venerdì, Agosto 21, 2026
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GNOCCAO FA GOL PER IL TARDINI, E INTANTO PER IL “TEMPORARY” SPUNTANO NOVITA’…

(Gmajo) – Dal sogno di calcare il terreno del Tardini come calciatore (aprile 2007, presidente Tommaso Ghirardi, mister Claudio Ranieri) ad avvocato difensore (toh, quella che avrebbe dovuto essere la professione di Eugenio Ghiozzi…) dell’impianto di Piazzale Risorgimento.

Nel corso di una lunga intervista esclusiva concessa nelle scorse ore a Parma LiveGene Gnocchi, su richiesta del cronista Rocco Azzali, ha espresso il suo pensiero riguardo al tema “Nuovo Tardini”:
“Io sono molto affezionato al Tardini, perché è lo stadio che ho sempre frequentato da tifoso e mi piacerebbe che possa restare questo l’impianto di gioco della squadra. Ci sono dei luoghi del cuore che sarebbe bello potessero rimanere tali, ma che, naturalmente, hanno bisogno di essere riqualificati. Io per scherzare di recente ho detto che se il Parma torna in Serie A farò l’abbonamento per seguirlo: ecco, lo faccio per andare al Tardini”.

A proposito della proprietà Krause, invece, il comico fidentino-faeintino si è espresso così: “Io sono molto fiducioso in questa proprietà, mi sembra gente molto seria. Ha dimostrato con i fatti di essere vicina alla squadra e non sta cedendo i pezzi pregiati della rosa. Io stimo molto questa società: hai detto bene, hanno avuto le spalle larghe e non si sono minimamente lasciati condizionare dalle critiche nei momenti negativi ed ora i risultati stanno arrivando“.

Che dire, in sede di chiosa? Intanto, visto anche il commento del nostro lettore LG postato ieri nell’apposito spazio sotto il nostro approfondimento a tema dopo la trasmissione Parma Europa sull’impiantistica sportiva (“Rifare lo stadio lì dove è adesso consente di non consumare nuovo suolo ed è la soluzione anche più green perché va a minimizzare la distanza degli spostamenti dei tifosi. Ogni delocalizzazione produce gli effetti contrari generando impatti negativi a livello ambientale. Inoltre avere lo stadio in centro produce ricadute positive in termini economici per le attività commerciali del centro cosa che si avrebbe molto meno in caso di uno stadio delocalizzato…”), sommato, appunto, alle parole di cui sopra di Gene, urge specificare chiaramente che, nell’odierna agenda del dibattito, non è affatto prevista la delocalizzazione dell’Ennio, scongiurata, ufficialmente, anche durante l’intero percorso partecipativo. La chiara e ferma volontà di KK è di avere la sua arena lì, dove, da cent’anni c’è il Tardini e non in altre zone della città.

E la cosa è molto positiva – per noi che ci chiamiamo StadioTardini.it ed eravamo spontaneamente nati, da un gruppo di tifosi contrari alla delocalizzazione, prima di evolverci nel presente quotidiano on line – il problema, semmai, è il come l’Ennio possa cambiare, dopo un abbattimento totale del preesistente – che non ci convince affatto (avremmo preferito, o preferiremmo, qualora ci fossero ancora i tempi per un ripensamento, un restyling conservativo) – per la realizzazione di un’opera completamente nuova, un po’ elefantiaca, che non ci azzecca per nulla con l’area che la dovrebbe ospitare.

Onde evitare gli strali del nostro sempre caustico lettore Davide, eviteremo di proporre, come qualcuno, persino più nostalgico di noi, magari vorrebbe, un ritorno allo status quo dell’immagine qui sopra (non sto scherzando: i delocalizzatori vorrebbero un Tardini aperto agli sport minori o magari alla Femminile, con il ritorno in servizio della vecchia tribuna oggi coperta dal prefabbricato anni 90, che invece sarà demolita dopo esser stata in quel modo preservata nella precedente riqualificazione, sostanzialmente quello che dall’altra parte dell’Enza è capitato al Mirabello), ma una riflessione (“Un salto nel futuro per non spezzare il filo col passato”) che un illuminato pensatore, che ogni tanto tiriamo a mano, aveva affidato temporibus illis, ad una piattaforma di confronto on line della tifoseria locale…

