sabato, Ottobre 10, 2026
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NELLA TANA DEL PONGONAZZO / IL CALCIO AI TEMPI DELLE PLUSVALENZE

(Ale Pongonazzo) – Il calcio ai tempi delle plusvalenze come “l’amore ai tempi del colera“. Turbamenti interminabili ed angosciose attese, il verificarsi dei meravigliosi traguardi economico finanziari sembra generare i medesimi patimenti descritti nel romanzo di Gabriel García Márquez. Attesa e persistenza sono, invero, sostituite da confusione e temporeggiamento. Dirigenti e proprietari consumati nell’affannosa ricerca del segno più (+) in bilancio e, possibilmente, anche nel portafoglio: tutto sembra comprensibile, molto meno quando le medesime pulsioni coinvolgono tifosi e coloro che dovrebbero essere, almeno apparentemente, osservatori disinteressati.

Ogni dirigenza al solo sentire il suono della parola plusvalenza – P L U S V A L E N Z A – sublima in uno spazio luminoso, volteggia senza gravità, i colori improvvisamente saturi, riflessi che accecano, i suoni confondono ma il segno più (+) attraversa ogni solido, si allontana e si avvicina con il suo rassicurante risultato per le sacre scritture del bilancio. Il tutto fin quando, e può accadere, la dirigenza non si trasforma in diligenza. È allora che “l’assalto alla” (diligenza), fa precipitare i volteggi disegnati dal segno più (+) e dall’autocompiacimento, trasformando il paesaggio verdeggiante in arida piana, sordidi avvoltoi sempre in attesa, il potersi contendere le prede rimaste a colpi di artigli e di condizioni imposte per posizione dominante la consuetudine.

In tutto questo, alcuni sfuggono al fascino del calciomercato e delle plusvalenze: chi, come i Pongonazzi ne scrivono per fini auto terapeutici e chi, invece, si lascia intrappolare, come il Majo, fra le pagine della Settimana Enigmistica. Forse ancora amareggiato dal non annoverare più fra i propri collaboratori l’Ampo (Luca Ampollini) e le sue Parole Crociate, ha deciso di lasciarsi imprigionare dal noto settimanale. Per ora, al lasséma lì ancorra ‘n po’, fra cruciverba, rebus ed occupato ad unire i puntini. Più avanti vedremo se liberarlo.

Tifosi, giornalisti, opinionisti, esperti di mercato, tifosi di una squadra che in realtà ne tifano un’altra: quanti i seguaci della plusvalenza! Pruriti e smanie al solo ascoltare di qualche milioncino incassato in più rispetto a quelli sborsati, affannosi calcoli per comprendere all’istante quale il guadagno netto, al netto di ammortamenti, per un netto miglioramento del bilancio, nettato dal nuovo flusso, nell’ottica di poter leggere dati nettamente migliorati. Una situazione abbastanza netta.

Questa centralità delle plusvalenze, anche nel labirinto di sentimenti, emozioni ed aspettative sembra essere un surrogato di quello che appassionava ed ora si trova con difficoltà, un accontentarsi che dissimula rassegnazione, il fingere gratificazione per non ammettere desolazione. Un dividendo emotivo con cui ci si anestetizza supponendo di poter trovar conforto ed emozioni, provando a vincere in modo diverso, su un campo senza erba.

Aspettative fuori scala, desideri impossibili, talvolta pretese insensate, sale di una portata spesso insipida. Si scade così nel cercare in ogni cassetto, in ogni anfratto di una cantina, nello scarabocchio su un pezzo di carta, quel poco di serotonina che una vendita o un incasso generoso fanno esplodere in una miscela di gioia e dolore. Si dice si faccia il tifo per la maglia, qualcuno sottolineerebbe volentieri: “specialmente quella sudata“, che di questi tempi, ‘n è miga difìccil, ma quella maglia viene indossata da qualcuno, dentro a quel tessuto ci sono delle persone, alcune si fanno ricordare ed altre nemmeno dimenticare, per questo una plusvalenza non vale una plusvalenza.

L’impossibilità di opporsi, o forse l’opportunità di non farlo, espone a richieste da parte di club più blasonati ed attrattivi, l’inattuabilità di imbalsamare i desideri di chi vede dinnanzi a se l’occasione della propria carriera, suggerisce di trasformare l’inevitabile in gradito, illudendosi che tutto accada alle proprie condizioni. Fragili convinzioni a supporto di inevitabili pulsioni.

Sfumature non trascurabili: se Mateo Pellegrino dovesse lasciare i Crociati, sarebbe preferibile incassare 30 milioni e vederlo trasferirsi alla Juventus oppure accontentarsi di soli 25 e guardarlo la prossima stagione vestito del bianco e nero del Newcastle? Ognuno deciderà in cuor suo, ed anche in fegato ed altri organi a scelta. Quale la situazione meno sgradita?

