NEW TARDINI / CIVILTA’ PARMIGIANA A PARMA EUROPA: “LA MAGGIORANZA RALLENTA IL PROGETTO” (VIDEO)
(Gmajo) – Un fugace passaggio sulla (annosa) questione New Tardini, c’è stato ieri sera, martedì 18 marzo 2025, durante la puntata di Parma Europa, il talk show politico di 12 Tv Parma, condotto dal direttore Pietro Adrasto Ferraguti: non poteva essere altrimenti, dal momento che il menù della trasmissione, come annunziato dallo stesso anchor man era il “come cambia il volto della città: un’ampia ricognizione su opere pubbliche e cantieri, manutenzioni; lo stato della città, tra eccellenze e criticità, se si pensa alle forme di degrado denunciate dai cittadini e dai rappresentanti dell’opposizione”.
Per dibatterne in studio c’era l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Parma Francesco De Vanna (che circa un anno fa, dagli stessi teleschermi, aveva affermato come l’amministrazione comunale stesse rispettando in maniera assoluta, quasi religiosa, l’iter della Conferenza di Servizi), un rappresentante della maggioranza, Gabriella Corsaro – consigliere del PD, presidente della 7^ Commissione Consiliare Permanente (Politiche Culturali, dello Sport, del Turismo, dei Diritti e della Pari Opportunità e del Benessere Animale) – ed uno della minoranza, Serena Brandini, Capogruppo del Gruppo Consiliare di Azione ed in collegamento esterno, dalla sede di Civiltà Parmigiana, al microfono dell’inviato Alberto Rugolotto, la consigliere comunale Maria Federica Ubaldi, oltre ad altri esponenti di spicco del movimento civico, tra cui l’ex assessore ai lavori pubblici (dell’epoca della Città Cantiere, slogan griffato Elvio Ubaldi) Roberto Lisi.
Tra le opere pubbliche della città, ovviamente, anche quelle sportive: il dibattito si è accesso dopo la visione del reportage sulla riqualificazione del Palazzetto dello Sport, curato dallo stesso Rugolotto, con l’esponente civico Federico Giordani che si è inserito per parlare dello Stadio Tardini, esponendo il suo punto di vista, che qui sotto trascrivo integralmente, assieme alla fugace replica dell’assessore De Vanna, prima di chiosare, a seguire, le parole di entrambi.
“Premetto che a parlare di Tardini, potrei essere di parte perché io sono anche un tifoso, ma oltre che tifoso ho anche un passato abbastanza recente da amministratore e vi garantisco che se mi si fosse presentato un imprenditore privato disposto ad investire su un’opera pubblica sul mio territorio, mi sarei ritenuto fortunato. E quindi, fatti salvi, naturalmente, i controlli, la regolarità, la gestione di tutto il percorso, avrei certamente agevolato questo progetto. Invece, ammetto di avere una percezione che si voglia non dico ostacolare, perché direi una bugia, ma per lo meno rallentare, o comunque vedo un’amministrazione che ha vissuto e che vive con un certo fastidio il progetto del Tardini. Ecco che qui, dopo i momenti iniziali, che risalgono alla precedente amministrazione, dove abbiamo sentito anche promesse, proclami, annunci; ricordo, per esempio, anche l’assessore Bosi che con manifesti, proprio sotto il Tardini in cui sembrava veramente per imminente l’avvio del progetto ed anche del cantiere, ora viviamo un momento di silenzio, di stasi, in attesa di capire cosa succederà. Nel mezzo abbiamo visto anche percorsi partecipativi di dubbia utilità che, secondo me, hanno solamente rallentato l’iter; abbiamo visto mozioni molto stringenti e molto vincolanti che hanno preoccupato un poco per lo meno i tifosi e chi vive dall’esterno”.
“Ora rimaniamo in attesa delle famose delibere che il sindaco Guerra ha promesso per i primi mesi di questo anno: io credo che ormai siamo quasi ad aprile, per cui i primi mesi dell’anno sono questi e quindi aspettiamo di vedere queste famose delibere che sono la parte più operativa ed esecutiva”.
Questa la replica dell’assessore De Vanna: “Siamo ormai alle battute finali: dobbiamo comprendere dalla Società quale sia il loro orientamento al riguardo dello stadio temporaneo, ma anche rispetto alla durata della concessione che era uno degli elementi che era stato anche individuato nella delibera di indirizzo approvata in consiglio comunale. Sciolti questi due nodi, in modo particolare lo stadio temporaneo, potremo procedere adottando la delibera cui faceva riferimento il sindaco, dunque non c’è nessun rallentamento da parte nostra, anzi, anche in questo caso, un lavoro molto intenso e quotidiano da parte degli uffici che ringrazio”.
