CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IMPRESA SFIORATA
(Gianni Barone) – Chi non aveva mai visto il Parma, è rimasto colpito dal modo in cui la squadra riesce ad affrontare ogni avversario senza alcun timore reverenziale, dovuto al fatto che molti dei suoi giocatori se ne infischiano di chi hanno di fronte e riescono a prodursi in strappi o in accelerazioni degne di palcoscenici superiori per rango e per lignaggio rispetto a quello su cui, normalmente, recitano, vale a dire quello della serie B.
E riescono a proporre ripartenze da urlo, capaci di mettere in soggezione una squadra come la Fiorentina che viene, da molti, considerata, uno dei manifesti migliori, tramite le idee moderniste (o giù di lì…) del proprio tecnico Italiano, di un calcio propositivo, capace di proporre, appunto, gioco manovrato, palla terra, come piace agli esteti, soloni compresi, che talvolta riesce anche a stupire per come realizza risultati positivi in campionato (posizione di vertice ai limiti della zona Champion), in Coppa (vedi la finale dello scorso persa con l’Inter, in Coppa Italia), e in Europa (vedi la finale persa la scorsa stagione in Conference League).
Italiano, inteso come tecnico viola – Vincenzo per l’esattezza – che rifugge da ciò che più di «italiano», c’era nella nostra tradizione calcistica, e vi lascio immaginare cosa, per cavalcare una moda, che non sempre, però, pare poter funzionare, e il primo tempo della partita di ieri contro il Parma, ne è una chiara esemplificazione: infatti ,la maniera con cui la truppa Crociata, ha fatto a fette, letteralmente, nel primo tempo la Fiorentina, ha stupito molti non certo, però, chi il Parma di Pecchia, lo segue e ha cominciato ad ammirarlo soprattutto da quest’anno.
Il proporre ripartenze, che sembrerebbe una contraddizione bella e buona in termini, è stato il copione di una prima frazione di gioco esaltante, un po’ per tutti, sia per chi tifa Parma, una moltitudine ristretta, ma convinta, e sia chi tifa calcio, aldilà delle bandiera e dei campanili, non solo quello di Giotto, una moltitudine più estesa e numericamente più consistente. Aver visto il modo con cui il Parma ha segnato i due con azioni in velocità degne di nota e ammirazione, ha arricchito dentro molto sportivi con un senso positivo per una capacità di gioco che dovrebbe non dico trionfare sempre, ma che dovrebbe essere presa ad esempio quando si tratta di parlare di sviluppi della manovra, di tattica di squadra e strategia di gioco in generale.
Ciò che è stato esaltato è il concetto che il calcio è divertimento, non quando una squadra mantiene il possesso della palla in maniera noiosa e talvolta ossessiva, ma quando tanti giocatori, con i loro movimenti e i loro affondo, arrivano nel minor tempo possibile in zona offensiva, nell’area di rigore avversaria, e concorrono a fornire soluzioni ideali per andare in gol, in velocità, in verticale (soprattutto) esaltando nel migliore dei modi i principi di spazio tempo, tanto cari e preziosi al gioco del pallone.
Un Manifesto, quasi postmoderno, come piace a noi definirlo, che mixa tanti modi e tanti stili in un unico atteggiamento.
A Firenze il tutto è stato realizzato anche con l’apporto, dal primo minuto – e qui i meriti vanno ascritti al tecnico che si ostina a non trascurare mai nessuno nelle scelte e nelle rotazioni di formazione iniziale o a gara in corso – di elementi come Cyprien, che il campo non lo avevano mai visto finora, o Hainault, che lo aveva visto, parliamo del campo, non molto, per non dire poco o nulla.
Un primo tempo da urlo del Parma, contro una Fiorentina troppa brutta, troppo impacciata per essere vera, che ha dovuto nella ripresa, per forza, per dignità e orgoglio, per non soccombere, cambiare non solo uomini – ben quattro sostituzioni tutte in una volta si vedono di rado – soprattutto registro tattico, ricorrendo, dopo l’ingresso della seconda punta centrale in mezzo a due attaccanti esterni già presenti dall’inizio, ad un gioco fatto anche di lanci lunghi in cerca di spizzate o altro, da cui i puristi tendono sempre a prendere le distanze, per ragioni ideali o di spocchia verrebbe da dire, ma che alla lunga hanno pagato e hanno permesso, grazie anche a qualche errore difensivo veniale risultato poi fatale, l’insperata rimonta viola a scapito di un Parma, un po’ troppo in sofferenza in quasi tutti il secondo tempo, che si è poi ripreso grazie a Man e Camara, che hanno ridato linfa vitale al gioco d’attacco, nei tempi supplementari giocati quasi alla pari.
