giovedì, Aprile 18, 2024
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ANNOTAZIONI CROCIATE, NEW TARDINI SPECIAL EDITION

(Fabrizio Pallini) – Dopo tante puntate di Annotazioni Crociate dedicate al resoconto e al commento delle partire domenicali (si fa per dire…) del Parma  che terminavano ricordando che il problema stadio era un altro racconto…, sollecitati dal direttore Gabriele Majo, abbiamo deciso di uscire dalle finalità delle stesse e dedicarne una a questo spinoso ed intricato argomento.

Lasciato il lungo prologo, forse inconsciamente voluto, passiamo al vero argomento in questione. L’ormai scontata promozione diretta del Parma in serie A, ha spostato da tempo l’attenzione dei tifosi Crociati, delle istituzioni, della città tutta, sul problema stadio Tardini.

Foto di Antonio Nunno

Due sono le fazioni che si contendono la “verità”. A nostro avviso, più che sposare una delle due fazioni, c’è la necessità di fare alcune “annotazioni” (riflessioni) sul caso Stadio, che non vogliono, però, nel modo più assoluto asserirne la verità

Il fatto che la Conferenza dei Servizi sembra possa prospettare un altro rinvio (l’ennesimo) la dice lunga, per chi è stato troppo ottimista, sia sul responso positivo, che sui tempi di tale risposta. La sicurezza e la convinzione che ha più volte espresso l’assessore Bosi e i più speranzosi ottimisti temiamo debbano essere riconsiderate…

L’argomento è molto spinoso, ma alcune considerazioni ci pare corretto riferirle. Veniamo al dunque: quello che stupisce e che dicono in pochi (a onor del vero ultimamente viene più spesso riproposto) è che la cosa più semplice meno invasiva, più condivisa, sarebbe (o sarebbe stata) farlo in periferia. All’americano non cambierebbe nulla, potrebbe farlo megagalattico, con tutte le strutture innovative, senza nessun impatto sulla città, senza nessun comitato che ne ostacolerebbe la sua realizzazione e non ultimo il Tardini potrebbe rimanere (con qualche piccola miglioria) lì, dedicato a sport giovanili, calcio femminile ed altre attività sportive in genere. In questo caso resterebbe anche il nome che temiamo fortissimamente, con la ricostruzione del nuovo, verrà cambiato.

Rimane, poi, di non poca importanza il cantiere che per 3 o 4 anni impatterebbe sulla città, la costruzione o l’utilizzo di un campo accessorio (dove ?) con grande e ovvia difficoltà per la tifoseria. Diamo per scontato la promozione in serie A…

Quindi davvero non si capisce perché intestardirsi e dividere una città su qualcosa che potrebbe unire tutti. Qual è la logica di tutto questo? Cui prodest? Non comprendiamo il perché il presidente non lo vorrebbe fare in periferia. Per persone abituate a considerare Parma e Milano vicinissime per fare business, siamo convinti non lo spaventerebbero certo 3 o 4 chilometri di distanza. Qui, a nostro avviso, possono influire cattivi consigli…

Il progetto attuale rimane faraonico, seppur ridotto, e contempla la distruzione totale dell’attuale stadio e la ricostruzione, con pure la creazione di una parte sotterranea. A tal proposito non dimenticando la suggestiva ipotesi di ritrovare reperti storici che allungherebbero ulteriormente i tempi.

Il sottoscritto e l’amico Ugo Ferri qualche decina di anni fa sostenemmo che il Tardini doveva rispettare la filosofia del dov’era, com’era. Ma ora è cambiato il mondo. Le idee di uno stadio polifunzionale, sotterraneo, megagalattico per una città di poco meno di 200.000 abitanti abbiamo paura non confaccia alle nostre esigenze e realtà delle cose.

