martedì, Luglio 23, 2024
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NEW TARDINI, LA POLITICA NON HA FRETTA DI SCENDERE IN CAMPO

(Gmajo) – C’era una volta, neppure tanto tempo fa, la politica che non vedeva l’ora di scendere in campo per dire la sua: ora, invece, torna a nascondersi dietro la Conferenza di Servizi. La stessa che qualche mese fa sosteneva, anche attraverso il supporto del mainstream, fosse già conclusa (ed invece…).

Stiamo parlando, ovviamente, dello Stadio Ennio Tardini e del suo controverso progetto di rifacimento totale, con distruzione dell’esistente e rinascita per un‘opera ad immagine e somiglianza del committente, che se ne frega una benedetta mazza se per conseguire il suo scopo costringerà i futuri fruitori della medesima ad un esodo di minimo 27 mesi (secondo un ottimistico cronoprogramma) in una cittadina vicina (un inedito assoluto nella Penisola), poiché una quindicina di milioni (anche se ne basterebbero meno) non gli va di spenderli in un provvisorio, del resto dopo che (dicunt) ne abbia investiti altrettanti in consulenze assortite tra Denari, archistars e compagnia cantante per partorire un progetto divisivo da ogni punto di vista, estetico, cantieristico, emozionale.

Eravamo tra fine marzo ed inizio aprile quando i politici facevano rombare i motori, nell’attesa di misurarsi nel proprio agone – l’aula consigliare del Palazzo Municipale – su due temi non proprio leggeri, ossia la variante urbanistica (necessaria affinché il nuovo manufatto possa avere anche uno sbocco commerciale) e la durata della concessione, partendo dal presupposto che chi azionerà l’idrante per la pioggia dorata non intende discostarsi dall’eternità dei 90 anni, evidentemente pattuiti nelle segrete stanze, mentre, ora, gli amministratori della cosa pubblica, si accorgono che, legalmente, la concessione non può avere una durata superiore rispetto al raggiungimento del punto di pareggio (che comunque sarebbe lo stesso abbastanza avanti, circa 60 anni, secondo un PEF i contenuti appaiono, comunque, poco verosimili).

Il braccio di ferro sulla durata rischia di essere il punto di rottura di una maggioranza già abbastanza incrinata: altro che maggio, come andavano proclamando un trimestre fa i vari Guerra, Bosi, De Vanna, dagli studi di Parma Europa: la discussione è meglio spostarla più avanti (come se nel frattempo chissà cosa potrà accadere, ma intanto diamo un ulteriore calcio in là al pallone…).

La netta sensazione è che ora i vari attori, lato palazzo comunale, al di là delle interlocuzioni col frontman del club che, come sempre, sono continue, costanti e in un clima di grande collaborazione, intendano prendersi quanto più tempo possibile (almeno l’estate), lasciando, semmai, nel frattempo i riflettori ai tecnici, cui li avevano tolti prima, facendoli passare (ancora) per i Signor No della situazione (come per incanto son tornate fuori le varie prescrizioni tassative sulle acque, scuole limitrofe, telecomunicazioni, etc. etc. e le richieste di alternative progettuali e localizzative, peraltro rimaste lettera morta nelle ultime documentazioni inoltrate dal club), in attesa di trovare (impresa ardua) una compattezza poi.

Ma, signori miei, al di là delle sacrosante osservazioni di chi mette la firma sui verbali (prima o poi salterà pur fuori pubblicamente un qualche straccio carta canta) che ha responsabilità penali e civili, le scelte sulla più grande opera del dopoguerra sono prima di tutto della politica, che non può abdicare (e che deve avere gli attributi, nel caso, di motivare ai cittadini un eventuale no ai 150 milioni e passa che il mecenate Krause è pronto a donare).

