LE GRANDI OPERE, TUTTI (I RITARDI DE) GLI UOMINI DEL PRESIDENTE
(Gmajo) – La scorsa settimana, tramite una video intervista concessa a Vanni Zagnoli – giornalista reggiano specialista in costume (a parte, quando se lo leva quando fa la doccia…) e qualche anno fa premiato dall’USSI, Unione Stampa Sportiva Italiana – in occasione delle premiazioni di Natale in Vetrina Crociata, abbiamo avuto modo di conoscere origini e formazione di Luca Martines, Managing Director Corporate del Parma Calcio 1913.
Propaganda e contropropaganda, però, non riguardano solo le guerre, ma si possono adattare a qualsiasi tipo di divulgazione: non è dunque un caso, se, al Parma Calcio, era stato conferito, nel novembre scorso, il premio per la miglior Comunicazione legata al progetto del nuovo Stadio di Parma, nella splendida cornice del Saint Joseph Resort di Salerno, nell’ambito della 12esima edizione del Festival del Calcio Italiano, nella serata dedicata agli “Sport Marketing Awards”.
A ritirare l’ambito riconoscimento, attribuito dalla giuria presieduta da Donato Alfano, erano presenti l’Head of Press Office and Communication Fabrizio Cometti (che, un mese prima, Ottobre 2023 aveva già ricevuto, presente il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, nel salone d’onore del CONI a Roma, dal Presidente Giovanni Malagò, l’altrettanto rinomato Premio Scopigno che lui aveva generosamente allargato alla squadra invisibile) e l’Operations Director Stefano Perrone che hanno raccontato il percorso che ha accompagnato la realizzazione del progetto del nuovo Stadio di Parma sotto l’aspetto tecnico e comunicativo. E, datosi che l’area comunicazione rientra tra quelle dirette da Luca Martines, tale premio, di diritto, appartiene anche a lui, soprattutto a lui, del resto conoscitore dei segreti della propaganda e contropropaganda.
Ma dalla propalazione con annunci ad effetto – valsi i premi di cui sopra – bisognerebbe passare ai fatti concreti, perché il padrone della vigna (stiamo mischiando un po’ le parabole, ma almeno c’è attinenza con l’altra attività italiana del presidente) preferisce gratificare chi meglio sfrutta i talenti ricevuti. Ed il passaggio tra il dire ed il fare non riguarda il solo Stadio Tardini, ma un po’ tutte le grandi opere per le quali l’imprenditore americano non ha lesinato risorse.
Peccato che sia di pochi giorni fa (a meno di un mese da quella chiacchierata) l’indiscrezione, non smentita dal club, che sia stato proprio la Società a chiedere una proroga per la ritardata presentazione della documentazione, con conseguente slittamento dell’esame da parte della Conferenza dei Servizi (poi, però, non prendiamocela con la burocrazia italiana…) e, di conseguenza, dell’inizio dei lavori, con la scadenza del cantiere estivo clamorosamente bucata.
Non tutti i mali vengono per nuocere, tuttavia, perché grazie a questo contrattempo, la prossima Serie A si potrà giocare allo Stadio Ennio Tardini e non in esilio a Piacenza (dove, peraltro, i locali ultrà han fatto sapere che non saremmo ospiti graditi) o altrove, evitando di disperdere l’entusiasmo che Fabio Pecchia e i suoi calciatori stanno infondendo in una tifoseria che ne aveva proprio bisogno dopo tre anni di delusioni assortite.
Certo, lo affermo col senno di poi, ma, se non fosse stato ritirato, senza degnarlo di uno sguardo, l’iniziale progetto più snello, avanzato dalla proprietà parmigiana, in questi tre anni di purgatorio, il New Tardini sarebbe già stato fatto, pronto per ospitare, al momento giusto, la massima serie, senza le complicanze di pensare a suicide migrazioni di massa o a dispendiosi stadi provvisori, di cui ci si è fatti fuggir dal seno l’idea, senza che ci fosse uno straccio di studio preventivo sul dove-come-quando farlo.
Nella stessa intervista a Guglielmo Trupo, Luca Martines, a proposito dei lavori al Centro Sportivo di Collecchio, aveva anche affermato: “Senza nasconderci, devo dire che il progetto Stadio ha preso più tempo. Avevamo questa urgenza. Il team che si dedica allo stadio è lo stesso che si dedica al centro sportivo. Avevamo necessità di sbrigare situazioni relative alla Conferenza dei Servizi, ma con il nuovo anno vi dico che prenderemo in mano anche questa situazione per ripartire più veloce“.
