IL COLUMNIST / “L’HAPPYFANIA CROCIATA GRAZIE AL CIOCCOLATINO NELLA CALZA DI AMAURI”

GIOIA CROCIATA DOPO PARMA PALERM0 2-1(Luca Russo) – Più che Epifania, una Happyfania. Per noi, è ovvio. E non tanto per il modo grazie al quale abbiamo centrato la terza vittoria di fila. Quanto per il fatto di averla ottenuta. Il Parma è passato in vantaggio nel momento in cui meno lo meritava. Così come il Palermo è pervenuto al pari nel minuto in cui i Crociati sembravano poter controllare agevolmente il decorso della gara. Naturale, alla luce di un tale andamento della partita, che questa fosse risolta nell’esatto istante in cui più o meno tutti si erano rassegnati all’idea di aver appena assistito ad un pareggio con gol. Belfodil, con la stessa efficacia di un ariete, era riuscito ad aprire una difesa, quella siciliana, che di aprirsi, ai nostri attacchi, proprio non voleva saperne. Budan, da poco entrato sul terreno di gioco, si era assunto l’onere e l’onore di venire a riprenderci e infine Amauri ha infilato un delizioso cioccolatino nella calza che i parmigiani, a quel punto, immaginavano piena di carbone. Per quanto visto al Tardini, non temo di apparire eccessivamente eretico o degno di scomunica se affermo che i gialloblù di carbone ne avrebbero meritato parecchio. E allora turiamoci il naso e facciamo buon viso ai primi tre punti del nuovo anno. Che il Parma mette a bilancio al termine di un incontro in cui il migliore in campo è stato, con pochi se e pochissimi ma, l’ottimo Mirante. Difficilmente Ilicic riuscirà a scordarsene in breve tempo il nome. Ci fosse stato un portiere mediocre al suo posto, o comunque non bravo come il giovanotto di Castellammare, a quest’ora discuteremmo certamente di un altro risultato e di un’altra classifica. Che invece si fa ancor più interessante di quanto già lo fosse prima della sosta natalizia. A 29 punti diventa facile discutere di salvezza e immaginare approdi europei per il Parma che ha dimostrato di sapersela cavare anche nelle acque parecchio agitate da un Palermo che, al netto delle assenze di Miccoli e Donati, non mi aspettavo così intraprendente e offensivamente pericoloso. Detto di un Mirante nelle vesti di Superman, la difesa, gol incassato a parte, si è espressa egregiamente anche oggi. Disinnescare gente del calibro di Ilicic e Brienza, due che farebbero comodo pure a chi pretende di essere l’antiJuve (e, forse, alla Juve stessa), non deve essere stato semplice. E, in futuro, non lo sarà nemmeno finire in rete se centrocampo ed attacco dovessero seguitare a offrire prestazioni come quella odierna. Non me ne voglia Donadoni, ma ad occhio e croce, e per quanto ci è consentito di scorgere dalla televisione, mi è parso che oggi fossero un po’ troppi i finalizzatori, o comunque gli uomini d’attacco, e, di conseguenza, un po’ pochini e di discutibile qualità quelli a cui toccava l’incombenza di inventare e dispensare gioco. Per capirci: va bene assemblare uno di quei botti che manco a Capodanno… ma che abbia una miccia e ci si attrezzi adeguatamente per farlo brillare. Ché non si può sempre sperare che Belfodil e Amauri ci tolgano le castagne dal fuoco un attimo prima che finiscano per essere carbonizzate. A proposito di attacco: ieri Donadoni, in conferenza stampa, ha detto che Pabon, affinché dimostri al pubblico parmigiano di quale buona pasta è fatto, va aiutato. Niente da eccepire. Ma mi chiedo, e me lo chiedevo anche durante la partita, quale possa essere l’aiuto che gli si offre lasciandolo ancora una volta in panca. Gli è stato preferito Amauri e, per come è terminata la partita, Donadoni ha avuto ragione e lo scrivente torto. Ora, però, siamo a quota ventinove. Di punti per salvarsi ce ne occorrono ancora una decina. Una misura che, con tutto il girone di ritorno da disputare, non dovrebbe spaventarci troppo, visto pure il gran bel contributo che la Dea Bendata sta offrendoci da qualche tempo a questa parte. Insomma, i dieci punti che ci separano dalla quota salvezza, in un modo o nell’altro li faremo. Dovessimo anche incappare nel peggior girone di ritorno della nostra storia. E allora, posto che le sette sorelle non sembrano intenzionate ad allargare la famiglia di cui fanno parte, perché, a partire dalla prossima gara, non puntiamo tutto su Pabon? Mi ripeto: gli si dia il tempo di fare il Pabon. O scopriamo di avere un talento in casa, e questo dovrebbe far piacere a noi e, soprattutto, a Ghirardi e Leonardi. Oppure ce ne liberiamo definitivamente. Ma senza che la classifica faccia in tempo a risentire di questo azzardo… calcolato. Luca Russo