venerdì, Novembre 6, 2026
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FUORI I PIGNOLI di Fiore Di Feo / RATATOUILLE CROCIATA

(Fiore di Feo) – Venticinque anni fa, nel lontano duemilauno, spadroneggiava tra le réclame televisive più iconiche quella con protagonista Tonino Guerra. Nello spot pubblicitario, il poeta, scrittore e sceneggiatore romagnolo recitava testualmente il claim “Gianni, l’ottimismo è il sale della vita!”, giocando sulla contrapposizione tra il valore della positività di spirito e le piccole sventure quotidiane. Gli scherzi del destino mettono giustamente, e assolutamente ad un livello inferiore, questo mio scarabocchiare opinioni sul Parma in successione alle interessanti considerazioni poste al lettore, negli ultimi “Cattivo Cittadino”, da parte proprio di un Gianni, il Maestro Barone. Mi riferisco nello specifico agli articoli in cui Gianni (o non sarà lui l’amico di Tonino Guerra?) scrive di visione ottimistica, a dire il vero più di Gilardino che propria, e della contrapposizione Italianismo vs Europeismo.

Nella serata dell’ultima partita casalinga contro l’Udinese, prima di raggiungere lo stadio, ho seguito da casa, nella diretta in piazzale Risorgimento di “Anteprima Parma” di StadioTardini.it le valutazioni espresse sempre da Gianni Barone su quanto non gli garbasse questa fase di campionato con tutte codeste partite satolle di gol. Opinioni rispettabilissime, ma su cui, come riuscito ad accennargli sempre in diretta prima di entrare in curva Nord, io divergo profondamente. Con il desiderio, nelle prossime occasioni d’incontro con te, Gianni, di poter sviscerare assieme l’argomento mettendo sul tavolo i pro e contro delle due visioni.

Nel contesto di quella partita le squadre in campo seguirono i dettami di Barone, con un risultato di zero a zero, secondo di tutto il campionato dopo il Como-Roma di un mesetto fa, rimandando, per entrambe, le criticità di classifica al turno successivo. Tempo tre giorni e i friulani sarebbero usciti con ossa rotte, quattro gol sul groppone, rifilati dalla banda capitolina di Gasperini, e un cambio di allenatore da troppo rimandato. Il Parma, dal canto suo, avrebbe invece raccolto in quel di Bergamo, forse la più sorprendente, in forma e sostanza, vittoria dai tempi di mister Chivu in panchina.

Le vittorie raggiunte durante il periodo oscurantista di Cuesta possono essere state sorprendenti, ma in nessuna vidi mai forma e sostanza propositiva.

Il punto raccolto dai Crociati con l’Udinese poteva considerarsi il primo concreto granello di cloruro di sodio con cui iniziare a condire una pietanza finora molto insipida. La vittoria “ad Atalanta” ha sorpreso i tifosi Crociati tanto quanto, nel famoso lungometraggio animato,  il gusto della Ratatouille stupì il personaggio di Anton Ego, temutissimo critico gourmet nella trama del film.

La dispensa da cui il nuovo cuoco Alberto Gilardino può attingere, per creare qualche piatto che produca sazietà, manca di alcuni scomparti. In altre sezioni gli ingredienti vanno dall’acerbo allo stramaturo, oppure sono presenti materie prime non utili a creare il gusto che si tenta di riprodurre. Tutto ciò non costringe a rimanere a digiuno. Un pasto commestibile a tavola bisogna tirarlo su, e con quanto disponibile rimango convinto sia possibile fare qualcosa di buono.

Bergamo ne è stata la riprova, leggendo il cambiamento in atto nei gialloblù, che va oltre il passaggio di testimone in porta o l’aumento dei passaggi consecutivi senza tornare eccessivamente verso l’estremo difensore.