E ora, come promesso, la mia chiosa ad entrambi. Comincio, in ordine di apparizione, dalle parole di Federico Giordani, il quale sente subito l’esigenza di dichiararsi tifoso del Parma, per cui si sente un po’ di parte a parlare del Tardini. Prendiamo atto: in effetti, spulciando sui suoi social, si trovano suoi commenti sulle gesta dei Crociati, tipo questo di qualche mese fa: “Con i soli primi tempi Il Parma Calcio 1913 sarebbe primo in classifica. Invece ha 4 punti. E’ evidente che c’è un problema secondi tempi. #ForzaParma”. Quasi quasi, dopo Pallini e Salzano, potrei ospitarlo nel caleidoscopio di StadioTardini.it quale autore…
Dopo di che, con una pronunzia alla Brrrrianti, ci riferisce delle sue recenti esperienze da amministratore pubblico (leggiamo dal CV sviluppate soprattutto nel Comune di Soragna, dove, dopo esser stato consigliere comunale, è poi diventato assessore e quindi vice-sindaco, non premiato, però, dagli elettori, alle ultime elezioni in cui si era candidato quale leader della formazione civica “Idea Soragna”, oltre ad essere consigliere provinciale), per riferire che lui, a differenza dell’attuale amministrazione, avrebbe avuto un approccio diverso con l’investitore privato. Rileggiamo le sue parole, che sono una sorta di grave j’accuse agli avversari, come se questi volessero remare contro: “Vi garantisco che se mi si fosse presentato un imprenditore privato disposto ad investire su un’opera pubblica sul mio territorio, mi sarei ritenuto fortunato. E quindi, fatti salvi, naturalmente, i controlli, la regolarità, la gestione di tutto il percorso, avrei certamente agevolato questo progetto. Invece, ammetto di avere una percezione che si voglia non dico ostacolare, perché direi una bugia, ma per lo meno rallentare, o comunque vedo un’amministrazione che ha vissuto e che vive con un certo fastidio il progetto del Tardini”.
Io capisco la battaglia politica, specie in un generalizzato clima di eterna campagna elettorale, per cui se sei in minoranza, tutto quel che fa la maggioranza va contestato, epperò la sua visione dei fatti, mi pare diametralmente opposta a quella che, da osservatore neutrale ed equidistante, mi sono fatto io, circa l’operato di Bosi & C. A mio modo di vedere, infatti, il problema risiede in quelle che il compianto Luca Martines definiva interlocuzioni continue e costanti e sempre positive, ossia sul fatto della coincidente veduta privato-pubblico, con quest’ultimo che assecondava un po’ troppo l’altro, anziché guidarlo, a mio avviso poiché accecato dal luccichio della pioggia d’oro promessa. In soldoni: lui caccia la pila? Noi lo accontentiamo. E pazienza se poi vengono fuori faraoniche soluzioni che sono un pugno nell’occhio con il contesto urbanistico che lo ospita e, soprattutto, l’assoluto non sense della serrata per 27 mesi di lavori, costringendo i tifosi, pardon i clienti, ad un esodo non si capisce bene dove (temporary? città vicina?).
Mi sarei aspettato, dunque, da un esponente della minoranza, una critica in questo senso, non l’asserzione che, di fatto, si sarebbe comportato nello stesso identico modo dell’attuale maggioranza, se non peggio… Il problema, ribadisco, è che a fronte del miraggio del mega investimento, si è persa di vista la mission istituzionale di chi amministra la cosa pubblica. E ora, il tentativo di mettere a posto le cose (ad esempio la spinta verso la soluzione a stralci), rischia di diventare la classica toppa peggiore del foro. La sua sensazione di un’amministrazione che ha vissuto e che vive con un certo fastidio il progetto del Tardini, non mi pare corrispondente al vero, se tralasciamo, ovviamente, le fratture interne di maggioranza, tra chi questo progetto non l’ha mai visto di buon occhio e chi, invece, ha spinto con tutte le proprie forze. E capisco il tentativo di insinuarsi con il piede di porco proprio qui…
L’amministrazione, a mio modo di vedere, non mi pare stia vivendo con fastidio la questione New Tardini, magari, invece, con qualche timore ed apprensione per quelle che potrebbero essere le conseguenze se l’investitore privato decidesse di non metterci più i capitali, rinunziando alla grande opera. Ed in effetti tutto il furore iniziale, pare esser scemato, e dal club, malgrado assortiti tentativi di stanarli, non stanno arrivando rassicurazioni o segnali, al di là della contingenza del cambio front-man da Martines a Cherubini. Più condivisibili, invece, le censure di Federico Giordani ai troppi promesse, proclami, annunci, e ai percorsi partecipativi di dubbia utilità che hanno solamente rallentato l’iter e soprattutto l’incalzare il sindaco Guerra, per via delle famose delibere che aveva promesso per i primi mesi di questo anno: ormai siamo quasi ad aprile, per cui i primi mesi dell’anno sono questi…
