mercoledì, Giugno 12, 2024
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IL NEW TARDINI, OLTRE LE INTERLOCUZIONI

(Gmajo) – Lo stadio provvisorio – tematica da noi approfondita ieri (il sindaco di Noceto Fabio Fecci ci ha contattato per spiegarci che circa la citata vicenda GSE il suo Comune sarebbe “vittima di un’ingiustizia” e “alla fine ribalteremo la situazione” per cui, a suo dire (anche se la sentenza è del Consiglio di Stato) non minerebbe l’eventualità del temporary: “le aree sono due, sicuramente prevarrà quella confinante con il centro sportivo Il Noce, ma anche l’altra se dovesse servire perché più vicina all’ingresso autostradale sarebbe presto adattabile con l’art. 53″)è, ovviamente, figlio, dunque discendente, da quello definitivo, che, come sappiamo, il Parma Calcio, salvo ripensamenti, vorrebbe totalmente edificare ex novo dopo aver raso completamente al suolo l’esistente.

Proprio da questo tipo di progettualità – preferita al procedimento a stralci (sempre salvo ripensamenti, ma come argomentavamo ieri un clamoroso dietrofront comporterebbe ulteriori ritardi nel cronoprogramma, trattandosi di un progetto nuovo, pur, molto probabilmente, richiesto dalla Conferenza di Servizi, che, secondo quanto risultava a StadioTardini.it, come scrivemmo lo scorso 21 marzo 2024, aveva sollecitato altre soluzioni progettuali) – discende l’esigenza di dotarsi di una struttura temporanea, in grado di ospitare i tifosi nei match casalinghi di 2-3 campionati, in attesa di poter tornare nella nuova arena ad immagine e somiglianza del suo generoso finanziatore.

L’alternativa, se no, sarebbe quella di dover migrare, per quel lungo lasso di tempo, in altri stadi, arrecando il disagio ai tifosi di esser sempre in trasferta, gravando su bilanci famigliari già minati da persistenti aumenti del costo della vita. Nella recente uscita del MDC Luca Martines (in Regione a Bologna, per la premiazione del club tornato in A dopo tre anni di purgatorio in cadetteria) l’ipotesi Piacenza, inizialmente avanzata, è stata nuovamente scartata con decisione, molto probabilmente per via di una certa idiosincrasia manifestata dai tifosi (sia ospitanti e che eventualmente ospitati) attraverso eloquenti striscioni. 

Ma come la mettiamo con la volontà dell’investitore di non gettare denari per il provvisorio? Tra l’altro l’opzione Piacenza (che al di là delle parole di circostanza del Temporeggiatore, resta la più probabile) comporterebbe la spiacevole (specie per KK) controindicazione di dover profondere qualche milioncino per l’adeguamento, giacché ad oggi non ha le infrastrutture idonee ad ospitare match di serie A, laddove ci si augura possano continuare a giocare i Crociati, anche dopo la stagione 2024-25 che li vedrà protagonisti nell‘attuale Tardini, impianto sovente vituperato, ma che riceve regolarmente la Licenza UEFA e può ospitare i match internazionali organizzati dall’organismo.

Tra gli “sponsor” del Garilli, a sorpresa, si era schierato Vincenzo Pincolini, che, al microfono di StadioTardini.it, non aveva avuto alcun dubbio nell’indicarlo come soluzione provvisoria migliore, nonostante questo comporti il dispendio di risorse che, a nostro modo di vedere certamente più provinciale e campanilistica, rispetto alla sua visione internazionale, sarebbe meglio rimanessero nel nostro territorio, così come l’opportunità di valorizzare le opportunità offerte dalla serie A per il nostro tessuto economico, come auspicato dalle associazioni di categoria. Perché, dunque, lasciarle ai forestieri?

