martedì, Maggio 28, 2024
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ESCLUSIVA / DALL’OLIO: “SE SI FOSSE FATTO LO STADIO NELLA EX ZONA MERCATI…” (VIDEO)

(Gmajo) – La ferrovia corre lì vicino, ed una volta c’era pure un binario, dove oggi c’è una rotonda, che portava dritto dentro l’ex mercato bestiame, là dove Nicola Dall’Olio, oggi portavoce di Europa Verde sognava che venisse delocalizzato il Tardini, o meglio, lo stadio di calcio di Parma, lasciando che l’Ennio, col vicino Parco Ferrari divenisse un polmone verde, magari dedicato agli sport minori.
Il posto, pure, è ben servito dalle tangenziali e, volendo pensare in grande, c’è pure l’aeroporto vicino, così sarebbe comodo per tutti qualora a Kyle riuscisse l’impresa di emulare il quasi omonimo Calisto, portandoci in Europa
A proposito di aeroporto: se Parma fosse davvero capace di fare sistema, tra le proposte su due temi caldi, che hanno surriscaldato il dibattito politico negli ultimi tempi, poteva venir fuori quella di una sinergia proprio tra l’aerostazione Verdi e l’erede del Verdi Football Club, creando qui, in quest’area che ha bisogno di essere rilanciata un nuovo polo che unisse stadio ed aeroporto.
Ci si potrebbe pensare – anche se il nostro interlocutore non condivide il nostro pensiero, perché le varie opere, prima di tutto quelle di bonifica avrebbero senso per un “definitivo” – almeno per uno stadio provvisorio. Ed è proprio qui che parte la nostra conversazione…

Nicola Dall’Olio, promotore dell’idea dello stadio delocalizzato in Zona Mercati: le cronache ormai ci danno per chiuso il discorso per il rifacimento dello Stadio Tardini e quindi siamo alla ricerca di uno stadio provvisorio, non è che si può riadattare la vecchia idea dello stadio definitivo e far qui quello temporary?

“Questa è l’area dell’ex mercato bestiame e non penso che possa essere la soluzione ideale per uno stadio provvisorio. Quest’area è circa il doppio dell’attuale Tardini. Io anni fa avevo fatto la proposta, quando si discuteva e non c’era ancora un progetto definitivo avanzato, di prendere in considerazione questa localizzazione, o comunque una localizzazione alternativa vista l’opposizione di molti residenti e un comitato molto contrario ed i problemi reali urbanistici, di rumore, per l’impatto che può avere un nuovo stadio dalle grandi superfici commerciali in un posto così urbanizzato come quello del Tardini.

Questa è un’area pubblica, di proprietà del Comune di Parma, abbandonata, molto vicina alle infrastrutture di trasporto, abbiamo le uscite delle tangenziali, siamo vicini all’uscita dell’autostrada, la stazione ferroviaria è a pochi passi e ci vuole pochissimo tempo e dalla città, in bicicletta, ci vogliono pochi minuti. Siamo anche vicini all’aeroporto se uno vuole pensare in grande e a competizioni internazionali.

Il vantaggio, poi, sarebbe quello di fare un intervento in un’area vuota, c’è spazio per i parcheggi, e questa era una considerazione che si sarebbe potuto fare, perché le decisioni su dove fare delle infrastrutture così importanti, dove prendere dei cambi di destinazione dell’urbanistica, dove mettere le funzioni fondamentali per la città, non le decide un privato, le decide il Comune. La legge dà la competenza al Comune di decidere dove mettere le funzioni, perché deve contemperare, coniugare tante esigenze, comprese quelle dei residenti e di altri servizi, di altre funzioni.

Mentre, di fatto, c’è stato un privato che ha preso la sua decisione e il Comune non ha detto bau, non ha neanche provato a proporre delle situazioni e delle localizzazioni alternative, tenendo presente, comunque, che il Comune è proprietario della zona del Tardini, quindi non è che il privato ha deciso su un suo terreno, ma ha deciso sul terreno del Comune, chiedendo, tra l’altro, una concessione d’uso per 90 e passa anni, anche se adesso si sta negoziando, ma comunque per un lunghissimo periodo.

Se si fosse qua, si sarebbe risolto, anche, uno dei problemi che si sta affrontando adesso, cioè di dove fare le partite del Parma quando ci sarà il cantiere del Tardini. E’ chiaro che se si fosse fatto in un’altra localizzazione, questa poteva essere una proposta, ma magari ce n’erano anche delle altre migliori, io non mi voglio fossilizzare su questa, però, come ripeto, di suo ha che è un’area del Comune, come quella del Tardini. Cosa si sarebbe potuto fare? Il Parma avrebbe potuto continuare a giocare allo Stadio Tardini fin quando il nuovo stadio fosse stato pronto ed una volta che si trasferiva nel nuovo stadio, il Tardini avrebbe potuto essere riqualificato come spazio pubblico per sport, spazio verde, collegato al Parco Ferrari con un’enorme parco alle porte della città, fruibile a tutti i cittadini.