Serafico, l’assessore De Vanna non si lascia trascinare nella polemica, limitandosi a veicolare la velina del momento, ossia quanto già poche ore prima aveva affermato il suo collega allo sport Marco Bosi, appunto tirando per la (mono) giacchetta il Parma Calcio, per sapere quali intenzioni abbia a proposito delle tre questioni: stadio provvisorio, cantierizzazione a stralci e durata della concessione. Delle tre, quella su cui De Vanna indugia di più – chissà perché poi, visto che l’eventuale temporary non sarebbe nei confini del Comune di Parma, ma appena al di fuori – è proprio l’impianto temporaneo: “Dobbiamo comprendere dalla Società quale sia il loro orientamento al riguardo dello stadio temporaneo, ma anche rispetto alla durata della concessione”, però sorvola sul passaggio “a stralci”, ultimamente molto gettonato, anche se, come scrivevo ieri, avrebbe un senso se risolvesse il problema della lontananza dei tifosi per 27 mesi, non se, paradossalmente, andasse ad aumentarla…
E visto che ho tirato a mano l’articolo di ieri, ritengo corretto esternare ai lettori la bonaria contestazione che, dopo averlo letto, mi ha mosso la mia capoclasse al Ginnasio-Liceo Sant’Orsola Roberta Roberti, persona ben informata dei fatti, risultando tra coloro che avevano promosso il ricorso avanti il TAR dal Comitato Tardini Sostenibile contro il Comune di Parma, nei confronti del Parma Calcio 1913 ed istituto comprensivo Puccini per l’annullamento di diversi atti. Secondo Roberti, infatti, il TAR avrebbe detto che sul preliminare non si esprime, che dovranno essere fatte le valutazioni sul progetto definitivo, il che è ben diverso dalla interpretazione data dal mainstream e da me condivisa, sulla scorta delle conclusioni in motivazione trascritte fedelmente nel pezzo. “Improcedibilità – specifica Roberti – non vuol dire che è respinto perché infondato, significa che il pubblico interesse andrà valutato alla luce del progetto definitivo che potrebbe aver recepito le modifiche necessarie per giustificare il pubblico interesse”.
Nel riportare il dispositivo, (vedesi screenshot sopra), a proposito del ricorso introduttivo, avevamo aggiunto, tra parentesi, quanto scritto, come motivazione, dal collegio giudicante circa la dichiarazione di (in parte) improcedibilità, per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione e per intervenuta ratifica da parte della Giunta comunale dell’impugnata deliberazione consiliare. In buona fede, mi era parso di esser stato chiaro, obiettivo e completo, non potendo indugiare troppo in tecnicismi di difficile comprensione a chi non è addetto ai lavori: volentieri, però, riporto anche il suono della campana di Roberta Roberti, che invito anche pubblicamente – qualora lei o l’organismo che rappresenta, avessero ulteriori distinguo da porre – a farci avere eventuali rettifiche o comunicati, che molto volentieri doverosamente ospiteremmo sulle nostre indipendenti colonne. Gabriele Majo
Montaggio clip a cura di Luca Casoni
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Certo che sentire gli autori del Ponte Europa “pontificare” di opere pubbliche è abbastanza grottesco. Diciamo che il bèc ad fèr non manca a nessuno sopra i portici del grano. Maggioransa e oposision non si sa chi è più ridicolo
In questi giorni senza Palla in Trib.no Davidone pardon Piovani può andare a paglia dopa magnè e piantarci una ronfatina digestiva
L’opposizione “ubaldiana” ….coraggio da LEONI……😅
P.s. ma il sig. Giordani che puntualizza la sua amata passione per i colori giallo blù.
Conta un pò di “cannelle”. Abbonato storico all’Allianz Stadium in quel di Torino!! 🤣
Ohhhhhhh sai cosa ce n’è anche di straziati nero e azzurri? Vedrai quando segna Lautaro quanti coglioni pramzani si alzeranno a sbraiare e esultare. Han fatto anche la festa scudetto l’anno scorso
Ciao Direttore, il discorso stadio mi intriga molto, anche alla luce di quanto accade fuori dalle mura del Ducato…. a Firenze alla fine fanno i lavori a stralci (sono curioso di vedere come faranno a fare rientrare nello stadio la Torre di Maratona….) ma lo stadio è aperto come è successo a Bergamo e Udine. A Como hanno anche loro i buoni comitati anti stadio a difesa del lungolago ecc. ecc.(al confronto dello stadio di Como attuale, il nostro Tardini sembra il Bernabeu….) Non capisco i tuoi dubbi sul fatto che i lavori a stralci portino i tifosi a stare lontano ancora più a lungo. Certo, personalmente, credo che la soluzione sarebbe la migliore anche se il cantiere durerebbe 4 o 5 anni….
