NELLA TANA DEL PONGONAZZO / MANCA IL GIOCO O MANCANO LE GIOCATE?
(Ale Pongonazzo) – La partita col Genoa conferma quello che pare essere il dibattito delle ultime settimane. La squadra prosegue in quella sorta di continuità nel raccogliere risultati utili ed accumulando quei punti che ai più parevano insperati a questo punto della stagione. Tuttavia, si ritrova anche una certa continuità in quello che sono le prestazioni, nel bene e nel male. Solidità difensiva, anche se qualche rischio si corre sempre, ma giocano anche gli altri, e desolazione negli ultimi fatidici venti metri, ànca trenta. Invero ci si potrebbe domandare se ha latitare sia il gioco o siano le giocate?
Questa domanda avrebbe potuto essere, se non il titolo, almeno il sottotitolo di quello che si vede in campo, non solo nelle ultime uscite. In molti, forse per semplicità ed un trasparente intreccio di antipatie, magari addirittura preventive, e simpatie, probabilmente radicate in questi anni, preferiscono considerare come condizionante l’assenza o l’imperizia della mano dell’allenatore nel preparare la fase offensiva. Gli stessi che spesso lamentano questa lacuna, sostengono, parimenti, che nel calcio contino i colpi del singolo, la creatività, le intuizioni, tutti quei moti dell’animo pedatorio che non possono essere costretti ed omogeneizzati, nemmeno da un allenatore. Questi si ritrova così evocato nel venir indicato come vanificatore di codeste caratteristiche.
Invero, v’è anche una larga parte della piazza che commenta, osserva e giudica, occupata da coloro che ritengono la rosa non all’altezza e, specificatamente, valutano alcuni giocatori come poco idonei nel raffinare la fase d’attacco a causa di marcate carenze tecniche. E alóra cme s’ fà?
Forse, come capita per tante problematiche ove il calcio non c’entra niente, basterebbe venirsi incontro, nella possibilità vi siano responsabilità da ambo le parti. In questo caso, i giocatori, potrebbero limare alcune delle loro carenze, ad esempio, evitando di intestardirsi fin troppo spesso nel mantenere il pallone, quando sarebbe da scaricare facile con rapidità (Keita). Altri potrebbero praticare scelte senza perder inutilmente tempi di gioco, provando a far la giocata giusta per quel momento, senza per forza dover trovar quella risolutiva per la propria gloria (Ondrejka, Bernabé). Altri ancora, potrebbero trasformar le loro attitudini in qualcosa di più concreto e meno dimostrativo (Oristanio). Vi sono poi coloro che, dopo i rispettivi periodi di riposo forzato (Ondrejka e Valeri), sono tornati abili ed arruolabili mostrando una versione di sé abbastanza differente da quella che ricordiamo con nostalgia. Tutti gli altri, od almeno molti di loro, potrebbero, per favorire quelli sopracitati, provare ad essere meno statici e magari donar loro qualche possibilità in più per scegliere il da farsi. Ma qualcuno potrebbe obbiettare: “è Cuesta che gli dice di far così”. E se invece gli dicesse di far cosà? Difficile conoscere la realtà dei fatti, ma per qualcuno è meno difficile, nel essere sempre certo delle proprie idee, al di sopra di ogni ragionevole dubbio.
In tutto questo affaire de l’attaque. anche il mister dovrà necessariamente metter lo zampino, ma appare evidente, come in questo momento l’imperativo sia fare punti. Oltre al fare punti, un altro comandamento che sembra del tutto ragionevole, pare essere non farne fare alle nostre avversarie negli scontri diretti, ed anche questo appare sensato, nel valutare come un punto raccolto contro una concorrente si possa leggere anche in due punti a lei sottratti.
Ogni tanto emerge il sospetto che alcuni dei nostri siano troppo scrupolosi nel metter in pratica le consegne dell’allenatore, raccogliendo, così, frustrazione per le proprie caratteristiche. Se davvero le cose risiedessero in questo solco, si potrebbe auspicare che il mister possa elargire un po’ più di libero arbitrio, almeno in alcune fasi del campo, dell’incontro ed almeno concederlo ad alcuni elementi.
