venerdì, Agosto 21, 2026
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DIARIO CROCIATO / L’IMPORTANTE ERA NON PERDERLA…

(Gmajo) – Dopo un quadrimestre, riecco il Diario Crociato. Infatti, sono tornato al Tardini a vedere dal vivo il Parma: la mia ultima presenza, risaliva all’ormai lontano 16 settembre 2024, allorché seguii la sfida persa con l’Udinese 2-3, con tanto di diretta streaming del pre e post partita dalla terrazza del Petitot. Esperimento, poi, rimasto isolato e non più replicato, benché ci avesse regalato soddisfazioni ed emozioni, al di là del risultato della gara. Peccato.

A convincermi a rivarcare i cancelli dell’Ennio, oltre al canonico orario delle 15 della domenica (notoriamente sono un conservatore tradizionalista), era stata l’importanza della sfida che metteva in palio punti preziosissimi in chiave salvezza, che, poi le due squadre si sarebbero equamente spartiti, per via dell’1-1 sancito dai due rigorini siglati da Pohjanpalo poco prima della metà del primo tempo, per gli ospiti, e da Hernani dopo 11′ dall’avvio della ripresa. Risultato, a mio modo di vedere, che si può considerare equo perché se è vero che agli ospiti è stata annullata una rete nel finale, è altrettanto sacrosanto che il portiere arancioneroverde, Filip Stankovic – figlio e nipote d’arte (rispettivamente dell’ex centrocampista serbo Dejan Stanković e dell’ex calciatore sloveno Milenko Ačimovič – è stato il migliore dei suoi, neutralizzando l’iradiddio Camara, degno porta-vessillo Crociato di giornata.

Come spesso accade in questi casi, ci si domanda se trattasi di punto perso o guadagnato: io propendo per la seconda risposta, in quanto, di questi tempi, la cosa principale è muovere la classifica, cosa non semplice per una squadra che è in piena crisi, sia di risultati che d’identità. E’ evidente che, in condizioni normali, non ci si sarebbe affatto dovuti accontentare di sì magro bottino al cospetto della penultima della classe: ma l’attuale congiuntura, unita al fatto che, clamorosamente, gli uomini di Mister Di Francesco stavano per tornare in piena corsa, qualora fossero riusciti ad espugnare il Tardini, ci devono convincere che è andata bene così.

Pochi giorni fa una mia abituale ed illuminata musa ispiratrice mi aveva invitato a riflettere che il pari sarebbe stato (già a bocce ferme) non disprezzabile come risultato: lì per lì non volevo dargli retta, perché, come tanti, se non tutti, ritenevo un obbligo battere i poveri lagunari, ma, al di là delle ambizioni, delle speranze e degli imperativi, il suo razionale ragionamento non faceva una grinza, appunto mettendo sulla bilancia l’attuale malessere dei gialloblù. Come da titolo, l’importante era non perdere, nella speranza di evitare di infilarsi in pericolosi tunnel fatti di filotti di sconfitte. La marcia non è certo entusiasmante, però, continua ad essere in sicurezza ed ancora sopra la zona rossa: procedendo con lo stesso passo si può ipotizzare di centrare l’obiettivo, nel pieno rispetto della mission stagionale.

Bisogna, tuttavia, mantenere la consapevolezza che, per l’ennesima volta, uno scontro diretto non si è risolto con la vittoria per i Crociati, e proprio quella dell’andata a Sant’Elena resta l’unica del percorso sino ad ora. C’è ora – come alcuni miei interlocutori nel pre partita con i piedi sotto la tavola al Petitot (le buone abitudini non vanno mai perse) – chi si preoccupa per la prossima sfida con il Milan: io, invece, nutro maggiori timori per quelle seguenti con Lecce e Cagliari, sempre per via di questa deprecabile idiosincrasia per le partite con le dirette concorrenti. Gare, che, il calendario malandrino ci mette davanti propria ora che la guarigione non pare vicina (almeno: personalmente preferisco non illudermi dopo i precedenti fuochi di paglia, che ci sembravano la svolta).

In tutto questo ci sarà da vedere come sarà il Parma dopo il maquillage invernale sul mercato: l’imperativo sarebbe quello di potenziarsi e non d’indebolirsi, come, purtroppo, temo sia stato sino ad ora. Ad esempio: aver rimpiazzato Chichizola con un terzo portiere e non con un primo bis lo reputo l’ennesimo azzardo tra i tanti che hanno caratterizzato questa stagione, che si sapeva bene sarebbe stata di sofferenza, visto che è la prima in A dopo un troppo lungo purgatorio in cadetteria, ma continuare ad andare a cercarsi del freddo per il letto con scelte ideologiche non pienamente confacenti gli usi e costumi della pedata italiana, potrebbe, oltremodo, essere deleterio, se si conviene che la categoria debba esser salvata ad ogni costo e prima di qualsiasi altra velleità.