Quello che faccio fatica a comprendere sono i vari comitati che sorgono laddove si deve rimodernare uno stadio: alla fine se il Tardini, (o Como, ecc.) non viene rifatto/rinnovato, resta lì dov’è ora con i medesimi disagi attuali. In Inghilterra gli stadi sono in mezzo alle case, i tifosi raggiungono lo stadio camminando in mezzo alle altre persone e se devono farne uno nuovo la sola cosa importante è che qualcuno lo paghi…..
Temo che alla fine il Tardini resterà così com’è, con i comitati e i residenti in zona, felici e contenti, dimenticando che quando hanno acquistato le loro abitazioni lo stadio era già lì, non è stato teletrasportato da altra zona. Certo magari allora si navigava in serie C e mai si pensava che si andasse in A, ma i tempi cambiano…..
Qualcuno che scrive qui sopra brama dal desiderio di disfarsi di Krause, dimenticando che poi si deve trovare un altro soggetto disposto ad investire e se arrivano investitori stranieri alla fine la prima cosa di cui si preoccupano è fare lo stadio nuovo e allora si ricomincia passando ancora dal VIA, però i tempi si allungherebbero ancora e alla lunga sarebbe una bella vittoria di Pirro per tutti .
Saluti a tutti
Al di là delle manfrine politiche e mediatiche dei (finti) pro e dei (finti) contro, non credo che uno straniero possa costruire ed investire a Parma, magari togliendo l’osso a qualche potente locale. Tutto il resto è noia.
Credo che, come Lorenzo, lei abbia una visione un po’ giapponese della questione… Guardi che la guerra è finita 80 anni fa (e speriamo non torni a breve)… E così anche l’UPI non è più quella del potentissimo Urlanden, e quella vecchia roccia (con rispetto parlando) del Cav Pizzarotti ha altre beghe, che non andare ad invischiarsi nella costruzione di uno stadio (specie se per conto terzi). Quindi non viene tolto l’osso a nessuno: anzi, ho ragione di credere che agli industriali locali non dispiacerebbe affatto se il dono alla comunità lo facesse l’americano (così, almeno, nessuno va a fare Fra’ Piagnone da loro)
Direttore non tratti tutti con sufficienza. Il primo progetto Stadio e quello che c’è intorno, il quale prevedeva lo spostamento delle scuole Puccini Pezzani, è stato presentato dalla cordata parmigiana. Progetto ritirato praticamente subito dal magnate americano. A Nuovo Inizio lo stadio interessava eccome. Ancora di più interessa il costruendo Centro Polifunzionale di Collecchio. Vedremo come andrà a finire…
Premesso che non tratto con sufficienza nessuno, se mi consente, essendo stato a lungo uomo comunicazione del Parma del Nuovo Inizio, penso di conoscere piuttosto da vicino le dinamiche e gli interessi che avevano. E l’interesse che avevano attorno al rifacimento del Tardini non era, come evidentemente pensa lei o i nostalgici della potente UPI quale avversario da avversare, di ricavarne profitti, quanto quello di garantire al club una importante infrastruttura nella quale continuare a giocare. Persino in serie D, quando poteva apparire esagerato, il Tardini è sempre stato un must per i Magnifici 7, che hanno fondato la ricostruzione appunto su due punti fermi, il Tardini e Collecchio. Su Collecchio, al di là dell’ordinaria amministrazione (dopo averlo ripreso dal disfacimento ed incuria) non hanno lavorato di prospettiva, ma sistemare il Tardini per il futuro era una vera e propria fissazione di Marco Ferrari (ideatore, collante, in una parola anima di Nuovo Inizio), ed il progetto partorito era, appunto, quello che avrebbe potuto mettere d’accordo tutti, appunto perché non elefantiaco e decisamente fuori misura come l’attuale. So perfettamente che è stato ritirato da Krause poco dopo il suo arrivo (e conosco anche direttamente e molto bene le cause di tale scelta: ossia la lòcandina strumentale e polemica di un settimanale cittadino su questo tema, per cui, non conoscendo affatto il territorio e le sue insidie, aveva pensato di blandirlo ritirando il vecchio progetto (che in realtà non aveva, almeno nel Palazzo, molti oppositori, anche perché avevano lavorato lontano dalla campagna elettorale, trattandosi di un tema divisivo o su cui molti puntano per interesse e tornaconto personale) per presentarne altri, con la foglia di fico del percorso partecipativo). Quel peccato originale, oltre ad aver fatto sciupare tutto il tempo speso prima, ne ha fatto buttare via dell’altro, per arrivare all’attuale progetto pieno di problemi, uno su tutti quello (davvero assurdo) di imporre tre anni di lontananza ai tifosi clienti, per un rifacimento totale che non ha epigoni in Italia.