Anche ascoltando parte delle parole di Djuric, emerge quella che deve essere una consegna forse non solo impartita dell’allenatore, ma probabilmente consigliata anche dai piani più alti, l’imperativo di far punti per non retrocedere: “La continuità fa la differenza: oggi sapevamo che era una partita importante da provare a vincere, ma senza rischiare di perderla. Tenere a distanza una squadra come il Genoa penso sia buona come cosa, ma l’idea iniziale era di provare a vincerla.”
Anche nella partita col Genoa, si è assistito ad un primo tempo di livello inferiore rispetto al secondo. Vien da ipotizzare possa rientrare in una gestione dei novanta minuti decisa a tavolino, nel cercare di non sprecare eccessive energie nella prima frazione e nel non voler rischiare di metter a repentaglio il risultato troppo precocemente. Allo stesso tempo, potrebbe leggersi, essendo una contingenza non isolata, in una non perfetta lettura della partita durante la settimana e, per converso, una buona capacità di modificare la stessa durante l’intervallo.
Tornando alle parole dell’attaccante bosniaco, si richiama anche la possibilità, vista la relativamente tranquilla posizione in classifica, di osare quel qualcosa in più in fase offensiva, affidandosi anche ad una certa spensieratezza. Evidentemente il Cuesta non ritiene ancora sufficienti i punti raccolti per concedersi e concedere spensieratezze. Su questo aspetto, diventa difficile dargli torto. Basti vedere Cremonese, Sassuolo e Torino che si ritrovano a gravitare esattamente dove ci troviamo noi, quando pareva non potessero essere interessate da certe preoccupazioni.
Non si deve, tuttavia, cadere nell’errore di sopravvalutare il reale valore del percorso, accompagnato sicuramente da certezze acquisite sul campo, ma con un bottino di punti che rischia di diventare un pericoloso anestetico. Se le fondamenta ci sono, serve continuare ad edificare.
Siamo in pieno calciomercato, Ondrejka al pista, al pista e l’è sémpor lì, al pista l’ acua in-t-al mortäl. Colui che, reduce dall’infortunio, si ipotizzava potesse essere la chiave di volta per scardinare la monotonia offensiva, si sta rivelando, invece, non ancora all’altezza di questo compito. A questo punto, le parole del CEO Cherubini, raccolte da DAZN prima della partita, echeggiano con ancor più significati, o almeno tutti sperano lo possano fare nei prossimi dieci giorni: “La nostra posizione è molto chiara, prima della gara contro la Fiorentina era l’ultima prima del mercato, avevo detto che volevamo valutare i giocatori che stavamo recuperando dai vari infortuni, oggi sono tutti recuperati, ci eravamo dati l’impegno di arrivare alla fine di queste 5 partite ravvicinate e poi fare valutazioni. Abbiamo fatto uscite come Begic, altri sono oggetto di interesse, sicuramente non lasceremo la rosa con eventuali mancanze.”
Qualche sforzo societario ora potrebbe evitarne di ben più improbi in futuro. Sicuramente non è come recarsi in un negozio, indicare con un dito, pagare ed uscire con la borsa piena. Non sempre quello che si desidera nutre le stesse inclinazioni, e tutto si complica, anche a fronte dei famigerati danari da gettar sul tavolo, spesso, troppo spesso, considerati soluzione a tutti i problemi.
