martedì, Maggio 28, 2024
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L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-PALERMO 2-1 / FORZA CROCIATI, LA FORTUNA VI SORRIDE: QUELLO DEL CENTENARIO E’ L’ANNO BUONO PER TORNARE IN EUROPA

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – Chi ha paura dell’Europa alzi la mano. Pur avendo fatto parte attiva del  sistema calcio  per cinque anni  mi sono sempre sentito una sorta di  oggetto estraneo  al comune ragionare del mondo del pallone, quello, ad esempio, che ti porta a parlare di obiettivo salvezza, quando si sa perfettamente quali siano le reali ambizioni o a scrivere sulla lavagna quanto manca ai fatidici quaranta punti, salvo aggiornare, cammino in corso, la linea di demarcazione poco sopra o poco sotto quel naturale confine. Se si vuole davvero fare un propositivo salto di qualità – in linea con il pensiero donadoniano secondo cui per fare un’ottima prestazione non bisogna esser condizionati, nel bene o nel male, dalle maglie che si trovano di fronte domenicalmente (o al sabato, o al venerdì, o al lunedì, o al martedì, che dir si voglia: e che bello che per una volta Parma-Juve si disputa al canonico orario delle 15 della domenica !), bensì pensare solo a sé stessi e a come migliorare costantemente le proprie performance – bisognerebbe smetterla di ripetere a macchinetta il refrain del tipo: prima raggiungiamo i 40 punti e poi vediamo: perché prima o dopo i 40 punti l’essenza è sempre quella: cercare di farne tre a partita il più spesso possibile. Né si può pensare, chiudendo il girone d’andata a 29 punti, record ghirardiano, che si possa essere in qualche modo influenzati da problematiche di ordine psicologico per il timore di esser risucchiati in zona rossa, così come quando ci si trova in zona rossa per venirne fuori, logicamente, la strada è una sola: fare più punti possibile. E allora cosa cambierà mai da prima o dopo i 40 punti? Non a caso ieri, l’allenatore, durante la sua conferenza stampa, ha posto immediatamente l’accento sulla questione che gli sta molto a cuore: rispondendo a Sandro Piovani, che gli riportava la soddisfazione presidenziale per i 29 punti al termine dell’andata – record assoluto nella dominazione Tommaso che perfeziona di una unità quello del neopromosso Guidolin di tre anni fa, fermatosi a quota 28 – ha affermato, piuttosto perentorio: “Sono felice perché per un presidente riuscire ogni volta a migliorare qualcosa capisco sia importante, sia stimolante, e quindi sono felice per lui e per la sua famiglia, così come sono felice per tutti i ragazzi e questo, però, deve essere uno stimolo, esattamente come tu dici per il futuro, perché quello che è stato fatto è assolutamente importante, però ci vuol poco a sciuparlo se non si continua ad avere una mentalità e un atteggiamento rivolto in quel senso. Se adesso si cominciano a fare i ragionamenti, e i discorsi, 29 punti, quota salvezza 40, quindi 11 punti alla fine, quindi non è così complicato fare 11 punti, questo è un discorso da perdenti, che non mi piace, e lo anticipo perché non voglio assolutamente che non venga nemmeno sfiorato da nessuno. Dopo di che dovremo conquistarci, gara dopo gara, sapendo che ci sono tre punti in palio che possono voler dire molto. Molto. Oltre a darci una tranquillità in più. E quindi noi dovremo affrontare ogni partita con questo spirito”. Perfezionando la teoria donadoniana, dunque: non solo non bisogna farsi condizionare positivamente o negativamente dal prossimo avversario, ma neppure dal fieno in cascina già riposto o ancora mancante. Il passo avanti – nel raggiungimento della migliore performance dei calciatori – rimane quello: l’antica lavagna dei 40 punti, con questo teacher, va dietro la lavagna. Del resto, razionalmente, mi viene da pensare che a furia di fissare un obiettivo salvezza, (o 40 punti), una volta che lo si è raggiunto – o peggio soltanto