STOP LOSS, E’ RIPRODUCIBILE LA VIRTUOSA EXIT STRATEGY DI PLATEK DALLO SPEZIA?
(Gmajo) – Stop loss, letteralmente stop alla perdita, come spiega Wikipedia, è una strategia finalizzata a salvaguardare il capitale investito in un’attività finanziaria nel caso in cui l’andamento dei mercati andasse in direzione contraria alle aspettative iniziali. Lo scopo di tale operazione, quindi, è semplicemente porre fine a una posizione che tende a perdere valore. Questo accorgimento di money management è quello che hanno virtuosamente applicato da Robert Platek come exit strategy dallo Spezia, ceduto, a sorpresa ed improvvisamente, per un euro agli australiani di FC32 Global Holdings, dopo aver speso 66 milioni, 14 milioni per l’acquisto ed altri 52 per la gestione.
Come ha specificato Marco Iaria sulla Gazzetta dello Sport, l’imprenditore statunitense non lo ha fatto poiché a corto di liquidità – infatti, subito dopo la firma ha acquistato il Reading in Inghilterra – ma, appunto, per una precisa logica finanziaria. Resosi conto che l’esposizione su quell’investimento era diventata troppo alta e che le relative proiezioni non offrivano più un ritorno, Platek si è ritirato per evitare ulteriori perdite, scrive la Rosea, e tutto questo senza nemmeno aspettare di vedere come sarebbe andata a finire in campionato: lo Spezia è in piena corsa per il ritorno in Serie A. Proprio la retrocessione in B, nel 2023, ha scompaginato i piani della vecchia proprietà. Sbarcato in Liguria con la squadra nel massimo campionato, Platek si era immaginato uno scenario fin troppo ottimistico. Invece, si è trovato a ripianare milioni di perdite (causate da retrocessione e Covid) oltre ad aver speso 11 milioni per la ristrutturazione dello Stadio Picco: proprio durante la presentazione dell’operazione, tra lo stupore di tutti, contestualmente comunicava il passaggio di mano, fatto con la finalità di ridurre ulteriori perdite, disinvestendo da una parte, reinvestendo dall’altra: una vera e propria operazione finanziaria.
Se ne parliamo, non è solo per le comuni origini a stelle e strisce del proprietario del Parma, o perché si è ridotta di un’unità il contingente delle proprietà americane che controllavano, prima dell’uscita di scena di Platek, la metà esatta delle società di Serie A italiane (ne restano nove, oltre al Cesena in B), ma perché potrebbe spiegare chiaramente anche al popolino il modo di ragionare di un uomo d’affari d’oltremanica, che certo non acquista per ragioni di cuore un club, ma appunto seguendo logiche finanziarie.
Potrebbe Kyle Krause seguire la medesima virtuosa exit strategy e lasciare il Parma al termine di un quinquennio certo non esaltante? E’ chiaro che regalare il Parma a chicchessia per un euro (che peraltro a noi fa tornare alla mente i tragici fatti di dieci anni fa, allorquando per la medesima cifra Taci ed i suoi curiosi legali rappresentanti lo passarono a Manenti) è impensabile, anche seguendo la logica del STOP LOSS, ma è evidente che se trovasse un acquirente che gli mettesse sul piatto una cifra tra i 100 e i 150 milioni un pensierino potrebbe anche farlo, proprio per arginare le perdite da Champions di una squadra in piena lotta per non replicare la retrocessione della sua prima annata. Indubbiamente l’operazione farebbe registrare una minusvalenza di circa 300 milioni (che non sono bruscolini neppure per chi ce li ha), ma eviterebbe futuri ulteriori bagni di sangue, e consentirebbe di diversificare su altri investimenti, seguendo la logica dell’acronimo Roi (Return on investment) che chi proviene dal mondo della finanza ha ben in testa.
Lo storytelling di Krause, però, sembra esser differente rispetto a quella dei tanti suoi connazionali venuti nella pedata del Belpaese a fare affari: lui, infatti, ha sempre veicolato la lieta novella dei nipotini cui un giorno tutto questo (il Parma, of course) sarà loro: epperò non va dimenticato che anche Kyle è uomo d’impresa, e poi, prima di pensare ai nipoti, ci sono anche i figli e non mi pare che stiano condividendo la passione del padre, dal momento che Tanner non è mai entrato in gioco, ed Oliver, invece, una volta coniugatosi in Cattedrale a Parma, non è più apparso a Collecchio, dove, peraltro, anche le presenze del padre non sono così frequenti. Peraltro ha salutato la compagnia anche Bo Krause.
