venerdì, Agosto 21, 2026
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / UN NUOVO PARMA O UN PARMA NUOVO?

(Gianni Barone) – Come prima o più di prima assistiamo ad un qualcosa di nuovo, quasi di stupefacente. Senza che nessuno se ne sia accorto, sta avvenendo a Parma, e al Parma, qualcosa non di rivoluzionario – quelle, le rivoluzioni nel calcio come nella vita avvengono di rado -, ma di stupefacente e cioè per aver un nuovo Parma, una squadra che sappia esprimere un gioco diverso – che sia poi migliore non sarà certo scontato saperlo o scoprirlo ora – non si ricorre al cambio della gestione tecnica, come avviene in tutte le migliori e peggiori (per indole) famiglie del pallone, cambiando o esonerando l’allenatore (o «head coach» come viene nella notula chiamato Carlos Garcia Cuesta (invertendo rispetto alla dizione di Majo, Carlos Cuesta Garcia), nel nuovo organigramma tecnico del club, appena diffuso), ma intervenendo su buona parte dei componenti dello staff, come ampiamente descritto, in anticipo, da StadioTardini.it per mano del nostro attento e scrupoloso direttore.

Cambiare tutto per – gattopardescamente – non cambiare niente? No, in questo caso, cambiare solo una parte dei tecnici proposti nelle varie aree di competenza per cambiare tutto l’impianto e l’idea di gioco che nonostante abbia concorso alla realizzazione degli obiettivi stagionali, non ha soddisfatto, forse non solo esteticamente, il gusto di chi sta nei vertici apicali della società o forse solo direttamente nella proprietà, vogliosa di volere vedere e pretendere qualcosa di nuovo o di meglio (anche se le due prospettive non sempre potrebbero coincidere) dalla squadra sul piano del gioco appunto.

In soldoni, l’allenatore o coach è quello che è, va bene o andrà bene, a patto che cambi qualcosa se non tutto nella mentalità e nella filosofia: siamo agli estremi dei due concetti, di come si vuole intendere il calcio da praticare nell’ormai imminente stagione. Fiducia non incondizionata, quindi, anzi tutt’altro, a quanto pare: tutto va bene, tutto è stato bello, però se si vuole continuare, bisogna farlo in modo e con modalità strategiche, oltre che tattiche e tecniche, diverse. Quindi, «conditio sine qua non» da cui non ci può discostare e da cui non si potrà sgarrare, pena, facile immaginare cosa nel corso del campionato potrebbe intervenire, per dare una scossa, una mossa, una scusa.

Che al momento saranno garantite sono dal robusto avvicendamento dello staff: fuori Paletta e Pasini, che offrivano l’assistenza tecnica, si presume in ottica difensiva o difensivistica per l’italo argentino, già ex Crociato come calciatore, e la preparazione atletica, che andrebbe ridiscussa e rivisitata, qualora si ricercassero performance fisico atletiche dei calciatori differenti più votate, forse – si presume sempre – ad un calcio offensivo, più di movimento e sicuramente più posizionale rispetto a quello finora espresso. Ciò che emerge da questo parziale «repulisti» in seno allo staff, sembrerebbe essere proprio questo: cioè, intervenire laddove si sono evidenziate non delle carenze evidenti, quanto delle «distonie» di scelta o di stile di gioco da proporre, al fine di non vedere più o di sicuro in proporzioni alquanto ridotte quel famigerato «blocco basso», che aveva ricevuto forse in egual misura critiche da parte di esperti e soloni della pedata, infatuati dal miraggio del bel gioco ad ogni costo, e punti utili alla classifica che ha portato ad una salvezza anticipata alla vigilia pronosticata solo da pochi pazzi audaci visionari.

Ora si resetta tutto, stando alle opinioni anche autorevoli di chi ha a cuore la causa Crociata e propende per una svolta e per un cambio non solo di solo di modulo o di sistema (che non sono sinonimi, nonostante la maggioranza li consideri ancora e sempre tali), ma una vera e propria riconversione su quei modelli e canoni di manovra che portano la squadra ad alzare il baricentro, innanzitutto, e ad occupare con maggiore frequenza la metà campo avversaria al fine di supplire a quella che è stata considerata una vera «piaga» (al pari delle tre: Etna, siccità e traffico, nell’iconografica visione dell’avvocato di Johnny Stecchino/Benigni), cioè la carenza e il basso numero di gol segnati dal primo Parma targato Cuesta.

