NELLA TANA DEL PONGONAZZO / IL CALCIOMERCATO DEGLI ALTRI, L’ ASTICELLA E I SENSÒS
(Ale Pongonazzo) – Ogni settimana si attendono colpi o almeno colpetti da parte del Parma per quanto riguarda i trasferimenti dei giocatori. Il calciomercato: religione estiva con migliaia di fedeli, se praticanti o meno non si sa, anche perché non è noto cosa possa significare. Forse si potrebbero identificare come tali coloro che, con sprezzo del pericolo per la propria salute, impavidi sperano che ad ogni consultazione su carta, video, segnali di fumo o piccioni viaggiatori, si possa svelare un elenco di fantastici nomi associati alla propria squadra, con correlata promessa di indissolubile amore. Po; dòpa tri méz… vón da ‘na pärta e vón da n’ätra.
I pronto soccorso degli ospedali di molte città italiane sono sotto pressione, miga pr’al cäld, ma per una sorta di epidemia di acufeni piuttosto fastidiosi. I pazienti riferiscono di avvertire continuamente un ronzio nelle orecchie: “Palestra, Palestra, Palestra”. La gravità della situazione sta nel fatto che una volta curati, grazie al trasferimento dell’esterno in Gran Bretagna, l’acufene ritorna con una nuova espressione sonora: “Nico Paz, Nico Paz, Nico Paz”, ma anche quello poi passa, niente paura.
L’è ‘csì ragas, se le notizie relative al Parma latitano come un gangster d’altri tempi, le cronache non rimangono disadorne del mercato degli altri. L’Inter, con la vicenda Palestra, ha sollecitato l’amarezza di tanti osservatori per aver lasciato partire verso un altro campionato quello che viene considerato un limpido talento, come se si fosse già certi verrà restituito fallato e non più utilizzabile. Ma chi s’ n in frega ed Palestra, tutto questo sbalordimento per l’epilogo della faccenda potrebbe anche essere ingiustificato. E se Atalanta ed Inter avessero abilmente costruito ad arte una pièce per far lievitare il prezzo e l’urgenza di accaparrarselo da parte di altri club? Diverso il canovaccio ma non il finale con Nico Paz, bramato, cercato, corteggiato e… sfumato.
Dove trova credito questa certezza che quelli di Milano con l’azzurro a confinare ripetutamente il nero fossero davvero nella condizione, nella disponibilità e soprattutto nell’intenzione di sganciare (poter sganciare?) tutti quei danari per determinati giocatori? Il mistero non sarà svelato, ma del resto anche la passata stagione, tanta voglia di Fàbregas, soddisfatta poi con latte (quello che da la mucca) alla Chivu. Simpatiche dissimulazioni per convincere tifoseria ed opinione pubblica di voler ambire a certi profili senza volerlo o poterlo fare nella realtà?
Il mercato, il mercato…tutto da definire, come approfondito dal Gianni nel suo: Cattivo Cittadino, basta poco che ce vò? l’Inter percorre altra orbita rispetto alla nostra, allora si guarda alle traiettorie di quelle che si ipotizza potranno avere a che fare con i nostri problemi o, eventualmente, le nostre soddisfazioni: il Venezia per esempio. Nuova proprietà, risoluti proclami, pur senza voler emulare il Como ed in particolare senza assecondare volontà paragonabili a quelle di Fabregas che talvolta sembra pensare: “lo quiero, lo quiero, prendiamoli tutti poi si vedrà”.
Il rischio di ritrovarsi con un Morata nelle reni, che a confronto lo psoas dolorante di Bernabé e quasi un piacere, in Veneto non è contemplato. Giustamente. Nonostante una certa attenzione all’evitare inopportune esagerazioni, come indicato da diversi media, sembra che i lagunari siano una vera furia scatenata sul mercato.
Già acquistati: Basic, Helgason, Correia, Lisman e, pare ad un passo (un piccolo passo per l’uomo un grande passo per l’umanità?) da Armel Bella-Kotchap… n’squadrón… forse per la smania di spendere i 20 milioni raccolti con la vendita di Issa Doumbia, il loro miglior giocatore… ora non più, in quanto accasato allo Sporting Lisbona.
Può esser che tutti questi ragazzi facciano un grande campionato, ma se fossero stati acquistati dal Parma probabilmente sarebbero stati additati fin dall’inizio come inadeguati, per via del loro passato e pure per i loro “numeri” non proprio entusiasmanti. Se po’i rivävon in savàti cmè Elphege…
In realtà qualche colpetto l’ha fatto anche il Parma in particolare acquisendo Simone Lontani, diciottenne scuola Milan di cui ci ha ragguagliato con la solita puntualità il Vincenzo nel suo: “Parma, perché Lontani sì e Mikolajewski no?”, così come la conferma di Cremaschi, pare riscattato dall’Inter Miami per 4 milioni e 500 mila euro.

In questo caso, singolare che si punti con tanta convinzione su un giocatore che per trovare il campo nella passata stagione ha dovuto penare nonostante in alcuni momenti dell’annata le alternative non sembrassero così imprescindibili. Evidentemente avranno valutato che tutta questa sopportazione e tutto l’esperire sui campi di Collecchio sarà un utile bagaglio in questa nuova avventura 2026-2027…la gavetta, i suppose.