Parma Today, che è sempre molto informato sugli arrivi del presidente e sulla sua agenda, manco gliela tenesse, ci ha fatto sapere che il patron tornerà a breve (Trupo scrive a fine mese) per seguire Hellas Verona-Parma, altro match ball salvezza, con gli altri gialloblù (quelli di casa) leggermente messi meglio in arnese rispetto ai nostri. Secondo il quotidiano on line, però, KK incontrerà i suoi uomini, oltre che per le questioni prettamente sportive, anche per dirimere quanto ruota attorno al tema stadio e tutto quello che gira intorno al progetto di restyling del Tardini. Secondo Trupo ci sarà la presenza di Krause ai tavoli legati al progetto stadio. Non solo: a suo dire: sono fissati incontri e vertici circa il da farsi. Sarebbe, indubbiamente, una bella accelerazione dopo mesi di stallo che avevan fatto pensare ad un progressivo disinteresse per la grande opera. Del resto la politica, nelle ultime uscite, ha più volte ribadito come stiano attendendo le ultime decisive scelte del soggetto privato, in particolare sui temi stadio provvisorio, eventuale passaggio a stralci e durata della concessione. Ed in effetti un po’ di chiarezza sarebbe necessaria… Gabriele Majo
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Magari se ne andasse
Buongiorno, secondo Lei, o meglio, ha intercettato indizi sull’ intenzione di vendere ? Secondo me, non c’è questa intenzione, soprattutto perché scelte come quella di Cherubini o il progetto stadio sono sintomo di progetto in corso, sia perché le perdite si possono ridurre cambiando totalmente strategia. In caso di B, vendendo tutti i vendibili e fissare un limite al budget mentre, in caso di A, vendendo i migliori e mantenendo il monte ingaggi al livello attuale, che ricordo essere già tra i più bassi della categoria.
Buongiorno Pasquale: secondo gli indizi che ho, direi che non ci sia alcuna volontà di vendere da parte di KK, il quale, però. è molto imprevedibile, per cui è facile prendere delle cantonate.
La scelta di Cherubini, unica mossa che trovo condivisibile di questi anni, è senza dubbio incoraggiante, ma bisogna vedere quanto è lunga la catena del collare. Collare che sarebbe meglio non ci fosse… Insomma: se Cherubini, davvero come auspicato, fin dalla scelta degli stranom Onnipotente e Plenipotenziario, fosse tale davvero, ci sarebbe da ben sperare su una gestione più secondo le tradizioni italiane del club, ma se anche lui come i tanti managing director (e non solo) fagocitati in questi anni dovesse finire stritolato dagli ingranaggi, allora, temo, il futuro non sarebbe roseo…
Circa le ricette che indica, si potrebbe sindacare: tutto ruota, comunque, attorno alla volontà dell’armatore (avanti a tutta? indietro a tutta? Un po’ avanti e un po’ indietro?) e la facoltà del suo ammiraglio di scegliere la rotta migliore.
Penso che ad oggi, qualsiasi sia il destino che il padrone abbia in testa, il Parma debba salvare la categoria: vero che, comunque, anche in caso di inopinata retrocessione, non ci si potrebbe fermare a leccare le ferite, ma, appunto, trovare nuovi spunti, stimoli (e soprattutto strade) per risalire: epperò, proprio nella logica di contenere le perdite, sinora una vera e propria voragine, la prima medicina è tenere il Parma in A, perché la B sarebbe origine di ulteriori seri problemi
Questo commento è pienamente condivisibile. L’articolo l’ho trovato un po’ provocatorio. Una improvvisa cessione vorrebbe dire smentire tutto ciò che ha dichiarato Krause in questi anni.
Provocatorio? E perché, di grazia?
Quanto alle contraddizioni, in questo lustro non sono mai mancate…
Il sogno di alcuni, il terrore di altri, diciamo che per far avverare il “sogno americano di Davide” ci vorrebbe un’ alternativa allettante in uscita…una squadra di calcio con annessa possibilità di costruire uno stadio?
