sabato, Ottobre 24, 2026
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NELLA TANA DEL PONGONAZZO / CUESTA E IL CALCIO ITALIANO

(Ale Pongonazzo) – Cuesta è adeguato al calcio italiano? O forse è il calcio italiano che non è più adatto ad un contesto che è cambiato e si modifica continuamente? Nelle serie professionistiche nazionali, l’attenzione e la centralità che viene riservata agli allenatori è spesso sproporzionata rispetto alle altre figure della squadra.

I giocatori, un tempo i veri protagonisti, paiono tornar figure centrali solo nei periodi di calciomercato. Nel momento stesso in cui arriva un allenatore straniero, questi viene immediatamente appesantito da aspettative e sospetti circa quello che vorrà metter in atto, quasi fosse un sovvertitore del nostro status quo calcistico.

Cuesta si trova ora nel paradosso in cui, atteso come giochista spensierato, viene adesso biasimato per il troppo badar al sodo, con tratti da, avrebbe cantato qualcuno ormai defunto, “italiano vero”. La nostra tradizione non dovrebbe essere dimenticata solo per seguire alcune tendenze: se abbiamo caratteristiche che ci contraddistinguono, non v’è motivo per rinnegarle.

Solidità difensiva, oculatezza tattica, perseguimento del risultato attraverso atteggiamenti non sempre considerati attuali: il problema è verificare se queste doti siano ancora realmente presenti o se rimangono un eco del passato e se possono essere ben interpretate da coloro che vanno in campo.

Evidentemente la figura dell’allenatore è centrale nell’ecosistema squadra, ma non può e non dovrebbe essere ritenuta l’unica ad avere la responsabilità di modificare sorti e risultati. Vi sono anche i giocatori, una società ed una proprietà. I giocatori a disposizione sono il vero differenziale nelle prestazioni e nei risultati, sicuramente si possono istruire e migliorare, ma, per fare questo, serve collaborazione, cosa non sempre scontata. Forse alcuni soggetti ritengono di dover imparare solo in modo platonico, ripetendo questo adagio in interviste qua e là, giusto per incarnare un ideale di umiltà che sui campi d’allenamento forse non è sempre presente. Se rimaniamo alla recente attualità, basta voltarsi indietro per rilevare come, chi abbia avuto il mal riposto pensiero di guardarsi Juventus-Milan, abbia portato a termine la visione della partita pensando probabilmente di istruire una class action per essere rimborsato e pure soddisfatto in termini di danni morali. Se da due squadre teoricamente considerate ai vertici delle serie A, quello è lo spettacolo che dobbiamo attenderci, diventa difficile capire quale possa essere lo spettacolo che dovrebbero fornire le altre squadre, quelle senza Modric, Rabiot e Pulisic, quelle senza allenatori vincenti in panchina come Allegri o comunque con diverse esperienze nel proprio passato come Tudor.

Se guardiamo alle nostre spalle, per verificare chi sta dietro di noi in classifica, dovrebbe far sorgere interrogativi il vedere allenatori come Gilardino e Pioli che, seppur in contesti differenti, vantano ognuno esperienze sia a livello di carriera sul campo sia a livello di panchine scaldate, eppure j’én pu indré che nojätor. Il calcio italiano, o meglio chi lo commenta, pratica livelli di indulgenza molto diversificati a seconda delle provenienze, delle amicizie e dei riguardi.

Cuesta viene attaccato pure da commentatori nazionali, nella fattispecie il buon Marinozzi, giornalista Sky, nei giorni passati non ha esitato ad esprimersi in questo modo: ”Avevo molte e alte aspettative nel momento in cui è arrivato l’allenatore spagnolo: non perché lo conoscessi, ma perché idee nuove nel nostro campionato non possono che arricchirlo, come sta accadendo a Como con Fabregas. Per il momento, però, Cuesta di idee nuove non ne ha portate”. “L’impressione che ho nel veder giocare il Parma è che Cuesta sia appena arrivato e che abbia come obiettivo quello di salvare la squadra a poche giornate dal termine: facciamo poche cose, semplici e cerchiamo di portare a casa il risultato. Ma non può essere così alla sesta giornata.” In realtà niente di particolarmente feroce, praticamente quello che in molti stanno notando.

