sabato, Ottobre 24, 2026
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IL DISTINTO, di Riccardo Schiroli / KRAUSE RIPIANA LE PERDITE DI TASCA SUA, ALL’INTER CI PENSA OAKTREE…

(Riccardo Schiroli) – La vicenda che ha portato il fondo Oaktree a diventare azionista di maggioranza dell’Inter è, soprattutto, una brutta pagina per il giornalismo sportivo italiano, che della vicenda ha offerto una narrazione, nella migliore delle ipotesi, imprecisa, ma che, a essere sinceri, andrebbe definita come “falsa”.

Per capirci bene, dobbiamo distinguere tra le vicende sportive e quelle economico finanziarie.

Come sappiamo, l’Inter ha dominato la stagione 2023-24, arrivando a vincere lo scudetto con 5 giornate di anticipo. Dal punto di vista sportivo, l’Inter è un esempio.

Il Football Club Internazionale Milano, società per azioni, è però da anni in perdita. Direte voi che non è una novità per i club calcistici. E potreste aggiungere che in fondo ognuno perde i suoi soldi come vuole. Il punto è proprio lì: “i suoi soldi”.

Dal giugno 2021 l’Inter non funziona più con i soldi della famiglia Zhang, proprietaria del gruppo Suning (vendita al dettaglio di elettrodomestici e prodotti elettronici), che fino a quel punto aveva investito 700 milioni di euro nel club, forte di un patrimonio da 6.6 miliardi di dollari.

Per la verità, il gruppo Suning aveva smesso di iniettare denaro nelle casse dell’Inter dall’agosto del 2017, da quando, cioè, il governo cinese definì il calcio un settore “ad accesso limitato” (come lo sono il cinema e il mercato immobiliare, per la cronaca). Il Consiglio di Stato aveva definito “irrazionali” le spese degli imprenditori cinesi nel calcio europeo e il governo (la Cina non è esattamente un Paese liberale, benché abbia abbracciato l’economia di mercato) ha messo una stretta ai permessi che consentono di trasferire a club esteri grosse somme di denaro.

Come i lettori ricorderanno, la cosa impattò notevolmente anche sull’assetto societario del Parma Calcio. Jiang Lizhang, presidente del colosso Desports, aveva acquisito nella primavera del 2017 da Nuovo Inizio il 60% delle azioni del Parma e versato anche oltre 18 milioni di euro. Alla data di ottobre 2018 Lizhang avrebbe accumulato inadempimenti per oltre 20 milioni di euro, che avrebbero riportato Nuovo Inizio, che aveva ben saputo cautelarsi in sede di cessione, a detenere la maggioranza del Parma.

Gli Zhang non hanno avuto solo il problema della stretta governativa. In epoca COVID, il gruppo ha sofferto una clamorosa crisi finanziaria. Nel giugno 2021 il titolo Suning è stato sospeso alla Borsa di Shenzhen dopo che il Tribunale di Pechino ha ordinato il sequestro del 5.8% del capitale detenuto dagli Zhang come garanzia per i creditori.

Proprio nel giugno del 2021, Steven Zhang, figlio del patron di Suning Jindong Zhang, ha garantito al Sindaco di Milano Beppe Sala che la sua famiglia non avrebbe ceduto il controllo dell’Inter.

L’Inter aveva appena vinto lo scudetto 2021, si sarebbe piazzata seconda nel 2022 vincendo la Coppa Italia e avrebbe raggiunto la finale di Champions League nel 2023.

Mentre la squadra Inter realizzava questo fior fiore di percorso, il conto economico dell’Inter s.p.a. continuava a bruciare perdite (in 4 anni, se ne accumuleranno 500 milioni abbondanti). Dal punto di vista contabile cominceranno a essere un problema (da ripianare) nel 2027 grazie alle facilitazioni previste dalla normativa post COVID. Dal punto di vista della cassa, però, per funzionare i soldi servivano subito. Così l’Inter, che già aveva emesso un bond, ha avuto bisogno di un prestito da 275 milioni del fondo Oaktree. A garanzia sono state usate le azioni dell’Inter. A scadenza, Oaktree ha escusso il pegno e si ritrova proprietario dell’Inter.