Per ovviare al traffico (fase difensiva affollata e frutto di densità), alla siccità (mancanza di palle gol e segnature tout court), e all’Etna che erutta critiche, a più non posso, o non posto, sul gioco considerato «non fuoco o giuoco», per scarsa cura della fase offensiva dimenticata o lasciata in balia degli eventi tipo palle inattive ex affini, condita da una scarsa propensione perfino al gioco di rimessa, rappresentato da un contropiede mai abbastanza efficace e in cui non si è mai creduto. Per evitare tutto ciò, si arriva a dire con forza e con determinazione suffragata dalle scelte di staff «È ora di cambiare!», come in quella striscia anni 70 in cui il figlio urlava la frase al distratto padre che non staccando gli occhi dalla lettura del giornale rispondeva serafico «Metti Capodistria».

Identificare quale sia il «Capodistria» utile e decifrabile del Parma, passa ovviamente anche dal mercato che ancora, tra mancati rinnovi, propedeutici a cessioni eccellenti, e mancate partenze già annunciate, démodé eccellenti, da tempo, ancora tarda ad esplodere o a materializzarsi per intero o per davvero. E non basta, al momento, per soddisfare l’ansia o l’esigenza di cambiamento, avere 4 portieri in organico tutti di buon livello, un centrocampo che sulla carta può vantare i soli Nicolussi, Ordonez, Sorensen e Cremaschi, ma che si da per scontato debba fare a meno in simultanea sia di Keita che del simbolo gioia e dolori Bernabé ed una difesa che potrebbe rimanere quasi immutata (caso Delprato a parte), con un attacco in cui se non dovesse partire Pellegrino, mancherebbe solo di Strefezza, il quale pur nella gestione di un cambiamento di visione, resterebbe, oltre che funzionale, di sicuro imprescindibile, sempre che si riesca e si abbia voglia di arrivare a «riaverlo».

Questo il quadro dopo le non banali acquisizioni del portiere Daffara dalla Juve, dell’attaccante Simone Lontani dal Milan, che va a rinforzare un reparto in cui si attende il rilancio di Frigan, il cui «Oscar per la sfortuna» dovrebbe essere una motivazione sufficiente per lui e per la squadra che avrà in avanti ancora Elphege ed Almqvist (anche se la Gazzetta di Parma di ieri, non si capisce bene perché in controtendenza rispetto agli altri, lo dava in partenza…) e non di sicuro Ondrejka, se arriveranno per lui richieste convincenti sotto ogni profilo.

Cari amici vicini e Lontani, questo è quanto in attesa della metamorfosi che si spera non sia solo «kafkiana». Ma chi era questo Kafkian?, direbbe Aldo Baglio. Ma sarà un Nuovo Parma o un Parma nuovo? Meglio di quello prima? Questo è il nostro interrogativo. Non basta? Gianni Barone

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

7 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / UN NUOVO PARMA O UN PARMA NUOVO?

  • Giovanni Bellini

    Atteggiamenti più offensivi/costruttivi con qualità della rosa pari (anche se temo sarà peggiore) a quella della stagione passata è serie B certa. Ma il ragazzo spagnolo ha dimostrato di essere un volpone, gli possono affiancare collaboratori più “offensivisti” ma se gli scarponi a disposizione rimangono tali lui riparcheggierà il pulmman e solo se alla maggioranza degli scarponi verranno affiancati 2 o 3 giocatori di qualità si potranno vedere ripartenze migliori

  • Non sarà lo staff di Carlos Cuesta a cambiare il modo di giocare del Parma. Cuesta non è partito con l’idea di difendersi a oltranza, ma strada facendo ha dovuto farlo per salvare la categoria. Lo ha ammesso lui stesso: non ha proposto il calcio che preferiva, ma quello che serviva.
    Una cosa è certa: salvarsi di nuovo con appena 28 gol all’attivo è irripetibile. Serve una svolta strategica, ma per farla servono i giocatori giusti. Alla fine sono sempre loro a fare la differenza in campo e la guida tecnica deve adattarsi al materiale umano che ha. Non vedremo un novello Barcellona, d’accordo, ma speriamo di non rivedere la pochezza dell’anno scorso. La fortuna ha già esaurito i suoi bonus con i crociati.

