mercoledì, Giugno 19, 2024
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GUERRA “CEDE” AL COMITATO: NIENTE TARDINI PER IL COMO

(Gmajo) – Il Como non giocherà al Tardini le prime giornate del campionato di serie A 2024-25: la neopromossa formazione lacustre, durante il periodo di adeguamento del fatiscente e non a norma (mancanza della capienza minima per una deroga) stadio Giuseppe Sinigaglia, dovrà cercare un’altra destinazione differente dallo stadio Ennio Tardini, con buona pace anche di Adriano Galliani, che da parecchio tempo non è più il potente AD della Lega A, il quale aveva giusto ieri proclamato (come riportato dall’ANSA e a cascata da innumerevoli siti) che la squadra vicina di casa del suo Monza avrebbe giocato a Parma.

L’ex factotum del Milan di Berlusconi, nei giorni scorsi (il 17 maggio), invitato da Vincenzo Pincolini, aveva presentato al teatro Giuseppe Verdi di Busseto (video integrale sopra dal canale YouTube Coach 6100), il suo libro autobiografico “Le memorie di Adriano G.”: ma non è stato quello il contesto in cui ha tirato a mano l’impianto di Piazzale Risorgimento quale soluzione ai problemi del Como, bensì, tre giorni dopo, durante “Attenti a quei 2”, l’aperitivo di solidarietà con la presidente del Vero Volley, Alessandra Marzari, organizzato all’ U-Power Stadium di Monza per raccogliere fondi destinati al monzese Centro Mamma Rita, per giovani con gravi difficoltà socio-familiari.

Definire il contesto, come ho potuto riscontrare in tanti anni di professione, è sempre molto importante per capire una notizia: non ci si può accontentare di un solo: Il Como giocherà a Parma, lo ha detto Galliani, cosa che ha fatto imbufalire i convitati al Comitato Ordine e Sicurezza di Parma, svoltosi ieri, martedì 21 maggio 2024. Appunto, Galliani non è più AD della Lega A, e dunque non è persona (direttamente) informata (o interessata) ai fatti. O meglio, lo è marginalmente, in quanto, quale attuale amministratore delegato dell’Ac Monza, dovrà pur sapere qualcosa circa i movimenti dei rivali del Como.

E così, durante l’evento di cui sopra, a domanda diretta – come riferisce l’ANSA – del moderatore Leo Turrini, aggiunge: “Un premio partita per Monza-Como, tra qualche mese? Non si possono dare premi partita singoli, certo la rivalità tra Monza e Como è molto forte. Infatti loro non hanno chiesto Monza per venire a giocare qui“, spiega Galliani riferendosi ai lavori per l’ammodernamento dello stadio Sinigaglia, “ma vanno al Tardini di Parma. Non ce l’hanno neanche chiesto, perché sarebbe stato impossibile: è il bello dell’Italia dei 100 campanili”.

Insomma, l’atmosfera era quella del cazzeggio, una roba tutta loro, come se da noi si parlasse del derby, appunto con l’arlìa da campanile tra le due società e si dicesse che il Parma, durante il restyling del Tardini, va a Reggio Emilia, e lì, senza pensarci troppo, ma magari basandosi a quanto poteva aver letto in rassegna stampa poco prima, Galliani ha buttato lì quello che in tanti davano per certo (certo, la richiesta c’è stata, ma che la risposta fosse affermativa tutto da dimostrare, tant’è che i dubbi off the record della municipalità ducale erano immediatamente circolati tra gli addetti ai lavori) ossia che il Como avrebbe giocato al Tardini.

Come dicevo quella affermazione, decontestualizzata e magari ripensando a chi fosse Galliani una volta, pare abbia creato qualche mal di pancia ai componenti del Comitato Ordine e Sicurezza di Parma, riunitosi ieri per analizzare la domanda del Como di poter usare temporaneamente il Tardini: nessuna ingerenza del Palazzo, del quale l’ex plenipotenziario rossonero (Leonardi s‘incazzava, ma quando gli appiccicai quel nomignolo mi ispirai proprio a Galliani) è ormai un semplice inquilino lontano dalla stanza dei bottoni.