La gavetta, condizione certo conosciuta da molti dei partecipanti alla partita Campioni serie D vs Vecchie glorie, disputatasi nella giornata di venerdì 26 maggio al Centro Giovani Federale.
Tanti volti noti e soprattutto amati, miccia per quel rimando ad emozioni che bruciano vive come se dovessero ancora esplodere, spesso sostenute da risultati talvolta insperati, istanti di un passato che sembra non potersi ripresentare, sia per contingenze locali che legate ad una contemporaneità che si scopre molto differente dal passato… o forse non così tanto come talvolta si pensa.
Una serata offertaci dal Majo con la sua personalissima diretta dell’incontro, coadiuvato in commento da Andrea Belletti e Giancarlo Ceci e da Luca Casoni per quanto concerne gli aspetti tecnici, per un commento non senza quell’ironia e quelle curiosità come si confanno in queste occasioni. Una partita che ha risvegliato sensazioni sempre piacevoli, non come quelle che deve aver esperito il Majo, esposto all’attacco sconsiderato e coordinato di sensòs al lavoro nelle ore serali. Anche se, date le dimensioni, potrebbe essersi tratto più nello specifico di uno sconfinamento dalla vicina provincia reggiana ed sarabìghi.
Ed è così che il calciomercato viene indissolubilmente vincolato ed intrappolato alla proverbiale faccenda dell’asticella, quel vezzeggiativo ostacolo che separa dal riuscire o dal fallire, una misura indefinita, un confine da infrangere, un impegno da onorare, una azzardo da tentare. Non sarà che anche l’asticella germoglia da l’arbor penis? Nonostante il periodo povero di piogge ed apparentemente inadatto ad ampollose fioriture (ma chi l’Ampo al gh’entra njénta), possiamo ammirare, proprio in questi mesi, grazie alla frequente irrigazione di voci, supposizioni, speranze o timori e, in alcuni casi, anche per merito di un’aulente concimazione, la vivida fioritura che l’alto fusto è in grado di sviluppare. I tormentoni sono detestabili, ma si sa, la natura selvaggia tende a riempire ogni spazio vuoto, di conseguenza… anche la testa dei Pongonazzi…
L’asticella serve alzarla per ottenere risultati migliori o semplicemente per ottenere quelli già raggiunti, ma attraverso un’estetica più piacevole? Addirittura l’obbiettivo potrebbe o dovrebbe riguardare entrambe le peculiarità? In realtà, prima di aspirare al superare quote maggiori, e pure con uno stile più elegante e disinvolto, servirebbe essere nella condizione di mantenere una ragionevole certezza del poter ripetere, senza troppi affanni, la misura che ha definito il proprio personale.
Lo sport non è solo numeri e statistiche, vittoria o sconfitta, anche la poesia, il racconto, i frammenti meno evidenti e l’emotività sono parti imprescindibili di quello che ci fa appagare e dannare ogni settimana. Serve, però, ricordare come la poesia abitualmente sembra più apprezzata a distanza di tempo, quando certe urgenze si sono ormai dissolte. Nel breve periodo, nell’immediato, solitamente si fanno preferire i numeri, i punti: volgari segni su una tavola che determinano la possibilità di raccontare, in futuro, una poesia con un lieto finale. Le emozioni vivono anche di momenti dall’epilogo amaro, ma spesso, quel sapore, pare intollerabile nel momento in cui viene consumato.
Talvolta l’asticella sussulta, rimbalza e traballa più e più volte sui ritti, la pedana non sempre restituisce quello che ci si attende, se malauguratamente la giornata è piovosa i contrattempi aumentano senza preavviso, proprio quando le fasi del salto hanno già avuto inizio. In certi casi quel sottile ostacolo sembra desideroso di liberarsi dalla condizione imposta; là, in alto; ad aspettare che qualcuno salti, col timore d’esser colpito da piedi, polpacci, quadricipiti o braccia.
È così, l’asticella diventa l’astratto riferimento a cui associare le vicende che verranno con l’imperativo di non scoprir d’aver frainteso tutto e ritrovarsi disorientati ad un concorso di limbo su una spiaggia affollata, ove l’olezzo della fatica e dell’apprensione avvolgono ogni tentennante movimento. Qualsiasi speranza diversa dal passare sotto all’asticella e non sopra, senza farla cadere, diventa irrilevante, le compagne di viaggio sono ansia e paura, non urtare i sentimenti dell’esile asta e provocarne la mortifera caduta una costante pressione: chi la fa cadere, cade con lei, e non su un morbido materasso come nelle discipline che la vedono reale protagonista. Ale Pongonazzo
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Io sono fiducioso
..si dice che gli agenti di pellegrino stiano girando mezza europa per piazzare a ingaggio triplicato il propio assistito..suzuki parte a non meno di 25 milioni ..bernabe non rinnova ..diciamo che 3 pedine fondamentali non ci saranno piu per come la vedo io..rimane forse keita’ e del prato rimane..per me ce tanto da fare in entrata.