Comunque tranquillo: come ho già scritto Pizzarotti ha altri problemi e nessuna voglia di impelagarsi in questa grana (peraltro poco redditizia, specie se per conto terzi)
Ciao Luca,
le perplessità che ho espresso nei miei ultimi due articoli, circa il rischio di ulteriore lontananza dei tifosi, in caso di passaggio alla cantierizzazione a stralci, in luogo dell’attuale mono-cantiere, sono frutto delle indagini portate avanti dall’ispettore Majo, il quale è letteralmente trasalito nel sentire persone informate dei fatti, paventarmi tale pericolo. Infatti, stando a queste testimonianze, il passaggio a stralci, così come sarebbe al momento pensato, prevederebbe, comunque la chiusura dello stadio per la durata dei lavori. E se l’attuale progetto, per un mono-cantiere, prevede 27 mesi, ovviamente, passando a stralci andrebbe non dico raddoppiato, ma quasi. Quel che però mi pare abbastanza assurdo è il passare a stralci, senza che ci sia l’unico vantaggio che sarebbe quello, appunto, di evitare la serrata, mantenendo i tifosi vicini. Ma se si dovesse passare a stralci e chiudere ai tifosi per una eternità sarebbe una beffa atroce…
Forse il ragionamento (raccolto) di cui sopra deriva dalla disperazione degli attori di voler salvare, comunque, l’attuale progetto, per evitare l’ennesimo tortuoso percorso autorizzativo: basta ascoltare le parole che pronunziò l’assessore Bosi in risposta ad Osio-Vignali, quando tentava un distinguo, a mio modo di vedere piuttosto impraticabile, tra il passare a stralci mantenendo l’attuale progetto (per me una contraddizione in termini, dal momento che se prima lo butti giù, completamente, e poi lo ritiri su, completamente, come fai a pensare che sia la stessa cosa farlo a stralci anziché con un unico cantiere) non dovresti ripassare dalla Conferenza di Servizi (per me ipotesi del quarto tipo, ossia irreale), mentre, sempre secondo lui, se il progetto dovesse essere ripensato, sarebbe necessario un ulteriore passaggio alla Conferenza di Servizi.
Circa i Comitati, che dire? Siamo in democrazia: e, come ha detto lo stesso Bosi, sono ricorsi legittimamenteal TAR, raccogliendo una sonora sconfitta. Però va specificato a chiare lettere che questo ricorso non ha influito minimamente sullo stallo in corso, né ha causato ritardi. Magari, in caso di esito negativo, avrebbe potuto recarne in seguito, ma non certo in questo periodo, in cui lo stallo può essere equamente ripartito tra amministrazione e club per come, insieme, hanno concepito e portato avanti l’operazione
Non capisco il dubbio relativo al rifacimento a stralci e la chiusura dello stadio. È ovvio che in caso di cantiere a stralci, lo stadio rimarrebbe aperto a capacità ridotta. Diversamente non avrebbe senso procedere a stralci visto che tempi e costi di cantiere sono più alti. L unico motivo per procedere a stralci è il poter giocare in casa ed evitare beghe e costi di uno stadio temporaneo.
Non credo che su questo argomento possao esserci dubbi, se ci sono, sono frutto di mal interpretazioni o balle raccontate da qualcuno per confondere le idee.
Col buon senso, arriviamo tutti alle sue conclusioni, che sono le stesse mie: il procedimento a stralci avrebbe, appunto, il vantaggio di evitare l’esodo dei tifosi per i circa 27 mesi di lavori (peraltro previsti per il progetto attuale mono-cantierizzato).
Però, in questa commedia degli equivoci (e dei proclami blablabla), ci sono delle menti pensanti che sembra pensino che basti la parolina magica “a stralci” per tener buona la comunità; ma, appunto, senza l’unico vantaggio concreto, che sarebbe, lo ribadisco, l’evitare l’esodo dei tifosi, il procedimento a stralci, mantenendo in piedi l’attuale progetto (cosa che non capisco neppure come potrebbe avvenire) non avrebbe un senso, perché andrebbe ad aumentare costi e disagi. Epperò, le voci che abbiamo raccolto (di persone comunque informate dei fatti, non miocugginate, se no avrei evitato di parlarne, perché di solito non faccio la comare) vanno, incredibilmente, in quella direzione. In uno dei commenti precedenti, ho provato a dare una mia interpretazione dei fatti, che potrebbe essere giusta o meno, ma, ripeto, è una opinione che mi sono fatto, ossia che si voglia salvare il più possibile l’attuale progetto (che ha già superato, sia pure con prescrizioni, le forche caudine della Conferenza di Servizi) passando da mono-cantiere a stralci, ma rimarrebbe, secondo quelle interpretazioni de quo. comunque una lunga chiusura. Come dicevo: il fine mi pare essere quello di evitare di ripartire da zero con la Conferenza con un progetto a stralci del tutto difforme dall’attuale. Da cosa traggo questa intuizione? Dalle parole dell’assessore Bosi nella risposta a Osio-Vignali in cui accenna alle due possibilità di cantierizzazione a stralci, che, senza ritoccare troppo il progetto attuale, eviterebbe (a suo dire, io ho molti dubbi) di ricominciare l’iter, mentre, se il progetto fosse completamente difforme, va da sé si comincerebbe da capo. Il mio ragionamento è: se passi a stralci, comunque, è un progetto diverso dall’attuale, e quindi, comunque, si ripartirebbe da capo. Poi, come lo stesso Bosi sostenne l’anno scorso, magari siamo noi giornalisti (io, nella fattispecie) che non capiamo o fraintendiamo. Però, per evitare fraintendimenti o interpretazioni, sarebbe necessario essere sempre chiari e coerenti.