Incoraggiante, anche se non coraggiosissimo, il debutto di Vogliacco (curioso che si scambino calciatori squadre che giocano per lo stesso obiettivo),  elemento che ritengo pronto per la mission, ma io non sono tra coloro che si esaltano per la plusvalenza fatta per Coulibaly, così come penso che al tifoso dovrebbe interessare di più avere calciatori utili per la missione sul campo, piuttosto che sperare che il club faccia dei soldi col player trading, dal momento che quel che non manca è il gettito di risorse sul mercato da parte del proprietario, il quale ha speso come una squadra da Champions, senza conseguirne adeguati risultati, proprio per velleitarie scelte volute e perseguite.

Se Coulibaly come Cyprien erano calciatori che rientravano pienamente nel progetto tecnico di Mister Fabio Pecchia, al di là delle questioni mercantili, sarebbe stato meno autolesionistico poterli utilizzare, senza volontarie limitazioni, per il periodo di permanenza in servizio per la squadra, vieppiù con i tanti infortuni che hanno ridotto gli effettivi a disposizione.

Fabio Pecchia, Parma

Alla vigilia della sfida col Venezia si era parlato di mal di pancia: nella partita di ieri Man (dal momento che la risposta di Don Fabio aveva fatto seguito ad un impertinente quesito di Trupo a proposito del rumeno che le cronache di mercato lo danno in uscita) non mi è dispiaciuto: al di là della tortura del piede invertito, mi è parso di vederlo più desideroso di mettersi al servizio dei compagni e meno ciondolante per il campo. Decisamente peggio Bonny, anche se pure lui, oltre al trascinatore Camara e a Man, ha contribuito ad alzare il tasso di qualità in campo: vero che Bonny e Man stanno vivendo un periodo di involuzione/appannamento/etc etc, però, rinunciare ad entrambi contemporaneamente forse è un po’ troppo masochistico (oltre che vantaggio per l’avversaria, diretta concorrente).

Sui social, il socio numero 1.000 di PPC Fulvio Ceresini (che io, piuttosto, preferisco ricordare come presidente della prima storica promozione, e poi come potentissimo socio di minoranza di Calisto, con delega alla parte tecnica), suggerisce di decidere in fretta chi resta, chi va e chi arriva. Come dargli torto… Poi aggiunge: si recuperi il prima possibile qualcuno, e qui mi trovo meno d’accordo, poiché penso, viceversa, che non vadano il alcun modo forzato i recuperi che, se troppo affrettati, potrebbero poi avere conseguenze oltremodo nefaste. Abbiamo una certa esperienza di infortuni, anche in passato, e ricordiamo bene come ci siano state perniciose ricadute: qualora dovesse capitare ad esempio a Bernabé (il nostro, non quello divenuto famoso negli ultimi giorni, licenziato da Lotito alla Lazio) sarebbe un bel problema. E mi fa piacere che lo stesso Pecchia, alla vigilia, abbia “allontanato” un ritorno superficialmente dato per vicino prima ancora che si allenasse coi compagni in gruppo. Poi, il saggio Ceresini, conclude: “Si resetti tutto e si ridia fiducia a questo gruppo e cerchiamo di farci tutti una calmata”. Basta che anche lui non ci voglia convincere al pensiero unico del condominio…

Fabrizio Pallini, nelle sue Annotazioni Crociate, ha rimarcato: i fischi sonori del Tardini alla fine del primo tempo, la dicono lunga sul clima che si sta creando all’interno della tifoseria Crociata. Io aggiungerei anche lo striscione, che riportiamo nell’immagine in evidenza, esposto dalla Curva Nord verso inizio secondo tempo (peraltro ignorato dal presidente Kyle Krause, che, per tutta la durata del lenzuolo, ha mantenuto lo sguardo dalla parte opposta) che sottolinea un certo malessere, magari sì figlio dei risultati un po’ latitanti (i numeri in classifica ci sarebbero anche…), ma soprattutto dell’atteggiamento di supponenza della società, troppo chiusa nella sua torre d’avorio. Così recitava: “Noi ci mettiamo il cuore, la squadra la faccia e la società… basta silenzio!”. A parte che un bel tacer non fu mai scritto, nel calcio italiano siamo abituati che quando le cose vanno male c’è chi sferza la squadra e va parlare in sala stampa o coi tifosi. Troppo semplice vantarsi quando le cose vanno bene.

Non ho idea se gli autori dello striscione si riferiscano solo alle cose di campo o vogliano estenderlo al New Tardini, perché anche se non ci sono arrivati a capirlo neppure gli amministratori pubblici che tengono propositive interlocuzioni con la società, è semplicemente improponibile pretendere un esodo per tre anni della tifoseria, nella migliore della ipotesi in un impianto provvisorio in provincia, nella peggiore ospiti magari di società non proprio simpatiche o amiche. Al di là di farisaiche iniziative, rispettare i tifosi vuol dire non pensare nemmeno di sottoporli ad una simile evenienza. Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 62 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann, "Giovannino Guareschi" del regista Andrea Porporati, film "Ammazzare stanca", film "I giorni più intensi di Guido Kalb", serie Tv "Il Capo perfetto", serie Tv "Motorvalley". Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro", "3 di Picche", "Le jour de la robe de la mariée", "Pazzia"; video clip ufficiale di "Sto bene al mare" di Marco Mengoni feat Sayf, Rkomi; video clip musicale girato a "Il brutto anatroccolo" di Milano; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio", "Franciao", "Sconcerto nella Bassa".

