NEW TARDINI, NELL’UOVO DI PASQUA L’ENNESIMA DATA DEL VIA (GIUGNO 2026)
(Gmajo) – Con la consueta magna pompa del mainstream, la Giunta Comunale ha aggiornato, per l’ennesima volta, la data di partenza dei lavori del New Tardini, ora fissata per il Giugno 2026. Non è l’unica novità nell’uovo di Pasqua (a Guerra & C. piace emettere annunci in coincidenza con le feste comandate, ricorderete come prima di Natale, ospite del direttore Pietro Adrasto Ferraguti, a Parma Europa, avesse dichiarato solennemente “Via libera a inizio 2025”), visto che l’altra lieta sorpresa è l’ok del Parma Calcio 1913 (attraverso una Pec inviata alla Residenza Municipale) a virare verso il progetto a stralci, soluzione auspicata da tutti (inclusi noi), poiché elimina alla radice uno dei problemi maggiori dell’ormai abiurata soluzione mono-cantiere, ossia l’esodo dei tifosi per quella che era la durata teorica dei lavori, ossia 27 mesi.
Una soluzione populista, certo, ma è anche un compromesso di buon senso, poiché sarebbe stato davvero contronatura costringere all’eterna trasferta i tifosi, i quali, peraltro, non è che si fossero mai spinti troppo oltre con le contestazioni al riguardo (ricordo, anzi, qualcuno, molto governativo, che aveva tentato di giustificare, contro gli interessi della comunità, quel tipo di progettualità, benché penalizzasse prima di tutto i supporters), se si eccettua un unico striscione che diceva No a Piacenza, anche se lo Stadio Provvisorio in Provincia, li avrebbe accontentati…
Già, il temporary: con la PEC al Comune del Parma, viene definitivamente accantonata l’ipotesi che per lunghi mesi aveva illuso, oltre agli sportivi, i sindaci del territorio che avevano concorso al contest: quella che forse era stata solo una boutade, appunto per prender tempo e vedere come risolvere la grana non individuata prima, di mantenere uno stretto contatto tra tifosi e squadra durante i lunghi mesi di lavoro di totale rifacimento (dopo l’abbattimento), appunto perché il lenzuolo aveva chiaramente fatto intendere che Piacenza non era una meta gradita. Il temporaneo, però, immagino non piacesse neppure a Kyle Krause, il quale, avrebbe dovuto finanziare, dunque, non solo la grande opera principale, ma anche quella aggiuntiva.
A proposito di costi: penso sia anche ragionevole pensare che al tycoon, dopo tanti anni di lunghe attese, possa esser passata la voglia di spendere quei 140 milioni (più IVA) previsti dall’ultimo PEF (e che avrebbero dovuto esser riaggiornati), per optare per una soluzione più risparmiosa: peccato, però, che prima si fosse incaponito per tanti anni ad inseguire il mega-progetto, peraltro dopo aver immediatamente ritirato quello di Nuovo Inizio, il quale, guarda un po’, prevedeva già quei lavori a stralci, negli ultimi mesi così gettonati da quegli stessi amministratori pubblici che prima, probabilmente abbagliati dal luccichio della pioggia d’oro promessa, non si erano accorti delle tante tagliole che il progetto sontuoso portava con sé e che i tecnici della Conferenza di Servizi via via hanno evidenziato, auspicando quelle alternativi progettuali di cui StadioTardini.it un anno fa, per primo, aveva parlato…
Già, la Conferenza di Servizi: organismo che il chiarissimo Milano, sulla Gazzetta di Parma di oggi, ci riferisce essere ancora aperta: credo batta ogni record nazionale, ad onta dei 45 giorni in cui dovrebbe concludersi, ma questa è una buona notizia, qualora, cosa a mio avviso assai probabile, la si dovesse riaprire. Circa il punto, però, l’estensore dell’articolo sul quotidiano egemone non si sbilancia: “Resta aperta poi la questione dell’iter procedurale, ovvero come si muoverà la Conferenza dei Servizi. L’ipotesi che sia l’attuale, ancora attiva, a dare il parere sul nuovo progetto resta sempre valida, anche perché la variante del cantiere a stralci risulta anche più consona alle osservazioni avanzate da Arpae e Ausl. Il Rup, responsabile unico del procedimento, potrebbe però anche chiedere la convocazione di una nuova conferenza ma questo, dal punto di vista procedurale, richiederebbe uno slittamento dell’iter solo di massimo 60 giorni non andando ad inficiare la tabella di marcia che sarebbe stata approntata per poter aprire il cantiere a giugno del prossimo anno. Su questo tema però si pronunceranno i tecnici dopo il deposito del nuovo progetto da parte del Parma Calcio.”