Ma la realtà, allora, qual è? Il marvelous Como di Fabregas, la squadra che ha passato l’estate a comprar giocatori di qualità in ogni dove, nonostante ne avesse alcuni già di stanza sul lago e spendendo, sia per cartellini che per stipendi, cifre considerevoli, ha fin ora ottenuto due sole vittorie, pur non avendo avuto un calendario particolarmente proibitivo. Lo stesso bottino lo ha raccolto la Cremonese, in linea teorica agli antipodi in tutto e per tutto rispetto agli Hartono boys. La ricetta sicuramente vincente non è mai certa finché non la si esperisce, e forse, la componente che non va mai dimenticata, è sempre la solita… al cul.

Vien naturale chiedersi perché, allora, gli allenatori prima citati – Allegri, Tudor, Pioli, Gilardino – a cui si potrebbero aggiungere Baroni o Vieira, non debbano essere nelle pubbliche piazze esposti alla gogna, gravati dall’accusa di non apportar nulla di significativo al calcio italico. Certo, Cuesta non è senza responsabilità, la mancanza di un teorico coraggio, che solo a metter le parole coraggio e calcio nella stessa frase a m’ fà gnir ‘na sfogasjón, deve esser di certo valutata e corretta, ma, per onestà, si dovrebbero tener in considerazione anche quali sarebbero eventualmente le possibilità a sua disposizione per modificare realmente la sostanza. Si condanna una persona per l’aver messo in pratica quello che tutti avrebbero auspicato nel momento del suo arrivo, l’ aver cercato, nel limite del possibile, di forgiare una squadra compatta, che potesse almeno portar a casa il minimo indispensabile …fòrsi l’à un po’ ezagerè.
Credo, però, che non si possa considerare questo suo impegno un peccato mortale, guardando anche a quello che il parco giocatori offre e valutando quello di cui è stato privato, se non Frigan, ancora sconosciuto alle nostre latitudini, almeno l’infortunio di Ondrejka va considerato nell’economia della situazione.

All’Arsenal, la caratteristica per cui Cuesta era apprezzato, sia da staff che da giocatori, era proprio la capacità di relazionarsi con tutti in modo diretto ed empatico, oltre ovviamente alla sua capacità di migliorare il singolo nelle proprie caratteristiche. Questa sua dote, nell’ottica di “allevare” nuovi giocatori per poi essere esposti e venduti, sembra essere la prima motivazione che ha fatto si che lo spagnolo sbarcasse a Parma, ma se qua il materiale di partenza non è proprio di prima qualità, oppure parte di quel materiale non è così ricettivo, temo che il problema vada ricercato altrove.

Certamente, finora il nostro allenatore non si è imposto come rivelazione, ma ricordiamoci che se l’avesse fatto dovremmo sostituirlo tanto quanto fallisse la prova. Quello che è accaduto con Chivu, subito precettato dall’Inter è un esempio, oppure, in modo ancora più sorprendente, pensando ad Amorim, abbandonata Lisbona per arrivare a Manchester, sponda Red Devils, a stagione in corso, cl’ èra méj c’al stis indo’ l’éra, od ancora, proprio di questi giorni, il Monaco che sfila Pocognoli all’Union St. Gilloise dopo poche settimane dall’inizio del campionato. Questo è il nuovo calcio per gli allenatori… fai male …vai via; fai bene…vai via.

Kyle Krause, presidente Parma

Credo che imputare a Cuesta l’umiltà con cui si è posto di fronte alle varie situazioni, addirittura come una colpa, sia ingeneroso. Quali sono le gravissime colpe del Cuesta? Non certo l’aver trascurato completamente la fase difensiva, in ragione del voler imporre con pervicacia le proprie convinzioni, seppur inadatte ad un determinato contesto. Nemmeno l’ostinarsi nel praticar esperimenti cercando di perseguire un’idea di gioco evidentemente inapplicabile in un campionato come quello della serie B, ove più che giocare a calcio, come si dice, ci si dà dei calci. Pecchia e Maresca, per motivi differenti, credo abbiano ben poco a che fare con lo spagnolo: rimangono solo la più semplice delle associazioni, tanto per denigrare.