avvicinato – potrebbe scattare la perniciosa sindrome di appagamento: per rimanere sempre in tiro, dunque, se proprio non si vogliono tradurre le proprie più o meno legittime ambizioni in obiettivi prefissati (poiché c’è il timore, magari anche fondato, che poi qualche critico ti riversi addosso le parole improvvide pronunziate), si può tranquillamente continuare a vivere alla giornata, pensando di ricavare da ogni turno il massimo, come dice Donadoni, indipendentemente dalle casacche che indossano gli avversari. Ragionamento che rende lecito attendersi tre punti anche dal confronto con i Campioni d’Italia in carica della Juventus, in locandina nel pomeriggio di Sant’Ilario: e forse forse, in questo caso, per riuscire in quella che sarebbe una vera e propria impresa, si potrebbe anche fare una piccola eccezione e pensare a quanto quelle maglie bianconere siano invise alla tifoseria crociata. Non a caso, ieri, quando i cugini doriani, in inferiorità numerica, sono riusciti inaspettatamente a passare in vantaggio al new Delle Alpi, che poi avrebbero espugnato (e la simultanea sconfitta interna della Fiorentina fa sì che solo il Tardini possa al momento fregiarsi del titolo di Fortino inviolato, manco fosse il Bernabeu del mitico Real Madrid degli anni ’80), la Bagnaresi è esplosa, manco come al gol al fotofinish del match winner Amauri (o quasi…). Io, che notoriamente sono un po’ più  frigido e penso più alla prosa che alla poesia, ho però subito calcolato che se la Juve ha perso il turno precedente, ben difficilmente perderà anche quello successivo. E non solo per il calcolo delle probabilità. Insomma, parentela con i doriani a parte, non so quanto ci sia da rallegrarsi per quella sconfitta immediatamente precedente la visita della Vecchia Signora all’Ennio. Ad aumentare il tasso di preoccupazione anche la corrispondenza telematica con la nostra fedele lettrice “Febbredacalcio”, la quale completava il concetto aggiungendo: “ieri è stata anche penalizzata dagli arbitri, cosa alquanto insolita: è questo che temo di più”. Insomma, il rischio compensazione è dietro l’angolo, anche se il Parma, ultimamente, ha smesso di esser “sfortunato”. Senza attaccarci agli episodi arbitrali  che comunque ultimamente hanno smesso di frustrare i Crociati (anche se ieri la rete del temporaneo pareggio di Budan era in fuorigioco, ma non se n’era accorto alcun occhio umano, solo quello bionico) bisogna dire che da quando il buon Leonardi l’ha invocata (è successo spesso, ma in particolare mi riferisco all’esternazione del Plenipotenziario post Atalanta) la Dea Bendata ha iniziato a proteggere i ducali. Con grande onestà ieri sia il dirigente che Donadoni hanno ammesso che gli audaci (audaci?) sono stati un po’ aiutati dalla fortuna, giacché “il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto”. Oddio, ad un certo punto se anche il Palermo avesse vinto non si poteva certo dire che si sarebbe trattato di un furto, visto quel che si è mangiato poco prima della killerata dell’Indios, ma questi sono proprio quei classici segnali del destino che ti fanno capire che è l’anno buono (per il Parma. Per il Palermo, invece quello cattivo…). Donadoni avrebbe anche aggiunto che era la prima volta, in stagione, che il Parma vinceva una partita senza meritare pienamente: pur senza scordarci dei due punti in più che i crociati avrebbero meritato di portar via da Marassi dopo il match con il Genoa di fine settembre, ma che sfortunatamente (e la Sfortuna, quella volta, era impersonata dall’arbitro Guida, il cui anagramma è Giuda) sfumarono, bisogna altresì ricordare che in molteplici occasioni la bravura dei crociati è stata coadiuvata da eventi favorevoli. Ad esempio dopo Torino-Parma 1-3, in sede di Opinione ebbi modo di chiosare fin dal titolo che “Donadoni è uno stratega capace e fortunato”, aggiungendo nel sottotitolo (il catenaccio o abstract con il new look di