C

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