Anche col Genoa un orribile quanto utilissimo punto, le cinque partite indicate dal CEO Cherubini come fonte di valutazione per il calciomercato son trascorse. Finalmente il calendario ritroverà una dimensione meno intensa e, orribili o meravigliosi, i punti necessari ad avere almeno per un po’, una relativa tranquillità, sono stati raccolti. A mancare, dunque, è il gioco o sono le giocate? Probabile concorso di colpa, constatazione amichevole e via dal carosér... Ale Pongonazzo
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Restano nella memoria quei 45 minuti contro il Milan che mi fanno pensare, o illudere, che il Parma potrebbe anche giocare bene con un po’ più di coraggio. Ma 45 minuti in 21 partite sono veramente pochi. Credo che Cuesta sia il primo a sapere che la rosa non sia di primissimo livello e preferisca offrire spettacoli “orrendi” piuttosto che osare qualcosa in più ed incorrere magari in imbarcate che poi sarebbero difficili da superare. Ricordiamoci che si sta giocando la sua prima esperienza in panchina e dimostra un pragmatismo che pochi si sarebbero aspettati.
Ieri nel secondo tempo il Parma ha anche provato a fare qualcosa però si fa moltissima fatica.
Io credo che Cuesta dovrebbe osare un pizzico di più e cercare di inserire il contropiede come arma offensiva. I nostri ragazzi fanno sempre molta fatica a lasciarsi andare ad azioni offensive in velocità (ad esempio fatichiamo non poco a fare i cross dal fondo, si tende sempre a farli da tre quarti a poco più avanti oppure a tornare indietro quando si arriva in zona cross). Chiaro che il livello tecnico basso non aiuta, ma credo che aiuti ancor meno se si cerca di costruire azioni più articolate. Anche il continuo tentativo di costruzione dal basso rischia spesso di diventare un suicidio.
Comunque è fondamentale aver trovato un po’ di continuità nei risultati
Credo che manchino entrambe.
Non ci sono sovrapposizioni, triangoli, movimenti.
Non c’è gioco offensivo, ma credo nemmeno i giocatori per farlo.
Finché riusciamo a tener bassi i numeri dei gol subiti forse ci si salva.
Trovo comunque stucchevole e artificioso tutto questo ottimismo , e tutta questa fanfara di regime su un allenatore simpatico ma che fa una struttura difensiva che Ildebrando ‘Ideo’ Bertozzi ed Estasi facevano negli anni 80, dai.
E applaudivano meno …..
i
complimenti per l’articolo, giusto interrogativo! tante volte sono stato critico verso il non gioco del Parma perché la mia simpatia nei confronti dei giocatori in rosa mi ha sempre spinto a non volerli etichettare come obiettivamente mediocri (termine piuttosto in voga di questi tempi).
poi guardo la classifica, vedo i risultati negli scontri diretti e non posso che riconoscere una formula pagante nel catenaccissimo cuestiano. da amante del bel Giuoco non sarò mai soddisfatto, ma è un parere personale e se quello che va in scena sul rettangolo verde va bene alle migliaia di tifosi che vanno allo stadio pagando e prendendo freddo, io mi faccio piccolo piccolo e accendo la Playstation tra un tempo e l’altro per la mia dose giornaliera di passaggi completati e siamo tutti contenti.
detto questo, scelta o necessità, mi stranisce sempre e comunque vedere gli spazi di cui godono i nostri avversari e invece l’ermetismo delle nostre trame. quando la palla ce l’ha il Parma il campo si riduce ad un fazzoletto, la forza di gravità diventa quella di Giove, il pallone cambia forma e peso specifico.. se la Playstation non fosse spenta penserei ad un bug del gioco. Ma fa punti, avanti così.
I numeri nel calcio purtroppo sono quelli che contano. Fare 23 punti giocando in questo modo è oro colato… non so come sia stato possibile ma è successo e quindi faccio i complimenti a Cuesta e ai giocatori.
Allo stesso tempo devo dire che non mi sono mai annoiato tanto a guardare le partite del mio Parma, una roba da sonnifero, dove sai che non potrà mai accadere nulla di interessante o fuori dalle righe. Un calcio di un prevedibile che ha dell’imbarazzante.
