PIGNOLERIE D’ESTATE: APPUNTI SPARSI di Fiore Di Feo
Episodio 1 – Il Gioco degli altri
(Fiore Di Feo) – Dodici giugno 2026. Venerdì sera, ore 21. Grande apertura del fine settimana con il debutto mondiale dell’Italia a Toronto. Pizzate in compagnia, 58 milioni di commissari tecnici, strade vuote, bar pieni e maxi schermi come funghi. Invece è divano, mogio. Guardo Canada-Bosnia con lo stesso entusiasmo con cui si guarda, le maglie portano al paragone, Monza-Frosinone.
La sera prima, ammetto la mia sorpresa, ricevo un messaggio dal direttore Majo (lunga vita) che chiede se durante i Mondiali “produrrò” qualche articolo.
Il click mentale è immediato: tempo poche ore e decido lo stile con cui cucire l’abito della rubrica. Considerazioni spot, Campionato del Mondo come linea guida, Parma e il Parma di sottofondo musicale, l’estate come scenografia ed impressioni personali, tra il disilluso e l’ironico, per creare variazioni di ritmo nella lettura.
Giugno è quasi a metà, nel mentre son finite le scuole e Carlos Cuesta (Garcia lo metto tra parentesi perché i diritti di pronuncia li possiede solo il direttore Majo) rinnova il suo contratto con il Parma Calcio. Per festeggiare la notizia decido, il giorno nove giugno, di compiere 50 anni. Gesto inconsulto, ma l’istinto mi diceva fosse cosa corretta da fare. Più razionalmente decido, il giorno dieci giugno, di andare al Tardini a sottoscrivere il rinnovo dell’abbonamento al Parma per la stagione 2026/27. Code oceaniche in zona tribuna stampa mi permettono in due minuti e venti secondi netti di entrare, sedermi, essere identificato, pagare e inforcare la bici per tornare a casa. Due e venti, scudi o ducati che dir si voglia. Il costo della fiducia. Vedremo.
Inizia il Mondiale e le prime immagini della cerimonia d’apertura, il pre gara della partita inaugurale, il nuovo protocollo degli inni nazionali, tutte le bandiere delle squadre partecipanti al torneo che entrano a corona dei giocatori in cerchio a metà campo.
Quel disagio simile a quando incontri casualmente la tua fidanzata di tanto tempo fa. Quella che quando vi siete lasciati ci sei rimasto male. Tu sei andato avanti e anche lei. Però a te è rimasto in testa un perè. L’occasione che doveva andare diversamente…
La spettacolarizzazione di ogni momento di un evento come questo Mondiale mi offre ulteriore conferma che l’Italia è finita ben oltre la periferia dell’Impero. Tutti presenti, tranne gli azzurri. Se lo show non ti inquadra significa che non esisti, sei fuori dal mondo.
Senza essere venali, ma giusto non dimenticare quanto quest’assenza dell’Italia sia dannosa economicamente a tutto il sistema. Forse non lo si percepisce fino in fondo, ma lo schiaffo è forte. Molto.
Sentirsi offesi perché Gianni Infantino fa (giustamente) “soft dissing” alla nazionale italiana (“Con 64 squadre forse si qualificherebbe l’Italia. Magari dovremmo arrivare a 208 squadre per vedere se si qualifica”, ndr) è come quando da bambino delle elementari si piangeva perché quelli più grandi dicevano che Babbo Natale non esiste. La verità ti fa male, cantava Caterina Caselli.
L’intrattenimento cerimoniale pre gara ha visto, finora, ad ogni match nomi “discreti” alla sezione canto, conduzione e presenza sugli spalti. In ordine randomico Shakira, Selma Hayek, Alanis Morisette, Michael Bublè (ma non è ancora Natale!), Brad Pitt, Tom Cruise, David Beckham, Mike Myers (Austin Powers). Siamo alle primissime giornate e tanti mi sono sfuggiti.