Il ragionamento non vale solo per Piacenza, ma anche per Bologna, dove, turandosi il naso, il club rossoblù potrebbe ospitare i ducali nella provvisoria Fico Arena, in cambio di una congrua partecipazione alle spese. Oppure, ci sarebbe da chiedere ospitalità a Bergamo, che potrebbe ricambiare il favore concesso nel 2019, quando l’Atalanta venne ospitata al Tardini (ma si trattò di un paio di partite, non di un paio di stagioni) o Verona (ma la locale Virtus, che milita in terza divisione, dovrebbe rinunziare ad indicare il Bentegodi come stadio alternativo per due-tre campionati), dove ha trovato sistemazione per circa 8 gare il Como, dopo il niet del Tardini da parte del sindaco di Parma Michele Guerra, poco propenso a sottoporsi ad ulteriori strali dei comitati già sul piede di… guerra, per via, appunto, del rifacimento dell’Ennio che avrebbero preferito delocalizzato.

In ogni caso, però, sono tutti discorsi successivi allo stato di avanzamento dei lavori relativi al rifacimento del Tardini, perché va da sé che non si possa autorizzare un provvisorio, fin che non si hanno le idee chiare sul definitivoe lo stesso vale ancor di più per il mecenate, già poco propenso, per non dire affatto, a gettare al vento quattrini per il temporary, senza esser sicuro che il progetto principale vada a buon fine secondo i suoi desiderata.

In ogni caso, però, sarebbe meglio prima avere le idee chiare su cosa si voglia effettivamente fare, perché sul tavolo ci sono una ridda di ipotesi aperte, così come appare tuttora piuttosto nebuloso l’iter già a fatica percorso, senza il rispetto delle tempistiche prefissate. L’ultimo chiaro esempio è che le due sedute del consiglio comunale, auspicate e preannunziate dall’assessore Marco Bosi entro il mese di maggio, sono ben lungi dall’esser state calendarizzate. Si tratterebbe di quel famoso (doppio) passaggio politico (variante urbanistica, durata della concessione) a seguito di quello che secondo il mainstream sarebbe stato l’ok dei tecnici (ossia la Conferenza di Servizi) che a noi non pare ci sia effettivamente stato, dal momento che non c’è uno straccio di carta canta che lo dimostri e, appunto, il ristagnare dello stato dei lavori (probabilmente dovuto alla rincorsa a rispettare tutti i vari paletti posti).

Ma è solo l’ultimo caso. Vogliamo parlare, ad esempio, della Conferenza di Servizi, convocata il 19 settembre 2023 ed accompagnata dal trionfale annuncio dell’assessore Marco Bosi: “Grazie alla procedura semplificata della Legge Stadi entro 60 giorni la procedura sarà conclusa. La storia racconta, invece, che, a metà novembre, venne sospesa, con un comunicato che parlava di decisione tecnica per consentire alcuni aggiustamenti. La Conferenza venne poi riconvocata solo a metà febbraio (quindi 3 mesi dopo) con scadenza “tassativa” congiuntamente indicata (nel rispetto di  interlocuzioni continue e costanti e sempre positive) sia dal Comune che dal Parma calcio in 30 giorni, ma i pochi aggiornamenti erano in realtà migliaia di pagine.

E così, inevitabile, dopo i primi rumors (17 gennaio 2024), arriva la notizia ufficiale del rinvio dell’inizio dei lavori, previsto per la fine della stagione appena conclusa (2024-25) al termine della successiva: almeno, però, il primo anno di serie A potrà esser seguito dai tifosi comodamente al Tardini, anziché disperder l’entusiasmo a fatica ricostruito, andando a giocare i match casalinghi lontano da Parma.

Intanto a fine marzo tutto tace, StadioTardini.it, il 29 scrive che se ne riparla a fine maggio, mentre l’assessore Bosi, rispondendo a un tifoso, asserisce che “il termine non era metà marzo, sono i giornalisti che hanno frainteso, ma entro metà aprile l’iter sarà concluso, è tutto già pronto…”. Lo stesso Sindaco Michele Guerra comunicherà che entro fine aprile sarà chiuso l’iter ed entro maggio approvate le delibere in consigliò comunale.

Morale: gli annunziati 60 giorni (dal 19 settembre 2023), nel silenzio generale sono già diventati 250 (ossia 8 mesi), il sì non c’è ancora e coi tempi burocratici ormai il Consiglio Comunale non potrà che approvare (forse) prima di luglio, se no (più facilmente) si andrà a settembre-ottobre: ed in ballo non ci sono banalità, bensì delle divisive (anche per la maggioranza) questioni come variante urbanistica (per via degli esercizi commerciali) e durata della concessione (con molti dubbi sul BEV del PEF, anche perché per legge la concessione non può essere di durata superiore al rientro dell’investimento).

