IL DISTINTO, di Riccardo Schiroli / NON HO IDEA COME SARA’ IL PARMA CHE VERRA’
(Riccardo Schiroli) – Approfitto del finale di stagione per ribadire un concetto che, tra le righe, ho spesso esplicitato durante le varie puntate de Il Distinto: gli allenatori sono tutti risultatisti. Nel senso che un allenatore mette in campo la squadra nella maniera che ritiene gli possa dare più probabilità di fare risultato. Non esiste un allenatore che si direbbe contento di aver perso pur avendo “giuocato bene”. Ci sono viceversa molti allenatori che sbagliano i calcoli e mandano la squadra allo sbaraglio.
Ricordo un Nevio Scala d’annata a Torino con la Juventus cambiare modulo sotto 0-1 alla fine del primo tempo e perdere 0-5. E c’è il recentissimo caso dell’Atalanta di Palladino, cha decise di affrontare il Bayern Monaco giocando sui duelli individuali e ha finito con il prenderne una caterva.
Ci sono anche gli allenatori come Cata [Pecchia]. Che credono al PA Announcer del Tardini e alla curiosa teoria che “questi sono giocatori che faranno meglio in Serie A che in Serie B” e che ha rifiutato di prendere atto del fatto che il suo Parma fosse più scarso di quel che pensava lui. E una volta esonerato, ha detto pubblicamente “non mi è stato dato il tempo”.
Ci sono infine gli allenatori realisti. Come Cuesta. Che resosi conto di aver una squadra tecnicamente piuttosto povera, ha puntato sull’organizzazione, sulla capacità di cavare il classico sangue dalle classiche rape (massimizzare il peso delle palle inattive) ed evidentemente ha fatto abbastanza breccia nella mente dei suoi calciatori. Questo al netto del fattore CdC [Culo di Cuesta] che ha avuto un certo peso sull’andamento della stagione e che (dobbiamo esserne consapevoli) non è affatto detto che sia replicabile.
Come sia possibile discutere Cuesta, onestamente mi sfugge. Infatti, quando si è sparsa la voce che le strade tra lui e il Parma si sarebbero separate, e alla luce di certe mezze frasi attribuite a Paolone [Cherubini] avevo pensato più a una richiesta di adeguamento economico. Quella sì, l’avrei considerata seccante. Un contatto pluriennale, secondo me, si discute solo quando si inizia l’ultimo anno dell’accordo.
Ho spesso detto che a vedere il Parma di Cuesta non mi sono divertito. Ma terrei anche a precisare che trovo inappropriata la convinzione che il calcio sia una specie di videogame nel quale l’allenatore ha il joystick e muove i giocatori come vuole. Fin Conte Antonio da Lecce, tra gli allenatori con l’ego più ipertrofico che ci siano in circolazione, ha spesso detto cose tipo: “Io posso dare tutte le indicazioni che voglio, ma è il giocatore che deve essere convinto che può riuscire a metterle in pratica.”
Voglio dire: non si può sostenere “il calcio migliore è quello basato sul possesso palla” in astratto. Se si vuole quel tipo di calcio, servono calciatori tecnici. Se si ama andare sul fondo e fare cross, bisogna riempire l’area. I cross non si trasformano in gol da soli. Ci vuole un‘idea, poi si devono cercare i calciatori per assecondarla.
Se fossi nella stanza dei bottoni del Parma, prima di mettere in dubbio Cuesta, sarei più preoccupato di capire per quale ragione i miei scout hanno valutato giocatori da Serie A i vari Sorensen e Ordonez. Che dovevano essere rinforzi di primo piano. Mi interrogherei su che ruolo può avere un giocatore come Bernabé ed imposterei il mercato per metterlo nelle condizioni migliori. O meglio, sarò onesto con voi, penserei a chi può prendersi Bernabé e a quanti soldi mi può dare.
Allo stesso tempo, se fossi Cuesta saprei benissimo che la frase “resto solo se mi rinforzano la squadra” non vuole dire nulla. Tutti partono per rinforzarsi. Come tutti partono per vincere. Non tutti ci riescono. A vincere, poi, di norma ci riesce solo uno. Mi viene anche da dire “quante altre offerte avrà mai, StraCuesta”. Ma immediatamente mi ricordo che Chivu, dopo essersi salvato all’ultima giornata, e certo non incantando ad Empoli, dove gli sarebbe bastato un pareggio, ha ricevuto un’offerta dall’Inter e l’ha accettata. E, incidentalmente, ha anche vinto scudetto e Coppa Italia.
Il Parma “che verrà” non ho proprio idea di come sarà. Ma sono certo che una società che ha i ricavi potenziali del Parma deve affacciarsi al mercato con la consapevolezza che qualche cessione eccellente va sempre messa in preventivo. E, soprattutto, che il conto economico va tenuto in equilibrio.
In questo periodo dell’anno sui giornali e sui social è tutto un fiorire di ipotesi di budget di mercato. Nessuno considera che una società si può tranquillamente rovinare pescando nel mercato dei “parametri zero” e accumulando un monte stipendi che eccede la ragionevolezza (ovvero il 70% del fatturato). Mentre un mercato anche costoso, ma che prevede il saldo di quanto dovuto in diverse stagioni e porta calciatori con contratti pluriennali, ma la cui somma non ecceda il parametro del 70% del fatturato, è quello che si suol dire “sostenibile”.
Come membro di quel pubblico del Tardini che, come sostiene Andrea Schianchi della Gazzetta dello Sport, “ha il palato fino come quello del Teatro Regio”, dico che la cosa che mi interessa di più è che il Parma rimanga in Serie A. Certo, mi piacerebbe anche vederlo tirare in porta un po’ di più. Ma non si può avere tutto dalla vita…
A proposito del palato fino: una volta ero a una prima del Regio per servizio. Mi stavo aggirando nel foyer, quando ho carpito un dialogo tra 2 elegantissime signore. Il tono era questo:
– “Che noia, però. Non capisco niente…:”
– “Eh, purtroppo questa è la Manon Lescaut, quella in Francese”.
Palato fino. La signora confondeva la Manon Lescaut di Jules Massenet (l’opera effettivamente rappresentata) con la Manon Lescaut di Giacomo Puccini, che ha un libretto in Italiano, ma sempre Manon Lescaut è. E, per la cronaca, dell’opera di Massenet esiste anche un libretto in Italiano.
Quando nei dintorni del posto 73, fila 25, della Tribuna Centrale Est sento parlare di “braccetti” e “partenza da dietro” ed “esterni dal piede invertito” e di “non facciamo abbastanza densità” mi viene sempre in mente quella serata all’opera… Riccardo Schiroli
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