Esce a testa alta dalla Coppa Italia, dopo aver sfiorato l’impresa, come già nella stagione scorsa contro l’Inter, questa volta fatali non i minuti conclusivi, ma i tiri di rigore che premiano chi, dopo le macroscopiche sofferenze iniziali, ha avuto la forza di reagire e soprattutto di cambiare atteggiamento e mentalità, giovandosi non solo del calore e dell’apporto del pubblico, come un po’ troppo semplicisticamente qualcuno ha affermato (in diretta tv), ma rinunciando a prerogative integraliste di gioco non sempre praticabili con successo.
Peccato per la mancata impresa, e peccato che nel momento più difficile il Parma aveva in campo giocatori che hanno faticano non poco a reggere l’urto, e hanno perso molti duelli individuali, che non hanno permesso alla squadra di avere, nel finale dei tempi regolamentari, la stessa forza, la stessa lucidità, la stella brillantezza, la stessa personalità ammirata nel corso di tutta la prima frazione che il Parma avrebbe avuto anche la possibilità, visto le occasioni capitate a Circati, Mihaila e Bernabe, di chiudere con un vantaggio maggiore, tale da stendere gli avversari, rendendo unitile la loro successiva reazione. Non resta che consolidare questa identità collettiva anche in campionato, credendoci ancora di più, perché a furia di sfiorarle le imprese prima o poi si potrà riuscirle a toccarle veramente con mano. Gianni Barone


Io Italiano non lo vorrei neanche in regalo nel Tide. Appartiene alla categoria dei giochisti ciarlataneschi amati da stampa e espertoni male in arnese in cerca di gettoni di presenza alle trasmissioni sportive. E anche quest’anno non vincerà un emerito nulla.
Nel calcio non è sufficiente essere “Belli e Bravi”, per ottenere i risultati occorre essere anche “Brutti e Cattivi”.
La partita di ieri è l’ennesima puntata di un film che va avanti ormai da anni, in cui i “Bravi” ragazzi di Pecchia hanno finalmente imparato ad essere “Belli” divenendo così efficaci anche in zona gol mettendo spesso in difficoltà le difese avversarie.
E anche la gara contro una squadra di livello superiore come la Fiorentina ha dimostrato lo stesso livello di crescita.
Purtroppo però, per portare a casa il risultato dopo averlo ipotecato in campo per oltre 70 minuti, bisogna imparare ad essere anche “Brutti e Cattivi”.
Ed è qui che i ragazzi di Pecchia e diciamolo anche lo stesso mister, devono ancora lavorare moltissimo. Perchè determinati errori e certi atteggiamenti in campo poi li paghi.
E certe scelte dalla panchina vanno purtroppo in quella direzione, perchè quando fai entrare Begic e non Ansaldi o Di Chiara, quando ti privi di Estevez non avendo altri centrocampisti di rottura a metà campo contro una squadra che attacca a testa bassa, beh poi finisce con gli altri che ti fanno gli applausi ma che poi passano il turno o vincono i campionati.
Quindi occhio, perchè in serie B non c’è la Fiorentina, ma Venezia, Cremonese e Palermo sono compagini che a differenza nostra, sanno essere molto concrete.
E non vorrei che a fine anno, a noi restassero gli applausi e a loro i risultati.
Ricordiamoci sempre che le belle figure le fanno i perdenti, i vincenti passano il turno o alzano i campionati. Sic transit gloria mundi
Comunque fino a 6 dalla fine la Fiorentina non aveva combinato niente, eh. Hanno avuto abbastanza culo (compensa il nostro di La Spezia).
A me piace, per come sono fatto io, guardare il bicchiere mezzo pieno… in questa metà di bicchiere ci ho visto una squadra in grado di competere sul campo di una pretendente per la qualificazione in Champions League, anzi che ha quasi umiliato per un tempo la Fiorentina sul suo campo e se il primo tempo fosse finito 4 a 0 (e questo a mio avviso è stato il vero nostro errore) nessuno avrebbe potuto dire nulla. Poi vorrei sottolineare le positive prestazioni di due giocatori ai margini della rosa come Hainaut e Cyprien che hanno dimostrato di poter dare tanto alla causa del Parma e specie il secondo è diventato un acquisto in più. Sono contento di constatare l’ulteriore crescita di Mihaila che per me ha giocato una signora partita (forse è stato il migliore insieme a Bernabè), rubando una gran palla e facendo l’assist del nostro secondo gol. E poi un Bernabè straordinario che nel ruolo di Zola ha fatto la migliore prestazione dell’anno. Penso che la squadra abbia preso ancora più consapevolezza della propria forza per cui domenica battiamo il Palermo e buttiamolo fuori dalla lotta diretta per la promozione.
Sempre e solo Forza Parma