ANNOTAZIONI CROCIATE, NEW TARDINI SPECIAL EDITION / CARO SCHIROLI TI SCRIVO…
(Fabrizio Pallini) – Gentile Direttore, vorrei rispondere alle velate critiche rivoltemi nel suo articolo da Riccardo Schiroli, compagno di tante battaglie sportive ai tempi di Onda Emilia e che ha notoriamente la mia stima: lo volli (passato remoto…) responsabile al tempo di radio Onda Emilia quindi qualcosa vorrà pure significare…
Ho letto il suo excursus storico che, purtroppo, rispetto al mio è un po’ più recente: io, infatti, sono dei tempi delle 400 lire ingresso donne e bambini (oggi sarebbe ignominioso visto che c’è chi mette dei femminili assurdi a parole neutre per sostenere la parità dei sessi…), della storica gradinata dai cui gradoni vennero lanciati giù i sospettati di fascismo, ma che poi divenne, finita la guerra, la zona ultras ante litteram, da cui partiva il famoso Parma… Parma.. Parma…, dei particolari posti parterre (bel francesismo) praticamente una tribuna in piedi, della pista ancora utilizzata per l’atletica.
I miei ricordi si perdono a Spanio, Calzolari, Polli, Sentimenti, Meroi, Bruschettini, Corradi (autore del gol della straordinaria vittoria alla Lazio anni ’60). Mancano, al curriculum dei miei ricordi da tifoso sportivo, i Fabbri, i Korostelev, i Vycpálek, i Bronzoni, ma nel mio bagaglio presenti, ereditati per trasmissione famigliare.
Ma torniamo al presente e alle velate critiche dell’amico Schiroli. Io ho sostenuto che la logica sarebbe quella di costruire lo stadio in periferia, ma non ne faccio né una filosofia, né una guerra di religione. Coi soldi che ha investito e vuole investire l’Americano lo spazio lo si trova e ribadisco, renderebbe (a questo punto potremmo anche dire: avrebbe reso…) tutto molto più semplice e molto più veloce e non ci porterebbe a vivere un futuro di dubbi e di incertezze.
Diamo pure scontata la promozione in serie A. La distruzione totale e il completo rifacimento dello stadio con il parcheggio sotterraneo non porterebbe spazi sufficienti per attuare le idee super galattiche della proprietà, rendendo asfittiche le finalità non sportive, mentre porterebbe a tempi lunghissimi prima di poterlo utilizzare.
Alla domanda dello Schiro di come utilizzare il vecchio Tardini ho già più volte risposto. Il problema rimane particolarmente difficile e complicato anche alla luce dell’ennesimo rinvio della Conferenza dei Servizi, senza dimenticare il passaggio in Consiglio Comunale che non vedo certamente agevole vista la richiesta di più di sessant’anni di concessione per sostenere l’investimento che avrebbe lì il suo punto di pareggio. La maggioranza consigliare terrà botta o rischierà qualcosa su questa decisione? Come si vede le problematiche sono ispide e rugose.
Sulle altre valutazioni storiche, condivido sulle lungaggini e su certe inadeguatezze dell’attuale Tardini. Sul parcheggio sostituito in Piazza della Pace dal bel prato all’inglese (ma noi siamo italiani!) confesso che per le cose che sono successe e che ancora succedono, ho avuto un paradossale senso di rammarico. Ricordo a Riccardo che il famoso referendum del “dov’era, com’era” non saltò, ma non raggiunse il quorum (avrebbe vinto il com’era ….).
D’altronde Parma è quella che, dai tempi di Mariotti per non andare troppo indietro nel tempo, ha subito la distruzione delle mura Farnesiane per far respirare la città, che ha subito la distruzione di uno dei quartieri medioevali più belli per costruirci l’orrenda Camera di Commercio, che ha subito l’abbattimento del Monumento a Verdi, che ha subito lo stupro di via Mazzini e via Cavour e la distruzione definitiva del Teatro Reinach.
Potremmo, purtroppo, continuare all’infinito: non ci sarebbe da meravigliarsi se si volesse ancora una volta martoriare la città. Chi amministra, purtroppo, ha molte volte dimostrato di guardare alle bizzarrie del momento più che salvaguardare gli interessi della città nel lungo periodo. Ma questo è un altro racconto…
Concludo dicendo al direttore Gabriele Majo, che nel consentirmi di replicare all’amico Schiroli, mi chiedeva di fare altrettanto coi lettori dissenzienti, che preferisco non rispondere a chi dimostra la propria pochezza intellettuale scrivendo con pseudonimi, o peggio ancora con nomi inventati e si permettono di sbeffeggiare le idee altrui o della testata con inutili e gratuite affermazioni. Ma anche questa è un’altra storia… Ad Majora. Fabrizio Pallini
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Possiamo concordare su una cosa: di questo passo ci facciamo minimo altri due anni nell’attuale Tardini.
Il nulla cosmico di una scorsa nel borotalco. Con questa mentalità a New York ci sarebbero ancora le capanne degli indiani
Piccola annotazione: eviti di usare il termine “l’Americano” per parlare di Mr Krause. E’ irriverente e dimostra una certa pochezza intellettuale, nonchè una mal celata fobia dello straniero.
Per altro Americano ha anche una evidente connotazione razzista, in quanto significa abitante delle americhe. Nel caso consiglierei di usare “statunitense”. Secondo me sarebbe meglio che Pallini sul tema si fermasse qui, perchè la toppa è peggio del buco e andare avanti mi sa che dal pestare una merda stia passando al finire in una stabiara.
Evidente e lapalissiano che l’attuale progetto di stadio sportivo sia semplicemente la stolta compensazione rispetto a una esperienziale e astuta privatizzazione dello spazio pubblico che difficilmente urbanisti proporrebbero in sede di pianificazione amministrativa