23 pensieri riguardo “DIARIO CROCIATO / L’IMPORTANTE ERA NON PERDERLA…

  • Ampollini è entusiasta del secondo tempo, anzi era impossibile aspettarci un primo tempo migliore e la colpa cmq è dell’arbitro

    • Claudio di Salso, la città con le strade con più buchi nella provinciaia

      Non sono d’ accordo
      “L’ importante era non perderla”
      non sta né in cielo né in terra
      All’andata avevamo vinto a Venezia,baio invece abbiamo dimostrato di essere un caduta libera.
      La gazzetta di Parma ha dato come voto 7 a Hernani e 7:a Man.
      Ma stiamo scherzando?
      Man si merita 4
      Non corre
      Non è concentrato
      Non tira mai in porta
      Sembra addormentato.

      • Non sono d’accordo che Man ieri non fosse concentrato e sembrasse addormentato: io non spasimo per lui, ma ieri almeno ci ha messo il suo, anche se 7, oggettivamente, mi pare esagerato, forse volevano rimarcare la differenza tra la formazione iniziale senza i presunti campioni, e quella corretta all’intervallo da Pecchia. Comunque un 6.5 ci potrebbe stare

        • Claudio di Salso, la città con le strade con più buchi nella provinciaia

          Uno come Man che gioca in Nazionale da Dio nel Parma si risparmia, non corre non fa contrasto non tira in porta
          Ieri su tutti i giornali sportivi italiani il massimo voto a Man è stato 6
          Ora sembra che vada alla Viola
          Vedrai Maio come giocherà nella Fiorentina
          Per me è un traditore

  • A Tele Kraus hanno dato conto dello striscione o è stato censurato l’argomento?

    • Claudio di Salso, la città con le strade con più buchi nella provinciaia

      Penso che tre tra
      Venezia
      Monza
      Verona
      Lecce
      Parma
      TRE VADANO IN SERIE B.
      Pronto a scommettete una cena da Cracco

      • C’è anche l’empoli

      • Claudio alias Velenoso, ormai non cambi nemmeno più le cagate che scrivi nei commenti di due siti diversi! Finite le idee?

  • Col Milan alle 12.30…il nostro orario preferito. Resta da capire se ne prenderemo 4 o 5

    • Claudio di Salso, la città con le strade con più buchi nella provinciaia

      A pensarci bene la colpa non è va di Pecchia ma della società che insiste nel prendere a prezzi esorbitanti veri bidoni.
      Keita pagato una fortuna è l’ acquisto più balordo fatto da Krause.
      La rovina del Parma non è Pecchia ma è Krause che vuole solo giovani per fare in futuro plusvalenza non sapendo che se in squadra in ogni reparto non hai qualcuno che ti guida, si rischi di bruciarlo i e Krause fare una plusvalenza minima alla vendita futura
      Krause BG li interessa solo fare plusvalenze e lo stadio.
      Del Parma se ne fa un baffo.
      Ora debbo andare, purtroppo le strade di Salso fanno orrore, sembrano carraie di campagna piene di buchi da fare paura.
      Non posso prendere la macchina causa i buchi nelle strade
      Meglio andare a piedi che usate le auto a Salso

