PIGNOLERIE D’ESTATE: APPUNTI SPARSI di Fiore Di Feo
Episodio 5 – Giganti e popolino
(Fiore Di Feo) – I sedicesimi di finale del mondiale di calcio, che si sta svolgendo nel continente americano sono come un grande tabellone del gioco da tavolo “Indovina Chi?”. Da bambino ci ho giocato centinaia di volte, cercando di scoprire, tramite domande ed intuizioni, chi si celasse dietro la carta in mano al mio sfidante. La particolarità del gioco è sempre stata quella di ragionare bene su quali domande fare, senza tralasciare nessun dettaglio, per andare avanti e vincere.
Le squadre qualificate dopo questo turno non sono tutte quelle che ci immaginavamo meno di una settimana fa. I sedicesimi di finale, in un torneo mondiale, erano territorio inesplorato che presentava dei rischi. Qualche insospettabile ne ha pagato il conto.
L’eliminazione ai rigori dell’Olanda contro la Nouvelle Vague marocchina (occhio che questi, se continuano così – ieri sera hanno eliminato 0-3 il Canada, con annesse claxonate per le strade della nostra provincia ed immagino pure altrove – arriveranno a breve nella Top 3 del ranking FIFA) fa rumore, ma mai come il fracasso della caduta della Germania, sempre ai rigori, contro il Paraguay di Sanabria e del capitano Gustavo Gomez, sosia del Kaiser Mariano Troilo. La frase fatta “i rigori sono una lotteria” stride tantissimo riguardando le pessime esecuzioni di alcuni Oranje e degli eredi di Voeller, Matthaus e Brehme. La fortuna bisogna attirarla, il gesto tecnico bisogna allenarlo.
L’impressione su queste due eliminazioni è che l’esito del campo sia frutto, comunque, anche di un clima non idilliaco tra giocatori e commissari tecnici. Koeman e Nagelssmann hanno i giorni contati: chi prenderà il loro posto (per la Germania si parla di Jurgen Klopp) dovrà ricostruire un’identità persa dietro ideali personali e scelte non coerenti, rispetto al sistema di crescita collaudato di un tale bacino di talento a disposizione.
Alcune delle favoritissime hanno tribolato davvero tanto per staccare il biglietto per gli ottavi di finale. Un brutto Brasile soffre i samurai giapponesi che fanno (ovviamente) harakiri subendo gol con proprie forti responsabilità.
A Carlo Ancelotti per poco andava di traverso il sushi… Ulteriore dimostrazione come per lui sia importante, nel futuro prossimo, con l’arrivo sul tavolo del salmone norvegese servito da Haaland, mantenere fede alle origini: la cucina emiliana. Oliver Hutton esce in lacrime, sconfitto dalla sfida con i verde oro. Ma un confronto ancor più difficile lo attende: sua madre gli rivelerà, dopo quarant’anni (era ora), la relazione extraconiugale con Roberto Sedinho. Chi dimentica è complice e chi non sa di cosa parlo ha avuto un’infanzia difficile.
Zion Suzuki grande protagonista della partita. Oramai certa la sua cessione: c’è da capire soltanto quale “Pantalone” della Premier League arriverà per primo a Collecchio per ritirare la merce. Credo poco ai rumors che lo vorrebbero alla Juve, ma non si sa mai dati i trascorsi di Cherubini…
Saluta la competizione anche Circati. L’australiano di Borgo San Donnino ha la peggio contro Salah, Ziko e Trezeguet che vincono ai rigori e si regalano Messi.
La Pulce continua ad illuminare la competizione con gesti tecnici e presenza caratteriale imponenti. L’Argentina funziona se corre e se il suo “diez” ha il pallone tra i piedi. Se viene costretta a rincorrere la sfera può andare in difficoltà. Arriverà il momento in cui Lionel sarà un po’ in ombra, i suoi compagni dovranno uscire dal ruolo di comparse e mostrare personalità autonoma. Senza potrebbe diventare un problema.
Potrà essere antipatico, supponente, narciso ed egoista, ma CR7 è come 007. Eterno. “Never time to die” è la sentenza pronunciata dopo la sfida tra giganti che lo ha visto vincitore contro la Croazia di Modric. Vediamo se la sfida contro Yamal (che faccio fatica a immaginare in campo alla stessa età di Ronaldo e Messi) sarà il simbolico e definitivo passaggio di consegne da parte di un giocatore che ha segnato un’epoca e del quale spesso si trascura la perseveranza.
Harry Potter entra in questo mondiale. Come Harry (Kane) che ammaestra i leoni inglesi, spaventati dai Marabù (stregoni, nda) congolesi, e li accompagna in quota ottavi, direzione Messico, stadio Azteca, duemila metri. Come Potter (Graham, ct della Svezia), spettatore senza biglietto della grandeur transalpina in una partita a risultato già chiuso al momento degli accoppiamenti a fine girone.
Gli angoli deboli del tabellone vedono superstiti Svizzera e Colombia da un lato. Dall’altro lato il Belgio, guidato da RudiCuestaGarcia, avanza per gentile concessione del Senegal. Affronterà le stelle e strisce di Pulisic e Mckennie, la cui nazionale sta svolgendo finora il compitino apparecchiatole per tentare l’impossibile nei quarti di finale con la Spagna.
E nel Belpaese cosa si dice? Per quanto riguarda il Parma Calcio e il mercato non ho verificato se ci sono state variazioni di calendario in quelli rionali tipo Piazzale Lubiana, quartiere Pablo o Pilotta. Scusate, intendevate calcio mercato? Allora diciamo che continuano le preghiere e il pellegrinaggio al santuario dello Strefezza. Fa rumore, più a livello nazionale che locale, il fatto che la Juventus abbia ceduto definitivamente ai Crociati il ventiduenne portiere Daffara. Le credenziali con cui arriva sono quelle di chi parte alla pari con Edo Corvi, che ho sensazione dovrà sudarsi la titolarità, nonostante quanto mostrato la scorsa stagione.
Questo mondiale allargato ha dato un segnale importante attraverso questo primo turno eliminatorio. Queste competizioni saranno sempre più delle vetrine, riducendo la logica d’élite a cui eravamo abituati. L’Italia rimane in magazzino da dodici anni, non riuscendo a farsi notare neanche durante i saldi.
Siamo così orgogliosi da non ammettere l’evidenza, spostando addirittura il focus e il clamore sul fatto che un giovane come Palestra accetti di andare al Chelsea di Xabi Alonso, invece che al “porto sicuro” Internazionale Milano o che Tonali passi al Tottenham per 115 milioni di euro. Nel Regno Unito il calcio respira aria diversa. Come in Messico. Se ti ci abitui vai più forte.
Trent’anni fa gli “Elio e le storie tese” con il brano “Tapparella”, avevano già capito il destino della Nazionale.
“Ti ricordi che meraviglia
la festa delle medie?”
“Tu non vieni!”.
Non importa, sai, ci avevo judo.
Ma se serve vi porto i dischi
così potrete ballare i lenti.
“Porta pure ma non entri!”.
Brava Italia, continua così… Fiore Di Feo
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