Quello che mi sento di addebitare al Cuesta, spagnolo di nascita, ma anglosassone d’adozione, è il proporci una squadra ad un livello di intensità atletica al di sotto delle aspettative. In Inghilterra, gli allenamenti sono notoriamente sempre molto intensi, anche più delle partite stesse, propedeutici per vedere anche alla domenica, anche se domenica spesso non è, corsa, corsa ed ancora corsa… Chi invéci, i van aj du al’ora. Forse oltre alle gambe serve la voglia. L’atteggiamento empatico ed amichevole sicuramente è lodevole, di tanto in tanto servirebbe anche un po’ di fermezza, talvolta v’è chi si approfitta di certe gentilezze. Forse per essere più adatti al calcio italiano servirebbe padroneggiare meglio lo sgomitare fra disgraziati, l’applicare maneggi e magheggi di campo, dirigere il teatro dei moribondi e praticar l’arte della simulazione e del suo contrario.

Il Cuesta, avendo forse inteso la situazione e dedito alla raccolta del minimo sindacale, fin da subito è stato additato per la poca verve offensiva conferita alla squadra: giova, tuttavia, ricordare che, se coloro che si sono trovati nella condizione di finalizzare situazioni le avessero realizzate, invece di fallirle, lo scenario attuale avrebbe potuto esser differente. Cuesta dovrà comunque accelerare, trovare soluzioni e farlo non tanto e non solo per il Parma, ma anche per amor proprio e nel piacere del raccogliere questa sfida.

Se anche altri, come il Marinozzi, si sono sentiti così feriti dal non vedere dopo queste poche giornate, idee, gioco, e risultati sempre vincenti, basterà augurarsi che vi possano essere altre entusiasmanti partite come Juventus-Milan, ove poter ammirare intensità, apprendere idee innovative e soprattutto ingozzarsi di spettacolo, grazie ai maestri dalla giusta età anagrafica e dal significativo curriculum, utilissimi per poter imbastire tali abbaglianti prodigi. Ale Pongonazzo

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19 pensieri riguardo “NELLA TANA DEL PONGONAZZO / CUESTA E IL CALCIO ITALIANO”

  • Belli questi commentatori/fenomeni che parlano di fuffa, di un campionato che è il più brutto del vecchio continente, con squadre oscene e senza campioni…
    Cuesta deve necessariamente badare al sodo perché è a inizio carriera e l’ultima cosa che puo’ fare è suicidarsi professionalmente facendo lo sborone come ha fatto Pecchia l’anno scorso. E poi è ovvio che il suo obiettivo sia quello di salvare il Parma (bella la cazzata che vuole salvarsi a poche giornate dalla fine….. una perla degna di qualche ospite di Calcio e Calcio in collegamento telefonico..) come è chiaro che la mancanza di esperienza lo porta a confrontarsi con le situazioni sempre per la prima volta e anche le soluzioni che cerca le prova per la prima volta…
    Però qui bisogna cominciare a cambiare marcia perché vivacchiare tirando madonne non è proprio l’aspirazione massima dei tifosi e non deve esserla nemmeno della squadra!!

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  • Tutto molto interessante,ma la realtà è che facciamo letteralmente cacare. Non esistono idee e trame di gioco, atleticamente sembriamo dei cadaveri, manca totalmente intensità. Che sia colpa di questa, della gramaggine dei giocatori o come penso io di un combinato disposto di entrambe interessa poco. Qulla 25/26 è la peggior rosa mai presentata dal Peeerma in serie A, sfido a gurdare la rosa dei peggiori anni e rispetto a questa erano il PSG. Cherubini ha già messo le mani avanti l’altra sera, ergo anche lui sente spussa di B e inizia a pararsi le terga (anche se farà fatica a meno di ammettere pubblicamente che gli ordini li da Lancom). Parculare il Como x i punti della Cremerdese adesso è pericoloso. A differenza nostra il Como ha una rosa di grande qualità e se servisse a gennaio prenderebbero anche Donnarumma, ergo a fine stagione il loro piazzamento tra l’8 e il 10 posto lo raggiungeranno sicuramente. Chiedo anche di evitare foto di Petna, ogni volta che lo vedo non dormo la notte mi spaventa letteralmente. Intanto domenica ovviamente andremo come tradizione a “rianimare” il Genoa ma siiiiiiiiiiii serve tempo vehhhhhhhhhh.