Non ultima, ma fondamentale la richiesta di concessione di proprietà di cento anni, ora scesa a circa sessanta, che dovrà passare, una volta superato il sì della Conferenza dei Servizi, dal Consiglio Comunale. E 1ui mi permetto di esprimere una mia considerazione personale: il tempo richiesto mi sembra una follia. Anche i sessant’anni sono una eternità parlando di calcio. L’approvazione la vedo una chimera…

Piccola altra considerazione: il “record del mondo” di proprietà di una singola persona spetta a Silvio Berlusconi con 31 anni. La media si aggira sui sei, otto anni. Questi dati la dicono lunga sulla follia della richiesta.

Come si evince, le nostre considerazioni non vogliono essere uno schierarsi da una parte o dall’altra, ma essere solo alcune logiche riflessioni. La logica, però, molte volte non è dell’uomo e gli interessi la travalicano. Quali saranno gli interessi veri di tale operazione? Alcuni sono evidenti e comprensibili, altri rimangono misteriosi. Si può per questi sottostare a alla distruzione o alla modifica di una parte del tessuto storico cittadino?
Ma questo é un altro racconto…
Ad majora… Fabrizio Pallini
P.S. speriamo di aver trattato in modo soddisfacente la richiesta del direttore Gabriele Majo…

(Gmajo) – Riportiamo volentieri, dopo averle sollecitate, le Annotazioni Crociate di Pallini sull’argomento stadio che avevamo capito gli stesse particolarmente a cuore, avendolo spesso citato nella conclusione delle sue composizioni. Il riportare la sua opinione nel nostro caleidoscopio, però, non significa che il direttore condivida in toto le sue affermazioni: ad esempio sulla delocalizzazione, da un Lefebrve come lui, non mi sarei aspettato aperture di sorta, quanto una strenua difesa – tipo quella che fece temporibus illis per la maglia Crociata, quando venne bandita, dal momento che lo stadio come i colori sociali, etc. etc. fanno parte dei famosi elementi fondamentali citati dal prof. Zannoni per garantire il radicamento di una squadra nel suo territorio.
Quanto, poi, al timore che possa cambiare il naming, questo è matematico, nel senso che tra le (ottimistiche) voci sulle entrate del nuovo impianto, sarebbe una delle più remunerative, ma, correttamente va anche ricordato che rimarrebbe l’intitolazione originaria: per fare un esempio potrebbe chiamarsi Stadio Ennio Tardini-Parmalat Arena. Il nome dello sponsor lo abbiamo scelto a caso tra quelli che, a nostro avviso, potrebbe risultare tra i più graditi nella nostra piazza, ma non è detto sarà così. Infine eviterei di alimentare retropensieri su presunti interessi nascosti o misteriosi che starebbero dietro la grande opera…

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15 pensieri riguardo “ANNOTAZIONI CROCIATE, NEW TARDINI SPECIAL EDITION

  • “Come si evince, le nostre considerazioni non vogliono essere uno schierarsi da una parte o dall’altra”…
    Ma noooooo, ma va!!!! Nessuno schieramento…

    “Questi dati la dicono lunga sulla follia della richiesta”
    ” Quali saranno gli interessi veri di tale operazione? Alcuni sono evidenti e comprensibili, altri rimangono misteriosi”

    Pallini un bricioli di onestà intellettuale ma ci prendi il gnao?se questo non è schierarsi..addirittura un non tanto velato accenno a interessi “misteriosi” aumma aumma…mo va a scorsare nel borotalco con quelli del Comitato

  • Metodologo Megagalattico

    E’ ilare come si continui ad usare quel termine “megagalattico”.
    La stadio non è megagalattico, è uno stadietto assolutamente normale e appropriato per una città come Parma. Il Bernabeu è megagalattico.
    Fa parte di quella rosa di termini usati dagli anti-stadio (compresi quelli che “non si schierano”) per spaventare la gente. KK lo speculatore forestiero ha interessi “misteriosi”, lo stadio è un’astronave “megagalattica” che prevede la “distruzione del tessuto cittadino”, la concessione è una “follia”, l’approvazione una “chimera”.

    Sono curioso di conoscere quali siano gli interessi misteriosi, qualcuno mi può illuminare? C’entrano i marziani? Dobbiamo chiamare Mulder e Scully?