Direttore credo che la parola ‘a stralci’ si riferisca al cantiere, non al progetto. Li stesso progetto può essere eseguito con cantiere unico, quindi ridendo tutto al suolo e ricostruendo, oppure demolendo e ricostruendo un settore alla volta senza per questo motivo cambiare il progetto. È ovvio che in questa seconda ipotesi, il cantiere durerebbe almeno 4 anni (perché tale è il numero dei settori).
Consentirebbe però di evitare l esodo e uno stadio temporaneo.
Mi perdoni ma continuo a pensare che amsua tutto frutto di poca conoscenza generalizzata sull argomento, quindi fondamentalmente di incomprensioni ed interpretazioni errate.
Saluti
È palese che a stralci sia il cantiere È non il progetto. Ma se un progetto nasce su un mono cantiere e come tale viene autorizzato [sia pure con prescrizionu dalla conferenza di servozi] è abbastanza improbabile credere di poterlo riciclare a stralci, poiché appunto la cosa cambia di parecchio e quindi il percorso autorizzativo rivisto
Sig. Luca Battaglia il soggetto che farà o rifarà lo stadio c’è.
Lo abbiamo in casa e non è certo lo yankee…..
e vedrà che i tempi saranno brevissimi………..😁
Mi sorge un dubbio: lei abita a Parma o a Reggio Emilia?
Perché leggendo il suo post, mi lascia perplesso!!! 🙄
Corbellerie!
Come ti ho scritto nei giorni scorsi, caro Lorenzo, sei un po’ troppo giapponese. La guerra è terminata ottant’anni fa (e speriamo di cuore che non si ripresenti a breve). Nello stesso tempo l’UPI non è più quella potentissima degli anni 70 ed anche il povero Urlanden ha lasciato questa valle di lacrime. L’impresa Pizzarotti, di rifare l’Ennio, importa una benedetta mazza, sarebbero più le rogne che non la resa (specie se edificato per conto terzi, ma anche in conto proprio sanno bene non essere un business, né è il momento di togliersi qualche sfizio, visto il delicato momento che stanno attraversando). Per cui, o il nuovo stadio ce lo regala KK, o la vedo male per l’amministrazione che dovrà farsi carico del fardello…
Direttore che l’impresa Pizzarotti non interessi rifare lo stadio lo dice lei,
come non gli interesserà la riqualificazione del Parco Ferrari con annessa l’istituto comprensivo
di Via Puccini……😂
P.s. Ma è così sicuro che kk sia ancora interessato al progetto?
Mai affermato di essere sicuro xhe a Kk interessi ancora fare lo stadio. È infatti il dubbio che ho e che mi puacerebbe si risolvesse.
Sono certo invece che a Pizzarotti non interessi fare lo stadio
Tu sei uno di quelli vero?…credo di non aver mai letto un tuo commento in cui non spali merda o battute idiote su chiunque…se non sei gobbo sei reggiano sicuro
Approfitto dell’ospitalità del Direttore per proporre ai frequentatori di questo sito una considerazione tecnica. Sono del mestiere. È vero che l’Urbanistica si risolve alla fin fine un mercato, ma essa ha comunque le sue regole. È una scienza, come la medicina. Il problema del rifacimento, nel 2025, di uno Stadio moderno sul sito del vecchio Tardini è che questa scelta è sbagliata, ai sensi di quelle regole. Come curare il mal di denti con un callifugo. Quella ricetta la scrissero un americano dell’Iowa appena sbarcato in riva alla Parma ed una giunta eletta per il gran merito d’esser salita su di un palco ed aver mandato tutti affanculo.
Se fosse vero (ma temo di no) che l’Americano ha cominciato a capire come cantano le rane e che la giunta attuale voglia provare a capir meglio cosa succede a curare il mal di denti senza un antibiotico, sarebbe certo un bene per la Città. Peraltro, con una giusta impostazione iniziale, il nuovo stadio sarebbe già finito. Ma si può ancora recuperare. Oppure sperare che il mal di denti passi da solo.
Ingegnere, Lei è uno scienziato dell’urbanistica, mentre io, in quel senso, sono un po’ analfabeta, eppure, a mio modo di vedere, non sarebbe impossibile dare nuova vita al Tardini, ammodernando ed adattando l’attuale, anziché scegliere, come nell’attuale progetto, di radere al suolo e rifare, peraltro una struttura extra large rispetto al sito piuttosto ridotto dove dovrebbe sorgere.