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    • Ale Pongonazzo

      Il mio riferimento al Como non viene per sbeffeggiarlo, rileva solo come anche una teorica buona ricetta possa non dare, per ora, i frutti sperati, così come si spera possa capitare all’ inverso per una ricetta cattiva, la nostra. Di conseguenza non è nemmeno un esempio per perculare te, che tra una sciolta e un prolasso, soffri di certo molto più di tanti che vengono definiti “supertifosi”… magari radiofonici.
      Del resto il calcio italiano sembra non essere un paese per il calcio, almeno agli occhi di molte persone, e questo è stato sottolineato proprio da Fabregas ed il direttore Ludi… seguiranno approfondimenti

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      • amico mio io non sono mica strisciato come quelli che citi tu infatti…sai a frigeri che frega se perdiamo a Genova? O a Rugolotto che si “gode” Lautaro e Tiuram?

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  • Ciao Ale, allora come la mettiamo con Cuesta? Premetto, a mio parere, che l’adeguamento è un processo obbligatorio in ogni ambito lavorativo. Ci si può riuscire come no. Devi ammettere che il saper scegliere le proprie pedine per la propria azienda è un dono riservato ai manager capaci. Puoi essere un bravo venditore, ma anche un pessimo manager. Il rischio del nostro plenipotenziario (certamente a tempo) sia proprio quello, ovvero di essersi distinto come agente di commercio e non come manager responsabile. La scelta di Cuesta non dovrebbe mai essere una scommessa, ma una grande intuizione, ben conoscendo il meccanismo nel quale inserirlo. Se mi chiedi, ad oggi, quale è la tradizione del calcio italiano, sinceramente non saprei cosa risponderti. O forse sì: una accozzaglia di ideologie calcistiche, nuovi allenatori ispirati a sistemi di gioco spesso confusionali, che non ricordano minimamente “quale era” la tradizione del calcio italiano. A partire dalle giovanili, per finire con il flusso di invasione di stranieri, ha contribuito a disperdere il DNA italiano, ormai lontano anni luce, per non dire galassie. Diciamolo senza remore che Cuesta sta giocando un calcio all’italiana, senza conoscere il DNA italiano: per questo l’amico Triple non ha tutti i torti quando sostiene che in difesa il Toro sia fondamentale, forse perché l’unico in grado di giocare all’italiana. Ci vogliono gli interpreti giusti per fare “catenaccio” e ormai pare tutto sorpassato. Rinnegare le proprie origini ha destabilizzato un campionato ad oggi di quarta fascia (dopo Inghilterra, Spagna, Germania). Per quando riguarda il Como e Fabregas (da te citato in comparazione), ricordiamoci il girone di andata dove fu perennemente dietro di noi, fino al mercato di riparazione, fondamentale per la salvezza della squadra. Con Cutrone e Gabrielloni il Como avrebbe lottato fino all’ultima giornata. Il Parma con Cutrone e Oristanio lotterà fino all’ultima giornata. Questione di interpreti. Infine, gli allenamenti intensi, peculiarità del campionato Inglese, ma non del nostro. Il DNA di un campionato non dovrebbe mai disperdersi: in Inghilterra era così 20 anni fa, è così oggi. In Italia tutto è cambiato, in peggio. Grazie soprattutto a pseudo esperti come Marinozzi, che di calcio non ne capisce una mazza, perché si occupa di calciatori in senso anagrafico, statistiche, mercato e poco più. Forse Marinella, e non Marinozzi, che da qualche anno commenta la Premier League, sarebbe un pelino più preparato del pargolo. O sicuramente anche il nostro Direttore, Gianni Barone, Ceci, che di calcio e di epoche ne hanno vissute qualcuna. Grazie come sempre dell’articolo, anche il grande Brera avrebbe apprezzato lo stile di stadiotardini.it, capace di analizzare il calcio in profondità, mai superficialmente.
    Domanda finale per Davide: ma il MONOGIACCA è adeguato al calcio italiano? O forse è il calcio italiano che si è adeguato ad un contesto di mediocrità e si modifica continuamente in negativo?

