venerdì, Agosto 21, 2026
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CUESTISMO IRIDATO

(Gianni Barone) – Dopo la prima giornata del Mondiali – che solo pochi, a quanto si dice, pare o viene dichiarato, hanno potuto ammirare o meno – facciamo un piccolo consuntivo di quanto è accaduto in queste prime 24 partite, in cui tutte le squadre di questo ingombrante (sin troppo) torneo iridato, hanno giocato, fatto salvo tutto quello che già qualcuno potrebbe aver pensato e affermato in tema di grandi campioni che non hanno fatto mancare la loro presenza in termini di gol e di prodezze.

Non stiamo qui a giudicare le singole partite o i singoli gironi nello specifico, in quanto risulta umanamente impossibile farlo dopo aver visto solo una piccola parte degli incontri disputati. Ciò che emerge secondo il nostro sempre puntuale “Osservatorio tattico”, è che la maggioranza delle squadre delle varie rappresentative distribuite omogeneamente nel globo, non gioca come la maggioranza delle nostre squadre italiane, sia a livello tattico che a livello di mentalità o di filosofia di gioco, identificando il sistema di gioco di partenza come parametro per giudicare gli sviluppi, tra pro e contro e attraverso i risultati finali.

In poche scarne parole, ci affidiamo al confronto tra chi si schiera dietro a 3 (o a 5) e chi a 4, tanto per intenderci, anche se la semplificazione è sempre pericolosa e fuorviante circa la bontà di un modo o di un metodo rispetto ad un altro, come impostazione o strategia differente e dissimile, per poter oggettivamente esprimere valutazioni o giudizi di merito che siano da considerare attendibili.

Detto questo, i numeri ci riferiscono che su 48 squadre ben 35 si sono schierate dietro a 4, con la prevalenza del del sistema 4-2-3-1 (praticato da 13 squadre tra le migliori e tra le favorite) rispetto agli altri sistemi 4-4-2 (utilizzato da 12 compagini) e 4-3-3 (8 squadre tra cui Argentina, Spagna, Olanda e Uruguay limitatamente ad una sola frazione di gioco). Mentre la difesa a 3 o a 5 – che molti assimilano tra loro anche se qualche piccola differenza ci sarebbe da fare osservando attentamente gli sviluppi dinamici di gioco tra chi pratica la difesa a 3 e chi a 5 – sono state nel complesso 13, su cui 7 pure tipo quelle schierate a 3 (Sudafrica 3-5-2; Corea del Sud 3-4-2-1; Giappone 3-4-2-1; Svezia 3-4-1-2; Giordania 3-4-2-1; Uzbekistan 3-4-2-1 e Panama 3-4-3) più due Messico (3-4-2-1) e Croazia (3-4-2-1) che nel corso della gara hanno mutato assetto schierandosi in difesa a 4, in nome di quella flessibilità che sarebbe opportuno richiedere a tutti e che a Parma Carlos Cuesta ha saputo utilizzare con metodo e cura.

Solo 3 squadre – Australia di Circati, Repubblica Democratica del Congo e Tunisia, sono risultate disposte in maniera fissa e continuità a 5. Questo il quadro che si è evidenziato e che ci potrebbe far dire che la media punti dei progressisti a 4 di 1,4 punti a partita ha superato quella dei conservatori a 3/5 fissata in 1,07 a gara.

Quisquilie, verrebbe da dire, per mettere in evidenza che non esiste il sistema migliore per eccellenza, e neanche che un sistema vale l’altro, qualcuno potrebbe eccepire: d’accordo, però non è da questi particolari (come cantava De Gregori) che si giudica non un giocatore (come nella canzone), ma un allenatore. Un allenatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia e da cos’altro? Forse dalla capacità di allestire in buona fase difensiva? No? Perché gran parte dei gol segnati anche da celebrati campioni che fanno esaltare i commentatori tecnici di Rai e Dazn, che pensano solo e sempre al calcio dei singoli, fenomeni o meno, sono stati resi possibili da evidenti errori difensivi – sia individuali che collettivi – frutto di una non accurata organizzazione difensiva.

Tante squadre schierate alla Pecchia, che palleggiano, ma non sanno difendere contro poche squadre schierate alla Cuesta che sanno difendere bene, ma che attaccano con poca frequenza e non sempre perfezionano azioni di rimessa degne di nota o pungenti: questo quello che si è visto.

Emblematico è stato il confronto fra il Portogallo – forse la squadra che palleggia meglio in virtù delle presenza al suo interno di tre giocatori come Bernardo Silva, Bruno Fernandes e Joao Neves, gioielli di City, United e Paris – e la formazione della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) che, schierata a 5, in maniera ferrea, è riuscita ad ingabbiare Cristiano Ronaldo, rendendolo inoffensivo al massimo: neanche un tiro effettuato verso la porta da parte del talento dell’Isola di Madeira.

Queste sono tracce di “Cuestismo iridato”, come qualcuno ha voluto evidenziare nei resoconti e nei commenti via social della kermesse mondiale e che garantiscono la funzionalità pratica di chi, in mancanza di qualità tecnica superiore (cit Zurlini), deve mettere in campo, la solidità difensiva, per salvare capra e cavoli.