Nel suo articolato elaborato, Giuseppe Milano ha fatto più volte riferimento al nuovo progetto che dovrà essere presentato dal Parma: questo significa che, al momento, stiamo ragionando solo sulla base di una PEC – che il Parma Calcio, piuttosto tirato per la giacchetta, negli ultimi tempi, dall’Amministrazione Comunale, timorosa di restare col cerino in mano, assodato il lungo periodo di stallo precedente – ma dovrà poi esser prodotto un nuovo progetto, appunto, che andrà a sostituire integralmente quello di cui si è discusso in questo lustro, un progetto che potrebbe riciclare, visto che come nel Gioco dell’Oca, o nel Monopoli, siamo ritornati al VIA, quello frettolosamente accantonato di Nuovo Inizio, che, pur meno spettacolare, era decisamente più funzionale rispetto a quello in cui ci si è a lungo incaponiti, prima della svolta.
Non essendoci ancora un progetto, diventa difficile fare previsioni di come potrà essere il New Tardini, anche se Milano si concede qualche anticipazione (stilata, in base, a dei must cari a Krause, su cui l’abile Cherubini può aver lavorato per strappare il sì al suo datore di lavoro, un po’ come aveva fatto per Chivu): “Sul nuovo progetto per ora solo indiscrezioni ma è certo, anche per l’esigenza di continuare l’attività sportiva in loco, che non si andrà alla demolizione e ricostruzione della tribuna Petitot. Aree tecniche e spogliatoi non saranno quindi toccati, mentre gli spalti saranno oggetto di riqualificazione con sedute più comode, nuovi sky box e miglioramento dell’accesso disabili. Sicuramente verrà invece demolita la copertura perché dell’attuale progetto viene confermata la struttura che avvolge tutti gli spalti con, superiormente, l’impianto fotovoltaico che permetterà allo stadio un’ampia autonomia energetica. Sarà quindi sempre una struttura attenta alla sostenibilità. Il nuovo progetto tutelerà al massimo, come richiesto nei mesi scorsi dalla Soprintendenza, l’area del portale di ingresso dove sarà confermata una grande piazza che ne valorizzerà l’architettura assieme alle due palazzine laterali”.
Dicevamo di Cherubini: secondo l’articolista, per la svolta, è stato decisivo il suo impegno: “A dare un’accelerazione al nuovo progetto è stato sicuramente l’amministratore delegato del club Federico Cherubini. Subito dopo il suo arrivo a Parma aveva dichiarato come lo stadio fosse una priorità e per questo ha mantenuto un dialogo costante con l’amministrazione. La scelta è così maturata nelle ultime settimane di comune accordo con il presidente
Krause, numero uno crociato che ha confermato anche l’impegno economico per la realizzazione dell’impianto”. Ovviamente, il citato confermato impegno economico sarà molto ridimensionato, se, all’atto pratico, sarà rifatta la sola Tribuna Est (Distinti), e si procederà ad una copertura, come sembra intendersi dalle anticipazioni di Milano, di tutto il perimetro, ma con la conferma di gran parte dell’esistente.