Come osservato nel paragrafo precedente, però, nonostante tutte le forze profuse, sul fronte Stadio si registrano rallentamenti, così come non palesa alcun tipo di avanzamento quel “centro di eccellenza dove si possano forgiare i futuri campioni sportivi e che possa basarsi su dei valori quali la performance sportiva, l’inclusività e la comunità energetica”, di cui, come da notula d’annunzio ufficiale e presentazione del 14 marzo 2023 del Masterplan del Centro Sportivo di Collecchio che “è la nostra casa e dove ci alleniamo. Questo progetto risponde all’idea e a una visione di lungo termine del Presidente Krause e del Club.”
La visione è di lungo termine, certo, peccato, però, che in attesa dell’avveniristica struttura con 24 campi, o 16, o 12 (parafrasando un noto striscione dei Boys: “Con il Centro Sportivo non si capisce cosa volete fare”) tutto sia ancora in alto mare.
E la struttura, da anni, è fatiscente e bisognosa di ritocchi: ci ha messo il carico pure il sindaco di Noceto Fabio Fecci, che, in occasione della inaugurazione dell’Hub (non vaccinale) del Parma Femminile, nel suo territorio, ha affermato, come riporta la Gazzetta di Parma: “Abbiamo tutto il settore femminile del Parma Calcio, l’Under 16 e l’Under 17 maschile. In futuro potremmo accogliere anche la formazione Primavera…”.
La Primavera (maschile), come noto, gioca sul campo centrale in erba naturale del Settore Giovanile al Mutti Training Center di Collecchio: se non per i lavori, potrebbe emigrare a Noceto in caso di promozione in Primavera 1 (temiamo dopo i play off, perché difficilmente la capolista Cremonese, che ha 12 punti in più, perderà terreno): al di là dell’illuminazione posticcia, a Collecchio manca totalmente una copertura ed una tribuna attrezzata per giornalisti e operatori.
Infine, sempre a Trupo, Martines ha svelato, con un giro di parole, che, di fatto, a decidere come ristrutturare il training center tocchi al suo omologo (managing director) lato Sport, Roel Vaejens: “Stiamo facendo delle riflessioni sulle richieste dell’Area Sportiva, quella che sostanzialmente guida questo progetto“. Ma nella tentacolare organizzazione del Parma Calcio targato Krause ci sono anche altre professionalità internazionali arrivate allo scopo di valorizzare le strutture e studiare come procurarne ricavi.
Ad aprile 2023, poi, ci fu grande fanfara per l’acquisizione, da parte del tycoon del “building” noto come Centro Direzionale Parmalat. “E’ una sfida epocale, il crac è una ferita mai rimarginata, che ha lasciato tracce nella comunità. Da quelle macerie ripartiamo: il valore aggiunto saranno la fruibilità degli spazi e l’impatto sulla mobilità sostenibile, ambienti dedicati a giovani e scuole”. Ma anche in questo caso, nove mesi dopo, la gestazione non ha ancora partorito nulla. Forse un topolino… Gabriele Majo

















È’ evidente come KK non abbia ancora trovato un ‘Pecchia’ per la parte gestionale. Ed è un problema. questo aspetto alla lunga e’ importante quanto la parte sportiva. come scrive il Direttore, i milioni e milioni spesi in questi anni da Krause per studi e consulenze, acquisti di ettari di terreni e palazzine, l’acquisto della franchigia femminile e lauti compensi per una folta schiera di manager, non hanno portato ancora a niente di concreto. Al di la’ di dichiarazioni roboanti, chi doveva mettere a terra questa volontà di crescita infrastrutturale, non e’ riuscito a definire nessun progetto. Dallo stadio Tardini allo stadio temporaneo, dalla sistemazione giovanili e femminile al centro Parmalat. Non c’è nulla che abbia preso una forma progettuale definitiva e/o una calendarizzazione