lunedì, Aprile 15, 2024
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CONFERENZA DEI SERVIZI, SI PROFILA UNA NUOVA SCADENZA

(Gmajo) – Oggi è il 21 marzo, secondo giorno di primavera, in quanto, l’equinozio di primavera – il giorno dell’anno caratterizzato da 12 ore di luce e 12 di buio (proprio come l’equinozio d’autunno) – quest’anno è scattato il 20 marzo, esattamente alle 04,06 italiane e, dicono gli esperti in materia, solo nel 2100 – lo scriviamo a beneficio di chi ci sarà tra 76 anni… – la primavera tornerà di nuovo a cadere, come da tradizione codificata, il 21 di marzo, ma è già dal 2007 che arriva il 20 e potrebbe addirittura anticipare al 19, per via dello sfasamento tra il calendario e l’anno siderale.

Il 21 marzo, però, è anche il 31° giorno dalla spedizione via pec – dal Parma Calcio all’ente capofila della Conferenza dei Servizi – delle tavole suppletive inerenti il progetto per il nuovo Stadio Tardini, avvenuta il 19 febbraio scorso. L’assessore Marco Bosi, nella sua ultima partecipazione a Parma Europa di martedì 12 marzo 2024, aveva preannunziato un ulteriore piccolo ritardo: “Dovrebbe esserci uno slittamento ad aprile: il 19 febbraio il Parma ha integrato e la dichiarazione è corposa, quindi è servito qualche giorno per rifare formalmente la riapertura della conferenza, che dura circa un mese, quindi inizio aprile: le tempistiche sono quelle…”.

Nei nostri ultimi articoli a tema, prendendo per buone quelle parole, avevamo iniziato già a parlare di pesce d’aprileconsiderando l’inizio del prossimo mese il momento giusto per apprendere il responso dal consesso dei tecnici, prima del passaggio politico in Consiglio Comunale, ma secondo indiscrezioni che StadioTardini.it ha raccolto, i tempi potrebbero ulteriormente prolungarsi (fine maggio), dal momento che uno o più tra i dodici enti coinvolti avrebbe già avuto da eccepire sui contenuti pervenuti, indicando ulteriori prescrizioni: non solo, ci sarebbe anche la richiesta di presentare anche altre soluzioni progettuali, il che potrebbe significare o una revisione di quello già in possesso (poco male se per caso dovesse rendere l’opera più congrua rispetto al sito che la ospita), o la temuta delocalizzazione che gli affezionati al centenario Ennio temono.

Posto che quelle di cui sopra sono solo indiscrezioni, così come abbiamo evidenziato a scanso di equivoci assieme all’abbondante uso di condizionali, il rimettere in campo, proprio nell’ultimo miglio, l’ipotesi delocalizzazione, esclusa e scongiurata durante l’intero tortuoso iter burocratico-autorizzativo, percorso partecipativo incluso, potrebbe venir letto come una vittoria del Comitato (che si chiama Tardini Sostenibile ma che certo non vede di buon occhio l’Ennio ospitare partite di serie A, preferendo, piuttosto, un suo utilizzo simil Mirabello per sport minori e magari la Femminile), anche se, ad esprimere una sorta di conditio sine qua non, era stato proprio l’investitore che aveva a chiare lettere affermato: “Il luogo dove si trova è il luogo perfetto per la città e l’unico luogo possibile per creare energia, positività ed emozione che ci permette anche di sviluppare quello che si può creare intorno.”

Una volta, bestemmiando nello spazio commenti, era sfuggito proprio a me, direttore di questo quotidiano on line che porta il nome dello stadio cittadino e in precedenza fondato da alcuni ultrà contrari alla delocalizzazione, che in effetti una soluzione come quella prospettata dai progettisti di Krause – che non manterrebbe nulla di storico, a parte la Monumentale e le due palazzine – sarebbe ottimale in una zona diversa da Piazzale Risorgimento, però, pur non raggiungendo al riguardo l’integralismo dell’Illuminato, secondo cui no Tardini no Calcio (a Parma), rimango dell’idea che debba continuare ad essere, come è sempre stato, lo Stadio Ennio Tardini, il luogo in cui gioca a calcio la squadra che porta il nome (ed in parte i colori) della Città.