  • Dopo diverso tempo torno a scrivere su queste pagine, innanzitutto fornendo solidarietà a Gabriele Majo per quanto è accaduto.
    Purtroppo questi mesi di “A” hanno generato in me una sorta di apatia verso tutto quello che è il sistema calcio per non tacere di quello che abbiamo a Parma da diversi anni a questa parte. Lo confesso, a fine Agosto ero nella schiera di quelli che auspicavano una svolta dopo anni di mediocrità e pochezza della serie cadetta. Finalmente un gioco ed una valutazione seria di alcuni prospetti considerati dalla società e dal suo sistema di scouting “calciatori”. Purtroppo la realtà si è scontrata duramente con il mio sogno di un Parma divertente e tornato a “dare fastidio” come ai bei vecchi tempi e che invece si è rivelata una squadra deficitaria in quasi tutti gli aspetti. Per carità le attenuanti ci potevano stare, gli infortuni eccellenti, lo smacco e lo scontro con la categoria superiore. Ma qui purtroppo stiamo cadendo in una spirale pericolosa, dove non esiste una società nell’accezione comune del termine, dove mancano i principali interpreti che possano aiutare il gruppo squadra ad interagire correttamente verso il campionato e verso la comunità gialloblu crociata. Lo schema societario è di per sè fuorviante, manca la figura chiave, il Direttore Sportivo. Mi rendo conto che si tratta di retorica e che non verrà mai preso in considerazione dall’attuale government del Parma ma è quell’elemento che dovrebbe far rigare dritto il gruppo squadra, quello che dovrbbe usare il bastone e la carota verso primedonne che si sentono arrivate e che non onorano la maglia gloriosa che indossano. Sarebbe quello che dovrebbe far fare ogni 2 giorni un giro al Museo del Parma e fargli vedere che cos’è il Parma e chi ci ha giocato. Se non lo fa l’allenatore lo deve fare lui. Mancano ruoli chiave come il Team Manager, quello che conosce Parma ed il Parma e che ha a cuore solo il suo bene. Uno come Melli, una figura storica che dia una mano a gestire le cose. Mancano in seno alla squadra i cosiddetti senatori, quelle figure mature che aiutano i ragazzi giovani a ragionare e a comportarsi in un certo modo. E alla fine manca un vero supporto all’allenatore.
    Si parla tanto di Pecchia, definendolo un problema, a mio avviso lo è principalmente per il fatto che lo si manda solo, da anni, a fare conferenze stampa quasi preconfezionate con domande banali e mai che vadano al punto. Ha un senso tutto questo? Oramai siamo talmente assuefatti ed assopiti da questa “normalità” che diamo per assodato tutto. Il problema è qui. L’allenatore deve essere affiancato da un DS, da qualcuno che si prenda le colpe quando le cose vanno male e che assicuri la comunità crociata. Qui nessuno si prende colpe, ci sono i risultati, le prestazioni, si richiede leggerezza e non atteggiamento e rispetto per la maglia. E’ tutto sbagliato. Occorre una sana e profonda educazione sportiva da parte di tutti gli interpreti in seno al Parma Calcio. Nella giornata di ieri sono circolate notizie di giocatori usciti anzitempo dal Tardini dopo la loro sostituzione. Qualora fosse vero e comprovato sarebbe un fatto gravissimo per il quale occorrerebbe porre immediatamente i riflettori dell’approfondimento della stampa parmigiana. Invece… invece anche la stampa, salvo casi rarissimi come appunto il Direttore Majo, è allineata alle “logiche” della società. Non esiste un serio approfondimento ed un invito alla riflessione. E’ solo una narrativa distopica orientata ad uno scellerato ottimismo (di cosa poi?)
    Si omette tutto in nome della “leggerezza e della gioventù della squadra” ed in omertoso silenzio si lascia che si commettano errori su errori riuscendo a far disinnamorare anche i tifosi storici.
    Si sta quindi procedendo, ognuno nel suo ruolo, ad un lento ma inesorabile processo di depauperamento del patrimonio tifosi e club.
    La possibilità di invertire la marcia è ancora fattibile. Ma occorre davvero mobilitarsi e chiedere chiarimenti seri a chi detiene la proprietà del club. Mi rendo conto che nella molle e decadente Parma tutto questo sia veramente molto complicato e mi sto rassegnando alla situazione, ma per lo meno, cerco di mettere a fuoco quello che secondo me è il vero problema che ci affligge.
    Se abbiamo a cuore il Parma dobbiamo farlo presente, tutti i giorni, a chi di dovere. Per lo meno non lasceremo nulla di intentato.

    • Ringrazio di cuore per le parole spese all’inizio da Nolan, il cui nickname mi evoca periodi gloriosi per StadioTardini.it, sia pure meno felici per la comunità Crociata, sicché mi fa davvero piacere ritrovarlo qui.

      Le riflessioni che propone mi paiono espresse con buon senso ed educazione, anche se personalmente non condivido proprio tutti i contenuti esposti.

      Al di là delle legittime ambizioni del tifoso, che vorrebbe ovviamente sempre il meglio per la squadra del cuore, a proposito dell’assenza di un classico “direttore sportivo”, rimarco – come già ho fatto in una mia precedente riflessione nei giorni scorsi https://www.stadiotardini.it/2025/01/la-questione-governance.html – che il problema potrebbe essere contrario, ossia la struttura troppo complessa. Lasciando l’aspetto squisitamente sportivo, infatti, lo stesso Luca Martines, che si occupa di “corporate” e che sta mostrando una durata più di Duracell, per le abitudini dell’attuale proprietario del club, nei giorni scorsi ha lanciato un allarme sulla “governance”. In sostanza, ci sono troppi galli in un pollaio, e non un chiaro e diretto riferimento, così come magari auspica Nolan, e gran parte dei tradizionalisti, che poco si ritrovano in questa mega-governance in cui si si nasconde l’uno dietro l’altro, anziché metterci la faccia, come magari auspicano anche in Curva Nord, sebbene lo striscione di ieri mi pare criptico quando dicono che la squadra la faccia ce la mette. Boh.