“Ho passato più di 40 anni sui gradoni del Tardini. Curva negli anni ‘80, Distinti nei ‘90, Tribuna dal Duemila. Conosco ogni meandro del nostro stadio, siamo cresciuti insieme. Mi piace tutto dell’Ennio. E mi rassicura poter ricordare come era ogni settore del nostro stadio – cresciuto a pezzi come i Lego – 10, 20 o 40 anni fa. Il Tardini è per me il posto del cuore.(Gene, copione…, nda). Le prime partite con mio padre, gli amici di ieri e di oggi, l’emozione delle vittorie che hanno segnato la nostra storia, le prime volte con i miei figli. In tutti questi anni ci ho passato – ho calcolato a spanne – più di 2.000 ore. E ancora oggi, ogni volta, mi sembra splendido. Lo ammiro settore per settore quando si tira a lucido ed è tutto pieno. E a me sembra più bello di Craven Cottage. So di non essere l’unico a pensarla così. Le emozioni che provo soltanto a camminare davanti allo stadio sono le stesse di decine di migliaia di parmigiani, cresciuti con l’Ennio.

Per questo una parte di me, quando si parla di ristrutturare il Tardini, pensa che basterebbe coprire le due curve, mettere a posto qualche spazio interno e via, avanti per i prossimi 40 anni. Ma è la parte di me che guarda il nostro stadio con gli occhi dell’innamorato e ne abbellisce la realtà attuale, mischiando all’analisi ricordi ed emozioni.
La verità è che il Tardini è uno stadio estremamente vecchio, cento anni nei prossimi mesi. Che sta letteralmente cadendo a pezzi e i cui costi di manutenzione crescono ogni anno. E’ un grande spazio vuoto ed inutilizzato, ingabbiato da cancellate esterne troppo distanti dagli ingressi, che mostra i segni del tempo e i limiti della sua costruzione “a pezzi” in ogni suo elemento.


Foto di Antonio Nunno

Sono un appassionato degli stadi all’inglese, i miei preferiti in Italia sono Marassi e San Siro. Ed è per questo che il progetto di ristrutturazione presentato dal Parma Calcio non mi scalda troppo il cuore. Uno stadio aperto, moderno, green, che ti sembrerà di essere a Rotterdam o a Lisbona. So già che mi mancherà tremendamente il vecchio Ennio. Poi, però, provo a ragionare non solo con il cuore, ma anche con il cervello. E so che questa per il Tardini è l’ultima chiamata. O si coglie ora l’opportunità di un poderoso intervento di ristrutturazione, tutto a carico del privato, che è disposto a farlo soltanto in questo modo, oppure nei prossimi decenni l’Ennio verrà abbandonato a se stesso. I costi di manutenzione e i lavori necessari lo renderanno ingestibile e – a prescindere da chi saranno i proprietari del Parma in futuro – il Parma Calcio non potrà più giocarci.

Per alcuni, questa sarebbe una soluzione. Ma io so che sarebbe la fine di tutto quello che il Parma Calcio ha significato e significa per la nostra città. Non ho bisogno di ricerche di mercato su questo, mi bastano i miei 40 anni di Ennio. Sino a che il Parma Calcio giocherà allo Stadio Tardini, vecchio o nuovo, il calcio a Parma non morirà mai e continuerà a rappresentare un’eccellenza e una tipicità della nostra Parma. Quel filo che lega la squadra e il cuore della nostra città, questo splendido privilegio di uno stadio nel centro della città, a cui i parmigiani si avvicinano in bicicletta e camminando nel giorno della partita e che rappresenta una delle tradizioni più belle ed identitarie della città, non va spezzato.

Questo significa per me oggi essere favorevole alla ristrutturazione del Tardini. La consapevolezza che per mantenere l’orgoglio di essere ancorati ad una storia secolare, a volte è necessario il coraggio di scommettere sul futuro. Il Nuovo Tardini non sarà il “mio” Stadio Tardini, è troppo moderno e pensato per bisogni e abitudini che non sono le mie quando vado allo stadio, ma sarà lo Stadio Tardini dei miei figli e dei miei nipoti, che rivivranno in modo diverso le emozioni che ci ho provato io, percorrendo le stesse strade per arrivarci, nel giorno della partita, nel cuore di Parma. Per non spezzare il filo col passato, oggi serve un salto nel futuro”.