stadiotardini.it è stato propositivamente superato e soppresso): Napoleone Bonaparte una volta disse: “Non mi interessano i generali capaci, ho bisogno di generali fortunati!”: ebbene, Tommaso Ghirardi può gongolare perché ha confermato fino al 30.06.2015 un allenatore che racchiude in sé entrambe le caratteristiche… Come si ricorderà il Cul di Donadoni (vicino parente di quello più noto di Sacchi) nell’occasione, prese le sembianze del Sansone granata che facendosi cacciare fuori mutò le sorti della partita (e come in una staffetta ha passato a quello gialloblù l’etichetta di vero Sansone, essendosi questo trasformato non solo nell’eroe di quella gara, ma in vera e propria rivelazione della serie A). Ma anche la gara precedente con la Sampdoria vide una decisione arbitrale, corretta fin che si vuole, ma che avrebbe potuto anche esser contraria, la quale cagionò la superiorità numerica dei ducali, che fino a quel punto stavano annaspando, ma che poi finirono per vincere. Ma la Dea Bendata, in più di una occasione, ha soccorso i Crociati, i quali, peraltro, si mostrarono degni di quegli aiuti: non c’è stato, forse, un pizzico di buona sorte ad Udine, quando Palladino passò alla storia per il gol numero 1.000 del Parma in serie A, riacciuffando una partita che si sarebbe conclusa con una sconfitta, ma che invece, grazie a lui terminò in pari (2-2). Palladino che fino a quel punto era passato alla storia (crociata) più per i suoi infortuni (da record) che non per il fattivo apporto sul campo, campo che da quella volta non avrebbe più rivisto… Ma anche il match prenatalizio con il Bologna aveva visto Eupalla sorridere ai nostri: Valdés, subito dopo il meritato svantaggio, ha segnato un gran gol, per carità, ma 99 volte su 100 una spettacolare conclusione del genere non riesce a varcare la linea di porta. Bravura del regista cileno, certo, ma anche complicità della Buona Sorte. Segnali inequivocabili che è l’anno buono. Del resto il 2013 è l’anno del Centenario e sarebbe davvero bello onorare la ricorrenza (non solo con il mega concerto verdiano all’Ennio proposto da Andrea Rinaldi, presidente della Corale Verdi) con il ritorno in Europa. La classifica legittima questo tipo di sogno poiché chi precede il Parma non è poi così irraggiungibile, posto che si riesca a mantenere l’elevato rendimento finora ottenuto. Rendimento in senso di punti raggranellati, che è poi quello che conta: sul come ci si riesce io non sono uno di quelli che va troppo per il sottile. Datemi pure del retrogrado, ma la goduria per una vittoria rubacchiata all’ultimo istante del recupero (anche se l’avversario non era la Juve, ma “solo” il Palermo) è maggiore rispetto a quella dopo una dilagante affermazione come quella con il Cagliari. Insomma non ho la paranoia della vittoria figlia del bel gioco o della buona prestazione, pur rendendomi conto che non si può certo sempre vincere “di culo”. La qualità della performance di ieri è stata piuttosto bassa, e su questo punto sembrano convenire sia gli stessi protagonisti, che i cosiddetti addetti ai lavori. Insomma è stata la meno donadoniana delle vittorie del Parma (Grossi sulla GdP ha dispensato diverse insufficienze, inclusa una all’allenatore) e non basterà quanto visto ieri per difendere l’inviolabilità del Tardini al cospetto della Juventus che unirà alle tante doti che l’hanno proiettata solitaria in cima alla classifica della massima serie la voglia di riscatto per il passo falso di ieri. Un belfodil attentoaltro paio di annotazioni prima di chiudere l’articolessa. Il dualismo Amauri-Belfodil – grazie alla professionalità dell’italo-brasiliano che dà il massimo pur partendo dalla panca, e a quella del francese, che non ha esitato a servire un assist al bacio al proprio competitor: entrambi hanno mostrato di capire che il calcio è uno sport collettivo e non individuale, e dove le qualità personali eccellono se il gruppo