Trasportare altrove il luogo delle emozioni sarebbe concettualmente sbagliato, nel rispetto di quello che il Prof. Zannoni ha sempre sostenuto a proposito di una squadra di calcio che rappresenta un determinato territorio (il Parma Calcio non è una franchigia qualsiasi che potrebbe giocare in un delocalizzato qualsiasi…) e che i Boys hanno di recente ricordato con una lenzuolata

Ergo, la soluzione corretta sarebbe quella che, in nome del buon senso, stiamo suggerendo da tempo da queste colonne, ossia un progetto che davvero possa essere considerato il migliore possibile, che contemperi le esigenze della collettività e non solo quelle dell’ego di chi ci mette i soldi, dal momento che gli piace dichiararsi, così come i suoi predecessori, solo un custode e non un padrone. Auspichiamo uno stadio Ennio Tardini funzionale alle esigenze del presente con una visione sul futuro, ma non con un orizzonte infinito, perché nessuno, a parte il padreterno (forse) sa come sarà la fruizione del calcio tra 60 o 99 anni, sempre ammesso che il pallone, in quei tempi, continui a rotolare, per cui le intuizioni di oggi, in un lasso di tempo così lungo, non è detto che trovino conferma. Non si può guardare troppo in là, se no non ci si accorge delle bucce di banana maleodoranti che si rischia di calpestare.

La zona che ospita l’odierno Tardini, come ricordavamo nell’articolo di ieri in cui paventavamo il rischio che scavando nell’area si possano trovare tracce dello scomparso anfiteatro romano parmense, ha un’antica vocazione come luogo di fruizione di spettacoli sportivi (quell’opera ospitava 25.000 spettatori!): appunto per il rispetto che si deve alla storia, è corretto continuare a pensare che possa essere così anche in futuro e compito dei tecnici (la Conferenza) che stanno vagliando il progetto avanzato dai professionisti del Parma Calcio è proprio quello di indirizzare l’investitore verso la soluzione migliore, appunto con le prescrizioni che arrivano, interpretate dai tifosi faziosi come impedimenti o perdite di tempo della burocrazia, quando, invece, sono ben precise le responsabilità che si prende chi, personalmente, avalla il prosieguo. Non è, dunque, solo una questione di chi ha un piccolo potere lo esercita, come ho spesso ripetuto pure io (semplificando per rendere l’idea al volgo che l’esito della Conferenza non era un Sì scontato, come contrabbandato da alcuni ottimisti interessati), ma appunto di responsabilità.

Dicunt, per esempio, che con la sparizione delle odierne torri faro – alte 40 metri e che, oltre a proiettare la luce verso il campo, in effetti illuminano a giorno la zona attorno allo stadio – ci saranno nuove luci montate sotto la copertura e sul bordo d’attacco del tetto, sì da ridurre l’inquinamento luminoso e l’impatto visivo: ma che fine faranno tutti quei ripetitori della telefonia (enti privati ma di evidente interesse pubblico) che a propria volta “illuminano” tutti i telefonini della zona? Dove saranno delocalizzati? Mancherebbero precise indicazioni al riguardo e sappiamo bene quanto sia agguerrita la guerra all’antenna

Altra riflessione, ma questo riguarderà i politici che entreranno in gioco una volta che saranno superati tutti gli scogli tecnici (dicevamo a fine maggio, prima delle successive osservazioni, of course…) riguarda il break even point (BEP) che sarebbe collocato tra oltre 6o anni: come ho già avuto modo di ammettere io non sono un imprenditore visionario come Kyle Krause, ma, pur rimuginandoci su parecchio, proprio non capisco dove possa esserci l’affare o la speculazione se il punto di pareggio è collocato così in là nel tempo, peraltro con valutazioni fatte oggi, magari anche affidati all’intelligenza artificiale (che però ragiona con dati immessi ora per un contesto futuro che neppure lei può immaginare) tra l’altro con ipotesi di costi, che ad occhio umano e non da gatto, sembrerebbero esser sottovalutati e ricavi sopravvalutati e che dunque potrebbero generare squilibri nella gestione. Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