Una volta superato questo scoglio, entro un mese andrà poi depositato il progetto esecutivo definitivo (nel pieno rispetto delle prescrizioni obbligatorie della Conferenza di Servizi, e ad oggi sono ampie le criticità legate non solo a vincoli urbanistici e storici, ma anche a questioni tecniche, ad esempio correlate alle antenne di telefonia mobile che con l’abbattimento delle torri faro perderebbero un importante punto di illuminazione per la capillare copertura sul territorio: che ne pensano le varie compagnie interessate?)

Solo una volta risolto tutto questo, finalmente, ci potrà essere l’anelato via ai lavori che, secondo alcune correnti di pensiero, il Parma potrebbe assegnare direttamente ad una impresa di propria fiducia (che già sarebbe stata identificata e che sicuramente non è la Pizzarotti), ma, trattandosi di un bene pubblico, su richiesta del Comune potrebbe anche essere indetta una gara pubblica (che richiede ulteriori 60 giorni), il tutto per evitare possibili ricorsi al Tar. Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

12 pensieri riguardo “IL NEW TARDINI, OLTRE LE INTERLOCUZIONI

  • nicolò gazzi

    Troppo presto purtroppo è stata scartata L ipotesi di farlo come a Bergamo a settori ,evitando in un colpo solo due evidenti problemi;il primo lo spostamento (e conseguenti spese ) dei propri tifosi ;il secondo la difficoltà di fare più stagioni praticamente giocando 38 partite in trasferta ,non semplice per una neopromossa

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  • Zurlini e Pallini leggendo la questione antenne hanno un orgasmo degno del Rocco Siffredi anni 90. Io non scarterei nemmeno problemi legati ai graffiti sulle saracinesche dell’edicola di fronte all’ingresso della Nord. Qualche anziana nobildonna dei Comitati potrebbe considerare i falli disegnati opera d’arte contemporanea ed in quanto tale potenzialmente messa in pericolo dal cantiere, dall’andirivieni dei mezzi e quindi interessare la Soprintendenza. Senza dimenticare la diversità biologica delle aiole lungo viale Pier Maria Rossi, ricche di ligeidi, simsi, merde di cane, biosfera disturbata dalle polveri sottili della demolizione e dalla nafta delle ruspe. Mi chiedo anche chi ha talami nuziali nei dintorni dell’Ennio e volesse copulare nelle ore dei lavori se non possa essere disturbato e deconcentrato. Insomma direi che si fa prima a comprare una nuova cerata blu o rossa (le gialle ahimè non si trovano più), tenere pronti gli stivaloni verdi da cacciatore e se si soffre di intestino irritabile o prostata mettere un bel pannolone per incontinenti in modo da evitare le mefitiche latrine.

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  • vada ancora per Piacenza, anche se lo stadio cade a pezzi, ma a Bergamo non ci andrebbe nessuno, dai.

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  • Perché parlate di andare fuori provincia? È una ipotesi già scartata. Il Parma giocherà in provincia, dove nn è ancoraxdato sapere, ma visto che il vecchio Ennio è ancora in piedi non ci sono problemi, quando lo stadio temporaneo sarà pronto, l Ennio verrà demolito e partirà il cantiere del New Ennio.
    Direi che non abbiamo fretta visto che uno stadio lo abbiamo!!!

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    • Non è cosi semplice il discorso come lo fa lei, Paul, se no non dedicheremmo infinite ore ad approfondire questa tematica.

      Lo stadio provvisorio temo non si farà (il management si è lasciato dal sen fuggire l’ipotesi, ma facendo i conti senza l’oste, ossia il proprietario, che pare non abbia intenzione di profondere ulteriori risorse oltre ai già calcolati 140 milioni circa per il definitivo.