accompagna – anziché essere controproducente si sta mostrando una risorsa per il Parma: come ha osservato ieri, al microfono di stadiotardini.it l’inviato di Tutto il Calcio Minuto per Minuto Antonello Brughini, “la concorrenza fa bene”. Il giovane belfodil silenzioIshak dopo la segnatura personale, anche ieri ha zittito qualcuno, sia pure in maniera molto meno plateale rispetto all’Olimpico. Insomma se una volta c’era l’esultanza alla Dessena con la mano orizzontale verso la bocca, per un pramzanissimo “in ti dent”, ora c’è quella del Medicinale che induce al silenzio, alla riflessione, col dito indice avvicinato alle labbra. Chissà con chi ce l’aveva stavolta. Ancora con Donadoni? Chissà: certo il tecnico continua a non lesinargli critiche: “Sì, oggi ha fatto due o tre cose importanti – ha detto ieri il coach, rispondendo durante la conferenza ad una domanda in proposito di Guido Schittone, opinionista di Bar Sportma ne ha fatte dieci che mi hanno fatto arrabbiare. E quindi lui deve lavorare ancora di più su quelle che sono le sue qualità, che sono importanti e a volte cercare di essere un po’ meno, come dire?, tra virgolette, ‘spensierato’, perché questa sua ‘spensieratezza’ lo porta a commettere delle ingenuità che a volte sono veramente pericolose. E quindi lui deve ancora lavorare molto. Il fatto che Amauri sia entrato un quarto d’ora e abbia fatto gol – e quindi dimostrando di avere voglia, grinta e volontà – non fa altro che aumentare questa concorrenza che deve essere stimolante per tutti per dare ancora meglio e di più”. E dire che in mix zone l’Antibiotico era stato al miele all’indirizzo del precettore: “Gol tipo quello di oggi non sono i miei: solitamente tendo a giocare molto fuori dall’area, anche se l’allenatore mi dice spesso di stare più vicino alla porta perché è lì che nascono i maggiori pericoli. E sono felice di averlo accontentato”. In effetti fu proprio su questo tema il primo avviso al navigante pubblico di Donadoni all’attuale capocannoniere. Capocannoniere tallonato da un Amauri che si sente tutt’altro che rottamato: “Se ho voglia di giocare contro i bianconeri? La stessa che avevo oggi e nelle altre due partite che non ho giocato…”. Non so perché, ma secondo me contro la Juve l’Atleta di Dio un po’ Don Camillo (“E’ stato il grande Gesù a farmi segnare…”) scalzerà il giovane rampante. L’ammonizione di Pavarini: bel gesto per il gruppo, come canta l’araldo: però sono anche quelle sanzioni da evitare perché finiscono poi per esser di danno allo stesso gruppo: il vecchio “Pavaro” già ogni tanto colleziona qualche giallo “per esperienza” (poco propositivamente tende a tardare ad effettuare il rinvio quando la squadra è in vantaggio) se poi ci aggiungiamo questa per comportamento non regolamentare, datosi che non è detto che i problemi alla schiena di Mirante non tornino a farsi sentire, potrebbe essere un cartellino pesante in prospettiva. Il ritorno dell’estremo di Castellamare è stato celebrato da Luca Russo per quell’intervento salva risultato nel fina,e: non sono così convinto, però, che sia esente da colpe quando è stato sorpreso da Budan… Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

3 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-PALERMO 2-1 / FORZA CROCIATI, LA FORTUNA VI SORRIDE: QUELLO DEL CENTENARIO E’ L’ANNO BUONO PER TORNARE IN EUROPA

  • Perchè dire sempre la quota salvezza, il ritorno da 57 punti potenziali, a 80 punti si può puntare al campionato, o almeno alla champions che garantirebbe introiti alla società. Bravo Gabriele a dire queste cose, un presidente vincente vede la squadra in alto, non a quota salvezza, un piccolo campione si può anche tenere e non svenderlo per fare cassa, se l’offerta è stratosferica parliamone altrimenti a 20 anni si può aspettare almeno 1 anno a regalarlo. Continua a essere pungente come un ape Gabriele, il presidente se lo merita. Saluti Giorgio.