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    • Ale Pongonazzo

      Lele, purtroppo siamo in piena sintonia, il purtroppo è necessario nel evidenziare la tante verità che scrivi, temo che quest’ anno saremo chiamati a dover analizzare aspetti che apparentemente esulano dal tifare i propri colori ma che invece vi sono annodati drammaticamente. Consoliamoci almeno col poterlo fare assieme, grazie al Dir. che ci offre “casa sua” per assolvere questo compito. Tre giornate ed il panorama sarà più decifrabile. Sul monogiacca e la sua adeguatezza potrebbe seguire pezzo.

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    • Amico mio la tua domanda è interessante e cerco di rispondere. Il mono giacca non è adeguato al calcio italiano fondamentalmente perchè pensava e pensa di fare buisiness vendendo calciatori, dimenticando che fai calcio vendendo calciatori solo se contestualmente cresci nella qualità di base dell’organico, dello staff tecanico e conseguentemente nei risultati. Vedi Atalanta, Bologna e lo stesso Udinese o Torino che mai (tranne l’Udinese due anni fa) negli ultimi 20 hanno solo rischiato la retrocessione. Il monogiacca babbucciato (a sua discolpa parziale penso irretito da Lancom che ovviamente ha tutte le sue personali convenienze affinche prosegua questo modus operandi) invece ragiona in stile NFL, ovvero prendo 9/10 scommesse, vediamo come va e man mano costruisco di draft in draft. Con al differenza che in NFL non retrocedi e una base fissa di ricavi è garantita anche se le perdi tutte e non arrivi in post season. Quest’anno ad esempio il messia della gioventù rischia forte perchè retrocedendo non avrà nemmeno quei 3/4 cessi impacchettati da pseudo campioni di vendere a parte forse Susuchi e Pellegrino (che però metà lo devi dare agli argentini e con una retrocessione il valore di mercato si abbatte notevolmente). Se a questo aggiungi una cultura woke che in Italia fortunatamente non ha ancora preso piede, un’arroganza di fondo nel voler sempre andare “in direzione ostinata e contraria” cit. e una passione per i Pikopù N’kulu Mò Màmà Freedom ecco servito il mix perfetto di stagioni di merda sicure e spettacoli indecorosi. La nostra sola speranza è che qualcuno interessato al calcio italiano, molto a buon mercato rispetto a Premier e Liga ci venga a liberare da questa sciagura portata dei come noi nessuno mai.

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      • Esatto, cosa fondamentale nel calcio sono i risultati e probabilmente il difetto peggiore di KK è il non rendersene conto

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        • Siberianhusky

          Cuesta mi ricorda come pragmatismo Vitali ( che aveva però giocatori tecnicamente più forti…e stiamo parlando di Serie B a fine anni ’80, per fare capire ai giovani quanto sia decaduto il calcio italiano ).
          Krause non ha ancora pienamente compreso che essere proprietari di una squadra di Serie A è diverso dall’essere proprietari di una franchigia nello sport professionistico USA.
          Si può ragionare e progettare nel medio-lungo termine, ma va tenuto uno stretto contatto con il presente. Per questo motivo sarebbe opportuno limitare il ricorso agli algoritmi e tornare prevalentemente allo scouting.
          Per restare in Serie A ci vogliono giocatori pronti da subito, non quelli che lo saranno tra due o tre anni. Altrimenti ogni campionato sarà una lotta fino all’ultimo minuto dell’ultima partita per evitare la retrocessione.