Io non so se sia lo stadio il motore di Krause, anche perché, ora, lo stallo mi sembra più del club che non dell’amministrazione, che gli ha spianato la strada esattamente come la voleva lui (parlo del progetto: il vero snodo è la durata della concessione su cui la politica finirà per rompersi) su un progetto che personalmente ritengo non adatto alle reali necessità.
Aggiungo che, difficilmente, in Italia potrebbero ricrearsi situazioni più favorevoli: qui l’amministrazione pubblica (lasciamo stare i tecnici, che comunque non si sono neppure messi troppo di traverso) era prone ai suoi desiderata ed infatti ci si è incagliati su scogli che i navigatori avrebbero dovuto scorgere in anticipo poiché evidenti e non sommersi sotto le acque, ma il miraggio dei soldi dell’investitore pubblico ha abbagliato un po’ troppo…
Sinceramente non credo molto nella voglia di disinvestire dell’attuale proprietario che è anche molto caparbio e che, a differenza di Plotek, per sua ammissione, avrebbe comprato il Parma non per fare business, ma per regalarlo ai nipotini (retorica alla quale si può credere o no): ma, qualora volesse imitare l’ex proprietario dello Spezia, facendo STOP LOSS, secondo me reinvestirebbe altrove (estero) e non è detto nel calcio…
D’ accordo su tutta la linea, a parte magari il rapporto stadio/ragionevoli necessità su cui ho sempre i miei pensieri. Facciamo che la mia era una supposizione suggerita dal suo essere “molto convinto” delle sue idee o meglio ‘na +/##@+/.
In ogni caso, millenni a parte di concessione, credo anch’io che meglio di Parma, in Italia, come possibilità di fare e disfare non troverebbe, resta da capire se i nipotini sono ancora al centro del progetto. Credo e spero che nei prossimi due mesi si possa comprendere qualcosa in più.
Secondo “Romino” Trupo anche prima, visto che, stando a lui che tiene l’agenda, sarebbero previsti incontri (peccato non ci abbia detto con chi: dirigenti? amministratori pubblici? imprenditori edilizi?) in occasione della imminente discesa di KK, atteso per la visione, nella città di Giulietta e Romeo, dello scontro salvezza tutto gialloblù tra Hellas Verona e Parma…
Grazie Trump per i dazi sul vino,scappa Kyle scappa !
Riguardo il denaro per la ristrutturazione del Tardini, Krause può stare tranquillo,con i tempi che ci sono a Parma al massimo se ne occuperanno i nipoti. Sul fatto che se ne possa andare non è escluso,per la gioia di tanti, poi vedremo, magari si rifarà sotto Manenti
Ci tengo a sfatare, per l’ennesima volta, il mito dei ritardi che il sistema Parma avrebbe creato all’imprenditore americano, circa lo stadio. I comitati, sinora, hanno ostruito ben poco: nessuno si era mai filato il famoso ricorso, che comunque è stato vinto a mani basse dal Comune di Parma, checché ne pensi la Roberti, che fa distinguo un po’ di lana caprina, nel senso che, operativamente, non influenzano per nulla il decorso); l’amministrazione pubblica – nella fattispecie soprattutto l’assessore Bosi, con le sue celebri interlocuzioni sempre positive etc etc con Martines – ha di fatto sempre avallato i desiderata dell’investitore privato, rinunziando ad ogni tipo di guida o conduzione, poiché abbagliato dalla pioggia d’oro promessa, magari i tecnici (Conferenza di Servizi) hanno avuto qualcosa in più da eccepire, ma alla fine, al di là di qualche prescrizione, a propria volta han dato disco verde, per cui ora si aspetta di sapere che intenzioni abbia la società, che nel frattempo ha un nuovo AD, che ancora non si è espresso sul tema, prendendo tempo durante la sua presentazione.