lavori. Soltanto una tendopoli – pardon un hub – è stata realizzata, per sistemare, o meglio dislocare in qualche modo, le decine di persone in più arrivate a Collecchio negli ultimi 2 anni per il calcio femminile. Un topolino, appunto. Per carità, dare la colpa alla burocrazia italiana ci sta, ma è un po’ cacciare la palla in tribuna. La sensazione dall’esterno e’ che manchino idee chiare e la capacità di tradurle in opera. Ma che soprattutto manchi esperienza specifica. Che esperienza ha il management del Parma sulle infrastrutture? Quanto è abituato a interagire con le macchine burocratiche locali? La risposta e’ zero. E al di la’ delle figure apicali, risulta che a Collecchio ci sia un continuo via via di figure manageriali , dal marketing al branding alle risorse umane, con un altissimo tasso di turnover e pochi referenti certi e continui per gli interlocutori istituzionali. L’impressione dall’esterno, mi perdoni direttore, e’ che a questo corpaccione importi poco della realizzazione effettiva dei progetti e del futuro del Parma, ma miri di più ad auto-tutelarsi e conservarsi sin che e’ qui’ a prendere lo stipendio, buttando spesso la palla avanti rispetto ad alcune contraddizioni. Non so quanto il patron che per quanto faccia visite frequenti risiede sempre a 8.000 km di distanza, ne sia pienamente consapevole. Perché se si va a spulciare i bilanci del Parma e’ qui’ che c’è la vera anomalia. Al di là dei costi sportivi, il Parma spende per la struttura manageriale più di tante squadre in posizioni nobili in Serie A e non c’è segnale che gli investimenti vadano a frutto. La mia paura e’ che Krause, che in base a quanto annunciato si attendeva almeno la partenza dei lavori su stadio e centro sportivo già questa estate, si senta preso per i fondelli, visto che nessuno dei due cantieri partirà a breve e dato che “non si capisce” ben cosa i manger vogliano fare e possa maturare una forte frustrazione verso Parma e il Parma. Che ne pensa?
Buongiorno Franco,
riporto le considerazioni di un mio ex collega (illuminato): “KK come tutti gli americani guarda solo ai numeri e non al processo. Mentre per me il processo è essenziale per il risultato. Infatti io sono un povero sfigato e lui un imprenditore di successo…”
Già: il processo. Se, lato sport, una quadra la si è – dopo molto tempo – trovata, grazie, come osserva Lei, più al buon senso e alle capacità di Pecchia, viceversa lato corporate i (non) fatti sopra evidenziati ci fanno capire che ne siamo ancora lontani.
Ci si può porre il forse ozioso interrogativo se sia nata prima la gallina che l’uovo, ossia, quante responsabilità sono del datore di lavoro che sceglie determinati manager apicali, salvo poi cambiarli con la frequenza di un autobus nell’ora di punta, oppure quanto siano adeguati loro ai compiti assegnati. Esiste, comunque, un file rouge, che incatena un po’ tutti gli apicali…
Non è urbano che, in questa sede, proceda oltre nell’esprimere giudizi su professionalità con cui ho avuto a che fare fino a pochi giorni fa, posso aggiungere, rispetto a quanto già tanto detto nell’articolo, che chi percepisce – come sottolinea lei – emolumenti da top club di serie A, abbia gli attributi per contraddire anche chi ci metti i soldi, senza dimenticare che forse è proprio quello che si aspetta da lui. Certo, bisogna anche saper essere democristiani il giusto, una volta concavi ed una convessi, ma se si ha la consapevolezza che il capo insegue utopie, beh, anziché lambiccarsi per accontentarlo a tutti i costi, si avrebbe il dovere di saperlo ricondurre sui binari della realtà. E, a scendere, il discorso vale pure per i quadri. E per il mobilio.
