IL COLUMNIST di Luca Russo / LA COPPA ITALIA, LA VIA PIU’ AGEVOLE PER TORNARE IN EUROPA
(Luca Russo) – Se sei una formazione di A che ha concluso il campionato di massima serie precedente in una posizione di classifica dalla prima alla diciassettesima, ovvero banalmente tra le non retrocesse, o che al tavolo delle grandi ci è arrivata dalla B in qualità di neopromossa, per vincere la Coppa Italia, e guadagnarsi un posto nelle coppe europee, nello specifico in Europa League, possono bastarti dalle 5 (nel caso fossi una delle prime 8 di A) alle 7 partite (in tutti gli altri casi).
Capiamoci subito a scanso di equivoci: lungi da chi vi scrive sminuire l’impresa che l’altra sera è stata compiuta dal Bologna di Italiano, capace di riportare sotto le Due Torri un trofeo che da quelle parti mancava nientemeno che dal 1974. Il trionfo dei felsinei, cui legittimamente e romanticamente noi stessi abbiamo attribuito l’aurea di miracolo, in realtà non è stato, non è e non potrà mai essere considerato solamente un miracolo, e niente più. E nemmeno soltanto un capolavoro da appena 5 o 7 partite.
Agli emiliani ne sono servite 5 per allungare le proprie mani sul secondo trofeo per importanza in ambito nazionale. Dopo aver estromesso il Monza al Dall’Ara (con un 4-0 senza appello), l’Atalanta a domicilio (0-1) e l’Empoli in un doppio confronto che ha visto De Silvestri e compagni prevalere complessivamente per 5-1, nell’atto conclusivo andato in scena nella Capitale è risultato sufficiente un gol di Ndoye affinché la coppa prendesse la via dei colli bolognesi, in una partita nel corso della quale, se da un lato gli uomini di Italiano non hanno permesso a questo Milan di fare il Milan, dall’altro non hanno mai dato l’impressione di poterne perdere il controllo.
Ma la cavalcata vincente dei rossoblu è figlia di molto altro. E vanta diversi fantini, pardon padri. Che si sono alternati al timone di un “progetto” sfociato, quasi naturalmente, nella vittoria della Coppa Italia, la terza nella storia del club felsineo. Un “progetto” avviato da Siniša Mihajlović, fatto lievitare da Thiago Motta e condotto probabilmente all’apice da Vincenzo Italiano, una sequenza di scelte sempre azzeccate per una sorta di staffetta che ha visto le “azioni” del Bologna crescere senza soluzione di continuità. Un cammino che dovrebbe fare scuola, e se non scuola perlomeno fungere da sprone, da stimolo, cento chilometri più a ovest.
Se l’obiettivo dell’attuale proprietà del Parma è anche quello di riportare il Parma nelle coppe europee, una “progettualità” simile a quella del Bologna e 5 o 7 partite di Coppa Italia rappresentano la via forse più agevole, indubbiamente la più diretta, per riuscire in questo nobile (e desiderato, soprattutto dalla piazza e dalla tifoseria) intento. Perché spesso non bisogna inventarsi chissà cosa per centrare i propri obiettivi, può rivelarsi una strategia indovinata semplicemente “copiare” ciò che di buono hanno combinato gli altri. Per dirla con parole diverse, ce l’ha fatta il Bologna, può farcela pure il Parma, che di Coppe Italia ne ha vinte tante quante i suoi cugini (di secondo grado), cioè tre.
L’ultima risale alla lontana stagione 2001/2002. I tempi sarebbero maturi per riprovarci. Quanto a curriculum e a potenzialità, si tratta di una missione alla portata di una realtà come il Parma. Bastano un progetto tecnico solido e 5 o 7 partite di Coppa Italia. Facile a scriversi, decisamente meno a farsi e a tradursi in campo. Ma solo chi è intraprendente può avere una storia da scrivere e raccontare. Luca Russo
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Amico mio, la maglia che indossi nella foto porta più sfiga di un corvasone nero. Non dico più sfiga di Minotti perchè il cesenate è ormai inarrivabile come profeta di sventura (solo quando sento l’accento con tanto di fischio mi metto due mani nei coglioni), ma se puoi cambia foto almeno per altre due settimane. Di tutto abbiamo bisogno tranne che di scalogna e una maglia celebrativa, per altro della Scandoria, per altro indossata in una vergognosa giornata simile a quella di sabato scorso (con i “gemelli” già salvi che vennero col coltello tra i denti mentre l’Empoli faceva l’Empoli, ovvero fare risultati nelle ultime gare in vista del mercato estivo vedi partita vinta con la Roma in ciabatte l’anno scorso per via dell’affare Baldanzi, veramente è fuori luogo. Faccio un appello a Via Mantova. A palla o in qualsiasi trasmissione di qui alla partita con i bergamaschi chiamate quella donna di Sky che ci faceva le telecronache con Melli ai tempi della D e della C. Lei porta benissimo
…Gaia Brunelli…con l’ immancabile frase in calce al risultato positivo “ed è tantissimo”
Davide ti correggo.
La maglia che indossa Russo è la trasposizione della storica maglia della Parmense e non quella celebrativa del gemellaggio con i doriani.
Che porti fortuna o meno non saprei ma le maglie sono comunque diverse.
A dirla tutta sarebbe bello che le famose terze maglie venissero create dai tifosi attraverso un concorso aperto a tutti. Di certo sono sicuro che un tifoso saprebbe creare una maglia molto migliore rispetto a quella simil modena di quest’anno.
Amico mio sempre maglia celebrativa è. E negli ultimi 30 anni dimmi quando mai abbiamo vinto una partita indossando una maglia celebrativa? Vogliamo Gaia Brunelli. Qualcuno la chiami, la convochi, chieda a Melli se ha il contatto.
Minotti sta alla Brunelli come i tabaccai del Como stanno a Kraus