Penso che la vicenda non vi sia stata raccontata così dalla stampa mainstream.
Il Financial Times riporta la posizione di Oaktree: “Suning ha avuto tutto il tempo per rifinanziare il debito. Escutere il pegno non era l’obiettivo di Oaktree, ma siamo arrivati a un punto nel quale era necessario tutelare il nostro investimento.”
In Italia, con la Gazzetta dello Sport come capo fila, si è per settimane raccontato che Zhang junior avrebbe trovato una soluzione per “tenersi l’Inter”.
Sull’edizione online del foglio rosa, Stefano Barigelli è arrivato addirittura a bollare coloro che insistevano sul fatto che l’unica soluzione per gli Zhang era cedere la società come “disinformati di professione, economisti per mancanza di prove, insomma quel caravanserraglio che fa da contorno, spesso degradato, al calcio italiano.”

Nel chiedere alla Gazzetta dello Sport (quotidiano sul quale, come tanti giornalisti, mi sono formato e per il quale nutro affetto e rispetto) un accorato “perché”, mi rivolgo anche ai tifosi (inclusi quelli VIP). Se è pur vero che un club di calcio ha come scopo sociale il successo sportivo, è anche vero che i club sono società di capitali, con lo scopo di lucro. Perdere soldi fa parte delle possibilità del mestiere di imprenditore. Ma quanto perso va reintegrato con capitali propri. Non con soldi presi a prestito.

Il Parma di Krause è in questo senso un esempio virtuoso. Ha perso tanti soldi, ma la proprietà si è messa le mani in tasca per reintegrare le perdite. Nel caso del Parma, si possono avere dubbi sullo scopo ultimo di una politica aziendale che sembra lontanissima dal punto di equilibrio, ma la garanzia per la continuità aziendale offerta dal socio di maggioranza è concreta e reale.

Mi viene invece da chiedere ai consiglieri di amministrazione dell’Inter con che coraggio hanno approvato l’ultimo bilancio sulla base della garanzia offerta da una proprietà che si apprestava a non onorare il debito contratto con Oaktree.

Dei consiglieri d’amministrazione fa parte anche Beppe Marotta, il capo dell’area tecnica dell’Inter e il volto pubblico della società. E’ un manager sportivo incensato. Non ha nessuna responsabilità per questa situazione? Evidentemente, per la stampa italiana, no. Visto che ci è stato propinato che, con il passaggio della società a Oaktree, avrebbe garantito lui la continuità del progetto.

Per sapere come stanno le cose all’Inter, conviene riprendere quanto pubblicamente dichiarato da Oaktree: “Il primo obiettivo è garantire la stabilità finanziaria”. Che se “va garantita”, evidentemente al momento non c’è. Anche se ai tifosi il Marotta ha garantito il contrario.

Il calcio è come ogni attività della vita. Il rischio economico deve essere calcolato. Se Cristiano Ronaldo è disponibile, ma chiede uno stipendio da 30 milioni all’anno, bisogna rinunciare a Cristiano Ronaldo. Anche se rappresentiamo la Juventus, ci chiamiamo Agnelli e siamo abituati a prenderci quel che ci piace. E la stampa deve raccontare le cose come stanno. Ovvero che prendere Cristiano Ronaldo sarebbe bellissimo dal punto di vista sportivo (e in effetti, il portoghese ha segnato 60 gol in 2 stagioni), ma non è da fare. La stampa invece ha sbandierato che “l’investimento si ripaga vendendo le magliette con il numero 7”. Approssimazione o malafede da velina?