Io sinceramente non so se la colpa sia della pochezza tecnica della rosa o delle idee conservatrici del mister, ma il risultato è questo e leggere che siamo la seconda squadra meno vista in tv dopo il Pisa direi che rende l’idea di quello a cui stiamo assistendo ogni domenica. Sono sincero, se non fosse per i miei figli (che comunque anche loro sono abbastanza demoralizzati se così vogliamo dire) me ne starei a casa fino a tempi migliori. Per me il calcio dovrebbe essere anche uno spettacolo, senza quello passa la voglia. Vedere partite come quelle di ieri e di Napoli, dove è vero che abbiamo fatto un miracolo, ma comunque abbiamo assistito ad una partita in una sola metà campo, è abbastanza noioso, almeno per come vivo io il calcio. Saremo anche scarsi, ma fare più di quello che stiamo facendo non credo sia impossibile.
Sono molto contento per i 23 punti, ci mancherebbe, ma cavolo…si potranno anche raggiungere in altro modo?
Anche io credo che una partita di calcio dovrebbe essere uno spettacolo, non 90 minuti di nulla totale. Però ricordo diversi allenatori passati di qua che sono durati lo spazio di un mattino, perché provavano a giocare, avevano una idea di calcio propositivo ma i risultati non arrivavano e dopo 2 o 3 partite (anche meno a volte) fioccavano solo critiche, con accuse assortite da “presuntuoso, chi si crede di essere?” a “il terzino che entra nel campo, roba mai vista!” fino all’inevitabile esonero. Cuesta in tanto si para il … Capisco benissimo e condivido la noia assoluta di questa serie di partite, però si rischia anche di finire per essere quelli che quando è cotta la vogliono cruda e viceversa.
Ciao Ale. Ormai tutte le squadre (di prima o seconda fascia che sia) sono molto organizzate e tutte, anche le più deboli hanno sulle fasce giocatori di gamba, fondamentali per eventuali ripartenze e riaggressioni. Noi purtroppo pecchiamo sotto questo aspetto, ovvero non abbiamo giocatori in grado di strappare e saltare l’uomo. Per questo motivo effettuiamo molte volte volte dei retropassaggi, rallentando la manovra, cercando di sfondare palleggiando senza saper palleggiare. L’unico giocatore in grado di saltare l’uomo è Keita, il resto della banda non ha lo spunto necessario. Ondrejka sembra il fantasma di quello ammirato con Chivu, Bernabè fa fatica, Valeri e Britschgi non incidono, per non parlare di Oristanio che fa fatica a portare la palla e Cutrone che pare più un giocatore da serie B. Manca la famosa “gamba” amico mio, a differenza di giocatori non eccelsi (vedi Luvumbo, Banda, Sottil, Orban, Palestra – lui è bravo ecc..) ma capaci di strappare in un ipotetico contropiede. O il mercato ci regalerà degli esterni di gamba oppure assisteremo a partite simil Genoa o Napoli ecc…con la speranza che il pullman regga fino a fine stagione, ma temo che i pareggi purtroppo non basteranno e presto saremo risucchiati nella lotta. Inoltre il centrocampo ha bisogno di ricambi e soprattutto di un giocatore se sappia impostare e sviluppare gioco; il solo Bernabè non è in grado di sorreggere tutto il gioco fino a fine anno.
Infatti, a parte le caratteristiche individuali, mi stupisce che, provenendo dalla Premier, il Cuesta non abbia saputo imprimere un atletismo superiore a quello che vediamo. Dove non arriva la tecnica dovrebbe compensar la gamba. Tuttavia, almeno fanno i novanta minuti, negli anni passati, dopo poco più di un tempo, in molti erano al gancio. Qualcosa serve, è innegabile.
Manca la giocata , manca un Morfeo che ti mette la palla che devi spingerla dentro , manca un ala che salti l uomo e faccia i cross fatti bene da fondo campo ….. purtroppo oristanio è ondreka stanno deludendo e dovevano essere assieme a Bernabe quelli che creavano facevano la differenza o che saltavano l uomo
Nessuno si prende la responsabilità della giocata ! Non penso propio che cuesta gli dica di non provarci anzi l ha detto più volte ma se sono scarsi …. c è poco da fare