DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (36^ puntata) – 50^ GIORNATA DELLA TERRA: IN ISLANDA ABBRACCI AGLI ALBERI

Luca Savarese(Luca Savarese) – “Laudato si Signor mio per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba”. Così lodava la terra Francesco d’Assisi nel suo celebre Cantico delle creature, che componeva verso la fine della sua piccola ma luminosa vita, nel 1224. Non sapeva che molti secoli dopo, sarebbe stata introdotta la giornata mondiale della Terra. 24 dicembre 1968, in Italia viaggia forte la Fiorentina, che al termine della stagione vincerà il suo secondo scudetto. Nello spazio, sta viaggiando anche l’astronauta statunitense William Anders, all’interno della navicella Apollo 8. Ad un certo punto, decide di scattare una foto. Dall’altra parte, con abito sferico ed elegante, quasi fosse una signora pronta ad uscire, ecco lei, la terra. Tonda, variopinta, turchese, verdastra, sembrava davvero quella che nel 1543 ci aveva descritto Copernico nella sua De revolutionibus Orbium Caelestium, uno dei primi permessi di soggiorno dell’eliocentrismo. Earthrise, il sorgere della terra, fu il nome dato a quella foto, che fece il giro del mondo e delle ispirazioni, dando il là di fatto ai primi fronti ecologisti. Così due anni dopo, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, l’allora segretario delle Nazioni Unite, il birmano U Thant, ci mette la firma e proclama il 22 aprile come giornata mondiale della terra. Già, la terra, in questi giorni che ruotiamo come trottoline per casa, senza poterla vivere appieno, chissà cosa starà pensando. In una sua zona, precisamente l’Islanda, nei giorni scorsi ha preso piede un’iniziativa decisamente brillante: a causa del covid 19 sono banditi gli abbracci tra gli esser umani? E perché non iniziare ad abbracciare gli alberi? L’invito, arriva dal servizio forestale nazionale islandese, che ha incoraggiato e sta incoraggiando gli islandesi a flirtare, rigorosamente da soli e nel rispetto delle norme antivirali, con la natura, ad abbracciare fortemente i fusti dei suoi alberi. “Quando abbracci un albero, lo senti prima sulle dita, quindi lo avverti nelle gambe e nel petto ed infine lo percepisci nella testa” ha rivelato Por Porfinsson, guardia forestale islandese, che ha poi aggiunto: “E’ una meravigliosa sensazione di relax”. Sembra una riedizione, entusiastica, del famoso dialogo leopardiano di un islandese con la natura, pubblicato nelle Operette Morali del 1824 e manifesto del pessimismo cosmico. Lì la natura era una donna bella, algida, distaccata e terribile, qui per questi nuovi islandesi, è un albero da abbracciare per allentare lo stress da quarantena. Come cambiano i tempi…Avevamo piacevolmente scopertoISLANDA ABBRACCI AGLI ALBERI il coraggio degli islandesi agli ultimi europei di calcio, quando stupirono tutti ed anche loro stessi, divertendosi ad essere la mina vagante di quel torneo. Ora scopriamo questo slancio anche a livello socio ambientale: del resto, da quelle parti, il rapporto con la terra non è scriteriato ed occasionale ma organizzato, quasi mandato a memoria in un paese fatto di caleidoscopici geyser ad ogni piè sospinto e dove i campi di lava sono all’ordine del giorno. La densità attesta 3 persone al km quadrato, insomma lì, le distanze, sono davvero un vademecum continuo. Distanze, d’ora in poi, solo tra umani, non certo con gli alberi. Luca Savarese

#Trentaseiesima puntata Mercoledì 22 Aprile 2020

2 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (36^ puntata) – 50^ GIORNATA DELLA TERRA: IN ISLANDA ABBRACCI AGLI ALBERI

  • 22 Aprile 2020 in 23:23
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    Almeno gli alberi non sono contagiosi xD

  • 23 Aprile 2020 in 12:17
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    Ma il Regime gerontofilo che ha preso il potere a far inizio da febbraio, i vari Comitati di dottoroni, avvocatoni, cervelloni, scienziati e i fedayyin della salute pubblica loro braccio armato che con le teste grigie e pelate fumanti stanno studiando gli “allentamenti” delle restrizioni per i trasporti pubblici hanno considerato nel protocollo sanitario utile al fine del distanziamento sociale l’elemento “sengar” (zingaro)? Le zingare col gonnellone che stazionano a Milano a fianco dei distributori di biglietti, quelle che salgono su torpedoni e treni sfilando portafogli, quelle che orinano sui marciapiedi antistanti le stazioni (senza ovviamente che i prefetti oggi veri e propri Ceausescu del controllo del territorio muovessero mai un dito) spero siano incluse, anche perché mi troverei spaesato se non ci fossero più. L’ometto Bialetti del nostro prefetto, una volta mostrati i muscoli da vero caudillo con la spesa e irunner, spero consenta anche il ritorno degli spaccini in zona Pilotta e piazzale Pablo (come ha sempre consentito), oltre alla “movida” africana in zona Via San Leonardo. Spero anche in un pronto ritorno delle signorine notturne all’ex Salamini e dei furti negli appartamenti.

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