Secondo me, questo sarebbe stato un vantaggio per la città e, qualora ci ripensasse, per il Signor Krause, perché, forse, dai suoi consulenti non gli è stato raccontato tutto su come funziona il sistema italiano. Non siamo negli Stati Uniti: fare un cantiere, nel centro della città, con dei condomini che guardano all’interno del cantiere, con dei residenti che sono contrari, io credo che sarà un’opera molto difficile da portare avanti nei tempi che sono stati detti di un paio di anni. Sappiamo qual è il livello di contenzioso che c’è in Italia, sappiamo che se c’è una continua contrapposizione, non sarà semplicissimo procedere, senza considerare i problemi collegati con l’archeologia.

Quindi, i due anni previsti sono estremamente ottimistici e nel frattempo bisogna trovare un posto dove fare giocare il Parma Calcio. L’idea di uno stadio provvisorio, io la trovo semplicemente lunare, al di là dei costi aggiuntivi, ma quelli se li accollerà il privato, però anche lì c’è l’idea che decide il privato e fa lo stadio dove ne ha voglia, ma anche qui ci sono delle varianti urbanistiche da fare, devono essere garantiti dei servizi, l’accessibilità, i parcheggi: non si tratta di montare dei tubi innocenti in un prato. E’ un’operazione estremamente complessa che non può essere fatta prima ancora di fare il progetto nel giro di un anno. Quindi credo che questo serva semplicemente come specchietto per le allodole, per offuscare un po’ le cose, ma in realtà l’unica soluzione è che finiranno in un altro stadio. 

A Parma c’era, forse, la possibilità, che comunque andava analizzata, magari di potenziare o riqualificare lo stadio Lanfranchi, dove gioca anche il rugby a livello internazionale, e magari allora lì, sì, potrebbe avere un senso, se ci fossero le condizioni di servizi di contorno, di potenziarlo, in via provvisoria, in attesa che venga fatto il Tardini. Ma, altrimenti, pensare di farlo da zero, io credo che sia semplicemente irrealistico.”

Pensi che gli amministratori della cosa pubblica si siano fatti abbagliare dai riflessi della pioggia dorata di Krause, rinunziando a parte del proprio mandato ricevuto dai cittadini, assecondando le richieste dell’imprenditore privato, senza indirizzarlo?

“Io credo che sia successo proprio questo: il Comune, non adesso, ormai siamo in una fase molto avanzata, ma quando era stato il momento di scegliere la localizzazione, ha rinunciato alle sue prerogative. Ha preso un pacchetto confezionato, con tanti milioni, ma confezionato su un terreno del Comune, che il Comune concede per tantissimi anni e che è stato valutata più di un miliardo, nel bilancio comunale, questa concessione, perché tanto vale quell’area se poi ci si costruisce sopra.

Il Comune – che, ribadisco, ha le competenze, per legge, di decidere dove devono essere fatte, individuate, le funzioni importanti del territorio – avrebbe dovuto, quanto meno, proporre le alternative, verificare se il padrone del Parma Calcio poteva considerare anche queste altre alternative. Dicono che non volesse, ma secondo me non glielo hanno neanche mai proposto.

E, comunque, a un certo punto, il Comune è l’ultimo decisore, perché, se il progetto è insostenibile, può anche dire di no: io capisco i 150 milioni di euro, lo stadio, la volontà: è chiaro che bisogna sfruttare questa opportunità, però bisogna sfruttarla nel modo che sia di interesse per tutta la città e che aiuti lo stesso imprenditore, perché non sarà un percorso così semplice portare a termine quel cantiere…”

I 150 milioni sono una grande opportunità da sfruttare prima che Krause si stanchi e cambi idea: siamo in ballo da quattro anni, anche se le lungaggini non sono dovute alla sola burocrazia…

Io non so se l’imprenditore si possa stancare, dipende dai suoi piani, dai suoi programmi, lo saprà lui… Io ribadisco solo che, secondo me, non ha una conoscenza approfondita di come sia il contesto italiano, non solo delle norme, ci saranno i consulenti per quello, ma proprio dell’ambiente in cui ci si ritrova a lavorare. Quindi, sicuramente, questa poteva non essere la sua localizzazione preferita, ma se spiegata bene, fatta capire dal punto di vista infrastrutturale e quali potevano essere le opportunità, io credo che anche un imprenditore, avrebbe potuto vedere qui dei possibili benefici e anche una maggiore facilità di realizzare quello che è un suo progetto, un suo sogno, che apporterebbe sicuramente dei benefici anche alla città.”