  • Luca Russo

    Anche io sono di quelli iscritti al partito del ‘basta che la si butti dentro, senza badare troppo alla forma’. Ma solo perché la squadra per cui faccio il tifo, il Parma, compete per le posizioni medio basse della classifica. Il discorso cambierebbe se il tifo lo facessi per una squadra che concorre, o ha la pretesa di farlo, per lo scudetto. Insomma, una volta che hai i mezzi per puntare in alto, sfruttali senza arrangiarti con la solita ed inflazionata tattica del mordi e fuggi, molto più compatibile con quelle realtà che hanno poca liquidità da spendere e dunque pochi talenti in rosa. Prendiamo ad esempio l’ultima giornata di campionato. Fiorentina e Roma hanno fatto gioco, rispettivamente, contro Pescara e Napoli, e alla fine queste ultime l’hanno buttata dentro. Niente da dire agli abruzzesi: i mezzi che hanno a disposizione sono quelli che sono. Ma il Napoli…una volta Mazzarri si azzardò a dire che il Barcellona in qualche modo imitava il gioco della sua squadra. Bum. Io che ho visto Napoli-Roma, posso dire, senza tema di smentita, che Napoli e Barcellona hanno in comune solo le lettere O, N, L e A. E niente altro. Non che ci fosse bisogno del mio ‘illuminato’ parere per capirlo. Detto dei partenopei, vogliam parlare del modo in cui il Milan ha vinto contro il Siena? Non ci sarebbe nemmeno bisogno di andare a rivedere la partita: basta semplicemente leggere le cronache o i commenti di quei due o tre giornali che coi rossoneri pure dovrebbero essere, per ovvie ragioni, decisamente teneri. E se non lo sono stati è proprio perché il dissesto tecnico, e forse anche tattico, del Milan è così evidente che non lo si può nascondere sotto il tappeto così come si fa con la polvere. L’Inter poi…altra squadra che produce un calcio tutt’altro che spettacolare e che, al contrario, è assai speculativo. Insomma, tre delle squadre che competono per un posto in Champions o per il tricolore, giocano in un modo che nemmeno le squadre del buon Carletto Mazzone (con una differenza: Mazzone, con le sue squadre, non poteva che offrire quel tipo di calcio)…a riprova di quanto sia mediocre il livello del nostro campionato (e non del nostro calcio, badate bene. Perché in B ce ne sono tante di squadre che in campo ci vanno con l’idea di imporre il proprio gioco piuttosto che di subire quello degli avversari). Mediocrità che, a mio modestissimo avviso, viene confermata anche dal nome di chi è capocannoniere della massima serie. Trovo che sia inconcepibile assegnare una valutazione di sessanta mln di euro ad un giocatore che la gran parte delle sue reti le fa a porta vuota, a tu per tu col portiere o ad un metro dalla linea. Colpa, comunque, degli operatori di mercato che, in questo senso, badano troppo ai numeri e poco alla forma. Se io fossi uno di loro, prima di svenarmi per un attaccante di quel tipo, vedrei in che modo ha segnato, contro chi ha segnato ed in quale campionato ha giocato. Chissà quanti bidoni si riuscirebbero a scansare. Certo è che se ci fossero i Maldini, i Baresi o i Bergomi di ieri, non ci sarebbero i Cavani (e non solo) di oggi.

  • Stavolta sono del tutto impreparato, ci vediamo domenica con ngli anolini, io sono il “responsabile” della salsa verde, speriamo nel ritorno del presidente BARONI

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