IL DISTINTO, di Riccardo Schiroli / DEL CUESTISMO
(Riccardo Schiroli) – La vittoria del Parma a Udine ha creato un neologismo: Cuestismo. In particolare, il rendimento del Parma non è passato inosservato tra i tifosi VIP dell’Inter (squadra che un allenatore risultatista dal Parma lo ha già ingaggiato, pur essendo di formazione propria) e del Milan (ho letto un “Se dovesse andarsene Allegri, prenderei lui”. Sarebbe interessante, caro Riccardo, una Tua valutazione in merito a detta evenienza…, nota di Majo).
Il Parma a Udine è stato pragmatico come non mai. Ma anche abbastanza bello per un’oretta. Cuesta ha disposto la solita linea a 5. C’era il redivivo Ndyaie al posto di Valenti (il quale – come avverte la solerte direttrice della comunicazione istituzionale – ha sostenuto esami che hanno escluso lesioni, sicché sarà valutato giorno per giorno), ma cambia poco. E ha tenuto Nicolussi-Caviglia e Nelson [Mandela Keita] a formare un’ulteriore diga davanti alla sopra citata linea a 5.
Il risultato era che 8 giocatori del Parma si trovavano negli ultimi 20 metri. Gli altri 3, insomma, dovevano divertirsi a correre, se il Parma voleva avere speranze di arrivare all’altra porta. Questo ha mandato in confusione sia Bernabé (che secondo me non ha la fisicità per giocare box-to-box) e Pellegrino (che annaspava a braccia larghe ed ingobbito, come nei suoi giorni peggiori). Hanno invece abbastanza esaltato Strefezza, che ha toccato una marea di palloni. E che evidentemente a battere tutto il campo si trova bene. Il bello che ho visto io è che il Parma si muoveva in modo molto armonico, accompagnando le occasioni di ripartenza. E questa mi sembra la caratteristica principale del Cuestismo, se proprio vogliamo insistere con il neologismo.
L’Udinese, da parte sua, combinava poco e nulla. Zaniolo si faceva notare, ma più per la lingua che per le giocate. Il Cuestismo ha rubato ai friulani lo spartito. Al contrario di quanto accaduto all’andata, il Parma ha pensato di non regalare gol. Anzi, uno lo ha fatto all’inizio del secondo tempo quando Sandro [Nesta Elphege] ha fatto un movimento da centravanti vero e ha poi piazzato il pallone alla destra del portiere.
Elphege, che era entrato a seguito di un trauma alla testa di Pellegrino (tutto ok, si sarebbe poi saputo), ha avuto anche l’occasione per fare 2-0. O meglio, ha tolto a Valeri l’occasione di fare 2-0, cercando di segnare lui, pur trovandosi completamente fuori equilibrio. Ma si vede che a far gol ci aveva preso gusto…
L’ultima mezz’ora del Parma è stata, invece, tutt’altro che bella. Uscito Strefezza, Ondrejka non è stato in grado di replicare lo stesso moto perpetuo con la palla incollata al piede. E le cose sono andate ulteriormente peggiorando quando sono entrati Ordonez al posto di Bernabé ed Estevez per Nicolussi-Caviglia.
Si sa che non sono un ammiratore di Bernabé e ho scritto che non lo vedo adatto per fare un lavoro box-to-box. Fossi in Bernabé, mi ispirerei sinceramente a Modric e penserei ad un futuro come regista davanti alla difesa, come lo vedeva anche Cata [Pecchia]. Non gli garantisco che vincerebbe il Pallone d’Oro. Ma secondo me, il suo futuro è lì…
Ma il fatto che Bernabé non mi sia piaciuto, nulla toglie al fatto che ogni volta che vedo giocare Ordonez mi venga la tentazione di conoscere chi lo ha segnalato al Parma. Vorrei chiedere a questo scout “perché?”. Cosa ci avranno visto, nel Tractorcito, è uno di quei misteri destinati a non essere svelati.
Estévez fa il suo, ma Nicolussi-Caviglia è l’unico nel Parma che veda il calcio un po’ in verticale. Senza di lui, ripartire è un bel problema…
A quel punto, ci si è messo il fattore CdC [Culo di Cuesta]. Diceva Righetto da Fusignano (che di culo se ne intende) che è “meglio essere fortunati che bravi”. Se poi sei bravo, come Cuesta, e anche fortunato, hai veramente fatto tombola. Il fattore CdC è onestamente l’unico motivo plausibile per cui il colpo di testa di Gueye possa essere finito sulla traversa e non in porta…
Nel finale, Saion [Suzuki] ha poi fatto vedere cosa significhi poter contare su un portiere di livello. Non solo (e non tanto) per il tiro parato a Zaniolo nel finale, ma piuttosto per le (almeno) 3 uscite fatte con grande tempismo e che hanno evitato altrettante mischie. Che sono situazioni che si sa come iniziano, ma nessuno sa come poi finiranno…
A proposito di uscite: il portiere del Como Butez continua a prendere gol facendosi trovare a metà strada tra la porta e la palla. Questo essere recidivo, mi fa pensare che la definizione del suo allenatore Fabregas data dal tecnico del Milan Primo [Max] Allegri (“Sei un coglione”), pur apocrifa, possa anche essere plausibile. Perché, sinceramente, è meglio farsi accusare di giocare male, piuttosto che prendere gol su pallonetto da 35 metri con la nostra metà campo completamente libera.
Secondo me Cuesta ha dimostrato l’umiltà che a Cata [Pecchia] faceva difetto. E che già mi era parso il maggior contributo dato da Chivu lo scorso anno. Quando hai una squadra tecnicamente modesta, devi avere il realismo di pensare prima di tutto a non prendere gol. Che poi, a ben pensarci, non prendere gol è un gran bell’inizio per fare risultato anche per squadre più forti.
Per dire: Sarri [non più bluff] con difesa e contropiede poteva segnarne 5 o 6 a Conte Antonio. Che invece voleva “dominare il gioco”. E non ha mai tirato in porta… Siamo sempre lì: lo scopo del calcio è tirare in porta. Non tenere il pallone, magari scambiandosi la palla con il portiere.
Chiudo tornando a Sandro, il soprannome potrebbe agevolmente evolversi in Sandrone. In onore del tipico frequentatore con cappello del Tardini anni 70, di quelli che fuorigioco si dice opsei. Vedendo Elphege caracollare, se ne sarebbe di certo uscito con un “Movot là! Sandron…”. Riccardo Schiroli
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