17 pensieri riguardo “CONFERENZA DEI SERVIZI, SI PROFILA UNA NUOVA SCADENZA

  • Sarà interessante vedere cosa succederà quando, come prevedo, Krause si romperà le palle dei Komitati vari e costruirà lo stadio altrove.
    Il Tardini verrà mantenuto a spese (altissime) del Comune solo per gli sport minori e la femminile che fa 100 spettatori a partita? Saranno felici i residenti di veder sputtanate le loro tasse in questo modo?
    Verrà lasciato a marcire per risparmiare soldi pubblici? In tal caso saranno felici i residenti di vivere in parte ad una struttura che cade a pezzi?
    Verrà demolito? E cosa sorgerà al suo posto? Un bel parco buio dove gli spacciatori locali possono lavorare indisturbati sarebbe una soluzione gradita ai residenti?

    La realtà è che senza lo stadio l’intera zona rischia di andare in degrado molto rapidamente.
    Be careful what you wish for.

    • Buondì,

      come specificato nell’articolo KK vuole la sua arena nell’area dell’odierno Tardini, non gli interessa altrove e comunque anche circa l’altrove non è che può decidere “la faccio qui” ed inizia a costruire, poiché dappertutto l’iter è lo stesso, mica solo nel quartiere Cittadella…

      Circa i comitati, poi, non starei qui a dare loro estrema importanza, nella fase attuale (i problemi saranno dopo, quando inizieranno a far ricorsi su ricorsi…), in quanto ora, la Conferenza dei Servizi, non è guidata da loro, ma da tecnici di una dozzina di enti pubblici, che hanno la responsabilità di far sì che il progetto tecnicamente non abbia magagne. E prima ancora dell’ingresso in campo del Comitato ci sarà quello dei politici, e anche lì ci sarà da vedere come andrà la questione sulla durata della concessione. Insomma: siamo in alto mare…

      • Certo. Presumo però (forse sbagliandomi) che costruirlo fuori città sia meno problematico, visto che non ci sono zone residenziali adiacenti o considerazioni di carattere storico o archeologico.
        KK vorrà pure costruire sul sito dell’odierno Tardini, ma con l’iter che lei ha delineato credo che prima o poi cambierà idea. Inoltre sospetto che i politici cercheranno di ridurre la durata della concessione rendendo il progetto non redditizio. Dubito che KK, o qualsiasi altra persona al suo posto, avrà la pazienza per tutto questo…

        • Colgo l’occasione per precisare che se un modesto umarèll come me arriva a fare riflessioni di un certo tipo (appunto le probabili complicanze archeologiche) le stesse avrebbero potuto farle i quotatissimi progettisti del committente (è solo un esempio delle varie problematiche sul tavolo) e prima ancora i nostri amministratori forse un po’ tifosi e superficiali. Prima di inerpicarsi in una strada tortuosa come l’attuale percorso autorizzativi, non avrebbe dovuto esser tralasciato alcun piccolo particolare, immaginarsi le enormità…
          Sulla pazienza di KK a quelle che ai suoi occhi possono apparire come pastore italiane ma che viceversa, come vediamo, ha piena ragione di essere, penso che il migliore antidoto arrivi con la serie A. Probabilmente una nuova delusione sportiva sommata alle lungaggini stadio, avrebbe potuto fargli venire ripensamenti sull’investimento Parma, ma la soddisfazione di essere in A non ha prezzo, dunque non ci abbandonerà al nostro triste destino…

  • nicolò gazzi

    Speriamo come avete detto voi ,che il termine” less is more “ possa essere preso in considerazione dalla società