Dicono che demolire e rifare, piuttosto che procedere a stralci, riduca i tempi del cantiere…

“Il mio pensiero, che coincide con quello di Europa Verde che rappresento e che è condiviso anche col Comitato, è che se si fosse rimasti sul Tardini, l’intervento fosse di riqualificazione, non di abbattimento totale e ricostruzione, all’interno di quell’area, di un nuovo stadio anche grande perché deve contenere degli spazi commerciali. Procedere a stralci, da un punto di vista amministrativo, può avere anche più lungaggini, ma almeno avrebbe consentito di continuare a giocare al Tardini, che sarebbe sicuramente stato un beneficio e avrebbe preservato anche dei valori storici e monumentali che il Tardini stesso ha.

Quindi, un conto è se si parla di ristrutturazione e riqualificazione del Tardini, ma quando si parla di un progetto che di fatto è un’astronave che viene calata dall’alto, radendo al suolo praticamente quasi tutto quello che c’era prima, allora, forse, davvero si dovevano considerare altre localizzazioni…”

Il Lanfranchi è proprio una pista impercorribile per lo stadio provvisorio? Perché fioccano le proposte in provincia, ma curiosamente non in città…

“Io non entro su questo tipo di scelte: circa il Lanfranchi, dovrà essere valutato dai tecnici comunali, però trovo che tra provincia e città poco cambia. Io penso che fare un nuovo stadio da zero non si possa improvvisare: non è che uno compra un terreno e ci fa su uno stadio, ci vuole una variante urbanistica, bisogna vedere che servizi ci sono, com’è l’accessibilità dei trasporti, perché poi ci sono anche dei problemi di sicurezza, bisogna garantire delle dotazioni, dei parcheggi…

Poi, una volta che non viene più usato, che cosa ne facciamo di uno stadio da 15.000 posti, messo in mezzo alla provincia? Lo lasciamo lì come abbiamo lasciato lì il Ponte a Nord o l’Autostrada Tirreno-Brennero, che è ferma dopo dieci chilometri in mezzo alla campagna, oppure il Mall, il centro commerciale in fondo all’aeroporto? Facciamo l’ennesima opera inutile che viene lasciata ai posteri in mezzo al nostro territorio. Io credo che ne abbiamo anche a sufficienza…”

La domanda delle domande: se si fosse delocalizzato lo stadio, chi avrebbe pagato il restyling del Tardini e la sua successiva manutenzione?

Nel rapporto tra pubblico e privato, ci deve essere una contrattazione, una negoziazione: anche chi decide di fare un’area logistica, non è che decide e basta; deve passare da una contrattazione che determina quali zone siano le migliori per farlo, con minori impatti e maggiori benefici. Secondo me, questa avrebbe dovuto essere una proposta del Comune strutturata, che, se fatta convintamente, penso che anche il privato avrebbe potuto orientarsi o quanto meno valutare, anziché dire no a prescindere.

E’ chiaro che un’opera in questa zona può essere fatta solo con del denaro del privato: il pubblico non si può permettere di fare qui un intervento, però il pubblico si può permettere di chiedere, a fronte della costruzione del nuovo stadio, una riqualificazione dell’area del Tardini e prendersela in gestione, perché non si tratterebbe più di avere uno stadio, ma di avere dei campi per l’attività sportiva, magari mantenendo la tribuna storica, con un collegamento al parco, dandole poi in concessione, ad esempio, alle società sportive, come avviene per qualsiasi struttura pubblica sportiva che abbiamo in questa città.”

Una domanda all’esperto politico: nelle ultime ore è emersa la novità della variante urbanistica, potrebbe essere un’ulteriore perdita di tempo?

Non è una questione di perdita di tempo, è questione di rispettare le leggi o meno. Per cui se la legge prevede che, se tu aumenti il carico commerciale, serve una variante urbanistica e che è il Consiglio Comunale che decide, è perché c’è un interesse pubblico che deve essere contemperato con quello degli altri attori che ci sono, perché non c’è solo il Parma Calcio, ci sono anche gli altri commercianti, i residenti: insomma, tutta la città deve beneficiarne. La legge prevede questo: non è una perdita di tempo: si tratta di fare le cose secondo legge. Magari, forse, non era stato detto che ci sarebbe stato da fare questo passaggio… Comunque, essendo un’area pubblica del Comune, per poterla concedere ad un privato, ci vuole una scelta da parte del Consiglio Comunale che dovrà valutare l’opportunità della lunghezza della concessione, rispetto al progetto che viene fatto”.