Mi chiede, infine, se l’investitore possa esser frustrato dal sistema Parma o per le prese per i fondelli (dice lei) dei suoi primi sottoposti. Mi verrebbe da rispondere, senza voler osare lesa maestà, che chi è causa del suo mal pianga sé stesso: come osservavo prima la scelta dei top manager è sua, il fatto, poi, di affiancarli con altri cammin facendo, attraverso la sovrastruttura del gruppo, è un altro. Il Parma di oggi è ipertrofico e questo è un problema che andrebbe tenuto presente tra le mille più o meno utili considerazioni che fanno istituzioni e cittadini: solo l’attuale proprietario è in grado di sostenerlo, continuando ad immettere risorse proprie, perché, al di là di fantomatiche tabelle – che si basano su punti di partenza irreali, immaginarsi quelli di arrivo… – i ricavi sono quelli che sono ed è razionalmente difficile che possano aumentare, anzi, visto il discorso in atto della SuperLega, c’è il concreto rischio che diminuiscano (il riferimento è ai diritti televisivi, che restano la principale fonte di entrata). Vero che tra burocrazia, comitati e classe politica un po’ così, Mister X potrebbe stancarsi e dire: sapete cosa c’è? me ne torno al mio paesello, ma è altrettanto vero che lui per primo non si è sforzato di capire il territorio che lo ospita, agendo con un atteggiamento tipico di chi ci mette la pila e la controparte (il Comune, oh yes) lo ha lasciato fare, assecondandolo sempre in tutto, solo perché non avendo soldi pubblici da investire, andavano sfruttati quelli del privato.
Cordialmente
Ciao Gabriele, mi permetto questa confidenza perchè credo che il rispetto verso gli altri non risieda nel come ci rivolgiamo loro ma quanto siamo onesti nel farlo, e poi tutti quei noiosi salamelecchi infastidivano anche Tina Pica in alcuni dei suoi film. Sono in linea di massima d’accordo su tutte le argomentazioni relative a chiarezza dei progetti, capacità, anche empatica, di scegliere collaboratori, punti di partenza irrealistici “ogni anno porteremo tre o quattro dei nostri migliori giocatori dalle giovanili in prima squadra” … se tà bé. Penso anche che il fatto della comprensione del territorio, posto che ve ne sia stata l’intenzione, non risulta sempre semplice, anch’io talvolta stento a comprendere … “cose nostre”, e vero anche però, che con questi piccoli ritardi e titubanze assortite pare voglia mettersi in pari con l’italico modo di fare. Detto questo avendo notato il riferimento ad una citazione del compianto Massimo Zannoni, non mi dispiace raccontarti che sono stato uno dei suoi tanti studenti ed il nostro rapporto proseguiva anche al di fuori delle mura scolastiche, servii piacevolmente alcune sue necessità grazie ad alcune mie doti grafico artistiche o presunte tali, e vi era una certa empatia, difficile da non trovare con Massimo. Di tanti insegnamenti che possa avermi insegnato ricordo però quello che non mi ha mai impartito in modo esplicito ma che, semplicemente, praticava nel vivere quotidiano. Non fermarsi alle apparenze, non affrettare i giudizi, anche di fronte ai casi apparentemente più netti, ed in assenza di serpeggiante mala fede, concedere la possibilità di commettere errori dai quali ripartire. Poi ci sta ch’ al sia proprja un cojón … a presto.
Gabriele, sul lato Corporate mancano nell’elenco alcuni. Ma non credi che sul lato Corporate (Irpef non pagata), acrobazie nelle campagne abbonamenti, ritardi nel progetto stadio ci sia gente non di parma che sia lì perché ha fatto di tutto per diventare amica personale di Oliver più che per delle reali capacità personali? Credo che i KK siano circondati da lecchini e nemmeno loro si rendono conto che il lato Corporate è allo sbando, in particolare sul progetto stadio. Ripeto, nell’elenco dell’articolo manca certa gente.
Presto molti si accorgeranno della perdita senza di te e voglio proprio vedere cosa certe ragazzine e qualche ragazzo dalla folta chioma partorirà: è vero magari non sai usare software per foto ma sai fare belle interviste, usi a fare foto un cellulare vecchio ma dai grandi idee per i tifosi. Senza di te saranno orfani di idee.
Dal lato finanziario, progetto stadio, marketing, commerciale e quindi tutto il Corporate il Parma presenta molti problemi nei suoi uomini e donne.
Mah che non sappia usare software per le foto non è poi così vero… Ma al di là di questo, non credo che in Gazzetta Rinaldi debba saper fare anche il tipografo… Io ho sempre interpretato il mio ruolo, pur di responsabilità, mettendomi in gioco in prima persona anche in modo operativo, con una definizione di cui vado orgoglioso: di bosco e di riviera (o scogliera).