Va da sé che condivida gran parte del pensiero dell’illuminato, tuttavia, a differenza sua – che mi pare un po’ abbagliato dal luccichio della pioggia dorata di KK, del resto come qualche amministratore della cosa pubblica, troppo timoroso di perdere l’opportunità unica penso che l’investitore, pur riottoso che sia, debba essere opportunamente guidato verso una soluzione che sia per lo meno (sì, lo so: l’ottimo è nemico del bene) il meglio per la comunità, e, sinceramente, ad ora, nonostante il club pensi di averlo raggiunto (il meglio) con la propria proposta, temo, invece, che ne sia ancora distante. Per questo non mi meraviglierei più di tanto, se l’iter dovesse proseguire ancora a singhiozzo dopo l’esito della prossima Conferenza dei Servizi (che, ribadisco, non darei per scontato possa pronunziare un Sì pieno come molti, con una certa presunzione, sono sicuri possa accadere, ma magari solo un Ni, anche perché sappiamo bene che chiunque, investito di un sia pur piccolo potere, tende sempre ad esercitarlo e magari non sempre con logica…).

L’abbattimento totale ed il rifacimento del Tardini comporta lavori che la Società pensa di sbrigare in due anni, ma è più facile possano essere tre, salvo complicazioni (metti caso di trovare qualche reliquia archeologica, come accaduto al Viola Park, o come basta vedere in Ghiaia l’antico ponte romano…): per ovviare a questo inconveniente la società, aveva inizialmente identificato nello stadio Garilli di Piacenza il luogo deputato per le proprie partite interne in quel lasso di tempo: il calendario propone proprio per questo weekend le prove generali dell’esodo della tifoseria, visto che saremo ospiti della FeralpiSalò a propria volta ospite alla Galleana.

Successivamente, però, avrebbe preso piede l’ipotesi stadio provvisorio, con una netta accelerazione da parte della proposta di Sorbolo-Mezzani, inizialmente non considerata per via dell’autocandidatura mediatica del sindaco Nicola Cesari, il quale, dopo aver fatto pace col Parma (parole sue pronunziate nell’ultimo Parma Europa) dovrebbe esser ricevuto (proprio in questi minuti in cui scriviamo) dai dirigenti preposti, cui mostrerà il faldone con tutti i documenti power point elaborati per mostrare la validità della proposta. Ma attenzione, colpo di scena: secondo indiscrezioni raccolte da StadioTardini.it, e confermate dagli interessati, ci sarebbe una quinta municipalità (dopo Fidenza, Noceto, Montechiarugolo per Monticelli Terme e appunto Sorbolo-Mezzani) in attesa di incontrare il club per proporre il proprio territorio per il temporary. Ma questo – come chiuderebbe Pallini – è un altro racconto… Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 62 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann, "Giovannino Guareschi" del regista Andrea Porporati, film "Ammazzare stanca", film "I giorni più intensi di Guido Kalb", serie Tv "Il Capo perfetto", serie Tv "Motorvalley". Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro", "3 di Picche", "Le jour de la robe de la mariée", "Pazzia"; video clip ufficiale di "Sto bene al mare" di Marco Mengoni feat Sayf, Rkomi; video clip musicale girato a "Il brutto anatroccolo" di Milano; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio", "Franciao", "Sconcerto nella Bassa".

12 pensieri riguardo “GNOCCAO FA GOL PER IL TARDINI, E INTANTO PER IL “TEMPORARY” SPUNTANO NOVITA’…

  • A me basta solo il pessimo stato in cui versano i bagni, che sono letteralmente luridi, stile stadio di provincia anni ’60 per essere favorevole al rifacimento del Tardini.

    • Altolà: il pessimo stato delle latrine (peraltro ristrutturate non da molto, e affidate alla cura dei fruitori, la cui educazione si rispecchia nei liquami fluenti e che ci metterebbe un nonnulla a rendere simili alle attuali anche nuovissime e dotate di tutti i comfort) non può essere motivo di abbattimento di uno stadio e relativo rifacimento. Cerchiamo di non esser così superficiali solo per scrivere qualcosa in uno spazio commenti, dove sarebbe bene mettere riflessioni costruttive e non solo mettere il proprio gettone di presenza…