  • Ale Pongonazzo

    A questo punto l’area migliore per lo stadio sarebbe quella del metaverso ma, forse anche li, a parte i comitati ci sarebbe sempre qualcuno a sollevare, o meglio ad auspicare, rallentamenti e problematiche. Qui da noi l’unica possibilità rimarrà fare quello che indicherà lo studio “Buon senso” che avrà cura di raccogliere tutte le indicazioni di coloro che vorranno sentirsi parte della genesi di uno stadio ricostruito o ristrutturato in modo che possa essere già vecchio, o forse occorrerebbe dire anziano, al taglio del nastro inaugurale. Del resto ormai ci si è abiutuati a chi parla sentendosi portavoce di una collettività senza neanche prendere in considerazione che questa è molto più variegata. E’ oltremodo giusto ascoltare i pareri e le sensibilità di tutti ma sarebbe altrettanto giusto che venissero realmente ascoltate. Sembra sempre che, chissà perchè, alcune voci siano degne di rispetto mentre altre siano solo lo sfogo ignorante di persone superficiali e prostrate al disgustoso colonizzatore. Per inciso, come il Davide, non sono mai stato un particolare fan del KK, ne di sue assenze assortite di empatia, che a mio parere servono anche nel mondo professionale, ma da qui a trifolargli cosi i maròn, intendo le caldarroste, ce ne passa.
    Facciamo anche una richiesta di integrazione per la conferenza dei servizi circa le sue giacche e magari creiamo un oasi per i ligeidi cari sempre al Davide, ovviamente come tutto il resto a spese di KK.
    KK di errori ne ha fatti e purtroppo ne farà altri ma questa situazione è al limite del surreale, sembra sempre più un accanimento di chi non sa come elaborare le proprie frustrazioni.

    • Caro Ale, non molto tempo fa mi aveva riconosciuto quell’onesta intellettuale che, di questi tempi, è l’unico patrimonio che mi è rimasto ed è il motore della mia volontaria attività a beneficio della comunità, in attesa di una ricollocazione che mi possa garantire di approdare serenamente al periodo della pensione. E appunto grazie a quella onestà intellettuale che mi riconosce, su questo spazio virtuale di cui sono finanziatore e direttore, intendo dare pari opportunità reali (senza riempirmi la bocca di inclusivita e blablabla) a tutte le componenti che abbiano qualcosa intelligente da dire e non solo a chi la pensa come me. Con il Comitato ho poco da spartire, ad esempio, ma al netto delle cose che devono dire per bandiera, ci sono degli spunti che possono essere utili e comunque importanti per l’intera comunità di cui personalmente non mi sento portavoce, ma uno strumento di conoscenza. Non capisco quindi di quali frustrazioni vada parlando…

      • Ale Pongonazzo

        Carissimo Direttore, sull’onestà intellettuale non arretro di un passo, la sua è cristallina ed incondizionata, prova ne è il suo pubblicare commenti come i miei avversi al suo pensiero, anche se dobbiomo dirlo, i miei pensieri contano cme ‘l dù ‘d còp quand’ a ghé sòtta bastò. Circa le frustrazioni, mi spiace si sia sentito chiamato in causa direttamente, era un riferimento più generalizzato ma, pensandoci, anche Lei credo che abbia almeno una grande insofferenza, proprio quella dello stadio, nel percepire la possibilità di vederlo realizzato in un modo da Lei per niente condiviso. Quando si parla del comitato, ormai un’entità fin troppo mitizzata ,verrebbe da chiedersi se anche loro possano praticare una certa sensibilità verso gli spunti altrui visto che da più parti e di diverso orientamento, si è spesso sentito narrare della più assoluta indisponibilità nel valutare qualsiasi altro pensiero differente dal loro. Infine tedierò Lei e i fruitori sul mio scarso allineamento con la linea editoriale circa il “progetto più consono alla città, il quartiere ed i suoi fruitori”. Qui sotto rispondendo all’amico Triple si autodefinisce molto sciovinista (da Treccani – Chi si comporta o giudica con sciovinismo; nazionalista acceso, fanatico; per estens., campanilista, sostenitore fanatico della propria fazione, del proprio ambiente e simili.) quindi dovrà ammettere che una certa chiusura di partenza esiste ma, anche tralasciando questa condizione, temo che le dinamiche del calcio che ci piacciano o meno non sono e non saranno certo modificabili da noi e, Le garantisco, questa non è rassegnazione.
        Sono un cultore dell’ “accontentarsi” considerando che in questo modo credo vi sia spazio anche per il “godersi”, diversamente chi non è mai soddisfatto mai troverà il tempo e lo spazio per godere di quello che ha. In questo caso tuttavia, sognare un po’ più in grande, con uno stadio che eventualmente possa essere preso come riferimento da imitare credo ce lo si possa concedere. Aldilà di tutti questi sofismi, circa gli eventuali problemi e complicazioni, o si fa che basta una mano di bianco e due seggiolini, diversamente qualsiasi ristrutturazione o ricostruzione degna di questo nome avrebbe le stesse probabilità di trovarsene sul percorso. KK sicuramente anche a me ha dato l’impressione in più circostanze di ritenere tutti un po’ “bifolco del Iowa style” ma sicuramente, è questa è una caratteristica di Parma, anche qui da noi coi forestér non si scherza.
        Grazie come sempre dello spazio.