Il contenimento dei costi, potrebbe esser stata un’altra delle leve mosse dall’AD, una volta capito che il suo datore di lavoro non avrebbe disdegnato risparmiare rispetto alla faraonica proposta precedente. C’è anche da aggiungere come la fanfara del mainstream, pochi giorni fa, avesse anticipato incontri istituzionali del presidente in persona, in occasione della sua ultima visita (per Pasqua ha preferito altre mete, pur essendoci in cartellone la Juve e la probabile promozione della Femminile se domani vincerà il big match col Genoa), poi, invece, non effettuati, essendo ripartito subito per l’Iowa.
C’è, tuttavia, da ricordare, come il Plenipotenziario, stando ai poteri conferitegli (visibili nella visura camerale), non si può impegnare in prima persona, oltre determinate spese, senza il preventivo consenso dell’intero Cda (ossia Krause padre e figlio), che immagino, come è naturale che sia, abbia raccolto, prima di vergare la PEC al Comune, nella quale, secondo Milano, il club fa sapere di voler «procedere alla proposta di una variante di progetto che porti con sé alcune nuove soluzioni. Tali soluzioni consistono in un intervento che presupponga un cantiere “a stralci”», idea che, nella lettera inviata dalla società crociata, «si manifesta come un intervento che riduce notevolmente i disagi legati all’esecuzione dei lavori e che consente anche di non ricorrere necessariamente alla demolizione dei plessi esistenti».
Sulla rivoluzione copernicana del progetto (da mono-cantiere a stralci, dunque una riqualificazione in luogo di un rifacimento totale dopo demolizione), immagino che Federico Cherubini si sia coordinato non solo con il direttore operativo Stefano Perrone (il feeling tra i due è notevole ed ha riportato al parmigiano quell’entusiasmo che mi pareva avesse smarrito), ma anche con la task force real estate del Gruppo Krause, che gestisce il progetto stadio, il tedesco Stefan Hiller, Giuseppe Tacconetto e Federica Bertoni, conosciuti ai più attenti alla materia durante il Percorso Partecipativo.
La PEC ricevuta dal Parma fa tirare un sospiro di sollievo alla Giunta (anche se ora, è fisiologico, fioccheranno dall’opposizione richieste di chiarimento, trovando argomenti sulle precedenti rassicurazioni non andate a buon fine), timorosa di restare col cerino in mano, con la scadenza del proprio mandato ormai prossima (il tempo, in certi casi, vola): una bella sterzata, dunque, ma si resta sempre in corsa. Pur tornando al punto di partenza… Gabriele Majo
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La svolta stadio può darci un pizzico di fiducia in più sul futuro del Parma? A quanto pare Cherubini ha un peso importante….quello che non avevano i suoi predecessori…
Sarà che di annunci trionfalistici, a tema, ne ho già sentiti a bizzeffe, però preferisco mantenermi prudente, senza illudermi, conscio anche che le illusioni sono sovente foriere di delusioni…
Vero…. però, al di là dell’effettiva riqualificazione dello stadio, il fatto che KK abbia sfanculato il suo progetto e abbracciato quello più “slim” proposto da Cherubini, è un dato di fatto…e non più un’indiscrezione…
E questo mi fa stare un po’ più tranquillo perché vuol dire che KK ha finalmente trovato un uomo “forte” di cui si fida…e i cui consigli possono portare a dei cambiamenti importanti magari anche sotto l’aspetto sportivo (esempio: mercato fatto con intelligenza, mixando giovani talenti e giocatori d’esperienza).
Speriamo, ma io resto sempre molto prudente
Buongiorno,
Scusate se vado un po fuori tema ma vorrei sapere come mai il nuovo stadio avrebbe tribune e curve separate fra di loro. E’ per via di un vincolo urbanistico? Ritengo che uno stadio tutto unito e senza separazione sia senza dubbio più bello e renda un’esperienza migliore.