Siccome si stava parlando di grandi opere, il riferimento alla divisione corporate era fisiologico, ma, anche se quest’anno stiamo avendo soddisfazioni, non dimentichiamoci che anche lato sportivo abbiamo avuto forti delusioni e comunque un ampio turn over, segno che anche questa divisione ha avuto i suoi problemi… A questo punto, forse, si può anche provare a risolvere il famoso enigma dell’uovo e della gallina… E la soluzione sta in un noto modo di dire della vecchia saggezza italica…
Si ma guarda che io sono un majonista della prima ora.
Il discorso che facevo è che nell’area corporate ci sono tanti lecchini di oliver e certe dinamiche non le ha nemmeno viste.
Inoltre i ritardi dell’IRPEF, lo stadio Tardini nuovo credo siano colpa di gente inadeguata al ruolo, e soprattutto del tutto sconnessa col territorio
In sostanza è tutta una enorme cannella. Il centro sportivo, lo stadio, i nipotini. Come sempre quando si parla di “progetti”. A me la parola “progetto” nel calcio fa venire solo a sentirla un prolasso anale. Nel calcio conta solo comprare giocatori possibilmente forti funzionali al wend successivo e vincere le partite. Punto. Il resto sono tutte stronzate. Auguriamoci che almeno lo stadio sia portato bene o male avanti (anche se capisco che la poesia della cerata gialla, degli stivali da pesca verdi e del Borghetti piacciano) perchè di qui a qualche anno arriveranno anche qui i fondi sovrani sauditi con soldi veri e tanti e prenderanno solo le società che avranno lo stadio.
Caro Gabriele, grazie. Mi fa piacere la citazione. So che lei, so che voi, di stadiotardini.it mi seguite e mi apprezzate, al netto del mio strepitare per quanto vivo in troppi contesti.
Magari non titolo ma spesso cito Majo.
Ora lo rivedo, quello dei bei tempi. La puntura dell’ape, Majo, come a Bar sport, 20 e passa anni fa, circa.
Non condivido, magari, dovrei studiare tutto per poter giudicare se Majo esagera o meno, però mi piace l’idea che ritorni l’arrembante che fu mio ispiratore, anni fa.
Sì, su vannizagnoli.it mi sono ispirato al maismo, all’Ennio.
Ancora, qualsiasi cosa mia le piaccia, mi fa un regalo.
Certo non accetto il no alla sua storia. Che facemmo, è fra i 18mila video perduti.
Ieri sera ero a Langhirano per Majo!
Ho sempre visto la struttura del Parma come troppo burocratica e grossolana. Ci sono tutta una serie di nomi con deleghe altisonanti, ma alla prova dei fatti basterebbe una cosa del genere:
– Presidente;
– AD;
– DS
– Responsabile are sportiva
– Responsabile settore giovanile
Dimenticavo il responsabile del settore femminile
La struttura del Napoli campione d’Italia è: De Laurentiis, quella della Lazio è: Lotito. E riescono bene o male a metterlo ogni tanto nel gnao alle tre strisciate.
Meditate gente meditate.
Ieri sera da Ferraguti Bosi ha chiarito qualcosa ed è riuscito a iniziare e finire un discorso comprensibile e compiuto o la solita aria fritta incomprensibile? In soldoni ha detto qualcosa per cui valesse la pena ascoltarlo? Temo di no
Buonasera Dottor Majo sono Fabio Ferrini mi fece un intervista anni fa a Pietrasanta in occasione di un amichevole Parma Contro Esperia Viareggio 1-0 gol di Pelle’ ci sono degli inevitabili ritardi x tutte queste opere! Però sto leggendo tanti commenti di tifosi che sarebbero ripartiti volentieri dalla serie D. Forse è tutta gente che non apprezza il lavoro di questa società e non sa godere di questa splendida stagione. Comunque ci siamo conosciuti anche a Levico terme. Distinti saluti è sempre Forza Parma!💛💙💛💙💛💙💪💪💪
Buonasera dott. Ferrini,
è grande motivo di orgoglio (cit.) per me vedere che ci sono persone come lei che si ricordano con piacere di episodi di qualche anno fa: segno che con semplicità e buon senso si può lasciare un buon ricordo.
Sul fatto che ci siano dei nostalgici della serie D, direi che non mi pare: forse un solo commento in questo senso mi pare di aver letto negli ultimi tempi, e in generale, magari complice anche la buona congiuntura di risultati, non mi pare di scorgere mancati apprezzamenti per l’attuale società.
Cordialmente