  • Questo stadio non sa da farsi [semicit.]

  • Io solamente non vorrei che la nostra squadra giocasse fuori provincia. Questo proprio no. Non possiamo neanche chiedere ospitalità ai nostri amici dato che la più vicina città gemellata (mi pare Lubiana) dista oltre 400 km e la più vicina tifoseria gemellata è a Genova. Fin qui dubbi non ne ho mai avuti ma non è il punto cruciale. Devo invece ammettere che l’articolo archeologico di ieri.. mi ha coinvolto e sull’onda dell’emotività da oggi ho anch’io la mia opinione sullo stadio. Vorrei vedere in città sia il tempio del calcio che il tempio romano covato dall’Ennio. In Inghilterra il nuovo Wembley e lo stadio del Tottenham sono sorti dove c’era il precedente. In particolare il secondo è stato costruito a contatto con l’antenato che, contemporaneamente, veniva abbattuto per lasciargli spazio…e trovo questa cosa commovente (in una visione antropocentrica del calcestruzzo).. Altri stadi resistono nonostante gli anni (Old…Trafford) altri sono stati spostati a poca distanza da dov’erano nati (es Arsenal). Quasi sempre il vecchio stadio è stato demolito. Ad es, in luogo dello storico Maine Road, adesso ci sono 474 case ed un’installazione celebrativa a ricordo…ma anche ad Highbury, il terreno dove sorgeva lo stadio dell’Arsenal, è stato riconvertito ad area residenziale. Chi mi ha seguito in questo pippone British ha già capito dove voglio arrivare. Noi potremmo scavare, recuperare le antiche vestigia romane e sportive (se ci sono) e fare un bel centro archeologico-cuturale, (sorry Davide…). Se invece non dovessimo trovare né romanità né petrolio (come magari l’ex petroliere kk spererebbe)…pace..copriremo la buca, (che ce ne sono già abbastanza in città) e faremo qualche villetta anche noi. E il vecchio Tardini? Semplice, l’Ennio e la Monumentale, li portiamo a Moletolo o Baganzola, vicino a noi.

    • Colgo una sottile ironia, ma questo intervento anglocentrico diventa un assist per una mia ulteriore riflessione che qui anticipo a spizzichi e bocconi ma che un giorno, forse, potrebbe esser sviscerata in una articolessa. Sarà un limite mio, ma io mi sento molto sciovinista: la nostra cultura calcistica è stata accantonata (e si sono visto i risultati) grazie all’arte del benchmark, quando forse una maggiore attenzione alle nostre peculiari caratteristiche di italianità potrebbero condurci verso soluzioni più rispettose del nostro modo di essere e di ragionare che non ha eguali, nel bene o nel male, nel mondo. E secondo me il peccato capitale di KK, che condivide con gran parte dei suoi connazionali, è quella di ritenere cog… gli indigeni e geni loro. Con un apposito studio del territorio e di chi lo abita, forse avrebbe evitato molte complicazioni anche nell’opera che gli sta così a cuore, appunto lo stadio Ennio Tardini di Parma…