Grazie per chiarimento.
Come può aver letto nell’articolo sopra, il progetto precedente è stato cassato. Del nuovo non si sa nulla, salvo l’anticipazione della Gazzetta di Parma, secondo cui ci sarebbe poi un’unica copertura. Va da s^, però, che con la versione a stralci, non ci sarà più come prima la demolizione totale per successiva ricostruzione, ma interventi comparto per comparto. La precedente soluzione avrebbe potuto, dunque, assomigliare di più all’ipotesi da lei suggerita, viceversa, mantenendo, eccezion fatta per la Est o Distinti, il preesistente, i settori dovrebbero restare divisi e corpi a sé stanti.
Non credo, invece, che esistano vincoli urbanistici ostativi all’ipotesi da lei suggerita: del resto, con il vecchio progetto, se n’erano superati…
Peccato che nessuno scrive che questo progettino micragnoso costerà almeno 1/3 meno di quello originale…e conferma cosa già ampiamente vista dall’estate senza un soldo che Kraus ha chiuso i rubinetti. Etor che incontro ai tifosi. Semplicemente così spende meno e tra un ritardo e l’altro spera di non iniziare mai…
Davide, questa dei soldi è una vera e propria ossessione, che Ti consiglio di cuore di farTi curare.
A parte che nella mia articolessa ho fatto riferimento al fatto che ci sia una cospicua riduzione di costi – e quindi non è vero che nessuno ne parla – resta il fatto che, indipendentemente da questo, l’aspetto più interessante della vicenda è l’innegabile vantaggio per i tifosi che, a differenza del progetto precedente, non saranno costretti ad un esodo di 2/3 stagioni dal Tardini.
Per quanto riguarda le Tue continue insinuazioni – per le quali Ti assumi ogni tipo di responsabilità nei confronti dei vari terzi che potrebbero ritenersi diffamati dalle tue affermazioni – sulla chiusura dei rubinetti da parte di Krause, ti ricordo che, sia pure non di Tuo gradimento, lo stesso, nelle ultime due sessioni di mercato, ha speso 50 milioni. Continuerà a farlo? Non saprei, anche perché a furia di metterci 100 milioni l’anno si fa presto a ridurre il lascito ai nipotini (forse più interessati alla vil moneta che non a una squadra di pallone)…
Direttore se parlare di rubinetti chiusi è diffamazione siamo a Dresda nel 74 ma va bene probabilmente è così. Non mi sembra il socio unico abbia condotto una campagna acquisti in stile Como, il ritiro non è stato fatto, si è piocionato su un sacco di cose ergo la mia opinione ha ragione di essere.
Per Dresda mi riferisco ad espressioni tipo pezze al culo e ad altre che ti sono care. Vieppiù, per molto meno, io sono stato diffidato con richiesta danni di 50.000 euro, cosa che ti ricordo sempre di temere a mente quando ti metti qui a scrivere, perché dare del morto di fame a uno è diffamazione, anche se a te piace venir qui a fare il fenomeno col culo mio.
Per quanto riguarda gli acquisti del Real Como, sono, probabilmente, operazioni molto più in linea con il comune pensare della pedata italiana rispetto alle scommesse di Kyle, il quale, però, di soldi ne ha spesi altrettanti, se non di più, basta vedere le classifiche che i media specializzati ciclicamente ci ripropongono, che lo vedono sempre al vertice (e con quegli investimenti dovremmo essere in Champions e non lottare per non retrocedere. Quindi, come ripeto per l’ennesima volta, Krause non avrà speso i suoi soldi come piace a te, ma li ha spesi.