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          • Io tra l’altro (ma secondo me come tanti) continuo a non capire come si possano spendere certe cifre per alcuni giocatori… 6, 7, 8, 9 milioni per giocatori presi in campionati che fan ridere e che giocano da pochi anni… se spendessimo 1 milione capirei il ragionamento, prendo uno che adesso è balordo ma ha buone prospettive e lo pago poco, ma così è una roba da Tafazzi…. ma questo famigerato algoritmo che cacchio di dati prende in considerazione??

  • Amico mio le tue domande sono le stesse di tanti di noi. E la risposta è una sola parola che per me è un incubo: Lancom. Se fai due approfondimenti su come funziona il mercato soprattutto a livello internazionale puoi trovare la risposta. E capire perché il francese è così geloso di gestire il mercato e perché puntualmente sfruttando l’infatuazione che Kraus ha di lui fa fuori chi prova a mettergli i bastoni tra le ruote.

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  • Faccio notare che il Como è interessato a Zirkzee dallo United. Questo per far capire l’abisso per non dire le galassie che dividono la “galassia Kraus” dai tabaccai. Noi avremo Mó Màma

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  • Triple-sec

    La pioggia nel pineto e questioni di definizioni e metodi.

    Relativismo. Ale (te ed Aristotele) partite dall’Universale (il Calcio con la C maiuscola, il calcio in Europa) per arrivare al particolare (il Parma di Cuesta). Questo è un procedimento deduttivo che dovrebbe portare se le premesse sono vere e necessarie, (ma pur sempre indimostrabili…), ad una conoscenza certa, alla spiegazione di un fenomeno. In questo caso però mi pare non dimostrerebbero la bravura di Cuesta o che sia stata la scelta giusta ma solo che non è ancora arrivato il momento di giudicare. Al contrario si potrebbe seguire un metodo induttivo (dal Particolare all’Universale), maieutico, che a partire dalle osservazioni finora raccolte porta all’interpretazione del fenomeno. Il deduttivista Aristotele però sosteneva anche che l’induzione fosse necessaria per arrivare a formulare le premesse iniziali che rappresentano l’essenza delle cose.
    Il calcio però non è una scienza, non risponde alle sue leggi e sfugge ad entrambi questi metodi indagatori (od offre una penetranza incompleta). Quindi.. ognuno la può pensare come vuole. A proposito immagino che ci leggeranno anche le vedove di Pecchia, risvegliate dal calcio attuale ai ricordi dell’amato mai sopiti…e a loro rinnovo le mie “condoglianze”….

    Analisi. Se però vogliamo descrivere il calcio prodotto da Cuesta io non utilizzerei un’analisi comparata (Pioli, Fabregas il Milan e gli altri) ma resterei a quanto si è visto in questo inizio campionato (e per me l’attuale è uno dei Parma più brutti a mia memoria) che potrebbe preludere ad una continuità di esibizioni negative oppure no. Le premesse (e questo si può dire, essendosi già realizzate) non sono di buon segno. Ma tutto può accadere. Personalmente avrei espresso le stesse perplessità anche se il Parma avesse quei 3-4 punti in più che con un po’ di culo avrebbe anche potuto ottenere. Ps Chivu però senza troppi indugi ingranò la quinta non appena arrivato. Se avesse aspettato 3 mesi (come quelli già trascorsi con Cuesta) saremmo finiti dritti in Purgatorio.

    Una cosa però ancora non capisco ed è la ipersensibilità che manifesti ogni volta che leggi critiche ed epiteti poco ortodossi nei confronti del mister. Sai bene (e sicuramente lo sa anche Cuesta) che questo è una parte del calcio che non si può espungere, non siamo in un convitto domenicano ma sappiamo anche che il valore reale di queste “urla” (comprese le mie) è pari a zero.. (e aggiungo riferendomi ai plutocrati che il suo stipendio di quasi 3 pali in 3 anni lo ripagherà almeno in parte delle offese subite… Io per una cifra simile andrei anche al circo a farmi tirare le torte in faccia…). Cmq come sovente ricordi anche tu con Pecchia hai fatto la tua parte.