      Allora: idealmente credo che farebbe piacere a tutti se, al facoltoso proprietario americano, si affiancasse un uomo forte italiano come manager stile “plenipotenziario”, ma temo che questa soluzione non rientri affatto nel dna di chi detiene oggi il Parma Calcio, per cui dobbiamo accontentarci di questa complessità dirigenziale, che, a mio modo di vedere, sta alla base delle problematiche del club. Complessa struttura dirigenziale, peraltro, incompleta, giacché manca l’alter ego sportivo a Martines da quando è andato via Roel Vaeyens. Quest’ultimo, operativamente, mi pare surrogato dal tandem Pettinà-Lacome, ma queste cose le posso sapere io che ho frequentato a lungo Collecchio, ma la gente comune manco sa chi possano essere, al di là dei miei lettori, cui più volte ho fatto i loro nomi, ma uno straccio di comunicazione ufficiale c’è mai stata. Probabilmente con lo striscione di ieri i Boys invocavano proprio questo…

      Sul gossip del calciatore che avrebbe lasciato anzitempo, mi permetto di dire che mi pare una classica miocugginata alla parmigiana, tanto è vero che sulla stessa chat di tifosi in cui se ne parlava, il collega Lorenzo Fava, successivamente, dopo aver visto le foto di Cattani pubblicate da SportParma, dice che era regolarmente sotto la curva a fine partita. Resta il fatto che magari prima era andato in bagno non nello spogliatoio, invece… Del resto con i mal di pancia di cui si sta soffrendo mi pare capibile (questa, è voluta ironia, lo specifico per chi non la cogliesse)…

      Circa la stampa parmigiana, lasciando perdere chi deve rispettare linee editoriali che magari non condivide neppure e tiene famiglia, trovo che sia decisamente più inquietante l’atteggiamento di chi, pur non avendo preoccupazioni di stipendi da portare a casa, si prostra a fare da megafono, senza un briciolo di senso critico, alle vulgate care ai propri “amici”. Amici tra virgolette, ovviamente. Chi si permette di definire critiche preconcette quelle che invece sono analisi molto equilibrate, pulite e soprattutto oneste, nonostante gli atteggiamenti subiti.

      Sono d’accordo che, a parte qualche farisaica iniziativa, si stia procedendo verso il denunciato depauperamento del patrimonio tifosi e club.

      Cordialmente

      Gmajo

      • Ale Pongonazzo

        Adesso faccio arrabbiare il direttore …anche se spero di strappargli un sorriso…ma lo sa direttore che anche l’oracolo del giovedì aveva indicato come non disprezzabile un pareggio col Venezia…eh si, anche lui aveva argomentato che considerando il periodo disastrato da tutti i punti di vista anche “il punticino” sarebbe stato da accogliere con favore… quindi, mi devo preoccupare di questo inaspettato allineamento astrale ???
        In ogni caso il suo pensiero diretór, comprendo bene da dove arriva e dove vuole andare, sentirlo al giovedì mi ritorna invece una fluido cacofonico di pensieri che passano dal magnificare le nostre doti, la nostra situazione e le nostre prospettive per arrivare ad ammettere, più o meno esplicitamente, che siamo ridotti malissimo sotto ogni aspetto.
        Continuo però a non comprendere di come non venga mai identificato nessun responsabile per l’ignominiosa condizione atletica che ci propongono i baldi giovini ed anche il corto circuito, ormai evidente, fra proprietà e guida tecnica. Anche Pecchia si dice sempre in costante comunicazione con la società circa le necessità “mercatali”, poi però se arriva il giovane di prospettiva al gh’ ha da spetär di méz par zughär …a questo punto una delle due parti dovrebbe far cadere i veli dell’ipocrisia e lasciar perdere il presunto stile british che tutti dicono di notare…lo stile british magari non svela a chiare lettere i contenuti, ma li veicola in modo fermo con grande ironia…non singhiozzanti frasi lasciate a metà per non dire ciò che si vorrebbe dire, auspicando che ognuno poi possa da se completare la frase, per poi magari seccarsi se l’enigma viene risolto diversamente da quanto si sarebbe voluto.
        Circa il Ceresini, ma non era uno dei primi, se non detrattori, di certe dinamiche, quantomeno un severo critico delle medesime. Che poi… “recuperare il prima possibile qualcuno”…eh tà bè … se recupera bene, altrimenti ….puntiamo il dito sullo staff sanitario …”si resetti tutto”…a resettare tutto dovrebbero essere staff e squadra…pare che anche quello debbano farlo i tifosi…”si ridia fiducia a questo gruppo”…dovrebbero anche in questo caso provvedere in autonomia, la fiducia la si ricava dalle prestazioni e dai risultati … oh la sércot in farmacia…”cerchiamo di darci tutti una calmata”… pù d’ acsì…comunque pare che le cose debbano farle tutte i tifosi …i ‘s dan ancà al stipéndi.