      Che la prossima stagione venga disputata nel vecchio Tardini lo dobbiamo (deo gratias) ai ritardi, se no la migrazione fuori provincia (che ad oggi resta la soluzione più probabile) sarebbe avvenuta (orrore) già con la prossima serie A, andando a disperdere tutto quell’entusiasmo con fatica ricostruito, soprattutto grazie a Pecchia, dopo un troppo lungo purgatorio in serie B

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      • La dispersione dell’entusiamo, più che da una migrazione a Piasensa o Fiorinsola c’è se non viene battuto chiodo sul mercato, come conferma la campagna abbonamenti dell’anno scorso andata malissimo. Compra i zogador e la gente va anche a Caorso. Rinnovando Corvi e Sits di abbonamenti con le arie che tirano oggi e i pochi spicci in tasca della gente ne fai pochi

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      • Personalmente non sono così convinto che andare a Piacenza si risparmierebbe tanto rispetto ad uno stadio provvisorio. Provo a spiegare con due numeri: su internet si può trovare che lo stadio provvisorio del Cagliari sia costato 8 milioni, se si interviene su un’area già semilavorata (vedi Noceto o Sorbolo per esempio) e facendo un po di attenzione potrebbe venire a costare anche meno degli 8 milioni di quello di Cagliari (magari 6-7?). Tenuto conto che se si va a Piacenza qualche milione verrebbe speso comunque per le necessarie opere di adeguamento ed in più vi sarebbe per 2/3 anni sicuramente un significativo calo di abbonamenti e biglietti non riesco a percepire questa grossa differenza di denari tra le due opzioni. Posso sbagliare, ma se alla fine la differenza si riduce a 2-3 milioni che significatività possono avere nell’ambito di un più ampio progetto dove si è pronti a spenderne 140 per il nuovo?
        Invece il primo pensiero di qualsiasi scelta dovrebbe essere quella più utile per conservare la permanenza in serie A, che è la vera condizione per far quadrare i conti, ed è certamente molto più probabile salvarsi giocando in uno stadio vicino alla città pieno di tifosi piuttosto che fuori provincia in uno stadio semi vuoto.

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  • Ringrazio il direttore per la libertà di pensiero e lo spazio di discussione che lascia a tutti indipendentemente dal proprio credo. pongo un quesito. Come mai a Venezia, dove si delocalizza lo stadio fuori dal centro, si riqualifica una zona cementificata, si piantano 100.000 alberi etc. etc. Verdi, comitati, ambientalisti etc. attaccano duramente chiamando il progetto cattedrale nel deserto, progetto inutile, urlando alla cementificazione e alla distruzione del territorio rurale e spopolamento del centro quando invece si potrebbe riqualificare quello che già esiste («Uno scandalo nazionale». Così Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra) mentre da noi le stessi parti politiche si battono per l’esatto contrario?

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    • Nicola Dall'Olio

      @nick non conosco il progetto di Venezia e non saprei quindi dare un giudizio. Fare parte di un partito non significa pensarla sempre allo stesso modo, soprattutto sulle questioni locali. Come ho detto nell’ultima video intervista di Gabriele, che ringrazio anche io per dare spazio a tutte le voci, un conto sarebbe il rifacimento a stralci dell’attuale Stadio mantenendo le parti storiche (su cui siamo stati sempre a favore) un conto è un progetto che prevede la totale demolizione con ricostruzione di una nuova struttura in cui la funzione calcistico – sportiva è solo una parte e forse nemmeno quella centrale visto che ne prevedono un utilizzo sette giorni su sette con 9.000 metri quadri di commerciale a 300 metri dal Barilla center. Una struttura del genere dentro un tessuto insediativo così denso e ravvicinato avrebbe enormi impatti. Senza contare:
      – a) la necessità di trovare un’alternativa localizzativa per le partite del Parma fino a quando i lavori non saranno ultimati (lo stadio provvisorio è uno specchietto per le allodole)
      – b) la durata indefinita del cantiere. La società si dovrebbe rendere conto che un cantiere osteggiato dai residenti e osservato h24 dai condomini prospicienti andrà incontro a continui esposti e probabili fermi per qualsiasi difformità che inevitabilmente può emergere durante i lavori.
      L’area degli ex mercati non avrebbe questi problemi, è più grande, facilmente accessibile da stazione A1 e città, totalmente impermeabilizzata, per cui un intervento di rigenerazione potrebbe portare solo benefici anche sul piano ambientale (oltre che urbanistico). Questo è come la vedo al di là delle appartenenze partitiche che non mi hanno mai impedito di pensare liberamente.

