CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / BASTA POCO, CHE CE VO’?
(Gianni Barone) – Mentre impazza il mondiale, dei campioni che a ritmo alterno incantano e deludono, con il mercato del Parma che non decolla – e chissà se e quando lo farà -, ecco che arriva la notizia, che poi notizia non è – e non la è stata per niente, poiché lo si sapeva già da mesi – dell’elezione di Giovanni Malagò a Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, tra il giubilo e la soddisfazione di chi lo ha eletto, ma anche di quella schiera di cortigiani che si annidano nelle alte e basse sfere della comunicazione sportiva e non solo, che non possono fare a meno di farlo se non per piaggeria o peggio ancora per ipocrisia o deferenza. Perché li vorrei vedere fra qualche anno, semmai dovesse andare ancora a vuoto la qualificazione ai mondiale che diventerebbe quasi da ventennio di delusioni e umiliazioni in formato esportazione e di messa al bando e al pubblico ludibrio da parte di platee mondiali sbeffeggianti (con italianeggiante Presidente FIFA in testa), loro saliti a tutt’oggi sul carro dei vincitori, come ne farebbero per uscirne e per evitare di essere additati come complici di misfatti e tragedie sportive? Se ne uscirebbero con le solite critiche al CT sbagliato, con i giovani che non escono forti e competitivi dai vivai e con una crisi del calcio nostrano la cui fine riesce difficile da ipotizzare, ma anche da immaginare. Certo che se la maniera per farlo è questa non si può certo stare tranquilli, quando cioè al posto di una rivoluzione con l’azzeramento totale di statuti e cariche e organismi, si sceglie la strada della restaurazione, definita da alcuni a ragione gattopardesca, più totale con il cambio al vertice del parruccone di turno che ha guidato per decenni il CONI, che è tutta altra cosa rispetto al calcio per implicazioni economiche, finanziarie e professionistiche di sicuro totalmente differenti, che sostituisce chi, quando si saranno calmate le acque, cioè fra pochissimo, avrà modo di avere un’altra carica in seno alla stessa FIGC O UEFA, e potrà quindi agire in combutta con chi oggi sale sul gradino più altro della federazione, con lo
stesso statuto non riformato in nessun articolo e con le stesse componenti del Consiglio Federale immutate, incaricate e più solide di prima in fatto di poteri, privilegi e remunerazioni. Cosa diavolo potrà mai cambiare, quando non si è scelta la strada del commissriamento, che dava fastidio a molti, e che forse solo in parte poteva incidere nel tentativo di migliorare gli assetti e le situazioni, e si è preferito, appunto, cambiare tutto (nei nomi e nei volti) per non cambiare un bel niente, per non dire di peggio, nei contenuti che avrebbero di sicuro fatto scaturire novità o miglioramenti. Però, i fatti daranno ragione a chi agisce con l’onestà intellettuale migliore, sempre ammesso che qualcuno ce l’abbia, la coltivi o la conservi.
A noi interessa altro, al momento, anche se le implicazioni di natura federale, di sghimbescio potrebbero anche riguardare le nostre vicende provinciali legate al Parma calcio con un mercato che, non avendo ancora aperto la propria sessione ufficiale estiva, langue alquanto e non riserva altro che voci in entrata e in uscita che non trovano alcun riscontro oggettivo, sia reale che ufficiale. Si parla di un Circati sugli scudi al mondiale, appetito da squadre di ben quattro dei cinque migliori campionati europei (Premier, Liga, Ligue 1, Serie A) che offusca addirittura la stella del totem Suzuki, che già tutti danno per partente, senza che nessuno abbia l’intenzione di stracciarsi le vesti per il fatto di non vederlo più a difendere la porta del Parma, nel prossimo campionato in cui Corvi dovrà ancora sudarsi la fiducia da parte di critica, tifosi e soprattutto società.
In difesa non ci sono certezze, con anche il capitano Delprato in bilico se non rinnova al più presto, poi oltre a Circati di cui si è già detto, anche Troilo e Valenti non sembrano confermati al cento per cento e corre voce, persino nella capitale, che non ci siano incedibili nel Parma. Se Ok, il prezzo è giusto, off course… Rimangono i soli Valeri e Ndiaye come certi in maglia Crociata 2026/2027, un po’ poco, non c’è che dire, per un reparto che è stata e che dovrebbe essere la forza della squadra anche nell’edizione Cuesta 2 la vendetta.
Centrocampo che, orfano di Estévez, dovrà ritrovare stabilità ed equilibrio altrove, e il solo Nicolussi Caviglia, capito un po’ troppo in ritardo dal tecnico in passato, potrebbe anche non bastare se affiancato dai non tanto ritenuti affidabili sul piano della qualità (cit. Zurlini) Ordonez e Sorensen: servirebbe altro, oltre ad un recuperato Cremaschi, il cui impiego da quinto dello scorso finale di torneo dovrebbe essere suscettibile di qualche aggiustamento in chiave più propositiva o di rifinitura. Sempre che non ci si debba dibattere ancora col tormentone Bernabé si o Bernabé no, da cui non si riesce facilmente a schiodarsi…
In avanti, qualcuno ipotizza la cessione di Pellegrino che aprirebbe scenari nuovi ed inediti per la sua non facile sostituzione, fermo restando che Elphege, Mikolajewski e il redivivo Frigan, dopo il doppio premio Oscar per la sfortuna incassato, necessitano di linfa nuova anche a livello di esperienza in quella zona gol, sempre nota dolente della prima gestione Carlos Cuesta Garcia nel ducato, in un Parma che qualcuno vorrebbe, nella propria florida fantasia, più vicino alle movenze e agli equilibri visti ali Mondiali da un Portogallo, Cristiano Ronaldo non pervenuto fino alla doppietta di ieri sera nel 5-0 inferto all’Uzbekistan, quando, invece, sarebbe poi più opportuno vederlo più simile alla Repubblica Democratica del Congo il cui attaccante, Bambaku, in scadenza, ma un po’ troppo in là con gli anni per i parametri societari conosciuti, risulta essere stato accostato oltre che da noi di Stadiotardini.it, anche da altre fonti di mercato, alcune delle quali amano seguire anche i nostri input e suggerimenti. «Alora en mis propria ben», direbbe più acutamente di me il nostro Ale Pongonazzo. Staremo a vedere chi arriverà e se arriverà qualcuno che il Mondiale attuale sarà in grado di proporre.
Noi lo ribadiamo: facile sognare un Parma simil Portogallo o giù di lì, ma più facile attendersi, con i buoni uffici e le referenze di Malu Mpansinkatu (primo ds black per sua stessa ammissione del nostro calcio), un Parma più vicino a quelle che sono le prerogative di un calcio espresso dal Congo, i cui interpreti migliori per esperienza, grinta e forza potrebbero anche a fare al caso nostro, cioè di un Parma che dovrebbe superare per sempre certe pregiudizi relativi all’età dei giocatori da ingaggiare, come successo con «successo» con Strefezza, che al momento rimane ancorato sul Pireo per il contratto che lo lega all’Olympiakos, e che basterebbe non molto per farlo ritornare ad essere l’elemento più funzionale nell’economia del gioco del Parma anche nella prossima stagione. Basta poco che ce vo’? Gianni Barone
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