L’Italia offre subito il carico pesante con Andrea Bocelli che canta l’inno della manifestazione. Se l’organizzazione ha intenzione di proporre ad ogni incontro questo livello di special guest c’è da chiedersi se, con Italia qualificata, avrebbero vietato o meno l’ingresso negli States al pugliese filo sovietico Al Bano Carrisi.
L’ingresso delle squadre sul campo dello stadio Azteca di Mexico City avviene sotto una luce che ricorda davvero quella del mondiale di quarant’anni fa, il mondiale di Diego. Il sottofondo di Sirius de “The Alan Parsons Project” è un flash back anni novanta potentissimo, primo mattone di consapevolezza dei miei cinquant’anni. Torno per un minuto alle telecronache delle Finals NBA su TMC (TeleMontecarlo ndr, ma cosa volete saperne voi homines digitalizzati!) quando in collegamento da Chicago iniziava lo spettacolo di Michael Jeffrey Jordan e i suoi Bulls.
Ronaldinho con le scarpe antinfortunistica nello spot pre gara è specchio di tempi grami per tutti, un po’ come Mou in quello della RC auto. Qualcosa ti devi inventare per portare qualche spicciolo a casa…
Nel gioco del SudAfrica, la costruzione dal basso ha funzionato come l’acqua che scola in un lavandino dell’emisfero australe, al contrario.
Kolasinac, capitano della Bosnia, ha mani grosse come quelle del capo cantiere che hai incrociato in zona autostrada alla cassa del grande magazzino preferito dagli artigiani.
Provi a scorgere, dalle inquadrature dall’alto, quale stadio americano assomigli di più al progetto “a stralci” del New Tardini, con o senza sbalzo nelle tribune.
Attendo il debutto dell’Inghilterra per vedere se gli Stati Uniti capiranno che gli hooligans, forse, sono un problema maggiore dei fulmini che possono sospendere le partite.
A proposito di debutti: per gli unici due Crociati al Mondiale (Circati e Suzuki), orari fattibili per seguirli e confidare in loro buone prestazioni. Tradotto, più vanno avanti più le casse del Parma ringrazieranno al momento della vendita.
Dico questo perché bisognerà essere pronti, ad inizio agosto quando KK posterà su X il rebus di emoticon per annunciare l’ingaggio “a caso” di un incontrista magrebino con doppia cittadinanza o un fluidificante caraibico di 19 anni.
Bisogna stare sul pezzo, al solo scopo di pavoneggiarsi poi con gli amici con cui vai in Curva, al grido di “al mondiale l’avevo già notato quello lì!” Capire che è purissima utopia avere le energie per stare svegli fino a notte fonda, per vedere Haiti-Scozia o Ecuador-Curacao, è segno di maturità. Come capire che ad una certa età “fare serata” non la si augura neanche al peggior nemico.
Scoprire, finalmente, come gioca Curaçao , dopo che per una vita pensavi fosse soltanto il liquore con cui veniva aromatizzata la merendina anni 80 che ti tentava tre volte tanto, come cantava la réclame...
Organizzare grandi eventi è nell’indole degli americani, ma il calcio non fa per loro. Come nel ‘94… Non è nelle loro corde, sport con punteggi bassi non hanno appeal, al massimo nell’hockey ghiaccio, altrimenti niente da fare. Inizieranno a vedersi spalti con vuoti a macchia di leopardo. Possono farsi grossi con i soldi e i grandi broadcaster, ma cosa significa calcio non lo capiranno mai per davvero. E KK non fa eccezione…
In questi giorni ho già notato, in giro per Parma, bambini e ragazzini africani o caraibici, indossare orgogliosamente la maglia del proprio paese, che partecipa al torneo nelle Americhe. Lo fanno con il sorriso negli occhi e uno spirito di partecipazione molto alto, che forse solo chi vive con poco sente maggiormente. Anche questo è un segno, pesante, che dimostra come il Mondiale sia iniziato. Le caravelle son salpate e l’Italia è rimasta sul molo a salutare con il fazzoletto in mano… Fiore Di Feo
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