      Rispondi
      • Caro Nicola, la ringrazio per la risposta. Alcuni spunti:

        1) sarebbe bello che chi si occupa di queste questioni fosse almeno un minimo informato sullo stato dell’arte dell’architettura degli stadi in Italia e in Europa, è un tema importante ed è triste che mi vengano date sempre risposte come “non conosco quindi non giudico” .

        2) concordo sulla bellezza e l’importanza di pluralità di visioni dentro lo stesso partito però è alquanto strano che a pochi km di distanza (non mi riferisco solo a venezia) a partire dagli stessi presupposti si arrivi a soluzioni diametralmente opposte e se il consumo di suolo o il ridurre l’uso di macchine sono temi fondamentali lo sono sia a Milano che a Modena che a Parma etc., non si può essere contro la delocalizzazione di San Siro e altri stadi e a Parma combattere la battaglia opposta . il Tardini è uno dei pochi esempi di stadi raggiungibili in bici o coi mezzi pubblici e mi sembra assurdo che un partito come i Verdi si batta per renderlo l’ennesimo centro commerciale fuori città da raggiungere in auto.

        3) Fermo restando che anche io sono assolutamente a favore di un progetto a stralci dell’attuale Tardini (consapevole però da addetto ai lavori che un cantiere a stralci allunghi di molto i tempi di costruzione creando un disagio molto più prolungato ai residenti), mi chiedo però come si possa essere cosi’ miopi e continuare a sostenere una politica urbana ed una idea di città in cui l’unica soluzione è spostare in periferia (campus, cinema multisala, negozi, stadi, locali notturni etc. etc.), creando di fatto centri storici vuoti . Ormai siamo una città fatta di cittadini intolleranti all’altro ed estremamente individualista, dove non si tollera neanche più un evento che accade per poche ore nel weekend ogni due settimane e dove tutto ciò che non è nel proprio interesse e ci disturba va allontanato e delocalizzato.

        4) Se il Tardini come sostengono in tanti residenti è un disagio grossissimo che penalizza tutto il quartiere secondo quale logica spostarlo in un altro luogo dovrebbe rendere felici i residenti di tale zona? o esistono cittadini di serie A del nobile quartiere Cittadella e cittadini di serie B di Baganzola, fognano, etc.? il Tardini di Schrödinger raccontato come un grande disagio un mostro che rende invivibile il quartiere ma che se spostato da qualche altra parte diventa improvvisamente “riqualificante” una “opportunità”

        Grazie ancora a G. Majo per lo spazio.

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  • Quello che più volte mi sono domandato è perché né Centro di Coordinamento Parma Club, né Boys abbiano sostenuto la tesi del rifacimento dello stadio a stralci come hanno fatto a Bergamo e Udine. Non sarebbe la soluzione migliore? Occorrerebbe abbandonare l’attuale progetto, è vero, ma più percorribile.

    Rispondi
  • Questo progetto non vedrà mai la luce.
    Il Parma continuerà a giocare a lungo ancora al vecchi Tardini.
    la progettualità è tutta sbagliata fin dal principio.

    La scelta migliore sarebbe stata quella di fare un nuovo impianto fuori città e traslocare non appena pronto, lasciando l’area Tardini ai comitati di quartieri che tanto la reclamano.

    Abbattuto l’impianto sportivo, potrebbe nascere un bellissimo parco cittadino per portare i bimbi a in carrozzina e gli anziani a leggere i giornali sulle panchine ricordando i trionfi calcistici del passato.

    Il nuovo Stadio, ubicato in un area più estesa avrebbe potuto facilmente prevedere la realizzazione di aree commerciali più grandi, contribuendo a recuperare i costi, oltre che consentire al comune di Parma di riqualificare una zona attualmente depressa e accontentare i movimenti di protesta intorno alla zona del Tardini.

    Tali iniziative sono state portate avanti un po in tutta europa con risultati eccellenti.

    Non capisco questa testardaggine di giocare in centro città dovendo affrontare talmente tanti problemi progettuali che alla fine si arriverà alla decisione di non fare proprio nulla.

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