La durata della concessione, ora che pare che i tecnici abbiano ripassato la palla ai politici, è l’altro argomento che sarà dibattuto in Consiglio Comunale…

“E’ chiaro che deve decidere il Consiglio Comunale; poi, la durata della Concessione dipenderà anche dalle valutazioni economico-finanziarie che vengono fatte dal privato per ritornare dall’investimento. Io ho sentito parlare di durate di 60-66 anni per il ritorno dell’investimento e io non ho mai sentito di ritorni dagli investimenti che superino i 20-30 anni. Ma 60 o 66 mi sembra una cosa un po’ strana, significa che c’è una certa fatica a ritornare dall’investimento, ma queste cose qua le valuteranno poi nel Consiglio Comunale, quando ci saranno le carte per poter capire meglio…”. Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

5 pensieri riguardo “ESCLUSIVA / DALL’OLIO: “SE SI FOSSE FATTO LO STADIO NELLA EX ZONA MERCATI…” (VIDEO)

  • Buongiorno, a livello urbanistico uno stadio da 20.000 posti in via dei Mercati è incompatibile con l’aeroporto.saluti

  • non vorrei essere nei panni di KK…si sta trovando dentro ad un ginepraio che non so come e se ne verrà fuori…altro che telenovela

  • Approfitto dello spazio offerto dal direttore Gabriele Majo e dell’intervista a Dall’Olio per qualche riflessione su stadio e ambiente .

    SUL MODELLO DI CITTA’

    Come siamo passati da un modello di città a misura d’uomo, tipicamente europeo e italiano, con uno spazio pubblico costituito da piazze e parchi, luoghi per eccellenza della condivisione e della tolleranza, ad ispirarci ad un modello di città americana fatta di centri commerciali e cinema multisala? In un secolo attraverso politiche di delocalizzazione delle funzioni della città si è distrutto il nostro modello di città umanistica. Si è tolto l’uomo dal centro della città per riplasmare lo spazio urbano in funzione delle macchine. Si è svuotato il centro dalle sue funzioni: si son spostate università e scuole in periferia passando ad un modello americano di campus(ma anche scuola europea) si è passato da avere cinema in centro come il leggendario Lux (che ora verrà sostituito ironicamente da un parcheggio multipiano) ad avere i multisala in zone periferiche, si son spostati i locali della vita notturna dal centro alla estrema periferia, ci sarebbero tanti altri esempi di delocalizzazione delle funzioni della città (le fiere, lo stadio del rugby…etc.etc.) ma voglio concludere con la più ovvia si è favorito il sorgere di centri commerciali per svuotare il centro dei suoi negozi. Se da un lato quindi in tanti gridano “IL CENTRO E’ MORTO” ci sarebbe anche da chiedersi quali siano le motivazioni che hanno portato a questo funerale.
    Alla luce di tutto questo qual è il senso di spostare anche il Tardini, unico dei pochi luoghi che ancora attrae migliaia di persone in centro città, per spostarlo in periferia o addirittura fuori città?
    Se in tutto il mondo è in atto un processo di riqualificazione dei centri città con politiche verdi e ambientaliste, pedonalizzazioni e disincentivo del trasporto su gomma da noi a Parma si ragiona nello spostare luoghi della città usando come discriminante la comodità per le macchine. cito: “..abbiamo le uscite delle tangenziali, siamo vicini all’uscita dell’autostrada..” Finche ragioneremo ponendo l’auto e parcheggi al centro del dibattito non ci sarà speranza. (incredibile che spesso questi ragionamenti arrivino da partiti che si definiscono ambientalisti) . Usando una metafora molto americana non si risolve il problema delle sparatorie nelle scuole dando le armi anche agli insegnanti ma con politiche che ne vietino o riducano le vendita. Se il problema è il traffico vien da se che il problema non sia lo stadio ma proprio le macchine. il Tardini da questo punto vista non solo è nella posizione ottimale per essere raggiunto a piedi e in bicicletta ma contribuisce ogni due settimane nel miracolo di pedonalizzare completamente anche se per poche ore una intera parte di città riportando lo stradone alla sua originale e storica funzione di viale da passeggio.
    A dieci anni (2014) dall’incredibile progetto pedonalizzazione di Times Square (A New York non a Londra come vorrebbe un ministro) nata da eventi temporanei e che ha finito per rivoluzionare completamente una parte della metropoli americana, da noi ci si preoccupa e lamenta ancora per chiudere per qualche ora lo stradone neanche fosse la 7th avenue.