    • Ale Pongonazzo

      Ringrazio Nolan, che non conosco, di cui ho apprezzato le riflessioni, a mio parere oltremodo corrette ed incontestabili nel loro garbato sconforto. Apprezzo ancor di più questa volontà di non rassegnarsi, considerando che ormai impera un certo modo, quasi codificato di come essere “veri” tifosi, un po’ politicamente corretto se non radical-chic, ove per ritenersi tifosi si deve solo ed unicamente “supportare”, ma senza pensare od avendo una propria opinione circa gli accadimenti, quasi dei servi del tifo. Anche molti tifosi, o forse supporters, che incarnano questo mood si scagliano ripetutamente contro chi, considerato becero ed incontentabile, non si allinea alla serena accettazione di qualsiasi scempio. I media locali sono un chiaro esempio di tutto questo, i primi ad essere servi, chissà mai per quale paga presente o futura o forse solo per il piacere dell’adorazione. Mi chiedo spesso, considerando che il tifo non è mai mancato, i fischi intesi come momenti di contestazione sono sempre stati talmente irrisori da non poter scalfire nemmeno l’animo più sensibile, di come non si possa valutare un cambio di “strategia”. Se fino ad oggi le cose sono sempre peggiorate da ogni punto di vista, l’involuzione pare chiara in generale e nei singoli, evidentemente il sostegno incondizionato a lungo fornito non ha sortito gli effetti sperati. I giovani non sono più così giovani, gli anni passano per tutti, poi il carattere spesso non dipende dall’età ma da tante altre sfumature. Unico punto su cui dissento dal Nolan è la figura dell’allenatore, fin troppo ovvio che le responsabilità non sono e non possono essere tutte sue, ma cercando di sfogliar la margherita delle priorità ed individuando quali petali correggere per contenere il disastro, lui mi pare uno di quelli da sfoltire fra i primi. Considerando che, almeno nel breve, certi altri mutamenti non potrebbero avvenire, credo che anche al mister debbano essere riconosciuti addebiti. Senza voler troppo approfondire basterebbe un suo comunicare più diretto, non mascherando insofferenza con presunto garbo e non sussurrando fra le righe le colpe dell’uno e dell’altro, che sia giocatore o figura societaria. Pecchia sbaglia nel non capire che un certo comportamento da parte sua fortificherebbe la sua posizione nei confronti dei tifosi e della squadra tutta e questo sarebbe un’ aspetto da non sottovalutare. Certo il mettere a rischio panchina e stipendio ci sono, visti i precedenti con altre figure, ma se certe azioni non le mettono in pratica coloro che possono permetterselo chi dovrebbe o potrebbe mai farlo. Poi anche sul piano tecnico probabilmente manifesta le sue caotiche ortodossie, ma questo è un’ altro discorso. Come ripeto spesso, non sempre serve qualcosa di meglio ma semplicemente di diverso.

  • In tribuna le foche ammaestrate dalla propoganada di Regime applaudono il Re Bida. Cosa pretendi da questa città morta e sepolta? Da un’informazione locale che ha Ampollini come super star? Come diceva mia nonna cosa vuoi pretendere da un culo una poesia?

  • Pecchia sembra entusiasta dell’ultima prova contro il Venezia.

    Troppo ottimismo oppure, da parte sua, chiara visione e sicurezza di farcela con i prossimi avversari ?
    Vedremo se il clima di grande sicurezza che la diririgenza del Parma ostenta, trovera’ conferma nei risultati.

  • Stando alle dichiarazioni rilasciate da Valerio Casagrande , CFO del Parma Calcio, anche il bilancio 2024 si è chiuso con una pesante perdita di 60 milioni di euro. In 9 anni dalla sua rinascita, con 3 anni e mezzo di A, 4 di B, 1 di C, 1 di D la società ha (letteralmente) bruciato 440.000.000 (quattrocentoquaranta milioni) di euro, considerando solo le perdite di esercizio. Una cifra astronomica per una squadra di provincia che tuttavia non trova spazio nel dibattito cittadino, dai media, al consiglio comunale, alle chat di tifosi e nemmeno in quelle dei comitati no stadio. Sì continua a far finta di non vedere l’elefante nella stanza. Piaccia o non piaccia Krause è al momento insostituibile proprio per questa enorme mole di debiti. Quello che invece dovrebbe cominciare ad emergere è il fallimento di un progetto che a luglio di quest’anno compirà 10 anni, e che ha avuto ben 4 cambi di maggioranza azionaria (Nuovo Inizio, Lizhang, Nuovo Inizio, Krause). È ormai evidente dai tempi di Tanzi, passando per Ghirardi, fino alla situazione attuale che fare calcio di un “certo livello” a Parma senza avere un “progetto preciso”, può solo generare bagni di sangue economici. Non parlarne, negare o minimizzare l’evidenza sembra essere il mantra di questa città. Cui prodest? Lo scopriremo (forse) tra qualche mese.