Non è la stessa cosa se è Pellegrino a partire alla volta del plusvalere, plusvolando altrove, plusvolendo provare altre sfide, oppure Simon Sohm che, seppur al netto dell’aver sempre mostrato spirito di sacrificio, non ha certo fatto maledire il suo passaggio sull’Arno. L’argentino rimane colui che ha incornato la squadra di Torino il 23 aprile 2025, sigillando l’incontro sull’uno a zero e diventando, in quel periodo, il simbolo di un’auspicata rinascita in un momento complicato. Malauguratamente un suo trasferimento proprio in quel club potrebbe scalfire quel ricordo.

I giocatori non sono tutti uguali. Giocatori con una consistenza tale da non farsi ricordare da un anno all’altro, quando ancora ci si ricorda di coloro che hanno giocato per la propria maglia decine di anni fa. Il tempo modifica percezioni e ricordi, trasformando piccoli formicai in montagne, tuttavia, al giorno d’oggi, i formicai spesso si dissolvono solo per flebili folate di vento da una stagione all’altra, se non durante la stessa, ed è così, che anche con poco, si riesce a conquistare l’immaginario collettivo, creando un’affezione con le persone, almeno per condire un poco l’aridità di numeri e risultati. Benevolenza che si mostra tanto fragile quanto l’essere costruita solo su piccoli frammenti di partecipazione scambiati per convinta appartenenza.

Anche se non sempre interpretate nel modo corretto, le amiche plusvalenze accompagnano non solo le estati ed il periodo invernale, si sono diffuse in tutte le stagioni, cmè i sensòs. Facili numeri per gloriarsi, a fronte di vantaggiosi guadagni. Le plusvalenze ora sono apparentemente più trasversali e democratiche, quasi tutti i club devono adorarle, ma vi sono sempre coloro che possono imporsi in questo mercanteggiare in modo più autoritario.

Ecco, allora, che il rischio, temuto anche dai (tossico) dipendenti della plusvalenza, si materializza. La collaborazione diviene servilismo, i rapporti si trasformano in sottomissione, le piccole concessioni ottenute mutano in piccoli paraventi per imposti sacrifici. La plusvalenza mostra il proprio lato perdente pur vincendo o pareggiando nei bilanci, quel segno più (+) attrae sempre meno (-) ed è il segno per (x), che ci interroga: per cosa tutto questo? “Non v’è altra strada”, sembra essere la risposta, ed è così che a vincere è il quarto segno, la divisione (:). Divide e continua a dividere, su ogni aspetto, su ogni nuova forma di questo calcio che sembra modificarsi senza nemmeno conoscere la propria direzione… a parte le plusvalenze. Ale Pongonazzo

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4 pensieri riguardo “NELLA TANA DEL PONGONAZZO / IL CALCIO AI TEMPI DELLE PLUSVALENZE”

  • Giovanni Bellini

    Grazie Pongonazzo, “Dirigenti e proprietari consumati nell’affannosa ricerca del segno più (+) in bilancio e, possibilmente, anche nel portafoglio: tutto sembra comprensibile, molto meno quando le medesime pulsioni coinvolgono tifosi e coloro che dovrebbero essere, almeno apparentemente, osservatori disinteressati” fotografia perfetta della deriva contabile di alcuni tifosi e diversi osservatori disinteressati

    • Ale Pongonazzo

      🙏🙏🙏

  • Questa è la fotografia del calcio di oggi. Non possiamo illuderci che qualcuno attraversi l’oceano per pura beneficenza; a noi tifosi rimane solo la speranza che, curando i propri interessi, i proprietari ci facciano soffrire il meno possibile. Certo è che per chi ama questa maglia da quando era pura — senza né nomi né sponsor, vista per la prima volta al Tardini in quel Parma-Ozo Mantova 1-1 del settembre 1959 — sentir parlare continuamente di bilanci, plusvalenze e minusvalenze fa pensare. È il segnale definitivo che quello che vediamo oggi è un altro sport.

  • Per aiutare Kraus a non farsi fregare dal Cagliari anche Stefrezza chiedo a tutti i tifosi a pensare ad iniziative per tirare su un po di soldi per il magnate che senza entrate è solido ma non liquido. Probabilmente è gassoso come l’aria che esce dai denti delle “promesse” di sei anni fa di futuri rosei. Che altro non sono che essere parole di Cherubini uno stage per i giocatori medi che poi se ne vanno e un posto fisso per i cessi che prendono due lire che non te ne liberi più vedi Benepippa, Kouda, Giù Giù etc

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