    Giustificazioni: Cuesta ne ha 1000. La squadra è giovane, nuova, al momento non si vedono campioni all’orizzonte ed è stata smontata prima di consegnargliela con pezzi mancanti…ma proprio per questo avremmo dovuto incaricare un allenatore esperto non a uno che prima di noi non aveva mai allenato neanche i ragazzini. Cherubini deve averci scambiato per la Vespucci…ma si sbaglia

    Ps Cmq bravo Ale a difendere Cuesta soprattutto perché lo fai non per contratto ma per dinamiche affettive (che io al momento non pratico). Dopo le prossime 5 partite vedremo se sarà grandinato, se sarà comparso il sole o se continuerà a scendere pioggia nel pineto

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    • Ale Pongonazzo

      …vuoi vedere che senza nemmeno farci caso, talvolta condividiamo gli stessi concetti credendo di essere su sponde opposte…il tempo diraderà anche queste nebbie…per intanto ti confermo che il panismo da te evocato mi si addice totalmente …e non solo poeticamente…s’ at saviss quanti volti son ste’ sotta l’ acqua …nei boschi, nei sentieri… così tanto per godere del silenzio, del rumore e del profumo della pioggia.

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      • Triple-sec

        Mi fa piacere. A volte basta spostarsi di qualche grado dall’epicentro per parlare meglio.
        Io stavo pensando, per ingannare il tempo data l’assenza di sonno, di farmi nuovamente un’opinione sul mister, come se avessi perso la memoria della precedente
        Ps che tu fossi un po’ Silvestre…l’avevo intuito

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        • Pongonazzo si è ufficialmente Lelizzato. Se ricordi bene, all’inizio della “favola” Pecchia l’ho sempre difeso, in nome dei risultati, che, in serie B, con una corazzata, stentavano a venire. Poi tutto è peggiorato, ivi compreso il mio amore verso l’ape. Spero che, con Cuesta, si attivi la modalità pazienza intesa come “La pazienza può far germogliare delle pietre, a condizione di saper aspettare” cit., perchè anche io nutro una percezione di positività nell’impostazione del lavoro da parte del Mister (ciò però non cancella le prestazioni al limite dell’indisponenza).

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          • Ale Pongonazzo

            Per l’essermi Lelizzato non ci sarebbero problemi, anzi, mi tengo volentieri la possibilità mutante a prescindere…speriamo che l’epilogo allenatore sia differente nel non ripetere la parabola Lelistica che ai dovuto percorrere col Formibolognese …per il resto, credo che aspettare, ancora poco, max tre o quattro giornate, sia quasi necessario, in tutte le annate, anche se non dovrebbe essere così, si fa questo rodaggio, è una contingenza che non riguarda solo noi. Quante volte si sono viste squadre che in questo scorcio pareva potessero ambire a piazzamenti in coppa per poi lottare per la retrocessione…speriamo di fare il percorso inverso… anche senza coppa.
            Cuesta?…verso di lui, a differenza di quanto pensa Trip, non provo nessun particolare affetto ma nemmeno mi suscita il ritenerlo, per ora, responsabile di tanta pochezza, mi ripeto e sono logorroico… i zugador i gh’an da spajeros…IMPEGNO…e non compete solo al mister tirarglielo fuori…ricordate quando si auspicavano figure che potessero sostenere ed aiutare i vari allenatori in questioni non unicamente di campo? Il Pongolelazzo.

          • Triple-sec

            ALe-le…io spero invece che il mister faccia un bel reset, cioè faccia quello che non ha voluto fare Pecchia e che invece ha fatto Chivu. Cmq le prossime 5 sono difficili ehh..se non portiamo a casa un paio di punti e le altre ci superano…Cuesta va in crociera…e noi prendiamo il figlio di Mourinho

      • Bravo, i sentieri, i boschi, sono il carburante per il pensiero, spesso però orientato verso i ricordi più tristi…ti consiglio anche una bella passeggiata sotto una grande bella nevicata, nel silenzio assoluto…pace dei sensi! Mi sembri il Leopardi in versione 2.0! Figa che làvor! Ooopss scusi il termine Direttore, ma ci stava…

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