  • Ale Pongonazzo

    Direttore, buondì, mi scusi l’ardire ma “la soluzione che sia per lo meno il meglio per la comunità” oppure quella che sia maggiormente gradita da lei e qualche amico che, quasi ossessivamente, come un loop senza fine rilancia gli stessi strali da alcune settimane, pur sapendo e condividendo il fatto che resta nella sua piena facoltà per tutti i motivi che vorrà elencare.
    Comprendo che, anche chi operando in università presso il dipartimento composizione architettonica e urbana ed essendo pure in consiglio comunale, non si sia mai astenuto da banali commenti definendo ogni progetto “astronave” ma, sarebbe forse anche corretto ragionare sul fatto che il mondo, anche quello relativo alle realizzazioni architettoniche si modifica.
    Un altro concetto che mi sfugge e quello di “opera non in sintonia con l’architettura locale del quartiere”, dovremmo quindi auspicare una nuovo stadio con mattoncini faccia a vista scrostati dai muri e sgangherati tendoni verdi?
    L’Italia è e rimane l’unico paese dove si manifestano sempre queste resistenze verso un’architettura contemporanea non comprendendo che spesso è proprio questa “ultracontemporaneità” ed esaltare quanto di storico la circonda, creando un contrasto che tutte le capitali e non solo hanno compreso. Per questo forse ci si accontenta nel paragonare lo stadio attuale ad altri, tipo il Garilli di Piacenza, certi così di uscirne sempre confortati. Un gioco al ribasso che temo nel futuro non gratificherà anche chi ora supporta queste tesi.
    Con allegria.

    • Egregio Ale,

      io posso risponderLe per quanto di mio: gli altri hanno qui piena facoltà di scrittura, ma non è sempre matematico che io condivida quanto viene postato, anzi, direi quasi mai.

      Per quanto mi riguarda, dunque, la soluzione proposta dal club, sia pure con le ultime lodevoli revisioni, a fronte di richieste degli enti preposti, non rispecchia il mio ideale per tutta una serie di ragioni che può rinvenire nell’ampia serie di articoli che ho dedicato al tema, e che si possono riassumere nella mega struttura che non si integra nel contesto che la deve ospitare. Questo, tuttavia, non significa, che non si debba far niente e buttare tutto a mare: significa, invece, cercare di indirizzare – come si converrebbe bene per chi ha in gestione la cosa pubblica, specie se con le pezze nel deretano, come sintetizzerebbe il nostro caro Davide – l’investitore privato verso una soluzione magari meno futuristica, ma più adatta ai bisogni attuali, anche perché tra 60 anni, oltre a non esserci più noi, chissà quali saranno le esigenze correlate al mondo del pallone che via via sta sempre più implodendo. A questo proposito mi chiedo, tra l’altro, dove risieda tutto questo grande business se il punto di pareggio sarà tra 60 anni, peraltro con stime (peraltro anche un po’ campate per aria) che difficilmente potranno trovar conferma in un lasso di tempo così ampio, considerata anche l’estrema volatilità delle cose del pallone (vedi calcoli su diritti televisivi, ipotesi di superlega, etc etc.).

      L’utilizzo di espressioni come astronave (magari contrapposta alla bombonera prevista dai sette soci, ed accantonata senza uno sguardo) sono anche artifizi di chi scrive per mantenere alta l’attenzione dei lettori, affibbiando nomi e nomignoli che aiutano a tenere a mente le cose. Ma il problema va ben al di là del concetto di astronave…

      Infine, sul fatto che l’Italia rimanga l’unico paese dove si manifestano resistenze avverso l’architettura contemporanea, replico ricordando che il Bel Paese, a differenza di altri Paesi, vanta una storia che non a caso richiama milioni di turisti, invidiosi delle nostre bellezze. Parma penso abbia già avuto qualche stortura qualche tempo fa con scelte discutibili come il Ponte a Nord, del quale mi piacerebbe fosse un certo Danilo Coppe ad occuparsene, restituendo la bella visuale verso le Alpi di prima, o il rifacimento senza memoria della Ghiaia (quando in altri luoghi le zone mercatali sono state oggetto di restyling conservativo).

      Proprio la ricchezza di storia che vanta l’Italia, dovrebbe indurre ad una certa prudenza prima di procedere a scavi in zone che potrebbero riservarci sorprese e memorabilia che potrebbero bloccare i lavori per altri lunghi anni…

      Insomma, una soluzione meno elefantiaca e più soft sarebbe stata in linea con quel buon senso di cui lo scrivente è grande tifoso…