Per quanto concerne il ritiro, la ragione non è il risparmio, ma la scelta (peraltro in precedenza sposata anche da altri) di continuare ad allenarsi nella stessa struttura durante la quale ci si allena tutto l’anno, evitando lo sbatti di dover smontare attrezzature per il doppio trasloco. Del resto anche altri club titolati rimangono nel proprio centro di allenamento e magari si sottopongono allo stress di amichevoli internazionali (fatte, quelle sì, per ragioni di soldi).
a me sembra che questa soluzione sia più una mossa di marketing politico che altro, dal momento che a Parma si voterà a giugno 2027 per il rinnovo dell’Amministrazione Comunale e, di conseguenza, immagino che l’attuale maggioranza sfrutterà “il cantiere” a fini elettorali, magari paventando un possibile stop in caso non venisse confermata (ipotesi, quest’ultima, assai probabile, dal momento che, a mio modesto parere – e non solo mio – quella attuale è senza dubbio una della peggiori Amministrazoni mai viste a Parma)
Condivido il ragionamento: anche a me puzza di mossa politica, alla quale, però il Parma, per il tramite di Cherubini, avrebbe offerto avallo attraverso la PEC di cui parla oggi la Gazzetta di Parma. Sul quotidiano egemone, non a caso, ci sono ampi virgolettati del Sindaco Guerra e dell’assessore Bosi (che personalmente ho evitato di riproporre, poiché di blablabla ne abbiamo sentiti abbastanza in questi cinque anni, prima del ritorno al via), ma non ci sono virgolettati del Parma Calcio.
Peraltro, la prassi di mostrare ad uno/due giornalisti la PEC, che avrebbe, a mio avviso, restare riservata, non è il massimo: annunci di questo tipo, infatti, andrebbero fatti attraverso conferenze stampa aperte a tutti, benché la situazione dell’informazione in città sia un po’ così—
Adesso c’è chi vorrebbe far passare questa per una vittoria politica dell’attuale Giunta: ma se fino a ieri si erano stracciati le vesti per difendere il progettone, fregandosene bellamente di tutte le problematiche, ora come fanno a contrabbandarsi per i paladini della (di certo più razionale) soluzione a stralci?
Non vivendo a Parma la questione stadio l’ho sempre seguita poco. Mi sono sempre chiesto quale fosse “l’affare” di traslocare fuori città per 2/3 stagioni con tutti i problemi annessi di adeguare un impianto esistente e tutto quello che ne consegue dal punto di vista urbanistico/traffico etc.
Se dovesse essere fatto “a stralci” (come fatto a Bergamo e come sta facendo la Fiorentina) penso possa essere considerato un vantaggio per il pubblico crociato che non sarà costretto ad emigrare ed al tempo stesso un costo inferiore per la proprietà.
Salve Andrea:
dobbiamo specificare che, stando a quanto scritto dalla Gazzetta di Parma di oggi, non si farà più un New Tardini, ma ci sarà solo un’ampia riqualificazione dell’attuale. Il risparmio per il presidente, sta, appunto, nella rinuncia al progetto “mega”, che evidentemente non importava più neppure a lui da fare, con la conversione, o meglio, ritorno, a quella che era la proposta di restyling varata da Nuovo Inizio. Il risparmio, dunque, per l’investitore sta nel cambio di progetto, col passaggio ad uno più risparmioso: va da sé, infatti, che se il progetto fosse rimasto il precedente, con il solo passaggio dalla mono-cantierizzazione a quello a stralci, avrebbe speso di più, dilatandosi i tempi e le modalità di esecuzione
Il compromesso che si è raggiunto, manda a monte i cinque anni di lavoro, ma, almeno, ora si fonderà su basi più concrete, logiche e fattibili.