Sono passato a nominare la Juventus perché non pensiate che ritenga l‘Inter l’unico problema. Come Juventus e Inter si sono comportati in tanti, a cominciare dal Parma di Tanzi e per proseguire con il Milan di Berlusconi (dal 2009 in poi e dopo il risarcimento pagato da Fininvest a CIR di De Benedetti per il Lodo Mondadori), il Napoli di Ferlaino, la Lazio di Cragnotti, la Fiorentina di Cecchi Gori, la Roma di Sensi… (continua)

Lasciatemi però dire che l’Inter si è comportata come una persona che guadagna 1.000 euro al mese, ha voluto fare una vacanza alle Maldive (gli ingaggi di Conte e Lukaku, per capirci), godendosi 10 giorni da favola ben sapendo che li avrebbe pagati per i 5 anni successivi (il primo bond). Dopo aver raccontato che per gli anni successivi avrebbe fatto le vacanze in Taro (le campagne acquisti a saldo zero), ha pensato bene di volere a tutti i costi una Porsche (i parametri zero come Mkhitarian, Calhanoglu, Thuram…) e ha fatto un mutuo (il prestito con Oakrtree) per pagarsi la fuoriserie e saldare il costo del viaggio alle Maldive. Salvo poi non riuscire a ripagare il mutuo e dover restituire la Porsche.

Io credo che il calcio italiano e la stampa che lo racconta debbano avere più rispetto per i tifosi. Dire chiaro che bisogna cercare di essere competitivi facendo spese che rientrino nella logica. E che vincere a costo della bancarotta non può essere l’obiettivo.

Un esempio che dimostra che si può anche vincere rimanendo con i piedi per terra lo rappresenta l’Atalanta. Che non fa mai il passo più lungo della gamba, se gli altri fanno meglio gli dice “bravo” ed è tornata dall’Irlanda con l’Europa League, prima squadra italiana a vincere il trofeo e successore del Parma di fine anni 90 tra le italiane iscritte sull’albo d’oro dell’antenata Coppa UEFA. Riccardo Schiroli

Stadio Tardini

Stadio Tardini

8 pensieri riguardo “IL DISTINTO, di Riccardo Schiroli / KRAUSE RIPIANA LE PERDITE DI TASCA SUA, ALL’INTER CI PENSA OAKTREE…”

  • Complimenti a Schiroli per l’articolo davvero ben fatto e senza l’utilizzo di tanti paroloni tecnici che capiscono in pochi, ma con un linguaggio atto ad essere compreso da tutti. Davvero bravo.
    Adesso vorrei fare una domanda in particolare al direttore. Il capitale di KK attualmente da dove deriva? Lo chiedo perchè dopo che ha venduto la sua attività legata alla catena di Autogril, non ho ancora capito ad oggi come fa ad avere tanti soldi…solo con le cantine di barolo? come direbbe il mitico “MAC” non penso proprio…

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  • L’ideale sarebbe obbligare le società, di tutto il mondo o almeno europee, a vivere dei propri incassi senza ricorrere all’indebitamento, oppure ammettendolo entro limiti definiti . Si capisce che questo trattamento è impossibile visto che l’economia in generale funziona “a debito”, gli stessi stati nazionali funzionano allo stesso modo . Se si accettano le regole generali, rimane legittima anche per i club continuare a finanziarsi a debito almeno fino a quando i creditori non ne dichiarino l’insolvenza .

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    • Riccardo Schiroli

      Con la normativa sul Fair Play Finanziario ci han provato. Ma é nata l’era delle plusvalenze farlo che e degli sponsor tarocchi…

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  • In Taro le vacanze non erano male, soprattutto in Ceno dove una volta c’erano dei “fondoni” in cui si potevano fare addirittura 4/5 bracciate e magari beccavi qualche signorina un pò disinibita senza reggipetto. L’unico neo, se invece andavi con la morosa, erano i “guardoni” appostati tatticamente nei cespugli, guardoni che in erano anche liberi professionisti disponibili alla bisogna per servizietti a distinti insospettabili padri di famiglia col vizietto nascosto. C’erano anche un paio di trattorie che a mesdì servivano menù completo per un deca, insomma Dallara avrebbe approvato l’oculatezza e la gestione delle ferie senza passi più lunghi della gamba e lire spese sul “Territorio”.

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  • La soluzione per il calcio sarebbero i magnifici 7. Solo loro sanno fare calcio biologico e far risultati senza fare il passo più lungo della gamba.

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  • In effetti è una schifezza che le big del nostro calcio siano ancora in piedi. Dovrebbero essere già fallite tutte.

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