    • Non sono un esperto in materia quindi chiedo gentilmente al Direttore di correggermi se dovessi scrivere delle inesattezze a riguardo. La gestione economica del club ad oggi è in un passivo clamoroso perchè si è deciso di investire e spendere molto di più rispetto ai ricavi che una Serie B di permette di avere (circa 30 mln di fatturato annuo). Però Krause fin’ora ha ripianato le perdite di tasca propria e quindi il club ad oggi risulta sano. E’ evidente che se la proprietà dovesse smettere di ripianare ogni anno le perdite con soldi propri, allora sarebbero guai seri perchè ad oggi il modello di business che stiamo percorrendo non è sostenibile.

      La promozione in Serie A è uno degli step fondamentali per aumentare sensibilmente i ricavi, basti pensare che i ricavi dai Diritti Tv della B sono di circa 3 mln annui, quelli della Serie A per una squadra come la nostra oscilleranno tra i 25 e 30 mln annui, quindi circa 9-10 volte di più. La categoria permette anche di aumentare i ricavi da sponsor e pubblicità etc, i ricavi dallo Stadio tra aumento degli abbonamenti e la vendita dei singoli per biglietti.

      L’altro step da fare per cercare di raggiungere una sostenibilità economica senza dipendere dalla volontà/possibilità di ripianare le perdite da parte di Krause è quella relativa al player trading, aspetto fin’ora assolutamente minimale nella corrente gestione ed invece dovrà diventare necessariamente indispensabile perchè ogni club si sostiene in questo modo.
      Quindi riuscire a rimanere in Serie A, riuscire a valorizzare il parco giocatori e iniziare a monetizzare almeno in parte gli investimenti fatti in passato sarà fondamentale per rendere il club vagamente sostenibile a livello economico.
      Un’eventuale retrocessione in B sarebbe un bagno di sangue sotto tutti i punti vista

  • Secondo me mediamente a Parma manca la maturità di analizzare le cose con un minimo di misura e senza farsi prendere dal pessimismo cosmico quando le cose vanno male, nè farsi prendere da facili entusiasmi appena si azzeccano 2-3 partite positive di fila.

    Le cose vanno comprese e analizzate e soprattutto anche inquadrate rispetto a quello che succede a livello nazionale, mentre vedo che spesso ci si sofferma solo su quanto succede nel proprio orticello senza contestualizzare il tutto.

    Ad esempio la questione infortuni (di cui sento spesso parlare di colpa di Pecchia e del suo staff) non è solo una problematica nostrana, bensì è un tema di cui parlano un po’ tutti a livello europeo perchè i dati dimostrano che gli infortuni stanno aumentando numericamente parlando e quest’anno è un record di infortuni gravi in Serie A ( e non solo).

    Sulla questione mercato leggo spesso dei commenti che prendono come esempio il Como, come se dovesse essere il metro di paragone rispetto a tutte le squadre che lottano per salvarsi..peccato che la proprietà del Como è nettamente la più ricca d’Italia e la portata degli investimenti che possono fare non sono paragonati potenzialmente a nessun club, Big comprese, quindi perchè continuare a doverci paragonare ad una anomalia ? La normalità sono i vari Lecce, Cagliari, Hellas, Empoli etc non il Como che comunque ad oggi ha un punto in meno di noi (ma gioca stasera e potrebbe scavalcarci) con cui peraltro abbiamo pareggiato all’andata.

    Ci si scandalizza per l’operato della dirigenza del fatto che in queste condizioni sarebbero dovuti già arrivare 4-5 innesti dal mercato perchè sai che il problema c’è da mesi etc..peccato che se si esce dal proprio orticello e ci si guarda intorno si noterebbe che club molto più importanti di noi come ad esempio la Juventus è da 2 mesi che sono decimati dagli infortuni e in panchina portano 4-5 giocatori di movimento e parliamo della Juve che gioca 3 competizioni e che ad oggi è arrivato un vent’enne portoghese che mai ha giocato in Italia e Kolo-Muani che manco non sono riusciti ancora a tesserare ufficialmente. Oppure il Milan che non ha ancora acquistato nessuno nonostante gli evidenti difetti, oppure il Napoli che ha venduto Kvara e si sta giocando lo Scudetto ed in mano non ha ancora il sostituto…cioè questo non è per giustificare, ma per far rendere conto la gente che non esistiamo solo noi, che non è tutto PARMACENTRICO ma che semplicemente è il mercato invernale che ha delle dinamiche di un certo tipo. In estate se hai i soldi potenzialmente puoi andare a prendere chi vuoi, a Gennaio puoi andare a prendere chi ti danno che è ben diverso. Quindi un bilancio sulla campagna acquisti invernale va fatto alla fine, non a metà perchè è così per tutte le squadre del nostro campionato, non solo noi.