Adesso, però, qualcuno vorrebbe vedere nel prossimo Parma di Cuesta mutazioni genetiche identitarie che, al momento, paiono sicuramente inattuabili, alche attraverso un mercato che raramente potrebbe soddisfare questo tipo di richieste. Con tutto il rispetto, anche se arrivasse un Fazzini (dalla Viola) o un Cherubini dalla Roma, difficilmente si potrebbe arrivare al livello dei tre centrocampisti lusitani suindicati (Silva, Bruno, Neves), per poter effettuare una svolta del gioco in fase di palleggio sicuramente inattuabile.

Allora, ci si dovrà rassegnare a rivedere un Parma più simile al Congo, che non al Portogallo anche nella prossima stagione? Anche se alcuni elementi della squadra africana, tanto cara a Malu Mpansinkatu, presenta elementi come le due punte Wissa (del Newcastle) e Bakambu (del Betis) ed il centrocampista centrale Moutousamy (in forza alla squadra greca dell’Atromitos) che non sono certo da snobbare sul piano tecnico tattico, pur essendo tutti e tre vicino ai trent’anni, quindi troppo fuori portata per i Crociati, soggetti alla green line voluta dalla proprietà.

Vedremo comunque come andranno le cose dopo questo mondiale che non appassiona e non entusiasma, nonostante la presenza di tanti campioni, molti giunti al tramonto, e molti santoni della panchina che faticano, al momento, ad esprimere tutta la loro scienza.

Circati e Suzuki ancora imbattuti con le loro difese sperano di fare strada, anche se il portiere finora non ha incantato; il difensore, invece, ha già suscitato con la sua prestazione l’interesse di alcun club esteri oltre a quello del Bologna, stando alle voci di mercato che il mondiale un po’ spento, non sa soffocare o mettere in disparte.

Nella seconda giornata del torneo, la Svizzera, grazie ad un ottimo secondo tempo strapazza una Bosnia (4-1) ridotta in dieci per l’espulsione del proprio migliore difensore Muharemovic del Sassuolo. I cambi fanno la differenza con la doppietta del giovane Manzambi, particolarmente brillante e decisivo. Ci poteva essere l’Italia – posizione numero 12 del Ranking Fifa mondiale – al posto della Bosnia – posto numero 64 delle classifica mondiale – che ha dimostrato di essere una squadra con molte lacune. Ma che Italia sarebbe stata? Esserci e non esserci questo è il problema… E forse non il solo… Gianni Barone

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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / L’ITALIA CHE NON C’E’

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Laprimaradiolibera.itsito un-official, indipendente dall’attuale proprietà, dedicato a Radio Parma, la prima emittente libera italiana, nata il 1º Gennaio 1975. Supplemento di Stadiotardini.it, testata giornalistica registrata c/o tribunale di Parma nr 10/2011, direttore responsabile Gabriele Majo

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

3 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CUESTISMO IRIDATO

  • Si dovrebbe decidere una volta per tutte se un gol nasce dalla “bravura di chi segna” oppure dall’”errore di chi difende”. Perché, a forza di ascoltare i commenti da ombrellone, sembra che ogni rete sia sempre e solo colpa di qualcuno. Una visione comoda, ma tecnicamente povera.
    Se davvero i gol dipendessero unicamente dagli errori, allora non si segnerebbe mai. Per definizione, un difensore “perfetto” annullerebbe qualsiasi giocata: nemmeno Messi troverebbe spazio se l’avversario fosse sempre nel posto giusto, nel tempo giusto, con l’angolo del corpo ideale e la lettura anticipata. Ma questo scenario non esiste, perché il calcio è un sistema aperto, dinamico, imperfetto per natura.
    Ed è qui che entra in gioco un altro punto che molti evitano accuratamente: “il singolo conta”. Conta eccome. Il collettivo crea il contesto, ma è il singolo che lo rompe, lo piega, lo altera. È il singolo che vede la linea di passaggio che gli altri non vedono, che anticipa un movimento, che crea un vantaggio dove il sistema non prevedeva nulla. Ridurre tutto al collettivo significa ignorare la differenza tra chi partecipa e chi decide.
    Il punto è che continuiamo a ragionare con categorie binarie — bravura o errore, individuo o squadra — quando il gioco reale è un intreccio di “probabilità”, non di assoluti. Ogni azione è un equilibrio instabile tra ciò che l’attaccante riesce a creare e ciò che il difensore riesce a impedire. L’errore non è un incidente: è una componente strutturale del gioco, così come la giocata di qualità non è un miracolo, ma l’esito di una serie di micro-vantaggi costruiti dal singolo dentro un contesto collettivo.
    Sarebbe ora di uscire da questo impasse concettuale e iniziare a leggere il calcio con strumenti più maturi: modelli probabilistici, valutazioni di expected threat, misure di pressione, angoli di tiro, densità difensiva, impatto individuale. Altrimenti continueremo a discutere all’infinito — sempre che l’infinito esista, dipendendo com’è dalla velocità della luce — su categorie che non spiegano nulla e non aiutano a capire perché un’azione diventa gol e un’altra no.
    Il calcio non è un tribunale in cui si cerca il colpevole: è un sistema complesso in cui si misura la capacità di creare vantaggi e di sfruttarli prima che l’avversario li chiuda. E in questo sistema, il collettivo è la struttura, ma il singolo è la leva che la muove.

    • La prossima volta però falla più breve, sei un po prolisso

    • xC (Expected comment di valore). Ottimo, bravo!

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