venerdì, Agosto 21, 2026
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THE ECONOMIST / EPPUR SI MUOVE, ANALISI DEL BILANCIO PARMA CALCIO

Come già in esercizi passati, anche per leggere il bilancio del Parma Calcio 1913 chiuso al 31.12.2024, StadioTardini.it si è avvalso di uno stimato dottore commercialista cittadino che, come tradizione, preferisce mantenere l’anonimato firmandosi come The Economist. Ecco la sua analisi

the economist(The Economist) – L’analisi del bilancio del Parma Calcio al 31 dicembre 2024 racconta molte più cose di quanto sembri a prima vista.

Un bilancio “ibrido”

Il documento contabile è da considerarsi ibrido, in quanto riflette sei mesi di Serie B (gennaio-giugno 2024) e sei mesi di Serie A (luglio-dicembre 2024). Il risultato gestionale, infatti, migliora da -80,4 milioni a -63,4 milioni, ma senza il salto che si potrà riscontrare in presenza di una stagione interamente disputata nella massima serie.

Costi rigidi, indipendenti dai ricavi

Negli ultimi anni, il Parma ha mostrato una struttura dei costi sorprendentemente rigida, quasi insensibile alla categoria di appartenenza o ai risultati sportivi. I costi complessivi si sono mantenuti stabilmente intorno ai 100 milioni di euro, con un approccio alla spesa che appare “anelastico” rispetto ai ricavi delle diverse categorie. La filosofia gestionale dell’era Krause sembra, infatti, quella di costruire un club strutturato come una grande società, con una dirigenza ampia in grado di presidiare tutte le aree – dall’analisi dati alla performance, dalla metodologia alle giovanili, fino al femminile e al marketing – a prescindere dalla categoria di militanza.

Ecco, infatti l’andamento dei costi degli ultimi quattro bilanci annuali:

  • 12.2021: costi complessivi 128M€, perdita 87M€
  • 12.2022: costi complessivi 129M€, perdita 96M€
  • 12.2023: costi complessivi 109M€, perdita 80M€
  • 12.2024: costi complessivi 105M€, perdita 65M€

Serie A sostenibile?

Se il Parma riuscisse a stabilizzarsi in Serie A, incassando circa 35 milioni annui di diritti TV, il deficit operativo si attesterebbe verosimilmente tra i 30 e i 40 milioni di euro annui. Una cifra ancora importante, ma molto più sostenibile rispetto al disavanzo vissuto nelle stagioni in Serie B. In questo contesto, diventerebbe centrale un’attività efficace di player trading: sacrificare ogni anno uno o due “gioielli” potrebbe consentire – come fanno altri club con un bacino simile – di riportare il bilancio verso l’equilibrio.

Ricavi commerciali: tanti sforzi, risultati modesti

Sul fronte dei ricavi, la mole di iniziative di marketing – anche di ottima qualità – ha generato, finora, risultati limitati sulle due principali voci commerciali: ticketing e sponsorizzazioni.

  • Ticketing: nel 2024 si registrano 4,5M€ di ricavi da abbonamenti e biglietti, in crescita rispetto ai 3,5M€ del 2023, ma in linea con il dato del 2019 (4,3M€), ultimo anno pre-Covid in Serie A.
  • Sponsorizzazioni: i proventi da sponsorizzazione e pubblicità si attestano a circa 9M€, contro i 5M€ del 2023. Anche in questo caso, il livello è simile agli 8M€ del 2019.

Il dato suggerisce che, pur investendo in strutture e risorse dedicate a merchandising, branding e marketing, il potenziale di crescita organica di queste aree è limitato per il Parma Calcio di oggi. Senza un miglioramento rilevante dei risultati sportivi, l’effetto su pubblico e ricavi resta modesto: qualche milione in più, più che proporzionalmente compensato dai costi necessari a mantenere un management dedicato da “alta Serie A”.