  • Domande per l’autore di questo articolo:

    – “progetto megagalattico e sotterraneo”: può essere più preciso? in cosa questo progetto (4 tribune con tettoie) sarebbe megagalattico? lo definisce “sotterraneo” per la necessità di costruire un piccolo parcheggio sotterraneo (160 posti auto / 1 piano) ? il parcheggio Toschi, stando a suo dire sarebbe un’ opera faraonica in confronto!!!!
    – “un progetto in periferia farebbe contenti i comitati”: ma quando mai?!?!?!?!?! vorrei vedere i vari comitati “verdi” cosa direbbero del consumo di suolo!?!?!?!?! Vogliamo parlare della sostenibilità di un progetto in periferia? lei crede che 2000mq di superfice commerciale sarebbero sufficienti???? poi vorrei vedere la reazione delle associazioni dei commercianti?!??!?!
    Le scrivo io il titolo del prossimo articolo: “L’ Americano e la cementificazione della periferia della FOOD Valley”

    La pochezza di questi articoli mi lascia veramente allibito.

  • Amico mio quelli “che non si schierano” sono in realtà “non schierati” come Pallini e Zurlini…ovvero in realtà schieratissimi, ma senza le palle, los uevos per dirlo e scriverlo chiaramente.

  • Francamente anche io non comprendo il megagalattico… mi sembra un normalissimo stadio per una squadra di serie A secondo gli standard qualitativi ed i comfort richiesti dai fruitori odierni e del prossimo futuro.
    Anzi personalmente le mie critiche è che forse è troppo piccolo (ad esempio se fosse più grande potrebbe candidarsi ad ospitare importanti partite internazionali, con queste dimensioni dubito) e si poteva osare qualche cosa in più dal punto di vista tecnologico proprio perché lo stadio lo si fa una volta ogni 100 anni!!!

  • Ale Pongonazzo

    Se capita di non aver voglia di scrivere un pezzo basta dire, questa volta passo, comprendo che vi sono state le sollecitazioni del direttore, ma così tra ripetute banalità ed i soliti stereotipi si viene risucchiati da un vuoto che distrugge, o verremo portati via da un’ astronave “megagalattica” con ai comandi lo Zurlo che ci delocalizzerà in una periferia collocata in un futuro distopico ed in uno spazio dove tutto sarà possibile, anche costruire uno stadio. No dico, uno stadio, mica roba da poco, negli altri paesi giocano ancora con la gente a bordo campo col cappello in mano, qui invece abbiamo la pretese di fare uno stadio, quando ne abbiamo già di stupendi, eeeeh fortunati i piacentini.

    • Io l’ho sollecitato dopo che per 4-5 volte Pallini aveva chiuso la sua rubrica adombrando ombre sullo stadio aggiungendo “questo è un altro raccont”. Appunto ho auspicato che ce lo raccontasse…

    • Altra cosa: al di là di quel che asserisce quel simpatico troll di Davide, Zurlini non è favorevole alla delocalizzazione come lui stesso ha chiarito in una chat della quale siamo ospiti entrambi.
      Ecco una parte del suo pensiero:
      Dico la mia : 1) Lo stadio è giusto resti dov’è ; 2) In Italia rifare uno stadio ex novo nel mezzo di una città è come cercarsi il freddo per il letto…

      • Ale Pongonazzo

        Considerando le ombre adombrate dal Pallini, visto cos’ hanno generato,forse ci poteva anche risparmiare l’ adombrare. Per quanto attiene al punto 2 degli Zurlo pensieri, come dicevo, rimaniamo sempre con ciò che abbiamo, dormiremo caldi e tranquilli sonni senza freddo fra le lenzuola, poi un giorno ci sveglieremo e guarderemo, come facciamo già ora, gli stadi degl’ altri paesi pensando… e cme’ sema’ indre’

  • Portiamo la Rosy e qualche sua amica e scaldiamo quel letto!

    • Ale Pongonazzo

      Caro Davide ti informo che anche in questo caso sarebbe previsto un approfondimento della conferenza dei servizi, quindi la Rosy ed amiche avranno tempo dieci giorni dieci a far data da oggi per le opportune integrazioni.