      • Sì è vero me ne sono accorto rileggendolo…il commento è uscito un po’ British. In sostanza però penso davvero che guardando anche a come gli inventori del calcio hanno risolto certi problemi di cuore che questi stadi centenari provocano in generazioni di appassionati ci si accorge che alla fine tutte le strade sono praticabili se percorse nel rispetto della tradizione e dello sport. Questa sensibilità però kk non l’ha mai avuta né forse la si può pretendere. Detto questo far rinascere il Tardini diciamo a Moletolo per me non sarebbe una cosa intollerabile, soprattutto se risolvesse un’impasse che rischia di condizionare più stagioni sportive. D’altra parte, sono certo che avverrebbe in quel posto come in qualsiasi altro posto una trasmigrazione delle anime dei tifosi. Se poi questa rinascita si accompagnasse anche al disvelamento di una reliquia che senza averne consapevolezza ci appartiene. a me farebbe anche piacere.
        (Ps aspetto con piacere di leggere l’articolessa)

  • Che articolo inutile!!! Ancora a parlare di delocalizzazione quando questo è un capitolo chiuso. Ancora a polemizzare sulla scadenza della conferenza dei servizi quando la scorsa settimana Bosi ha dichiarato che tutto si chiuderà non prima di fine campionato….. su Diretor trovi qualcosa di costruttivo di cui parlare!!!
    Grazie

    • Se l’articolo lo ritiene inutile passi oltre e non commenti, ma se ha la decenza di leggerlo, prima di scrivere, capirà che di aggiornamenti e di contenuti ce ne sono. Nessuna polemica, peraltro, sulla scadenza della conferenza, la quale peraltro è stata ulteriormente procrastinata (checché ne pensi l’assessore Bosi che dà forse per scontate un po’ troppe cose).
      Di cose costruttive di cui parlare mi pare di proporne quotidianamente, basta leggere…

  • Mi perdoni Direttore, lei sembra abbia da insegnare a tutti, dai tecnici di Kk a Bosi etc…. È un grande pessimista o conosce cose che tutte le funzioni coinvolte non conoscono?
    Ma lei pensa veramente che un Americano si faccia intimidire da un comitato di vicinato e dai presunti resti di un anfiteatro romano?
    Guardi che nel resto del mondo, quando vengono messi i bastoni fra le ruote, non si fa retromarcia ma si passa la palla ad agguerriti avvocati che non guardano in faccia nessun comitatino dei miei stivali.
    Io credo che Kk fino ad oggi sia stato molto paziente e saggiamente abbia evitato lo scontro, non credo lo farà anche quando la conferenza dei servizi si sarà pronunciata a favore…
    Per l anfiteatro o altro reperto degno di essere conservato non credo ci siano particolari problemi, credo che ritrovamenti di questo tipo nn potrebbero che dare blasone al manufatto finale.
    Io continuo a vedere la grande opportunità… non capisco perché non la veda anche lei…
    Continuo a non trovare interessante il suo articolo ma d altronde non sono obbligato a leggerlo, mi stupisce comunque che ancora si parli di tali argomenti invece di provare a spiegare alle persone come sarà il nuovo Tardini…. lei sa nulla dei pannelli in alluminio riciclato di cui si vuole ricoprire la struttura? Perché nn fa un bell articolo su questo argomento? credo sarebbe molto più interessante. E del fatto che il Tardini diventerà una comunità energetica x il quartiere? Non mi sembra un argomento da poco….
    Questi sono gli aspetti che dovrebbero essere condivisi con tutti, per date evidenza dei benefici che una struttura moderna può dare ad un quartiere. L’ anfiteatro romano, mi perdoni, come lei ha scritto, lo hanno distrutto i barbari, la questione è finita circa 2000 anni fa, oggi siamo oltre, dobbiamo parlare d’altro, di futuro, di progresso, di evoluzione…

    • Penso che per svolgere il tema che Uggwrusce la struttura più idonea sia quella comunicazionale del club, che peraltro, in passato già aveva proposto qualcosa del genere poi ripreso dagli organi istituzionali. Comunque se si vuole cimentare Lei personalmente a disposizione, visto che mi sembra molto ferrato…

  • non c’entra e non critico, ne so poco, ma a me la definizione “conferenza dei servizi” mi evoca irresistibilmente un parlatorio senza costrutto, come l’apertura di un tavolo di confronto, come un summit.. blablabla
    ma forse non è questo il caso e sono solo i sapori rimasti nella mia vecchia bocca disincantata dagli anni e dalle esperienze.

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