  • L anno scorso non e’ piu ripetibile. ..nelle stesse dinamiche.tutto dipende dal mercato che gli faranno certo non penso che il parma possa lottare nella!zona calda fino alla fine visto le avversarie..ma sicuramenre non si arrivera’ a meta’ classifica e si prenderanno diversi sberloni a mano aperta….

  • Probabilmente il nostro MISTER ha grandi qualità, che in parte ha espresso lo scorso anno , prima di tutto il suo lato “aziendalista”. Cioè ha ottenuto ottimi risultati con quello che la società gli ha messo a disposizione. Quest’anno, penso io, si è potuto scegliere i suoi collaboratori, ma sui giocatori penso che debba accettare quello che la società deciderà. Penso anche che Mister Ciaralli sia un utilissimo innesto nel suo staff,perché giovane,moderno e soprattutto con tanta voglia di emergere. Chissà, magari un giorno, quando Cuesta andrà in una qualche BIG in Europa ad allenare, Mister Ciaralli sarà un ottimo sostituto per proseguire nel compito di allenare una squadra come il Parma.

  • Lorini e Rugolotto sanno quanti passi ha fatto Circati da quando ha messso piede negli Usa e quante pisciate ha fatto. Hanno elaborato un algoritmo in base al quale questi due dati fondamentali influenzano il valore di mercato del zogador. Da domani su Parma Bidè saremmo aggiornati quotidianamente a distanza di due ore da un aggiornamento e l’altro sul mercato di Circati.

  • La presunzione che lo staff sia stato scelto, o addirittura imposto, dalla Società all’allenatore anziché – come a certi livelli succede ovunque – individuato dal mister, da dove deriva? Peraltro, la parte atletica viene affidata a un ex Arsenal…
    L’ulteriore presunzione che addirittura un preparatore atletico possa essere più offensivista dell’altro da dove deriva?
    Io capisco che sia molto complicato scrivere articoli e argomentare sul Parma tutti i giorni, senza avere evidentemente grandi fonti o notizie, soprattutto in questo periodo, ma non condivido la tendenza di questo portale (linea editoriale?) a partire per la tangente con tesi ripetute come mantra fino a farle sembrare realtà oggettive quando in realtà sono basate su presupposti che sono spesso ipotesi soggettive o pregiudizi e non fatti.

    • La presunzione di venire ad infamare chi le offre gratis un servizio che non paga è davvero grave…

      E siccome di questo portale, fino a quando lei non lo comprerà, è mio, la linea editoriale la scelgo io. Lei ha la libertà di abbeverarsi alla ricca offerta a lei più consona.
      In ogni caso, come sanno bene i protagonisti dei miei racconti, le garantisco che sono molto informato, o per lo meno a sufficienza per quello che scrivo.
      In ogni caso era fattuale che nella passata stagione, dopo settimane dalla presentazione di Cuesta, il suo staff comprendeva, a differenza di quanto suole accadere in club meno lungimiranti del nostro, una componente societaria ed una componente in quota al mister. Ergo non è una bestemmia ipotizzare [non ho al momento contezze al riguardo, dunque non l’ho affermato perentoriamente, come lei erroneamente ha inteso] che altrettanto possa accadere ancora. Poi, che il preparatore sia un ex Arsenal l’ho scritto anch’io e non me lo insegna di certo Lei. Anzi, rispetto tanto codesta figura, da averne persino ipotizzato una eredità di Lacome.
      Poi, che Paletta non fosse stato confermato alla ricerca del propositivismo perduto, non lo affermo io, ma riporto quanto sostenuto da Trupo che, guarda un po’, aveva indovinato tutti i nuovi ingressi e che dunque è lecito possa averne indovinato anche la filosofia che ci sta dietro. Che l’altro componente, da calciatore professionista ex attaccante, possa curare la fase offensiva, penso sia piuttosto elementare intuirlo. Che io possa credere che sia meglio non abiurare il pragmatismo grazie al quale ci siamo salvati in anticipo è un mio diritto pensarlo e un dovere scriverlo. Che il Parma salvatosi con un mese di anticipo per 40 giorni sia stato sull’ottovolante senza certezze sulla guida tecnica per la stagione successiva è altrettanto acclarato.
      Tanto Le dovevo, mentre distintamente La saluto

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