Resta sempre incomprensibile il fatto che per cinque anni si sia tirati dritti sul progetto elefantiaco, fregandosi delle controindicazioni, mentre ora, nella settimana santa, ci sia stato questo ravvedimento (oltremodo tardivo)…
Mi ricordo bene Gabriele ,sei stato uno dei pochi che sin dal’inizio credevi e sostenevi come L unica possibilità fosse il rifacimento a stralci del Tardini ; ci vorranno più anni magari di creazione ,ma molto bene burocrazia e sicuramente disagio per i tifosi pari a zero
Ciao Nicolò,
a suo tempo sostenevo il progetto a stralci poiché, razionalmente, era l’unica soluzione positiva: ora, dopo anni, cancellando tutto quello che nel frattempo è successo, bel belli ci propongono questa inversione a U, che accogliamo con favore (come una promozione in A tardiva: ovviamente la si gode di più se tempestiva) ma che smentisce tutta una serie di convinzioni in precedenza proclamate, come, ad esempio, che il cantiere unico era la soluzione più semplice dal punto di vista della gestione, e che quello a stralci era troppo complesso da predisporre, mentre, adesso, sostengono l’esatto contrario per giustificare quello che comunque è un giusto e doveroso cambio di rotta. Peccato che nel frattempo si siano persi cinque anni…
Va, tuttavia, fatto un ulteriore distinguo: mi pare di aver capito, dall’articolo della Gazzetta di Parma, che il vecchio progetto viene definitivamente accantonato, e sostituito da un altro. Per cui non si tratta più del vecchio progetto (che del resto prevedeva demolizione e rifacimento totale), ma appunto di uno nuovo. Come già detto, sarà un progetto “slim”, che consentirà all’investitore di risparmiare, sarà un’opera totalmente diversa da quella reclamizzata sino ad ora. Dunque è corretto dire che così si risparmia, ma se fosse rimasto il vecchio progetto, cambiando solo la realizzazione da mono-cantiere a stralci, la spessa sarebbe stata superiore, poiché dilatata nel tempo (e in tal caso anche per i vicini ci sarebbe stato un aumento e non una diminuzione dei disagi, appunto protratti nel tempo. Ma, cambiando tutto e riducendo il tutto, dovrebbero calare costi e disagi.
Per i tifosi resterà il disagio di dover frequentare uno stadio cantiere aperto per anni, e immagino che diverse gare, comunque, dovranno lo stesso esser giocate altrove (del resto noi stessi avevamo ospitato l’Atalanta).
Non sarà più, dunque, un New Tardini, ma un Tardini riqualificato…
I piocioni magari cavano fuori anche qualche spiccio vendendo agli architettoni e ingegneri i dì Kraus sotto banco il progetto della “Bombonera oculata”.
Quella era già nella disponibilità dell’acquirente, che lo aveva ritirato
Da quello che dice la Gazza, come giustamente il Direttore fa osservare, si passa a ragionare di “stralci” perchè si passa a ragionare di un progetto diverso (“c’è qualcosa di nuovo, oggi nell’aria: anzi, d’antico” cantava il Poeta).
Cioè non più un impianto, dimensionato in modo insostenibile per l’urbanistica della nostra Città: ma una riqualificazione del lavoro progettuale esemplare fatto da Italo Jemmi, Paolo Simonetti e Fabrizio Fabbri 30 anni fa. Ed è bellissimo leggere che il primo a compiacersene sia l’Assessore, già Vicesindaco di una Giunta (Pizzarotti) che è la vera responsabile di questo pastiche.
Meglio comunque aspettare e vederlo, il nuovo progetto…
Io spero sia la volta buona…a stralci per Parma è l’unica soluzione ,non avendo impianti provvisori adeguati(vedi Barcellona ) . costruirne uno provvisorio sarebbe stato una.follia , anche a livello di spese …e poi un domani farne che cosa? Tra l’altro è la stessa soluzione adottata a Firenze ora, come a Bergamo ecc . Il progetto del parcheggio sotterraneo non vedo sia comunque un problema (a Madrid sono andati sotto per 30 metri). Vedremo se per una volta verrà superata la burocrazia, ,i sondaggi,i comitati, l’immobilismo e prevarrà la voglia di fare e migliorare, l’occasione ci sarebbe…