Non è un segreto che, a mio modo di vedere, il progetto presentato (che comunque ha in pratica l’autorizzazione a procedere) abbia criticità che qualsiasi buon padre di famiglia avrebbe scorto prima, la più grande di tutti la serrata per tre lunghi anni, con esodo dei tifosi altrove (non prendiamoci in giro con lo stadio provvisorio: è palese la volontà, al di là degli spergiuri, di indirizzarsi verso Piacenza), su cui tardivamente si sta ragionando. Ora la municipalità, dopo le interlocuzioni sempre positive, rimanda il pallone nella metà campo della società, dicendo che attende da loro di sapere il da farsi sul temporary (mentre prima dichiaravano che non gliene impipava nulla, visto che le ipotesi erano tutte al di fuori del territorio di competenza), sulla durata concessione (KK lo davano per inamovibile dalla ipotesi iniziale di 90/99 anni, a maggior ragione, dopo che i costi iniziali indicati nel PEF sono lievitati, sicché necessita aggiustare anche le previsioni di ricavo, ma se KK non si smuove dai 90/99 anni che faranno i nostri politici che sul punto non hanno una visione comune ed univoca, ma che volevano, per lo meno, dimezzare i tempi?) e il passaggio a stralci che, secondo la mia interpretazione (certo più stringente rispetto a quella dell’ottimista Bosi) significherebbe ripartire dal via (con la conferenza di servizi che andrebbe riconvocata perché va da sé che passare da mono-cantiere a stralci è un cambiamento sostanziale, al di là del tentativo di salvare il più possibile l’attuale progetto che dovrebbe diventare esecutivo.
Ma quale stadio, quali nipoti,resterá un cippo commemorativo davanti la voragine di piazzale Risorgimento 1
Svegliarmi e leggere questa notizia è uno sogno talmente bagnato che non oso nemmeno farlo. Ogni settimana io scrivo mail al fondo PIF, alla Red Bull e ai concorrenti dei tabaccai del Como implorando di venirci a prendere. Linerarci di questa disgrazia portata da Barilla sarebbe la cosa migliore capitata al Parma dopo Tanzi.
Peccato non l’abbia portato Barilla, però
E chi l’ha portato?
Nuovo Inizio ma non nella persona di Giido Barilla
Strano ,visto il rito abbreviato con tanto di cronostoria fotografica sulla gazzetta ,dove si vedeva il capofila col passo accelerato
Esatto!
Effettivamente nelle transazioni finanziarie i trader o dealer fissano al ribasso un prezzo soglia / barriera toccato il quale la vendita scatta automaticamente così come fanno al rialzo in caso di capital gain tramite il taking profit però occorre precisare che il range o corridoio tra i due prezzi è molto stretto e non certo del 30 % follia pura in ambito finanziario.
La vedo dura disinvestire e recuperare anche in altri settori una perdita di 150 milioni così come la vedo altrettanto dura ottenere un ritorno di capitale efficiente attraverso il project financing dello stadio o con mutuo immobiliare ai tassi di finanziamento attuali e con rischi inflattivi non sopiti.
Se si retrocedesse al di là di cedere a prezzo di incanto giudiziario qualche raro pezzo pregiato la perdita dei diritti delle pay tv causerebbe una perdita ingente con ulteriore necessità di pompare liquidità in conto capitale.
Stupisce francamente come la somma investita sia inversamente proporzionale al risultato ottenuto ma per i nipotini, si sa, i nonni sono disposti a tutto……
Per tutti quelli che gufano KK vale la pena di citare la frase del baritono sonoramente fischiato al Regio “FISCHIATE ME SENTIRETE IL TENORE”.
Ma se la B di Benevento è così una sciagura per Kraus come mai non ha fatto nulla per evitarla, anzi facendo di tutto per ritrovarla dopo soli 12 mesi?
Analisi perfetta…sono d’accordo sulla parte finanziaria…ma sul pezzo il Direttore ha centrato il punto, ovvero la parte imprevedibile, articolo molto molto interessante. Non sono d’accordo sulle tempistiche di STOP LOSS (se davvero di questo si tratta) effettuato dal patron dello Spezia. A Gennaio la strategia avrebbe avuto un senso. Complimenti a Majo ma anche a Italo che condivido sull’aspetto finanziario. Non credo che lo yankee possa pensare di vendere il Parma a breve termine, in quanto detiene una grande riserva di capitale mentale. Dovremo sopportarlo per un po’. Purtroppo, aggiungo, perché la grana non fa la felicità, se spesa male.
Speriamo ci riesca almeno a mantenere in b
La notizia più terribile è che KK andrà a Verona a vedere la partita…. Quando c’è il presidente allo stadio le fortuna volge lo sguardo altrove…. Però non essendo scaramantico la giudico una pura coincidenza
Kk ha quasi sempre portato sfiga, soprattutto quando va a salutare i giocatori in campo