Insomma, ticketing e sponsorship mostrano una bascularità contenuta. I ricavi strutturalmente rilevanti derivano da due fonti: diritti TV e plusvalenze, quest’ultime purtroppo assenti da troppo tempo nei conti Crociati.

Stimiamo comunque, con prudente ottimismo, una possibile crescita tra i 5 e i 10 milioni nei prossimi 2-3 anni in queste aree, anche prescindendo da eventuali ricavi legati al New Tardini.

Costi del personale: margini di intervento

Nel 2024 il costo del personale è salito a circa 50 milioni, rispetto ai 44 del 2023. Nel 2019, ultimo anno in Serie A, questo valore era intorno ai 35 milioni. Tuttavia, oggi una parte significativa della spesa riguarda non la rosa sportiva, ma risorse tecniche, il management e le strutture organizzative.

Anche se il bilancio non fornisce uno split dettagliato, si può stimare che il costo della rosa sia attorno ai 30 milioni. Questo lascia circa 15-20 milioni per la struttura tecnica e dirigenziale, sui quali si potrebbe intervenire. Un risparmio realistico? Tra i 5 e gli 8 milioni annui.

Quale sostenibilità?

Il quadro economico appare più chiaro: un Parma stabilmente in Serie A, con circa 65 milioni di ricavi (grazie a diritti TV, ticketing e sponsorizzazioni migliorati), e costi assestabili tra 80 e 90 milioni. Il disavanzo si aggirerebbe così attorno ai 30 milioni annui: un gap potenzialmente colmabile con un’efficace attività di player trading.

Non facile, certo, ma realizzabile. A condizione di affidarsi a una guida tecnica e sportiva pragmatica – come quella incarnata dal Direttore Cherubini più attenta ai numeri e agli equilibri che a visioni ambiziose, ma insostenibili nel medio termine.

Il paracadute patrimoniale

Dal punto di vista patrimoniale, però, il Parma può permettersi di guardare avanti con tranquillità. Il bilancio si è chiuso con un patrimonio netto positivo di 20,1 milioni, grazie anche alla conversione in capitale di 63,7 milioni di euro da parte della controllante Krause Group Italia, che ha ampiamente compensato il risultato negativo del periodo.

Situazione debitoria e indice di liquidità

Nel complesso, come riportato anche dalla relazione dei revisori (che certificano un bilancio con giudizio clean), a marzo 2024 i finanziamenti del Krause Group a beneficio del club ammontano a 413,5 milioni, di cui 377,3 milioni già convertiti in patrimonio netto. Restano quindi solo circa 36 milioni di debito infruttifero e postergato nei confronti della controllante, che può essere di fatto considerato quasi capitale proprio.

Il debito totale al 31.12.2024, dedotti i debiti verso la controllante, si attesta a circa 46 milioni, di cui 29 verso altri club per acquisti rateizzati di cartellini (speculari a circa 10 milioni di crediti).

Le disponibilità liquide superano i 7 milioni, portando l’indice di liquidità a 1,2 – ben al di sopra della soglia minima FIGC (0,7). Inoltre, la società non ha debiti finanziari né ha usufruito della rateizzazione dei debiti tributari concessa nel 2022 alle società calcistiche.

Conclusione

Il bilancio 2024 certifica che il Parma Calcio è ancora lontano dal pareggio di gestione, e non potrà sostenere un approccio così poco flessibile ai risultati economici ancora a lungo. Ma lo fa partendo da fondamenta patrimoniali solidissime, che offrono tempo e spazio per un percorso di riequilibrio sostenibile. A patto di rimanere in Serie A, condizione necessaria, indispensabile, per qualunque ambizione futura. The Economist

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5 pensieri riguardo “THE ECONOMIST / EPPUR SI MUOVE, ANALISI DEL BILANCIO PARMA CALCIO

  • Nel mondo del calcio esistono 8 regole d’oro che, se rispettate, consentono di risparmiare soldi ed equilibrare il bilancio:

    1) Evitare di comprare bidoni clamorosi con maxi-stipendi rappresentati da Becali, Giuffredi e simili.
    2) Evitare di acquistare bidoni belgi al triplo del loro valore effettivo.
    3) Evitare di assumere inutili mega-manager che non hanno un cazzo da fare, per poi silurarli pochi mesi dopo con buonuscite a sei zeri.
    4) Evitare di proporre rinnovi pluriennali ad allenatori per poi silurarli 3 mesi dopo.
    5) Evitare di sputtanare ingenti somme per goffe crociate legali come quelle contro Erreà e contro Majo.
    6) Evitare di dare svariati milioni ad architetti per progettare stadi che non verranno mai costruiti.
    7) Evitare di fare molteplici voli intercontinentali su jet privato per seguire delle partite di calcio.
    8) Evitare di comprare troppe giacche, all’uomo non serve un guardaroba troppo ampio.

    In questi anni l’unica regola che Krause ha rispettato è la numero 8. Ergo il deficit.

    • Esatto, ha risparmiato solo in giacche, per il resto tutti soldi 💰 buttati nel cesso

    • Ale Pongonazzo

      In realtà anche la regola n. 8 non è stata rispettata…ok la giacca è una sola, ma fonti certe indicano sia di lana di pecora delle Ardenne che pur essendo razza da latte è stata impropriamente utilizzata, dietro consiglio di Lacome e compagnia, per essere tosata e fornire quindi il pregiato filato. Considerando che la pecora veniva da un allevamento di Anversa e gli avi della stessa erano del Suriname, tra ‘na balla e l’ altra, gli agenti e via andare…la sola ed unica giacca non è costata poco.

  • L’Apostata

    La sintesi del tutto è che l’attuale proprietario del Parma dovrebbe infine abbandonare la realtà virtuale ed entrare nel mondo reale, prendendo atto di aver comprato una provinciale italiana e non il Chelsea.

    Il bacino di utenza del Parma Calcio, allo stato attuale è limitato alla città e alla provincia di Parma, almeno per quanto riguarda l’impatto sostanziale sui ricavi.

    E’ vero che, grazie all’heritage anni Novanta ci sono in giro per il mondo piccole ridotte di appassionati crociati, a dire il vero ormai un po’ boomer come eta’. Ma questo va bene per fare l’articolo di colore sui Parmagiani Indonesia o sul tifoso che arriva da Malta o dai Balcani e si ferma a beccare in città. La realtà e’ che stiamo parlando – a livello di reali appassionati- di poche centinaia di persone. La potenzialità attuale di trasformare questa enclave in ricavi (ticketing, abbonamenti, diritti tv) e’ pari a zero virgola.

    Impostare l’intera struttura del club a beneficio di questa presunta audience global significa vedere “il mondo al contrario” e gettare milioni e milioni in qualcosa che non esiste.

    Sarebbe opportuno organizzarsi come un Verona e non come un Arsenal. Se poi a Dio piacendo si tornasse mai a vincere e a fare l’Atalanta sul campo, il Parma magari potrebbe riverniciare il suo brand internazionale. Ma campa cavallo, oggi l’approccio global è totalmente prematuro e accessorio, mentre territorio e parte sportiva dovrebbero essere le uniche priorità.

    E’ abbastanza inquietante che la pletora di top manager che si sono avvicendati alla guida sino ad ora non siano partiti da queste considerazioni abbastanza ovvie e che vengono dimostrate anche dai numeri di questi anni.

  • Condivido e (aggiungo solamente che l’aver scelto (fino ad ora) solo Manager stranieri, è stato il primo grande errore di Krause.
    Con Cherubini ci auguriamo che si vada verso una gestione consona con la realtà che viviamo e non con i sogni di gloria in stile FIFA Playstation.

    Che poi nessuno impedisce al Parma Calcio di puntare ai massimi successi possibili pur restando con i piedi ben ancora per terra.

    L’Atalanta ci insegna proprio questo e anche il primo Parma di Scala ha vinto proprio con queste caratteristiche.

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