    • 👍😆

  • L’innominato

    Caro Dott. Pallini,
    Le premetto che ho molta stima di lei. Non solo professionale, ma anche come grande tifoso del Parma. In particolare, trovo le iniziative promosse dall’associazione I Nostri Borghi con l’obiettivo di indirizzare i giovani parmigiani all’amore per la Crociata, veramente encomiabili.

    Non posso però nasconderle che ho trovato molto deludente e superficiale la sua analisi sul nuovo Tardini, soprattutto alla luce del fatto che – essendo lei uno dei principali esponenti dell’opposizione in consiglio Comunale – mi sarei aspettato una posizione più articolata ed approfondita rispetto a quella di un tifoso qualsiasi.

    E invece tocca leggere che – dopo anni di dibattito serrato – viene tirata fuori dal cilindro la “delocalizzazione” del Tardini (mai stata sul tavolo del dibattito, né nei programmi di Comune o proprietario) come fosse un antidoto di semplice realizzazione rispetto al “megagalattico” progetto. La invito ad un maggior approfondimento della questione, parlando magari con chi si è occupato a fondo del tema, come ad esempio il Prof. Paolo Giandebiaggi che ha ben sintetizzato la storia recente del nostro stadio nel libro appena uscito “Il Tardini di Parma: uno stadio una città”

    Ipotizzare lo stadio in un posto nuovo, rispetto alla ristrutturazione del Tardini, non è una soluzione semplice e a portata di mano rispetto alle complessità del progetto attuale.

    Al di là dell’ideologia personale – per chi scrive il gioco del pallone a Parma ha senso sino a che verrà giocato nella tradizionale arena ma questo è un altro discorso – fa sorridere che chi tira fuori dal cilindro questa ipotesi non rifletta sul fatto che ipotizzare lo stadio in un posto nuovo, in ogni città, è stato ed è un casino triplo rispetto a rifarlo dove è già situato. Chiedere a Roma o Venezia solo per fare esempi recenti. Non ci sono infatti da valutare solo i disagi da cantiere per residenti, ma mille altre variabili a partire dalla rete fognaria, passando per le strutture pre-esistenti e soprattutto agli strumenti di pianificazione urbanistica vincolanti in essere.
    Non è un caso che negli anni ’90 – quando, raggiunta la Serie A, fu necessario raddoppiare i 13.500 posti dell’Ennio – dopo aver valutato lo spostamento dello stadio sia alle Fiere che a Moletolo, dando incarico all’arch. Vernizzi di ipotizzare nuove attività sull’area del Tardini, il Comune, visionati almeno 3 progetti di delocalizzazione, decise per la ristrutturazione in loco.

    La relazione del Comune di Parma del 24 Maggio 1991 recita infatti: “tale scelta comporterebbe impegni finanziari pubblici assolutamente rilevanti e operazioni urbanistiche assai complesse e comunque un maggior consumo di territorio e un condizionamento alle future scelte di pianificazione urbana, come gli studi effettuati su incarico della Giunta dimostrano”. Erano forse tutti matti? Pensiamo che 30 anni dopo la situazione sia più semplice? O davvero crediamo che facendo “copia e incolla” di uno stadio a caso ed inserendolo con Photoshop sull’area dei Mercati si stia indicando una soluzione concreta?

    Se questo è il contributo progettuale che la politica locale offre all’investitore straniero, che andrebbe guidato per ottimizzarne i suoi investimenti sul territorio, stiamo freschi…

  • Quindi dovremmo prima demolire il vecchio Tardini e ricostruirlo in periferia? Non finiamo veramente più in questa maniera. A meno non si vogliano avere due stadi e lasciare il vecchio Tardini solo al calcio femminile, ma economicamente sarebbe una cazzata.

  • A me mi sa che quelli che pensavano di avere un vantaggio politico/personale arruolandosi nelle file degli anti stadio hanno pestato e stanno pestando una merda e attirando solo gavettoni di piscio…il popolo è dall’altra parte. Zurlini amico mio anche se non si farà lo stadio hai perso..

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