L’altra pretesa, poi, è quella di pensare oggi, uno stadio che possa andare bene tra 100 anni: probabilmente potrebbe bastare una cifra lontana parente di quella ipotizzata, per rendere dignitoso e moderno, l’impianto per il presente (che già sarebbe qualcosa) e per un futuro prossimo. Per l’eternità c’è tempo…
Certo, un ammodernamento sarebbe una operazione diversa da quella immaginata finora. E compatibile con il contesto e affrontabile con serenità, sia economica, che urbana, che sportiva.
Io parlavo di una ricetta sbagliata per uno Stadio “nuovo”. Poco più di un anno fa, quando era presidente della Serie A, l’avvocato Casini dichiarò che il grande problema dei club di Serie A era non avere uno stadio di proprietà. Quella è una strada che può portare lontano, per un miliardario americano che vuole investire: e l’Amministrazione avrebbe dovuto lavorare diversamente, aiutandolo.
Tenerci il Tardini, il nostro stadio di una ricca città di 200.000 abitanti, rifacendolo più accogliente è un’altra strada che ha senso. Forse anche più senso.
Buongiorno
Lo stadio resta lì perché, urbanistica o non urbanistica, deve restare lì…. qualcuno ha mai pensato di spostare il teatro regio in periferia x renderlo più fruibile? Perché non rifare il duomo al centrotorri?
La scelta la devono fare il comune, chi paga e i tifosi. Mi sembra che la scelta sia stata fatta. Il resto sono chiacchiere.
Per quanto riguarda l ammodernamento o il rifacimento, credo che la scelta spetti a chi paga. Anche qui ci sono poche balle!!!
Poi di teorie e filosofie se ne possono raccontare in quantità. L urbanistica dice una cosa, la storia del Parma Calcio, dei suoi tifosi e del Tardini ne dicono un’ altra…. il calcio purtroppo è un business ma x fortuna è anche una disciplina emozionale e in tal senso va concepita.
Saluti
L’ammodernamento dello stadio è stato fatto in tantissimi casi e con infrastrutture ben più imponenti del Tardini, eppure le regole di urbanistica pur essendo in città sono state rispettate e le opere portate a termine ( da vedere e ammirare sotto gli occhi di tutti) ..non capisco perché a Parma non sia possibile ( e mi meraviglio che uno scienziato di urbanistica lo metta in dubbio) . È chiaro che i disagi sono da mettere in conto, ma è così per ogni ristrutturazione, l’unico modo è cercare di limitarle. Visto l’impossibilità di avere uno stadio provvisorio, e quello che ne conseguirebbe doverrne costruire uno, la soluzione più logica sarebbe rifarlo a stralci , come hanno fatto e stanno facendo in altre città. I lavori sarebbero più lunghi ma si garantirebbe l’accesso sino al completamento. Ma certo,se qui si discute ancora per il periodo di concessione, si passano le colpe dall’uno all’altro, o si guardano i voti beh….ci terremo altri 100 anni il nostro vecchio Tardini
credo che abbia ragione il direttore GMajo, quando sostiene che probabilmente il tema stadio non è più così caldo, almeno per Krause. Il problema, però, temo che nella testa dell’americano si sia raffreddato anche il tema Parma Calcio stesso, non vorrei (o, forse, in realtà vorrei) che stesse pensando di mollare il colpo, che tra l’altro lo sta prosciugando finanziariamente
Una cosa per volta… Vediamo, appunto, di capire com’e’ la questione stadio, che già sarebbe qualcosa. . . Sui soldi spesi, che dire? Nessuno gli ha puntato la pistola contro…
Ciao Gabriele, sul tema stadio non entro in merito, considerando che ho sempre idee così distanti sia dall’una che dall’altra prospettiva, valuto sarebbe per tutti un fastidio leggerle.
Su Krause mi chiedo sempre una cosa, si da per scontato che i capitani d’azienda siano sempre personaggi con una certa levatura e conoscenze, almeno nei loro campi d’azione, condizioni che li dovrebbero mettere al riparo da “brutte sorprese”, ma in questa specifica situazione, non sarà che il nostro è stato attirato qua da qualche faccendiere “transatlantico”, così tanto per approfittarne. Non dimentichiamoci che K era già qua non per prendere il Parma, ma stava “dando un’occhiata” in zone liguri…dalle langhe per lui sarebbe stato anche più comodo, ma visto che là v’era una situazione non così rapidamente componibile, non si è fatto scrupolo di passar ad altra area geografica e ad altro club, con tanto “amore ed empatia”, tanto per far tutto in tempi rapidi e non perder le remunerative occasioni che probabilmente gli erano state ventilate. Non sarà che qualcuno gli ha fatto credere che era tutto facile e che qua in Italia siamo ancora ai tempi che basta tirarci una cioccolata e siamo tutti festanti, poi magari gli hanno anche fatto intendere che tanto c’era il PNRR o qualche altra “possibilità”, e così, col passar del tempo e lo svanire di tutto questo paventato bengodi…gli entusiasmi sono cambiati, parimenti ai risultati sportivi, dove si profetizzava in alcuni anni, non tanto il raggiungimento di obbiettivi di classifica, ma almeno la formazione di un parco giocatori, derivante anche dalle giovanili, di tutto rispetto, anche dal punto di vista del valore economico…ed invece… che “leggerezza”.