Nel bel mezzo dell’ultimo consiglio comunale (11 giugno 2024) ci sarebbe stata una conta per vedere i numeri, durante una riunione informale, il cui esito, al di là delle successive e rassicuranti parole di circostanza, sarebbe stata, viceversa, abbastanza preoccupante per la maggioranza alle prese con i propri problemi interni, che esulano dalla, sia pure decisiva, questione (non banale) del Tardini.

Stando ai fini analisti politici che abbiamo interpellato per capir meglio cosa accade, si starebbero creando fronde sia in Effetto Parma che nel PD, in quanto quelli della corrente Schlein, rinfrancati dall’ottimo esito delle Europee, vorrebbero prevaricare quelli della corrente Bonaccini, così come il vicesindaco Lorenzo Lavagetto (che nel gennaio 2022 aveva votato contro la pubblica utilità del Tardini spiegando che il progetto andrebbe cambiato dal punto di vista architettonico ed auspicando che si possa rimodulare in termini più consoni rispetto all’abitato per creare il minor numero di disagi possibili per gli abitanti) potrebbe trarre una rendita personale qualora per qualche ragione andasse in ambasce il sindaco Guerra (che non essendo un piddino, in fin dei conti non è uno dei loro).

Insomma, non c’è più tutta quella fretta, mostrata prima, di arrivare in aula: ora, in attesa della salvifica tregua balneare, è il tempo delle operazioni di verifica preliminare, delle moral suasion, e di tutti quegli armamentari della politica quando vi è il terrore, visti i tempi ed i precedenti, di finire sotto.

Parma Repubblica, la scorsa settimana, ha riferito dei malesseri del sindaco Guerra alle prese con una “maggioranza disorganizzata”, in occasione dell’approvazione (con i decisivi voti della dell’opposizione) del regolamento sulla Partecipazione, fra assenze strategiche, rientri in aula a chiamata a lavori in corso e seduta sospesa per quasi mezzora per riorganizzare le fila, con bordate della minoranza. 

E non era questa la prima volta, durante il mandato, in cui sono apparse evidenti crepe nella maggioranza: per esempio, ad ottobre 2023, in occasione delle votazioni sull’Aeroporto (il masterplan per l’allungamento della pista del Verdi), la delibera aveva visto tra i contrari sei consiglieri di maggioranza e l’approvazione grazie alle minoranze che già in quella occasione avevano sottolineato crisi e spaccature degli avversari, che avevano salvato (e che non è detto intendano eventualmente fare altrettanto per la questione Tardini, viste le esternazioni a tema. anche se ormai datate, ad esempio, di Vignali, Osio e Pallini).

Mettere mano, dunque, ora alla questione Tardini potrebbe esser assai pericoloso, anche se è difficile pensare, con questi chiari di luna, che gli scenari si possano sistemare in autunno, al di là dei richiami all’ordine del Sindaco Guerra che non accetterà altri inciampi, dichiarandosi persino pronto a rimettere il mandato (ricevendo le immediate rassicurazioni blablabla di cui sopra…). Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

5 pensieri riguardo “NEW TARDINI, LA POLITICA NON HA FRETTA DI SCENDERE IN CAMPO

  • nicolò gazzi

    La politica quando deve scendere in campo non è mai stata un razzo ; quello che più preoccupa è il silenzio che c’è attorno ,mi auguro che sia dovuto alle ferie che ormai sono prossime ; si è passati da dichiarazioni di possibili chiusure a maggio al giugno silenzioso quasi al termine …..

  • Pallini e Zurlini stanno godendo più di Rocco Siffredi in una performance anni 90. E via di cerate, stivaloni e pannoloni (per evitare le mefitiche latrine con gli sversamenti di liquami).

  • Rinviamo all’infginito in perfetto stile italico.

    • *infinito

  • Ma Davide ricicla sempre gli stessi messaggi? Direttore va bene che ognuno ha diritto di scrivere la propria, ma anche leggere sempre le stesse cagate non è divertente..sa a cosa mi riferisco ovviamente

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