Certo, come fatto presente dall’emissario del Parma Calcio durante il consesso, al club e alla confindustria del pallone, in effetti farebbe anche piacere poter dare una mano a una società in difficoltà, considerando che tra pochi mesi, come tutti loro ben sanno, lo stesso club Crociato potrebbe trovarsi in analoga situazione, per via della scelta di radere al suolo il Tardini, dovendo emigrare, tuttavia dinnanzi alle evidenti ragion di stato locali, pur immedesimandosi nelle problematiche dei lacustri, ha preferito non calcar troppo la mano, lasciando che le cose andassero come era naturale che fosse.

Il Como al Tardini non c’ha da giocà, era sostanzialmente quanto il responsabile in capo della sicurezza sul territorio – il sindaco Michele Guerra (che, risponde in prima persona per le proprie decisioni al riguardo, vedi quanto capitò a Chiara Appendino, ex sindaco di Torino, condannata  a 1 anno e 6 mesi dalla Corte d’Assise di Appello per i fatti di piazza San Carlo, quando la sera del 3 giugno 2017, si scatenò il panico tra la folla che seguiva su un maxischermo la finale di Champions League Real Madrid-Juventus) aveva fatto sapere ai convitati prima ancora che si riunissero. E, ovviamente, nessuno gli è andato contro, proprio perché il suo parere pesa più di altri, per via delle conseguenze di cui sopra…

Anzi, è stata l’occasione per mettere, per l’ennesima volta, il dito nella piaga sulle problematiche che comporta lo stadio incastonato in centro città: e se queste si cerca di superarle alla bene meglio, nonostante il pressing contrario dei comitati interessati, per accontentare i tifosi del Parma, giacché la squadra cittadina blablabla, chi ce lo fa fare di raddoppiarle per dare ospitalità al Como?

Così facendo, però, si perdono delle opportunità: per la precisione le perde il Parma Calcio prima di tutto, giacché, una volta tanto, anziché dover far mettere mano al portafoglio al proprio ricco proprietario, si sarebbe potuto farlo fare agli altrettanto (anzi, secondo le classifiche ben di più) fratelli Robert Budi e Michael Hartono, in quanto i soldi per l’affitto li avrebbe incassati KK (non che ne abbia bisogno, beninteso, ma è bene anche nel calcio ragionare per costi/ricavi, in quanto prima o poi viene la cistite e risulta più difficile irrorare pioggia dorata a sanare i conti), anziché spenderli tra canoni di locazione e manutenzioni varie, fatte risparmiare al Comune. Anzi, la Serie A comporta lavori di adeguamento infrastrutturale sia all’interno che all’esterno dell’impianto, ed ovviamente si cerca di scaricarli su Krause, il quale, peraltro, non ci risulterebbe essere ancora così entusiasta di fare il mecenate regalando alla città un mega impianto…

Un favore agli Hartono per lo stadio, magari, avrebbe potuto creare canali di dialogo tra le due ricche proprietà, che si trovano ad affrontare (appunto quelle dello stadio in primis) problematiche similari: non va poi taciuta una certa simpatia ricambiata a livello di tifoserie, anche per via di striscioni apprezzati che potrebbero magari sfociare pure in un gemellaggio.

Ma sia chiaro: il problema non è il Como, quanto le squadre (le medesime del Parma) che ospiterebbe, perché un conto è far digerire ai residenti una volta a campionato certe orde di tifosi, un conto è raddoppiare. Possiamo così, magari forzando un po’ la mano, sostenere, come abbiamo fatto nel titolo, che Guerra “cede” al Comitato, perché il non volerlo disturbare oltre, appare piuttosto palese, al di là di altre valutazioni che si sarebbero potute fare circa l’opportunità di essere inclusivi coi Lariani.