Pongonazzo però devi considerare che KK investe in Italia da una decina d’anni almeno. Ha acquistato le cantine Serafino nel 2014 o 2015 quindi non era del tutto digiuno della burocrazia e politica italiana…
Secondo me è semplicemente uno che vuol fare quello che dice e decide, da vero cowboy che detta legge. Secondo me tutti i dirigenti che sono passati li ha scelti, presi e poi impallinati e quelli che sono rimasti ci sono ancora perché gli vanno bene (solo a lui) e non perché lo hanno buggerato.
Mi suona anche stonato vederlo come un signor Bonaventura (a parte per l’improbabile look), buono e credulone. Forse ho una visione più operaria, ma credo che un imprenditore sia più cinico e spietato e che KK sia poco impermeabile al sentimentalismo tipico del tifoso.
Probabilmente è troppo bizzoso e imprevedibile ma, mi ripeto, credo decida in proprio e secondo una sua (poco condivisibile) visione.
Decide lui e basta, gli altri si adeguano o se ne vanno così la serie b è garantita
Ciao Gosino, parto col dirti che la tua prospettiva per me può esser giusta tanto quanto la mia ed anche di più, così come altre svariate ipotesi che ognuno di noi può avere.
Pur non essendo, quella di cui sopra, la mia unica ipotesi circa gli “affaire Krause”, il mio dubbio sulla calata dell’ Iowense deriva da diverse mie congetture composte in questi anni.
Anche in Iowa, il nostro, ha in sospeso progetti da diversi anni, caratterizzati anch’essi dall’attesa di trovare fondi pubblici per completarne la realizzazione. A ragion del vero, trattasi di cifre non così rilevanti nel totale dell’eventuale esborso, ma resta il fatto che anche a casa sua risulta abbastanza incline a far dilatare le tempistiche, quasi aspettando che qualcosa accada.
Già qualche anno fa, su giornali tipo il Des Moines Register, la gazèttà ed Des Moines, ed anche su altri quotidiani US, più centrati su questioni riguardanti finanza ed economia, si chiariva di come la galassia Krause dei Kum & Go necessitasse o di investimenti consistenti, o di un passaggio di mano per poter restare sul mercato. Dalle medesime fonti si evinceva di come la strada migliore per il nostro magnate fosse quella di abdicare al suo “trono della sosta stradale” e mollare la faccenda per potersi indirizzare su operazioni ed investimenti a tema finanziario ed immobiliare, meglio se collegati, ed in quegli articoli suonava un po’ come, “non hai né le capacità né la forza economica…cambia gir l’è mej”
Non conosco KK, non so se sia buono e nemmeno se sia credulone, in lui non cerco il sentimentalismo del tifoso, anche se credo che l’empatia, in tutti i campi della vita, fornisca quel qualcosa in più che chi non la padroneggia evidentemente non può comprenderne il valore, ma sono certo del fatto che quando ho bisogno di consigli o di confrontarmi con qualcuno, auspico sempre di trovarmi di fronte persone che non mi dicano sempre “si” e che siano sempre d’accordo col mio pensiero, altrimenti a cosa #*\\+ mi serve il confronto. Certo, non si vuole mica un forzato dell’essere bastian contrario che risulta sempre di opinione differente a prescindere, ma se uno è davvero intelligente, desideroso di far le cose per il meglio ed anche magari un po’ cinico e spietato, di certo non dovrebbe gradire l’essere circondato da figure servili ed accomodanti solo per non vedersi contraddire i propri pensieri. Credo che il ritratto di chi vuol decidere sempre e solo seguendo le proprie idee, peraltro come già dimostrato fallimentari, magari come dici tu, con atteggiamento bizzoso, si confà maggiormente ad un bambino capriccioso, fin quando arriva il momento in cui si sbatte il muso contro qualche realtà avversa…a s’vedà che 500 milioni spesi in questo modo non bastano ancora.
Poi sarà anche il fatto che io ai cowboys che dettano legge o sempre preferito gli indiani.
Che KK si sia circondato di “uomini si” è palese e direi che se li è cercati appositamente, visto che ha fatto fuori tutti quelli che in qualche modo mettevano in dubbio le sue decisioni. E’ per questo che a me sembra un dittatore bizzoso. Una sorta di marchese dello Grillo, “io so io e voi…”.
Considerato che siamo già in b speriamo che il dittatore non ci faccia finire in c