      • Ale Pongonazzo

        Direttore, le riconosco indiscutibilmente l’onesta intellettuale, merce non così comune ai tempi nostri, nel pubblicare sempre anche chi sostiene pensieri in antitesi ai suoi. Spero la penserà un po’ come il sottoscritto che talvolta è bello specchiarsi in pensieri sovrapponibili ai nostri ma risulta altrettanto interessante, se non di più, discutere con chi la pensa diversamente da noi.
        Sul buon senso, per cui ho spesso tifato in passato, temo ora di non sentirmi così incline al suo sostegno, come forse mi è già capitato di scrivere, temo che sempre più risieda unicamente nella definizione che ognuno di noi gli attribuisce, una questione di tifo, appunto. Per quanto riguarda il discorso concessione 60, 65 o 35 anni mi sembre di essere oltrmodo d’accordo sull’imponderabilità assoluta di qualsivoglia previsione sensata, non mi spingo nemmeno a valutare se i numeri indicati nei vari report – piani di rientro – business plan abbiano o meno una valenza predittiva sensata, visto che per gli stessi motivi da Lei elencati ritengo sia impossibile farlo, a meno di ricorrrere alle dotte dottrine finanziarie ed economiche “ad cazzium”. Per questo, non credo sia una questione da dirimere nel merito della durata, in quanto un impianto come uno stadio è e rimane sempre e solo un pesante costo per un’amministrazione comunale. Lascierei pure la concessione in aeternum con una fondamentale clausola che dovrebbe recitare più o meno che, se il detentore del diritto di concessione non dovesse provvedere alla corretta gestione della struttura in termini di decoro, manutenzione, efficienza ed accordi sottoscritti, la municipalità avrebbe facoltà di intimare un periodo perentorio, diciamo due anni, nei quali il detentore del diritto dovrebbe bonificare le eventuali situazioni non in regola, pena il decadimento della concessione con ritorno della stessa alla municipalità. Del tipo, o righi dritto o sei fuori. Infine il Bel Paese, siamo sicuri sia ancora tale, nella realtà e negli occhi di chi ci vede da fuori, anche altri paesi, penso alla Francia, non sono così poveri rispetto a noi per quanto rigurda bellezze artistiche e storiche ma, seppur talvolta con qualche diffidenza, hanno capito che anche la contemporaneità può essere in perfetta sintonia con tutto il resto, seppur di apparente matrice contrastante. Ovviamente quando mi riferisco ad una “ultracontemporaneità” non ho nei miei pensieri le opere (ponti e mercati) a cui si riferisce, quelli mi vengono in mente quando il Davide invoca prolassi e similari. Forse proprio a causa di quegli esempi miserevoli si diffonde un’idea che il moderno è quella roba li, ma par fortȯn ‘na al né miga acsì.

        • Scusa Ale ma che dialetto parli? Poi l’articolo davanti al nome di persona maschile…? Sicuro di essere di Parma o almeno tifoso del Parma? O tifi solo le nuove costruzioni iper moderne che tanto piace progettare ai tuoi amici o magari proprio a te? Dai su… Ci siamo capiti… Ciao

          • Ale Pongonazzo

            Ciao Cobe, ironia della sorte il Cobe è uno studio di architettura con sede in Copenaghen… ma tu sei IL Cobe con la C o con la K … il manzo giapponese

  • Santa Maria del Taro? Pellegrino? Sissa Tre Casali????
    Direttore io andrei oltre l’immagine in bianco e nero. Per la gioia di Zurlini lascerei il Tardini non rinnovato aperto h24 in stile Piazzale della Pace. Così oltre che agli sport minori, diventerebbe fruibile anche dalla nutrita e ormai maggioranza comunità di diversamente parmigiani che quotidianamente frequentano il prato antistante la pilotta per esercitare il loro diritto al commercio, espletare i bisogni fisiologici ed esercitare i loro diritti culturali con risse tribali. Allora si avremo un Tardini green ed inclusivo che piacerà ai tromboni in cardigan. E noi potremo continuare a indossare le nostre amate cerate gialle, gli stivaloni verdi da caccia e col sole a metterci a torso nudo trattenendo i bisogni per evitare i liquami. Almeno ridateci il borghetti e il cordiale nella bustina di plastica trasparente

  • Mi a nosei e sorbol ag vag miga disse il saggio. Parma deve restare centrale anche per lo stadio temporaneo. Che il comune trovi un area consona per la costruzione ed eventuale demolizione… che poi vorrei vedere chi spende ulteriori danè per demolire e bonificare, a meno che si noleggi tutto tipo ponteggio gigante. Puntiamo tutto su moletolo.

    • 👍👍

  • A me se c’è uno che mi sta sui maroni e non mi fa neanche sorridere è tale Gene Gnocchi, comicità da oratorio, per altro dichiarato strisciato (di quale colore insieme al nero non mi interessa) e tifoso del Parma solo alla bisogna. Per me può andare a scorsare nel borotalco (cit.).

    • Gene gnocchi tifoso rossonero

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