    SULLA DELOCALIZZAZIONE DELLO STADIO

    Aldilà di ogni considerazione legata a storicità, tradizione e tifo ammettiamo che il problema non siano le macchine a livello generale ma lo stadio in se ma bensì proprio le macchine dei tifosi e che crei forti disagi ai residenti. In qualsiasi zona venga spostato creerebbe disagi ai residenti della suddetta zona…a meno che le politiche ambientaliste e di città smart valgano solo per i ricchi e ci siano residenti di serie A (quartiere cittadella) e residenti di serie B (Baganzola, Moletolo etc.) Lo stadio di Schrodinger, un disagio se vicino a certi residenti ma “riqualificante” se vicino ad altri.

    SU ZONA VIA DEI MERCATI.

    Innanzitutto è all’interno o comunque al limite con la zona di rischio aereoportuale, zone in cui l’ENAC suggerisce l’evitare funzioni che prevedano un grande afflusso di persone. E’ a 40 minuti (calcolo tramite google maps) a piedi dal centro città ossia, piazza Garibaldi ed è a mezz’ora a piedi dalla stazione, distanza quasi identica rispetto alla posizione attuale. Dal punto di vista del trasporto su gomma non è ben servita dai mezzi pubblici e soprattutto si trova in una sorta di “ghetto” schiacciato tra tangenziale e ferrovia, quest’ultima taglia la zona dal centro città lasciando praticamente lo strettissimo sottopasso di Via Savani come collegamento. Sarebbe quanto meno ingiusto poi andare a pesare su un quartiere già pesantemente penalizzato dalle fiere e dall’aeroporto (anche la vicinanza a quest’ultimo, tanto criticato dal punto di vista ambientale, diventa improvvisamente una potenzialità a seconda della convenienza)

  • Avanti con la telenovela. Alla fine vedrete che lo stadio non si farà 🤣

  • Io sono un fautore del modello Inglese secondo il quale ogni opzione (riqualificazione, delocalizzazione, rigenerzione) è possibile, ha vantaggi e punti deboli ma kk mi sembra che abbia già compiuto la sua scelta. Detto questo, le considerazioni lette mi sono sembrate ragionevoli. A margine di un mio post mi ero anch’io chiesto ad es. come mai il Comune non avesse mai domandato all’impresario nessuna “remunerazione”.. sia essa di natura architettonica (riqualificazione dell’area circostante, promesse di ricostruzione delle scuole etc etc) o economica, a fronte di una concessione quasi secolare di un’area pubblica che alla fine equivarrà ad un passaggio di proprietà assimilabile al vecchio leasehold inglese (ma gratuito). E’ però altrettanto evidente che questa contrattazione ed eventuali proposte di delocalizzazione sarebbe stato opportuno intavolarle già anni fa per non far perdere tempo e risorse all’investitore e creare nell’imprenditore se non malumore sicuramente diffidenza verso questa che assomiglia sempre più ad una telenovela all’Italiana.
    To Nick: Non sono un urbanista ma l’analisi mi sembra convincente. Evidentemente anche l’aumento delle dimensioni delle città ha giocato un ruolo prominente nella trasformazione (non sempre preventivabile) del contesto urbano. Stadi nati 100 anni fa in periferia adesso si trovano ad occupare zone nevralgiche delle città. In aggiunta i mutamenti dei tempi, e della politica… che io ricordi si sono sempre accompagnati a cambiamenti antropologici.
    Io però continuo a pensare che lo stadio rimanga la cornice del dipinto e anche un cambiamento del frame non influirebbe in nessun modo sull’attaccamento profondo che esiste con la propria squadra del cuore. Andare allo stadio non fornisce la patente di tifoso ma uno stadio bello offre al tifoso (locale) e ai suoi ospiti maggiori comodità (e questo è assolutamente auspicabile). Al contrario per l’imprenditore lo stadio in funzione 7 giorni su 7 è un dollirificio (si dice necessario per garantire la presenza della squadra in massima serie..) che opera ospitando spettacoli ed attività che possono non avere nessun legame col football (ma sarebbe il meno) e un cartello tutto da scoprire come sarà da vedere chi dei nostri migliori giocatori l’anno prossimo rimarrà.
    Mi sembra che tutti concordino che sia adesso difficile fare previsioni ma se la telenovela avesse una durata presidenziale, le ripercussioni sui risultati sportivi sarebbero inevitabili e il dolore ai tifosi costretti all’esodo opprimente.

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