    Chi si muove a Gennaio? dei titolari? Ovviamente no! Normalmente si muovono quei giocatori che per qualsiasi ragione hanno perso il posto e reclamano spazio, il giovane di turno che si vuole mandare a giocare con più continuità altrove per valorizzarlo, oppure il giocatore straniero che è allettato dalla prospettiva di andare in un campionato/club più competitivo. Il titolare che sta facendo bene in un altro club in Italia è rarissimo che si muova a Gennaio a meno che ci siano dei problemi contrattuali etc.

    Sono preoccupato per il Parma? Si
    Ma sono anche consapevole che si sta facendo un campionato in linea con quelle che erano le aspettative iniziali della stagione. Che la Serie A sarebbe stata durissima lo sapevamo già e lo stesso Pecchia lo ha ribadito più volte fin dall’estate, allora perchè scandalizzarsi perchè siamo in piena lotta?
    Qualcuno pensava o pretendeva di essere a +10 dalla zona retrocessione?
    Siamo una neo promossa e l’importante (ed essenziale anche per la sostenibilità finanziaria del club, aggiungo) è quella di salvarsi sperando di agguantarla per tempo e non all’ultima giornata. Ma già fare discorsi da vedove, dicendo che siamo i peggiori, che siamo i più scarsi, che siamo i più incapaci, che alla proprietà non interessa il risultato sportivo, che la dirigenza è incompetente etc è semplicemente ridicolo. Siamo sulla stessa barca di altre squadre come noi, la classifica lo dimostra e non è certo un punto in più o in meno alla 21° giornata che fa cambiare i rapporti di forza tra le squadre e questi sono fatti oggettivi non opinioni, allora perchè fare del disfattismo?
    Facciamo del realismo che è meglio, il cammino è difficile ma lo è per noi come per gli altri.

    • tutto giusto pero’ sono cose che ormai si dicono da anni e la situazione e’ sempre peggio … il realismo sta proprio qui, nell’ ammettere che a livello societario siamo da terza categoria … e il bilancio 2024 a – 60 e’ grazie ai diritti tv della serie A … tutti gli anni fanno un – 90 … quindi se togli i 30 milioni dai -90 vedi subito che siamo a -60 …. nulla cambia da anni sempre – 90 o giu’ di li … il realismo e’ questo … non il realismo “ottimista” ..

    • Ale Pongonazzo

      In genere mi dilungo a profusione, ma in questo caso credo che se rileggerai i tuoi commenti, che in diversi punti condivido, troverai anche molte risposte ad alcuni dei rilievi che sollevi nei confronti dei coltivatori dell’orticello…mi permetto solo di darti la mia personalissima opinione sugli infortuni. Considerando che nel mio orticello il Parma è uno dei vari ortaggi che coltivo, anche se l’unico devotamente amato e protetto, credo si debbano conoscere le tante specificità dei campionati che si vogliono valutare e non semplicemente il numero di partite che vengono giocate, cosa a cui in tanti danno una buona fetta di responsabilità per questa problematica. In ogni caso, il Parma, è certamente una delle formazioni che gioca meno incontri, non avendo altri impegni al di fuori del campionato, tanti infortuni in soggetti giovani sono una spia di qualcosa che non funziona. Anche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale per allenamenti e prevenzione, eppure ricordo un’intervista in cui Oosterwolde raccontava di come ha tirato avanti due mesi a pizza e patatine…spero sia stata solo una rancorosa narrazione.
      Poi qualcuno mi spiegherà il perchè se non vi sono infortuni, come l’anno passato, il merito e di Pecchia ed il suo staff, ma se questi sono innumerevoli e ripetuti, loro non hanno nessuna responsabilità….ed è sempre solo sfortuna…questione di orticelli.
      “Facciamo del realismo che è meglio, il cammino è difficile ma lo è per noi come per gli altri.”…
      evidentemente per noi un po’ più difficile, non foss’altro perchè andrebbe considerato che gli altri non hanno scialaquato in quattro anni 400 milioni

  • Signor Majo lei nel suo articolo le mosse di mercato e la conseguente costruzione della rosa le chiama scelte ideologiche. Io la chiamo arroganza-testardaggine autolesionista di un americano…. Troppo americano…. Per quanto riguarda il commento dell’utente che predicava equilibrio sono d’accordo con lui su quasi tutto , a parte 2 cose, la prima e’ che la societa’ ha messo sul piatto risorse economiche che dovrebbero consentirgli di non soffrire in questo modo in classifica ed invece per le suddette scelte ideologiche dell’americano si ritrova a soffrire per mantenere la categoria col rischio grosso di non farcela. La seconda e’ che la squadra e’ in un momento di involuzione clamoroso, Se non si esce da questo momento di involuzione temo che una delle tre retrocesse potremmo essere proprio noi. Al momento questa squadra non ha la forza di vincere una partita in serie a….. vuoi per infortuni reiterati , vuoi per giocatori non proprio di categoria. Spero che la squadra ne venga fuori ma al momento non vedo come possa uscirne… poi io non conosco le dinamiche in seno alla parte sportiva del club ma a mio modesto parere una figura che usi bastone e carota servirebbe come il pane. E secondo me manca…

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