Risalta anche la crescita di Troilo (non a caso convocato in Nazionale), esonerato dal preoccuparsi di Diego Carlos o dal gestire tra i piedi un oggetto sconosciuto quale il pallone. Mi sto ricredendo su di lui, se la sua vera versione è quella che ha fatto a sportellate con Kristovic o si è immolato in area per salvare sulla linea un gol con l’Udinese.

Chiaro è, visto il recente passato della cucina, che i menù dell’annata non potranno che ruotare tra la mensa di terz’ordine e l’osteria popolare come quelle di antichissima tradizione parmense. Di quelle dove le polpette in tasca, dette anche del Sordo, al secolo Bruno Lucchini (1907–1990), detto «Al Sord», oste di borgo Sorgo, nell’Oltretorrente, venivano innaffiate da onesto lambrusco sorseggiato nella fojetta.

Dallo spunto gastronomico arrivo a motivare sinteticamente gli elementi di dissenso con il Maestro Barone.

E’ corretto che ogni risorsa a disposizione dell’allenatore venga messa nelle condizioni congeniali per offrire il proprio meglio, in combinazione più funzionale possibile, però, con quelli che sono i dettami tattici della guida tecnica. Le capacità dei singoli giocatori, soprattutto se giovani professionisti, si prevede che tendano, se allenate, a migliorare.

Il calcio di alto livello sta dirigendosi, sicuramente con colpi a vuoto, ma senza remore, sensi di colpa o ripensamenti, verso un nuovo equilibrio in cui è maggiormente accettato l’errore durante il tentativo che la rinuncia al rischio. Costa meno fatica.

Non si torna indietro. Lo dimostra il fatto, nel momento in cui siano apparsi rigurgiti palesi dí ostruzionismo, di come siano arrivate modifiche regolamentari importanti. Che avranno il loro effetto, ogni giornata sempre più.

Vogliamo continuare a sfidare gli avversari salendo a cavallo quando loro hanno i carrarmati?

Preferiamo scrivere con penna e calamaio quando gli altri usano il tablet?

Saper difendere non significa solo fare le barricate e palla in tribuna: quante volte i Crociati sono stati sotto battuta, in questo senso, senza respiro in questi mesi, ma anche abituarsi a calpestare l’erba della metà campo avversaria.

Quando si discute di difendere bene, cosa intendiamo? Sembra che i celati riferimenti vertano sempre sull’ “uomo contro uomo”, come soluzione ad ogni male quando le difese traballano, ed ai giovani che non imparano questi fondamentali.

Le fonti di apprendimento ora sono diverse: l’evoluzione del gioco e lo studio dei ruoli non autorizzano la staticità e la passività tutta agonismo e copertura.

Non concordo con Gianni quando etichetta Sarri come Europeista. L’allenatore attuale (per quanto ancora?) dell’Atalanta, come anche Gasperini, l’altro grande vecchio che ha trasformato la storia della Dea, sono più che altro degli integralisti. Predisposti alla ricerca, alla crescita ma pur sempre integralisti. O si fa come dicono loro, e su questa falsa riga aggiungo anche Antonio Conte, oppure nel gruppo squadra salta il banco. Europa rappresenta una combinazione di identità, anche molto diverse tra loro, che tentano di trovare una sintesi comunitaria che aiuti ad evolvere verso qualcosa di migliore.

L’italianismo nel calcio, perdonami Gianni se insisto, non è più attuabile come filosofia portante se si gioca ad alto livello. Se le tracce di italianismo sono troppo marcate, significa allora che quello non è un calcio di alto livello, ma un qualcosa di destinato a rinsecchire su se stesso.

L’errore che non bisogna fare – ognuno voglia poi rimanere sulle proprie posizioni – è quello di rinnegare il futuro, le possibilità che offre l’affacciarsi al domani. Rimpiangere il passato molto spesso significa rifiutare un domani nel quale non ci si riconosce. Perchè il futuro non lo fermi, nemmeno se ti schieri con due linee strette di giocatori affidandoti al contropiede. Fiore Di Feo

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