Peraltro, così facendo, violano la par condicio, in quanto, nella stagione 2019-20 – come avevamo già ricordato nel nostro precedente articolo a tema, il primo sul territorio, da noi pubblicato martedì 14 maggio – l’Ennio per due partite fu la casa dell’Atalanta: per cui perché allora si disse sì agli orobici e oggi no ai comaschi? Di solito quando si crea un precedente, poi lo si reitera, mentre in questo caso no. La differenza, forse, sta nel contesto: all’epoca si era lontani dalla ridda di polemiche suscitate dal radicale progetto del nuovo Tardini, mentre oggi si è nel pieno della dialettica al riguardo, per cui l’argomento diviene tabù per non rinfocolare oltre la diatriba.

Incassato il no da Parma, a chi si rivolgerà il Como? Ieri La Provincia aveva provato ad ipotizzare Piacenza, ma lo stadio Garilli non è omologato, e non potrebbe certo esserlo entro la data perentoria del 4 giugno 2024, allorquando la neopromossa dovrà indicare, oltra al restaurando Sinigaglia, quale altro stadio (coi requisiti ok) ospiterà le proprie gare interne in Serie A. La soluzione potrebbe essere il Renato Dall’Ara di Bologna, che così, prima del temporary, a propria volta potrebbe vivere una seconda giovinezza. Se no si torna al lontanissimo Friuli di Udine, volendo appunto escludere, per motivi di campanile o di ordine pubblico, gli altri impianti lombardi.

Considerato che nella stagione appena conclusa analoghi problemi degli odierni al Como li ebbe anche l’altra squadra del ramo, il Lecco, sarebbe bene che la stessa Lega Calcio (o la FIGC), al di là di emanare stringenti regolamenti, si rendesse conto dell’effettiva situazione degli stadi in Italia, perché un conto è la teoria, un conto è la pratica, un conto è il si vorrebbe, un conto è l’è. La promozione del Como non è stata improvvisa, ma ben programmata nel tempo: dunque la società non va abbandonata, ma aiutata. Il verdetto del campo dovrebbe venire prima di tutto, anche dei criteri infrastrutturali.

E allora, visto che turandosi il naso, poiché pecunia non olet, certe partite di Supercoppa Italiana si sono disputate in paesi arabi, perché non concedere ai lariani la ragionevolissima possibilità – suggerita da Sky – di giocare nel (relativamente) vicino stadio Cornaredo di Lugano? La scusa per il no è che sarebbe uno stadio estero, ma forse non lo era lo stadio dell’Università Re Sa’ud di Riad, sede di Supercoppa Italiana 2023? Quante volte il Giro d’Italia, anche per prestigio, ha varcato i confini esteri? Noi, come sempre, tifiamo per il buon senso. Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

7 pensieri riguardo “GUERRA “CEDE” AL COMITATO: NIENTE TARDINI PER IL COMO

  • I liegiedi soffrirebbero troppo con impegni settimanali al Tardini e anche il consumo di acqua per gli scarichi dei cessi causerebbe a Zurlini alcunem preoccupazioni

  • nicolò gazzi

    L avranno fatto per non mettere ulteriore benzina sulla brace ,per evitare di riaccendere il fuoco del comitato ,che ormai ,si è messo L anima in pace per il nuovo tardini,raddoppiare addirittura non avrebbe avuto alcun senso in questa ottica

  • Si, ma quanto avrebbe portato di incassi il Como al Tardini? Già il Sinigalia è sempre stato mezzo vuoto da quel che ho visto quest’anno. Figurarsi venire ogni domenica da Como a Parma.

    • Ci va Caressa, la Parodi e qualche milanese benestante che risiede sul lago

      • Ci va anche clooney

  • Federico C.

    Gentile Direttore,

    Sia, per cortesia, un pochino più esplicativo nel descrivere la volontà presidenziale dello stadio.

    Cordialmente

    • Salve Federico,

      la volontà presidenziale mi è ignota, essendo piuttosto imperscrutabile (inscrutable).

      Nonostante ciò nelle prossime ore mi cimenterò in un nuovo pezzo riassuntivo sulla situazione Tardini. Non penso domani, che in agenda ho un altro tema piuttosto caldo che ormai è ora che tiri fuori, ma piuttosto dopodomani, salvo accadimenti di attualità.

      Cordialmente

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